Conferenza stampa della serie Rai “Noi” (2022)

Lino Guanciale (L’allieva, Il commissario Ricciardo, Non dirlo al mio capo) e Aurora Ruffino (Braccialetti rossi, Questo nostro amore), conosciuti al grande pubblico delle fiction italiane di casa Rai, sono i protagonisti dell’adattamento seriale italiano della serie statunitense di successo This Is Us, distribuito su Rai Uno e Rai Play a partire dal 6 Marzo. “Noi“, diretta da Luca Ribuoli, narra la storia della famiglia Peirò attraverso i decenni: da Pietro e Rebecca, giovane coppia che negli anni ‘80 affronta la sfida di crescere tre figli, fino ai nostri giorni in cui Claudio, Caterina e Daniele cercano la propria strada verso la felicità.

Il 2 Marzo 2022 si è tenuta in streaming Rai un interessante conferenza stampa di presentazione della serie, prodotta da Cattleya in collaborazione con Rai Fiction, moderata da Valerio Iafrate (ufficio stampa Rai) che ha intervistato Maria Pia Ammirati (Direttore Rai Fiction), Riccardo Tozzi (Fondatore e Ceo di Cattleya), Luca Ribuoli (regista) Sandro Petraglia (sceneggiatore) e gli attori: Lino Guanciale, Aurora Ruffino, Dario Aita, Claudia Marsicano, Livio Kone.

Conferenza stampa rai Noi
Conferenza stampa Rai sulla prima stagione di Noi

Ivan Carlei (ViceDirettore RaiFiction): “C’è una storia strana qua dietro, nel senso, noi parliamo sempre con toni entusiastici perché quando lavoriamo a un progetto è normale, però quando abbiamo deciso di fare l’adattamento, propostoci da Cattleya, è successa una cosa stranissima, che tutti erano innamorati di questa serie, quindi l’abbiamo fatta con un grandissimo entusiasmo, anche se con tutti i premi che ha vinto This is us fare un adattamento non era una cosa semplicissima. Secondo me, poi lo dirà il pubblico, penso che la scommessa sia abbastanza riuscita, partendo dalla sceneggiatura, perché l’adattamento comunque italiano non era così semplice come può sembrare. È vero che questo è un progetto che narrativamente è un meccanismo a orologeria ma allo stesso tempo non era semplicissimo trasportarlo e farlo diventare efficace. Era tempo che volevamo rifare un family, un genere che da un po di tempo non funzionano più quindi, ritornare a questo genere con un progetto così ambizioso penso che sia stata una scelta giusta. Volevo ringraziare tutti dagli sceneggiatori alla regia e produzione e siamo molto molto contenti del risultato, perché la serie racconta anche un pezzo di storia dell’Italia, infatti è molto importante il guardarsi indietro per scoprire chi si è adesso e come i personaggi si trasformano. Un plauso lo volevo fare alla regia, al cast che al di là degli attori famosi tipo L. Guanciale che fa un personaggio pazzesco o Aurora che ha fatto altrettanto, anche le scoperte dei nuovi attori sono secondo me particolarmente azzeccate e siamo veramente orgogliosi del cast.

Quanto è diverso sceneggiare un prodotto seriale partendo da 0 o da un prodotto già definito?

