El Olvido que Seremos (2020): un racconto poetico sull’attivista colombiano per i diritti umani Héctor Abad Gómez

El Olvido que Seremos

El Olvido que Seremos

Titolo originale: El Olvido que Seremos

Anno: 2020

Paese: Colombia

Genere: Biografico, Storico

Produzione: Caracol Televisión, Dago García Producciones

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 2h 16min

Regia: Fernando Trueba

Sceneggiatura: David Trueba, Héctor Abad Faciolince (autore del libro)

Produttori: María Isabel Páramo

Fotografia: Sergio Iván Castaño

Montaggio: Marta Velasco

Musica: Zbigniew Preisner

Attori: Javier Cámara, Nicolás Reyes Cano, Juan Pablo Urrego, Patricia Tamayo, María Teresa Barreto

Trailer del film El Olvido que Seremos

El Olvido que Seremos (L’Oblio che Saremo) è stato presentato nella scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma come parte della “Selezione Ufficiale” ed è stato scelto nella stessa categoria dal Festival di Cannes 2020.

Inoltre, il film è stato presentato al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián 2020 ed è stato selezionato dall’Accademia Colombiana delle Arti e Scienze Cinematografiche per rappresentare la Colombia agli Oscar del prossimo anno. Ha vinto il Goya 2021 al “Miglior Film Iberoamericano.”, diventando la prima produzione colombiana ad ottenere questo prestigioso premio cinematografico.

L’arrivo nelle sale italiane è previsto per il 2021.

“Mi dicono marxista ma non ho mai letto Marx, mi dicono conservatore ma io sono per il cambiamento. E soprattutto sono un medico, per cui sono sempre contro la violenza, sempre per la vita.”

Héctor Abad Gómez (Javier Cámara) Cit. El Olvido que Seremos

Trama di El Olvido que Seremos

In Colombia, nella violenta Medellín degli anni ’70, Héctor Abad Gómez (Javier Cámara) è uno stimato medico e un padre di famiglia che si preoccupa non solo del benessere dei propri figli, ma anche di quello dei bambini appartenenti alle classi più svantaggiate, e la sua casa trabocca di vitalità e creatività, grazie a un’educazione basata sulla tolleranza e sull’amore.

Disgraziatamente un cancro gli porta via una delle sua adorate figlie. Spinto dalla disperazione e dalla rabbia, Héctor si vota completamente alle cause sociali e politiche, diventando un attivista dei diritti umani: i detentori del potere faranno di tutto per metterlo a tacere. Tutto è visto con gli occhi del suo unico figlio maschio, Héctor Abad Faciolince (Juan Pablo Urrego, Nicolás Reyes Cano), divenuto poi uno scrittore.

Recensione di El Olvido que Seremos

Nel mondo audiovisivo sembra di esserci una tendenza a creare dei prodotti cinematografici e televisivi sulla vita di personaggi che nella nostra realtà ben poco rappresentano dei valori positivi. Il perché? Forse un po’ di morbosità collettiva, forse per un pensiero questionabile sul fatto di trovare nella “cattiveria” un qualcosa di più interessante e meno “noioso”… O forse risponde alla nostra condizione umana, gli istinti e la curiosità per quello che socialmente non viene “accettato”.

La domanda che è sempre stata fatta tra quelli che lavorano in questa industria sin dai primi tempi è: un tipo di contenuto viene prodotto perché la gente lo richiede o siamo noi ad abituare la gente a vedere quello che produciamo?

Certo è che nella creatività, nell’arte e soprattutto in questo business ci deve essere varietà, è vero (particolarmente ora con l’aumento delle piattaforme streaming), ma ci deve essere anche un equilibrio e una consapevolezza su come trattare ogni argomento e storia, ancora di più se si tratta di una persona che ha vissuto tra di noi.

Come esempio si può nominare quello della Colombia nel mondo audiovisivo. Sembra che questo paese sia Pablo Escobar e niente altro, perché non si parla di altro ma di lui, il narcotraffico e il conflitto armato interno che per anni ha sofferto questo popolo sudamericano.

