
Come uccidono le brave ragazze 2
Titolo originale: A Good Girl’s Guide to Murder – Season 2
Anno: 2026
Paese: Regno Unito
Genere: thriller, drammatico
Casa di produzione: Moonage Pictures, BBC, Netflix
Distribuzione italiana: Netflix
Durata: 6 episodi (45 minuti)
Ideatore: Poppy Cogan
Soggetto: Holly Jackson
Sceneggiatura: Holly Jackson, Poppy Cogan
Regia: Asim Abbasi, Jill Robertson
Fotografia: Nick Martin, Mo Azmi
Montaggio: David Whittaker, Anil Griffin
Musiche: Heather Christian
Attori: Emma Myers, Zain Iqbal, Henry Ashton, Asha Banks, Yali Topol Margalith, Jude Morgan‑Collie, Misia Butler, Eden H. Davies, Jack Rowan, Freddie England
Trailer di “Come uccidono le brave ragazze 2”
Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming
Liberamente basata su Good Girl, Bad Blood (2020) — secondo volume della saga letteraria A Good Girl’s Guide to Murder scritta da Holly Jackson e composta da tre romanzi principali oltre alla novella prequel Kill Joy — la seconda stagione della serie crime adolescenziale Come uccidono le brave ragazze ha debuttato su Netflix il 27 maggio 2026. Composta da sei episodi, la serie vede nuovamente Emma Myers vestire i panni della giovane investigatrice Pippa Fitz-Amobi, affiancata da Zain Iqbal, Asha Banks e Jude Morgan-Collie.
A queste conferme si aggiungono diverse new entry, tra cui Eden H. Davies, Misia Butler, Jack Rowan e Freddie England, i cui personaggi ricoprono ruoli piuttosto centrali nello sviluppo della nuova narrazione. Un cambiamento sostanziale in questa seconda stagione riguarda il comparto della sceneggiatura: se la prima stagione era stata scritta interamente da Poppy Cogan, in questo caso la scrittrice Holly Jackson ha collaborato attivamente alla trasposizione, occupandosi personalmente della stesura di ben quattro episodi su sei. Anche per quanto concerne la regia si registra un avvicendamento: dietro la macchina da presa troviamo Jill Robertson e Asim Abbasi, che sostituiscono Tom Vaughan e Dolly Wells, registi della prima stagione rilasciata nel 2024
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Trama di “Come uccidono le brave ragazze 2”
Dopo aver risolto il caso di Andie Bell, Pip si trova a dover fare i conti con un mondo stravolto dalle proprie azioni e da quelle indagini che hanno portato alla luce il marciume nascosto nella comunità di Little Kilton. La verità emersa, però, ha distrutto l’equilibrio di alcune famiglie, annientando la vita serena della sua amica Cara Ward, la quale accusa Pip di averle rovinato l’esistenza scoprendo i crimini commessi da suo padre. Anche a scuola e nel piccolo villaggio la ragazza viene vista in modo diverso, complice il successo del suo podcast Come uccidono le brave ragazze, ascoltato ormai da gran parte dei giovani del luogo.
L’indagine, tuttavia, non è ancora del tutto chiusa poiché la giustizia deve fare il suo corso: Max Hastings sta infatti affrontando un processo per i suoi crimini e la giovane investigatrice spera che l’uomo venga finalmente incriminato per le numerose violenze sessuali perpetrate su donne da lui stesso drogate. Mentre Pip e le vittime di tali abusi figurano come testimoni dell’accusa al processo, il testimone chiave è Jamie Reynolds, colui che ha visto effettivamente Max compiere i suoi atti criminali. Però la situazione precipita a pochi giorni dall’udienza, quando il giovane scompare improvvisamente nel nulla. Su richiesta dell’amico Connor, fratello di Jamie, Pip accetta di indagare sulla sparizione nella speranza di poterlo trovare prima del termine del processo. Resta da chiarire se dietro la scomparsa di Jamie si celi l’ombra del ricco e prepotente Max Hastings o se la sparizione di un testimone così fondamentale, proprio in concomitanza con il dibattimento in aula, sia soltanto una clamorosa coincidenza.
Recensione di “Come uccidono le brave ragazze 2”
Una stagione sottotono? È l’interrogativo che mi ha accompagnato durante la fruizione dell’opera, episodio dopo episodio. Sebbene sotto il profilo puramente estetico e della messa in scena i sei capitoli risultino indubbiamente gradevoli, intrattenenti e sorretti da un montaggio dinamico che ne preserva il ritmo, ci si interroga su quale sia l’effettivo residuo semantico al termine della visione. Quale spessore drammaturgico resta realmente in questa narrazione? Forse poco o nulla, poiché questa seconda stagione, pur approcciando tematiche di rilievo, le declina con una superficialità di fondo che finisce per depotenziare l’intero impianto narrativo della stagione 2026.