Sandro Petraglia (sceneggiatore): Insomma, se si parte da zero bisogna inventare tutto, bisogna partire dal soggetto, dalla trama, quindi c’è un invenzione del racconto di quello che accade. Qui si parte enormemente avvantaggiati essendoci un quadro già così delineato, in più This Is Us aveva avuto il coraggio di raccontare una storia di una grande famiglia, due persone che si incontrano, si innamorano, si sposano, hanno tre figli e poi racconta le generazioni alternando il passato, il presente e anche alcune fasi del racconto intermedie chiedendo allo spettatore di entrare dentro questo meccanismo, che è all’apparenza complicato ma che dà un vantaggio enorme perché elimina i tempi morti. Se si va in una certa situazione del passato perché quel giorno, in quella famiglia o in quel fratello o in quella sorella, accadeva qualcosa d’importante. Siamo sempre in un racconto che procede per scene principali e questo è il sogno di ogni sceneggiatore, cioè di non dover scrivere che c’è un taxi che si ferma, c’è uno che suona un citofono, sale e poi entra… Tutto ciò non c’è mai, non troviamo scene di servizio ma si procede per scene principali, spesso sono scene drammatiche ma anche d’ironia, di felicità domestica e allo stesso tempo sono scene che mostrano il cambiamento, noi non abbiamo personaggi fermi, immobili ma sempre in movimento perché li cogliamo anche in anni diversi o che affrontano sfide diverse. È stato molto complicato farlo ma ci siamo anche molto divertiti e appassionato, che ci ha posto tanti problemi, quei problemi che noi che facciamo questo lavoro vorrebbe avere ogni giorno. Avevamo problemi di abbondanza, noi abbiamo acquisito diciotto puntate americane per farne dodici italiane, noi abbiamo potuto avere il lusso di eliminare le ripetizioni, le cose eccessivamente americane e alcuni dialoghi che a lungo andare diventavano retorici, abbiamo potuto tagliarli, reinventarli. È stato un grande vantaggio. Tutto questo che abbiamo fatto però non avrebbe avuto la stessa forza se non avessimo incontrato questo regista e questi attori, perché veramente la serie è di un livello altissimo sia nella scrittura ma anche gli attori che nei ruoli sono formidabili. Quando è venuta fuori l’ipotesi di farlo ci siamo tutti chiesti: “ma si prima sarà difficile scriverlo ma dopo fare questo cast ed essere a livello”… Però sono molto molto contento.

Luca Ribuoli nella conferenza stampa di Noi
Luca Ribuoli alla conferenza stampa di Noi

Luca Ribuoli (regista): è stato già complesso per me affrontare il cast, diciamo che è stato il primo step. Quando sono arrivato la scrittura esisteva già e ho potuto immergermi nelle scelte che gli autori avevano fatto e questo è sempre un vantaggio, quando hai un copione di cui fidarti. Io intanto devo ringraziare loro (gli sceneggiatori) perché anche girando ci siamo accorti che potevamo sempre fidarsi del testo ed è una cosa che non avviene sempre, soprattutto in un adattamento che non è così semplice come si pensa ed è più difficile di fare una serie vera, io di serie originali ne ho fatte diverse per la Rai, ma questa è stata veramente una salita pazzesca. Questa fiducia della scrittura deriva dal fatto che loro hanno avuto l’approccio giusto, hanno rispettato il lavoro originale, non c’è mai stata la pretesa di voler fare qualcosa di diverso, di migliore ma, come abbiamo fatto anche noi sul set, hanno cercato di sintonizzarsi sul progetto originale, di calarsi dentro. Noi dovevamo tenere la barra dritta su quello che la scrittura aveva fatto e di renderlo un racconto italiano, quindi gli attori non dovevano portare solo immersione nelle emozioni che questi personaggi sanno evocare e dare ma anche quello stile e modo di fare italiano. Mai ho lavorato con dei personaggi che sanno così andare profondamente a toccare le emozioni delle loro esistenze. Il racconto non inizierebbe se questi tre ragazzi (tre gemelli) a una certa età decidessero, è una po la magia di questo plot, di cambiare le loro vite. Nella serie americana hanno 37 anni, in quella italiana 34; ma in quel preciso momento, dal giorno del loro compleanno, scatta questa necessità a tutti e tre; se entrambi non volessero affrontare definitivamente qualcosa che riguarda il passaggio dalla vita adolescenziale a quella adulta questa serie non ci sarebbe. Loro hanno il coraggio di farlo. Quello che secondo me prende e che ti fa emozionare è proprio questo coraggio.

Aurora Ruffino nella conferenza stampa di Noi
Aurora Ruffino alla conferenza stampa di Noi

Aurora è Rebecca Pero, la moglie di Pietro, che invece è interpretato da Lino Guanciale, sono i due capostipiti della famiglia. Che avventura è stata?

