Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer (2022): la malata ricerca di un contatto umano

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Dahmer locandina serie

Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer

Titolo originale: Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story

Anno: 2022

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: drammatico, biografico, crime

Casa di Produzione: Prospect Films, Ryan Murphy Productions, Netflix

Distribuzione italiana: Netflix

Ideatore: Ryan Murphy, Ian Brennan

Stagione: 1

Puntate:  10

Regia: Jennifer Lynch, Paris Barclay, Clement Virgo, Gregg Araki, Carl Franklin

Sceneggiatura: Ian Brennan, Ryan Murphy, David McMillan, Reilly Smith, Janet Mock, Todd Kubrak

Fotografia: Jason McCormick, John T. Connor

Musica: Nick Cave, Warren Ellis

Attori: Evan Peters, Richard Jenkins, Molly Ringwald, Michael Learned, Niecy Nash

Trailer italiano di Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer

Ryan Murphy, è il re delle serie televisive, nessuno autore si è dimostrato così prolifico e poliedrico nell’ideare storie per l’audiovisivo seriale. Dalla sua mente sono nate illustre saghe e miniserie di successo tra cui Glee (2009-2015), l’antologico American Horror Story e American Crime Story, oltre a Scream Queens (2015-16), Pose (2018-21), The Politician, Hollywood (2020), Ratched, Halston (2021), I diari di Andy Warhol (2022), The Watcher (2022), e infine la discussa e controversa serie crime Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, distribuita su Netflix il 21 settembre 2022, incentrata su un evento di cronaca nera che nel 1991 ha scosso profondamente l’opinione pubblica del Wisconsin: la cattura di Jeffrey Dahmer un serial killer responsabile di diciassette efferati omicidi di giovani ragazzi, tra i quattordici e i venticinque anni, avvenuti dal 1978 al 1991, anno in cui è stato arrestato dalla polizia.  Nel ruolo del killer, denominato dai giornali dell’epoca “The Milwaukee Cannibal” troviamo Evan Peters, vecchia conoscenza di Murphy con cui aveva già lavorato ai tempi di American Horror Story, dal 2011 al 2018 e nel 2021.

Trama di Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer

La notte del 22 luglio 1991, una pattuglia della polizia s’imbatte in Tracy Edwards, un ragazzo di colore, profondamente scosso e in cerca d’aiuto. I due agenti, Robert Rauth e Rolf Müller, su richiesta del giovane, che dichiara di essere stato vittima di una brutale aggressione, si recano nel luogo del delitto, ovvero l’appartamento dell’ex militare statunitense trentenne Jeffrey Dahmer. All’interno dell’abitazione i due poliziotti s’imbattono immediatamente in un forte e maleodorante odore e in un corpo, privo di vita, di un giovane uomo afroamericano disteso a terra, oltre a numerose macchie di sangue sul materasso. Robert Rauth e Rolf Müller arrestarono immediatamente l’uomo.  Immediatamente dopo essere stato arrestato, il killer Jeffrey Dahmer incomincerà a raccontare e a svelare tutti i crimini che ha commesso, svelando al mondo di aver ucciso ben diciassette ragazzi, prevalentemente di etnia afroamericana, dal 1978 al 1991. La storia ci riconduce così alla prima infanzia di Jeffrey per narrare i macabri fatti e la psicologia dietro a questo criminale seriale.

Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story. Evan Peters as Jeffrey Dahmer in episode 102 of Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story. Cr. Courtesy Of Netflix © 2022
Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story. Evan Peters as Jeffrey Dahmer in episode 102 of Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story. Cr. Courtesy Of Netflix © 2022

Recensione di Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer

Una miniserie che difficilmente non colpirà duramente lo stomaco del suo pubblico, non tanto per la presenza di scene orrifiche, ma per ciò che viene mostrato e il come viene mostrato, ovvero senza andare ad abbellire i fatti, ma evidenziando la cruda realtà degli eventi. Il Dahmer che vediamo in queste dieci puntate è una persona che possiamo quasi comprendere nel suo agire in maniera malata e distorta, di lui comprendiamo il suo non essere accettati al di fuori del mondo e il suo bisogno innato di trovare un contatto fisico ed emozionale con qualcun altro, senza provare quel senso di timore della perdita. Propria questa paura della perdita, questa sensazione di estrema solitudine lo condurrà a compiere degli atti mostruosi e raccapriccianti. Atti omicidi e brutali che servono al tenersi più vicino, per più tempo l’altra persona, quindi in quest’ottica perversa mangiare le sue vittime e pulire con acidi i resti ossei e i cranei di coloro che ha ucciso altro che non è un modo perverso per tenere l’altro accanto a lui. La follia di Dahmer sta proprio nel preferire un corpo fisico o falso (vedesi la storia del manichino) piuttosto che una persona vivente accanto. Lui ha bisogno di comandare, di essere il capo della situazione e che l’altro faccia tutto ciò che vuole, quindi per lui uccidere appare l’unica soluzione per poter star accanto a qualcun altro, nel modo in cui lui vuole. Il tutto però sembra nascere e provenire da una sua difficoltà o inemotività nel fidarsi degli altri, che nel tempo crescerà, evolvendosi in una sete omicida dove non è tanto l’atto dell’omicidio in sé ad affacchinarlo, quanto il restare da solo con il colpo e con ciò che questo contiene al suo interno, è questo a interessarlo maggiormente, anche dal punto di vista sessuale. La serie, per tutte le sue puntate, mostrando, attraverso un montaggio alternato, scene d’infanzia, scene d’adolescenza o della cattura, ribadisce questo concetto: Jeffrey era soprattutto una persona incapace di amare e incapace di fidarsi dell’altro accanto a lui. Dahmer era un individuo profondamente solo e abbandonato dai suoi stessi genitori (in primis la madre), un essere umano che si è sentito un rifiuta da quando era un bambino.