Già il primo capitolo si era rivelato, nel corso della sua progressione drammatica, alquanto edulcorato a livello tematico, portando alla luce istanze importanti senza però mai approfondirle con il necessario rigore analitico. Eppure, al di là di certe leggerezze nella sceneggiatura e di una concatenazione di eventi non sempre verosimile, la prima stagione possedeva una freschezza intrinseca, pur ricalcando vistosamente i topoi di serie cult come Veronica Mars o Twin Peaks. Ciò che effettivamente funzionava nei primi sei episodi del 2024 era la linea mystery, ovvero l’indagine che permetteva a Pip di scardinare le fondamenta morali della cittadina, ribaltando le verità precostituite per esporre una realtà oggettiva. In quella sede, l’efficacia risiedeva nella solidità del plot investigativo che intrigava lo spettatore e nella riuscita caratterizzazione del personaggio principale, interpretato da Emma Myers.
Non era dunque la densità concettuale a decretare il successo della stagione d’esordio, quanto piuttosto la tenuta dell’inchiesta e la convincente prova attoriale della Myers. Questi due pilastri, purtroppo, vacillano in questo secondo atto, a partire proprio dalla performance della protagonista. A fronte delle doti espresse precedentemente in Mercoledì, in questi sei episodi l’attrice sembra non riuscire a trasmettere la psicologia di Pip, dando vita a un’interpretazione poco incisiva che fallisce nel restituire la tridimensionalità del personaggio. Tale profondità psicologica emerge a livello di scrittura esclusivamente nel terzo atto della stagione — ovvero gli ultimi due episodi, qualitativamente superiori — ma nemmeno in queste due puntate Emma Myers riesce a tradurla sullo schermo in modo credibile, risultando artificiosa nella rappresentazione del malessere interiore e dei forti attacchi di panico che il suo personaggio prova a fine stagione.
Sotto il profilo dell’architettura drammaturgica, la narrazione si articola su due linee narrative che si intrecciano costantemente, pur sviluppando direttrici diegetiche differenti. Da un lato seguiamo il processo a Max Hastings, uno dei villain della prima stagione accusato di crimini seriali; dall’altro assistiamo alla sparizione di Jamie, il testimone chiave, che svanisce improvvisamente nel nulla. L’unione di questi due segmenti narrativi avviene attraverso la figura di Pip — anch’essa coinvolta nel dibattimento processuale — che si trova a indagare sulla scomparsa dell’amico, ipotizzando un coinvolgimento della famiglia Hastings volto a inquinare le prove e impedire la condanna del congiunto.
Sulla carta, entrambi i soggetti risultano estremamente validi: se il primo permette di esplorare i difetti intrinseci del sistema giudiziario, dove vige la presunzione di innocenza fino a prova contraria, il secondo alimenta il classico mystery procedurale in cui la protagonista espone se stessa e i propri cari al pericolo pur di giungere alla risoluzione del caso, operando in aperto contrasto con un’istituzione poliziesca qui rappresentata nella sua totale inefficienza. Eppure, malgrado il potenziale di queste due trame, la loro resa scenica non appare sempre incisiva. L’integrazione delle due vicende in una struttura a montaggio alternato appare funzionale più per garantire il ritmo e la tensione che per un’effettiva necessità contenutistica, poiché prese singolarmente le due linee risulterebbero fragili. La scrittura fatica a restituire una reale introspezione, specialmente nel sub-plot investigativo che non riesce a generare un autentico coinvolgimento nello spettatore, il quale finisce per mostrare maggiore interesse verso le dinamiche processuali, purtroppo relegate ai margini della messa in scena, oltre che nell’apparire alquanto didascaliche e banali.
Si può affermare però che queste due componenti narrative convergono nel delineare l’arco di trasformazione di Pip, che in questo secondo atto subisce un’evoluzione negativa. La protagonista smarrisce la propria strada e la propria ingenuità, realizzando come la giustizia istituzionale possa fallire e arrivando a teorizzare la legittimità di una “giustizia fai-da-te”. È proprio su questo nucleo tematico — pur non essendo inedito nel genere crime — che la stagione trova la sua ragion d’essere, sebbene riesca a declinarlo in maniera interessante e cruda esclusivamente nell’episodio finale. Ciò che resta sono cinque episodi formalmente curati e privi di buchi di sceneggiatura, ma incapaci di stimolare una reale partecipazione emotiva o intellettuale nello spettatore, mancando quell’elemento cardine del genere investigativo: il dubbio costante sull’identità del colpevole e la ricerca da parte dello spettatore del colpevole. Alla fine in un giallo lo spettatore deve chiedersi: chi è il colpevole?
In conclusione
La seconda stagione di Come uccidono le brave ragazze conferma i limiti già emersi nel primo ciclo di episodi, ma senza riuscire a replicarne la freschezza narrativa. Pur affrontando temi importanti — violenza di genere, giustizia, responsabilità civile — la serie li tratta con una superficialità che indebolisce l’intero impianto drammaturgico. L’indagine sulla scomparsa di Jamie e il processo a Max Hastings avrebbero potuto generare tensione e coinvolgimento, ma la scrittura non riesce a dare spessore né ai personaggi né ai conflitti. Emma Myers, pur talentuosa, fatica a restituire la complessità emotiva di Pip, soprattutto nei momenti più drammatici. Il risultato è una stagione scorrevole ma poco incisiva, che intrattiene senza lasciare un vero segno.
Note positive
- Ritmo scorrevole
- Regia pulita
- Ultimi due episodi più solidi, con maggiore intensità emotiva e drammaturgica
Note negative
- Superficialità tematica
- Indagine poco coinvolgente
- Interpretazione debole di Emma Myers
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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3.1
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