Dare solo spazio a realtà del genere, mettendo da parte altre storie della vita sociale e nazionale in generale, non solo è un qualcosa che poi si rispecchia nell’identità internazionale in questo caso della Colombia, ma tante volte e purtroppo personaggi come Escobar vengono trattati in film e serie TV in modo tale che rimangono come una sorta di “eroi” che sicuramente non sono (e no, né Vogler né McKee né il diritto alla “libertà creativa” hanno niente a che fare con queste scelte), ed è ancora peggio quando ci sono certe produzioni colombiane che lo fanno.

È per questo che vedere dei film come El Olvido que Seremos diretto dal premio Oscar spagnolo Fernando Trueba per Belle Époque (1993) è un sollievo e un forte messaggio che nasce proprio da una storia diventata un cult in Colombia.

El Olvido que Seremos è l’adattamento della vita dell’attivista colombiano per i diritti umani Héctor Abad Gómez, tratta dall’omonimo libro scritto da suo figlio Héctor Abad Faciolince che dal 2006 è divenuto uno dei libri più venduti in Colombia nel XXI secolo e un capolavoro di riferimento della letteratura contemporanea dell’America Ispana.

Questo romanzo di grande successo è una specie di diario personale e familiare ambientato a Medellín nelle decadi ‘70 e ‘80 del secolo scorso che oltre a essere fondamentalmente biografico sulla figura di Héctor Abad Gómez, racconta il periodo storico della Colombia in cui è iniziato il conflitto armato che si estende ai giorni nostri e che ha diviso il paese tra le formazioni guerrigliere di estrema sinistra, i gruppi paramilitari di estrema destra, lo Stato e anche i cartelli della droga. 

Così come nel romanzo, il film mostra la parte più intima e sociale di Héctor Abad Gómez (interpretato da Javier Cámara), medico, professore universitario che ha messo sempre gli altri al primo posto perché come diceva lui “nessun problema è solo un problema degli altri” e perciò ha lottato contro i problemi sociali derivati dalla politica e la violenza di quell’epoca, lotta che gli è costata la vita a mani dei paramilitari nel 1987.

Il film affronta conflitti e gruppi che purtroppo hanno segnato la Colombia e che sono già stati rivisti in altri prodotti audiovisivi, ma lo fa dal punto di vista di un uomo diverso a loro, di una persona perbene, di un “eroe” e non di un “cattivo”; anzi di una persona che è stata vittima di quello che viene lodato in tanti film e serie TV.

El Olvido que Seremos parla del medico, del professore, dell’attivista schierato nelle problematiche sociali del suo paese, ma soprattutto del padre che ha rappresentato Héctor Abad Gómez nella vita dei suoi cari, in quella dei suoi cinque figli, ma in maniera speciale in quella del suo unico figlio maschio che porta il suo stesso nome e che ora è un famoso scrittore.

È giustamente in questo rapporto padre – figlio in cui risiede l’essenza di questo film, un legame che oltre a dare vita a una narrazione profondamente commuovente, serve da filo conduttore tra i due tempi in cui viene strutturata la storia. Il passato e il presente della famiglia di Abad Gómez vengono mostrati allo spettatore sotto lo sguardo curioso del bambino Héctor Abad Faciolince (interpretato dalla piccola promessa del cinema colombiano Nicolás Reyes Cano) e poi dagli occhi di lui adulto (interpretato da Juan Pablo Urrego, abbastanza conosciuto per alcuni progetti importanti sia del cinema che della TV tra cui Distrito Salvaje e Historia de un crimen: Colmenares, entrambe di Netflix).

Questo è un legame che subisce di alti e bassi, buoni e brutti momenti, che affronta anche il dibattito religione vs. scienza, e come ben viene trasmesso sia nel film che nel libro, è un legame che si arricchisce in queste differenze, in questa varietà di sfumature e che diventa il cuore di poco più di due ore di un racconto che rispecchia l’anima e il cervello di un uomo che ha assunto tutti i rischi per seguire la causa in cui credeva di più: l’essere umano.

“È la storia di un martire e di un eroe, ma anche un essere umano che ha fatto dell’amore per la sua famiglia e l’essere umano la sua ragione di vita.”

Fernando Trueba, regista di El Olvido que Seremos

Le scelte che fanno la differenza

El Olvido que Seremos è un film interessante e valido sotto molti aspetti tra cui la sua storia potente e le ottime interpretazioni, ma anche per la sua narrazione semplice, dettata soprattutto dalla regia, che può sembrare abbastanza lenta e piatta.

