Come un tuono: L’incontro di due realtà

Trailer italiano di Come un tuono

Il regista classe ’74 Derek Cianfrance, autore di Brother Tied (1998), Blue Valentine (2010, con Michelle Williams candidata all’Oscar 2011) e La luce sugli oceani (2016, tratto dal best seller di M. L. Stedman), realizza un lungometraggio curato dal direttore della fotografia Sean Bobbitt (Hunger, 2008; 12 anni schiavo, 2013) e montato dal duo Jim HeltonRon Patane (Blue Valentine, La luce sugli oceani). Musicato da Mike Patton (Nessuna verità, 2008), Come un tuono contiene anche il brano Ninna nanna per Adulteri (1969) di Ennio Morricone, già inserito nella colonna sonora del film Cuore di mamma (S. Samperi, 1969). Nel cast del lungometraggio diretto da Cianfrance figurano Ryan Gosling, Eva Mendes, Bradley Cooper, Rose Byrne, Ray Liotta, Mahershala Ali, Ben Mendelsohn e Bruce Greenwood.

Trama di Come un tuono

1997. Città di Schenectady, Stato di New York. Luke Glanton (Ryan Gosling) è un abile motociclista che si cimenta in pericolose prove acrobatiche per guadagnare qualche soldo. Una sera, concluso lo spettacolo, ritrova l’ex compagna Romina (Eva Mendes), che gli rivela di aver concepito suo figlio. Luke, convinto della necessità di dover essere presente per il piccolo Jason, decide di abbandonare l’idea di trasferirsi altrove, ma la relazione tra Romina e Kofi (Mahershala Ali) non permette a Luke di rientrare nella vita della ragazza. Comunque deciso a contribuire, anche economicamente, alla crescita del bambino, Glanton comincia a lavorare come meccanico per Robin Van Der Zee (Ben Mendelsohn) che però, ben presto, suggerisce a Luke di sfruttare la sua bravura nella guida per rapinare qualche banca. Ma se inizialmente tutto sembra procedere per il meglio, con le rapine che si succedono senza inconvenienti, i rapporti tesi con Kofi portano Luke a sconvolgere il suo piano abituale. Conducendolo sulla stessa strada dell’agente di polizia Alex Cross (Bradley Cooper).

Recensione di Come un tuono

Per lo statunitense Derek Cianfrance, tornare a dirigere un film, dopo aver realizzato l’eccelso Blue Valentine (2010), non costituiva di certo un’opera facile. In fondo, ripetere qualitativamente il dramma che si consumava tra Dean Pereira (Ryan Gosling) e Cindy Eller (Michelle Williams) nel suo secondo lungometraggio, sapientemente raffigurato con sequenze delicate ma anche dolorosamente reali, era uno scopo (quasi) impossibile. Il regista di Lakewood doveva ricostruire un’atmosfera “perfettamente imperfetta”, contando sulle grandi interpretazioni degli attori protagonisti. E poi c’era la critica, in attesa di una sua conferma, e i produttori che avevano incrementato il budget di ben 14 milioni di dollari (Blue Valentine, altro film indipendente, era costato soltanto 1 milione).

Cianfrance affronta la sfida scegliendo per la seconda volta Ryan Gosling, a cui viene affiancato un cast d’eccezione con Bradley Cooper, Eva Mendes, Rose Byrne, Ray Liotta, Mahershala Ali, Ben Mendelsohn e Bruce Greenwood. E la prima (notevole) nota positiva di Come un tuono è la sinergia instaurata dal cineasta proprio tra i grandi interpreti della pellicola, certamente aiutata da una divisione quasi analitica dello script che limita positivamente le varie recitazioni in un periodo strutturato in dettaglio. La durata del film, in tal senso, è suddivisa in tre intervalli da circa 50 minuti ciascuno, la cui motivazione può essere intesa dalla volontà di Cianfrance nel raffigurare realtà diverse, più emotivamente comunicabili attraverso degli specifici range temporali. Seguendo questa logica, il personaggio di Ryan Gosling, quel Luke Glanton che ricorda il pilota di Drive (N. W. Refn, 2011), esprime in modo perfetto la sua condizione borderline, incapace di curare una ragazza come Romina (un plauso a Eva Mendes, fil rouge della storia) e, allo stesso tempo, volenteroso nell’avere una parte nella crescita di suo figlio.