Aurora Ruffino: Prima ancora di fare il provino per questo ruolo ero una fan sfegatata di This Is Us e quando mi è arrivato l’invito per il provino non ci potevo credere, quando mi hanno preso ci potevo credere ancora di meno… Ho provato una felicità immensa che però poi si è trasformata in paura, in panico, temevo di non essere adatta. Mi sono chiesta: c’è la farò a fare un ruolo così difficile, così importante, tra l’altro della mia serie preferita? Mi sono messa in dubbio e sono state settimane complesse e poi tutto si è risolto quando ho smesso di pensare alla serie americana e ho pensato che ci sono grandissime storie e classici che continuano a essere proposti come riadattamenti, remake… Mi sono detta: va bene, prendiamola così, questa sarà la nostra versione di questa storia meravigliosa che ha coinvolto tutti in tutto il mondo e mi sono focalizzata sul lavoro e poi da lì e andato tutto liscio. Spero con tutto il cuore che il pubblico possa apprezzare anche il nostro lavoro e che riesca a separare la serie americana da questa.

Sul set c’era un coinvolgimento tale, emotivo, che era impossibile non emozionarsi. Poi il regista, Luca Ribuoli, ogni volta che sul set ci spiegava le scene metteva dentro le sue sensazioni e umanità, ci ha donato qualsiasi cosa: la sua professionalità, la sua passione, il suo amore per noi, per questa storia. Per me è stato un privilegio poter fare questo lavoro con Luca Ribuoli. Interpretando Rebecca, una mamma, mi è successa una cosa strana. Ho avuto una specie di rifiuto nei confronti della maternità. Tutto quello che si vive è talmente forte che fa quasi paura. A fine riprese dopo aver vissuto con i bambini, adolescenti e figli grandi, ho provato un amore nei confronti di questi figli adulti e l’amore ha prevalso sulla paura. Questo tema per me è stato incredibilmente forte.

Lino Guanciale durante la conferenza stampa di Noi
Lino Guanciale durante la conferenza stampa di Noi

Lino Guanciale: Nel trailer c’è una canzone originale che Nada ha scritto dal titolo Mille Stelle che è perfetta per questo racconto. L’impressione quando poi guardi quello che si è fatto è di una grande onesta dall’inizio e come se ogni singola parte fosse intimamente integrata alle altre. È ovviamente partito tutto dalla scrittura, io stesso mi sono convinto a entrare in questo progetto dopo una decisiva chiacchierata con Sandro Petraglia sulla direzione che si stava adottando per la versione italiana. Secondo me ha senso che attraverso un classico della serialità degli stati uniti rileggere noi stessi, a me la scrittura ha convinto tanto e poi il fatto di sapere che si fosse Luca alla regia con cui ho condiviso un tratto di strada importante, il fatto di aver rincontrato Aurora e che sarebbe stato un incontro vero, visto che sulla serie in cui ci eravamo conosciuti avevamo linee differenti sono stati uno stimolo. Una volta che ho capito che la scrittura andava in una direzione sensata quello che ti viene da dire: eh si, tanto il rischio c’è sempre qualunque ruolo uno prenda. Tutto è stato fatto con onesta, abbiamo cerca di difendersi da un nemico, che quando ci parla di sentimenti c’è sempre dietro l’angolo ed è la retorica, il facile sentimentalismo, e una lotta utopica quindi cercato di difenderci in ogni modo per cercare di consegnare un racconto che fosse il più onestamente possibile inclusivo, perché in questo ci si possa riconoscere a vario livello da Italiani, non solo come spettatori.

La cosa che mi ha conquistato di Pietro, che è già forte nell’originale però in questo caso la prossimità si arricchisce dall’avere ognuno di noi delle memorie familiari che questa serie fa scattare immediatamente, è la capacità di donarsi interamente a un progetto che in qualche modo decide debba cambiargli la vita, sconvolgergliela e dargli un senso, ovvero costruire una famiglia con la persona di cui si è innamorato, e una cosa semplice da dirsi però in questo paese ci sono state generazioni non preda di un equivoco romantico ma autenticamente convinti che la vita potesse essere fatta di questo in termini di senso. I miei nonni erano così, i miei genitori lo sono in qualche modo lo sono anch’io, e questa purezza d’intenti è una cosa in cui è bello riconoscersi ed è bello vedere che uno per un progetto è disposto a tutto.

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