Il tutto, narratoci con un ritmo piuttosto tranquillo, come del resto è il protagonista della pellicola, un giovane alcolizzato apparentemente sereno, ha una pregevole qualità tecnica che lo ergono a essere uno dei migliori prodotti crime di Netflix e del panorama seriale.  Dalla fotografia a ogni reparto tecnico è difficile rintracciare degli errori narrativi, ma tutto appare ben calibrato e fatto con estrema cura dei dettagli, partendo dai costumi e alla scenografia fino alla scelta dell’attore protagonista. Tutti gli ambienti ricalcano con attenzione quelli originale ed Evan Peters risulta molto similare al vero serial killer, sia come vocalità sia come espressione facciale. Questa similitudine del racconto è evidente se dopo la visione della miniserie si va a vedere il documentario crime rilasciato il sette ottobre 2022 su Netflix, Conversazioni con un killer: Il caso Dahmer, un prodotto che ci permette di comprendere meglio la storia e di comprendere i punti (non molti) in cui la serie tende a romanzare i fatti. 

Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story. (L to R) Scott Paophavihanh as Anouke Sinthasomphone, Khetphet "KP" Phagnasay as Sounthone Sinthasomphone in episode 105 of Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story. Cr. Courtesy Of Netflix © 2022
Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story. (L to R) Scott Paophavihanh as Anouke Sinthasomphone, Khetphet “KP” Phagnasay as Sounthone Sinthasomphone in episode 105 of Dahmer. Monster: The Jeffrey Dahmer Story. Cr. Courtesy Of Netflix © 2022

Le vittime

La storia però non è solo quella di Jeffrey, ma gli showrunner dopo l’episodio sei, spostano il focus su ciò che ha causato la scia di cadaveri di Dahmer. Non è più il killer l’epicentro del racconto ma lo sono le famiglie da quella delle vittime a quella dell’omicida e di tutti coloro che sono stati a contatto con quel mondo oscuro e fatto di paura, come la vicina di casa del trent’enne, come Glenda. Queste ultimi episodi, oltre a mostrare il processo e gli ultimi eventi del serial killer, ci permettono di scoprire il dolore dei personaggi, il senso di essere un cattivo genitore, di non aver saputo cogliere dei segni fondamentali da parte del figlio, come avviene nella figura del padre di Jeff che dovrà affrontare i suoi demoni interiori e ammettere i suoi fallimenti come figura genitoriale di primo piano della figura, vista anche la follia della madre del giovane. La narrazione spostandoci sul mal sociale che investe i familiari, immette uno sguardo prettamente di critica sociale, creando una sottotraccia riguardante la situazione effettiva della polizia, dove le forze dell’ordine non si prendono cura dei cittadini poveri, di quelli immigrati e delle popolazioni multietniche. Questa tematica viene ben immessa nella narrazione tramite il personaggio di Glenda, colei che sente delle urla e un odore nauseabondo dall’appartamento di Dahmer, di colei che chiama ripetutamente la polizia per avvisarli delle aggressioni e della situazione e di una polizia che non ha voglia d’intervenire e che non dà importanza a ciò, dato che l’appartamento si trova in un luogo periferico e in cui vivono solo neri e poveri. Di forte impatto risulta la scena in cui Glenda da un lato riceve dal capo delle forze dell’ordine il premio come miglior cittadina e dall’altro quei poliziotti, che hanno consegnato nelle mani del killer un ragazzino asiatico di quattordici anni senza effettuare nessun tipo di controllo ma fidandosi di quell’individuo, solo perché bianco, ricevono un premio come migliori poliziotti del dipartimento. Una situazione che vive ancora nel 2022 nei territori americani.

In conclusione

Una miniserie intensa che non può lasciare che un senso di smarrimento nel pubblico, una storia che dimostra come un giovane bianco sia riuscito più e più volte a farla franca per l’incompetenza delle forze dell’ordine. Una serie che mostra con freddezza e senza timore la psicologia di un serial killer, dando una propria visione e spiegazione delle motivazioni che hanno condotto il giovane a uccidere.

Note positive

  • Interpretazioni degli attori, tutti perfetti per il loro ruolo, dai protagonisti ai personaggi minori.
  • Sceneggiatura
  • Montaggio
  • Fotografia
  • Costumi e scenografia

Note negative

  • /
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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