C’è da sottolineare però che in questa sua semplicità il film è così toccante e le emozioni sono così ben gestite che riesce a creare quell’impatto visivo e psicologico nei momenti chiavi, specialmente quando accade l’evento che cambia la direzione del racconto quasi alla fine, un momento che sicuramente lascia allo spettatore senza fiato.

Sicuramente è stata una scelta avvincente anche quella sui talenti che compongono il cast, tra cui troviamo un bravissimo Javier Cámara (nei panni di Héctor Abad Gómez), noto in Italia soprattutto per il suo personaggio del Cardinal Bernardo Gutiérrez nella serie di Paolo Sorrentino, The Young Pope e The New Pope, ma anche per altri ruoli come quello di Guillermo Pallomari in Narcos di Netflix.

Cámara, come in tanti altri ruoli, dà a quello di Héctor Abad Gómez quell’umanità e profondità che solo un attore come lui può offrire, e inoltre il suo lavoro in questo personaggio è talmente eccezionale che lui non sembra essere spagnolo, ma un colombiano di nascita.

Troviamo anche altri nomi importanti come Patricia Tamayo (che interpreta la moglie Cecilia Faciolince) e María Teresa Barreto (Mariluz, figlia di Héctor Abad Gómez), due attrici molto conosciute in Colombia che, come gli altri attori, completano un cast che non delude e che rispecchia l’anima di questa famiglia.

Con una narrazione circolare scissa in due tempi (il passato che inizia nel 1971, e il presente, il 1987), il film presenta anche una interessante scelta estetica che rafforza il significato di questi due tempi: il presente ha una fotografia in bianco e nero, in tono spento, che evoca dolore, perdita; mentre il passato viene mostrato con dei colori caldi e brillanti, che rappresentano i momenti di felicità e speranza.

A questo si aggiunge la contrapposizione che si fa all’inizio del film quando Héctor Abad Faciolince (il figlio già adulto) è in una sala cinema di Torino con una collega dell’università e vedono Scarface, il cui protagonista raggiunge la figura di “eroe” tramite la violenza, mentre Héctor Abad Gómez si mantiene sempre un “guerriero” pacifico.

El Olvido que Seremos è la testimonianza di un uomo che può rappresentare tanti altri che lottano o che hanno consegnato la sua vita alla causa che consideravano giusta per il bene comune e che, purtroppo, di solito finiscono nel dimenticatoio collettivo, nel “olvido” come sottolinea il titolo (tra l’altro questo titolo del film è una frase che viene presa dalla famosa poesia Aquí. Hoy. dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, poesia che funge come un elemento importante nel finale del racconto).

Non è a caso la scelta della Colombia di farsi rappresentare da questo film nella corsa agli Oscar: El Olvido que Seremos è oltre un film valido dal punto di vista cinematografico, un messaggio di questo paese sudamericano che va oltre alla sua “identità” nel mondo come si diceva precedentemente: è l’invito a una riflessione atemporale sull’importanza dell’amore, la famiglia, i valori e gli altri come esseri umani, ma anche su quanto sono pericolosi l’intolleranza e gli estremismi di ogni tipo… È un film necessario in una società sempre più polarizzata che dimentica il prossimo e i suoi veri “eroi”.

“Ho fatto un lungo lavoro, conosciuto l’autore e la sua famiglia, ho lavorato sulla voce, ho sentito forte la responsabilità di raccontare quest’uomo che è l’unico che non è più vivo. Tutta la famiglia c’è per cui ognuno ha un’idea del padre, del marito e io dovevo trovare invece il mio Héctor, ho sentito anche una certa libertà per raccontarlo con rispetto. Loro sapevano che questa era la nostra visione della sua storia.”

Javier Cámara (Héctor Abad Gómez in El Olvido que Seremos)

NOTE POSITIVE

  • Cast di alto livello. Interpretazione magistrale di Javier Cámara.
  • Costruzione del personaggio di Héctor Abad Gómez, sia a livello narrativo sia a livello fisico.
  • Fotografia che evoca la atmosfera anni 70-80 e che tramite l’uso del colore e del bianco e nero riesce a trasmettere la gioia del passato e la nostalgia e dolore del presente della famiglia di Héctor Abad Gómez.

NOTE NEGATIVE

  • Potrebbe sembrare po’ lento, dovuto in parte alla sua struttura narrativa semplice.

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