Ma Luke, interpretato straordinariamente dall’attore canadese, è prigioniero di una condizione (o una realtà, appunto) in cui non riesce a fare ciò che è giusto, bloccato ed emarginato da errori propri e condizionamenti afferenti al passato. Una condizione abilmente raffigurata da Cianfrance anche attraverso le riprese delle spericolate corse in moto di Luke, “bloccate” sul soggetto quasi a dissimulare la velocità del veicolo. Perché il senso di essere braccato, dalla polizia e dal dramma, accompagna costantemente il personaggio di Gosling, desideroso di apparire diverso e, proprio per tale ragione, pericolosamente indifeso riguardo ai pericoli insiti in un “facile” percorso. Tuttavia, forse per queste caratteristiche votate al limite e quasi disperate, ad una prima visione è Luke Glanton ad assumere il ruolo di assoluto protagonista di Come un tuono. Le rapine, gli eccessi, quella spaventosa sfera metallica in cui sfreccia all’inizio del film, non conducono ad altro se non alla rappresentazione di un personaggio vero, reale, costretto in un’esistenza in cui i piani vengono stravolti, a volte persino con un evitabile (per Glanton, ma non per lo spettatore) inseguimento poliziesco.

Lo stesso in cui compare l’agente Avery Cross/Bradley Cooper, “esito” di una educazione differente, con un padre giudice (Harris Yulin) e una rosea carriera davanti a sé. L’incontro di queste due realtà, profondamente opposte, lascia trasparire ancora una volta la bravura di Derek Cianfrance nel ridurre (paradossalmente) le diversità, filmando alcune sequenze con un realismo sconvolgente. Del resto, nella foga dell’azione Cross si avvicina a ciò che rappresenta Glanton, divenendo un semplice inseguitore con l’unico scopo di arrestare il suo avversario. Che è alla deriva, sconvolto dal corso degli eventi. Eppure ancora in sella alla sua moto.

Un aspetto che, a rivedere il lungometraggio una seconda volta, colpisce per come viene espresso da Cooper, interprete di un ruolo complesso ma anche straordinariamente importante per la sceneggiatura di Come un tuono. Avery Cross, in fondo, pur non manifestando le abilità di Glanton, significative anche dei suoi contrasti interiori, è comunque un interessante esempio di ciò che può disturbare una persona, conducendola a una ricerca introspettiva in grado di destare paure incontrollabili. Tuttavia, nonostante le vicende in cui viene coinvolto dal veterano del distretto Peter Deluca, Cross ha più chance nel trarsi in salvo proprio per quella famiglia che lo differenzia (in positivo) da Glanton. Un ragazzo che il cineasta statunitense rappresenta allo sbando, ma che in fondo resta nella città di Schenectady per garantire (a suo modo) ciò che reputa giusto per suo figlio. Ovvero una vita diversa. Meno simile alla sua. E più accostabile a quella di Cross.

Note positive

  • La regia di Derek Cianfrance (con la particolarità di alcune sequenze, davvero straordinarie)
  • L’intricata sceneggiatura realizzata da Derek Cianfrance, Ben Coccio, Darius Marder
  • L’interpretazione corale del cast (soprattutto Ryan Gosling, Bradley Cooper e Eva Mendes)

Note negative

  • La (quasi) netta segmentazione dello script, potenzialmente utile per esprimere al meglio i caratteri, può contribuire a cogliere il film come “parti di un insieme” molto diversificato, conducendo lo spettatore a preferire un intervallo rispetto ad un altro

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