Fair Play (2023): un thriller che non convince

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Locandina di Fair Play (2023)

Fair Play

Titolo originale: Fair Play

Anno: 2023

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: drammatico, giallo, thriller

Casa di produzione: T-Street, Star Thrower

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 113 min

Regia: Chloe Domont

Sceneggiatura: Chloe Domont

Fotografia: Menno Mans

Montaggio: Franklin Peterson

Musiche: Brian McOmber

Attori: Phoebe Dynevor, Alden Ehrenreich, Eddie Marsan, Rich Sommer, Sebastian De Souza, Sia Alipour, Yacine Ramoul, Brandon Bassir, Jamie Wilkes

Trailer di Fair Play

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Fair Play è un film del 2023 diretto da Chloe Domont. Il film è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival il 20 gennaio 2023. Poco dopo, Netflix ha acquisito i diritti di distribuzione del film. È stato inoltre presentato al Toronto International Film Festival l’11 settembre 2023. Negli Stati Uniti è uscito in sale selezionate il 29 settembre 2023, prima di essere rilasciato su Netflix il 6 ottobre. Il cast è formato da Phoebe Dynevor, Alden Ehrenreich, Eddie Marsan, Rich Sommer, Sebastian De Souza, Sia Alipour, Yacine Ramoul, Brandon Bassir, Jamie Wilkes. 

Trama di Fair Play

Una sorprendente offerta promozionale da parte di un fondo d’investimento senza scrupoli mette in pericolo la relazione di una coppia. Si tratta di due colleghi Luke (Alden Ehrenreich) ed Emily (Phoebe Dynevor) che hanno deciso di sposarsi. Nessuno sa del loro rapporto, soprattutto, perché loro fanno finta di conoscersi poco. Sarà questa promozione a trascinare sull’orlo del precipizio e minacciare seriamente il loro imminente fidanzamento, tra molte altre conseguenze.

Phoebe Dynevor e Alden Ehrenreich nel film Fair Play
Phoebe Dynevor e Alden Ehrenreich nel film Fair Play

Note di regia

Chloe Domont

Ho iniziato a scrivere Fair Play come una sorta di resa dei conti. È nato da questa sensazione che provavo a un certo punto della mia vita, quando il mio successo non sembrava una vittoria, ma una sconfitta. Avevo una relazione con una persona che si sentiva minacciata da me, dalla mia ambizione o da qualsiasi piccolo traguardo che avevo raggiunto, e l’unico modo in cui riuscivo a far fronte a questa situazione era quello di farmi piccola, nel tentativo disperato di proteggere la relazione. Ma non è servito a salvarla. Ho passato gli anni successivi a ripetere lo stesso ciclo con partner diversi, combattuta tra le mie ambizioni e il mio desiderio, costretta a rimpicciolirmi per uomini che erano terrorizzati dall’idea di essere inferiori. Io l’ho normalizzato, loro l’hanno normalizzato, senza mai parlarne, senza mai riconoscere ciò che stava realmente accadendo.

In fase di sceneggiatura, per prima cosa, ho tracciato l’arco del dramma relazionale. Una volta capito come sarebbe imploso, ho iniziato a cercare uno sfondo in cui ambientarlo. Volevo esplorare un nuovo territorio e ho scelto la finanza per una serie di motivi. In primo luogo, ho pensato che la natura delle scommesse fosse adatta al dramma. Ma sentivo anche di potermi relazionare emotivamente con gli alti e bassi di questo tipo di ambiente di lavoro. Un giorno ti senti al settimo cielo e il giorno dopo ti senti inutile. Le fluttuazioni così rapide e così drammatiche erano qualcosa a cui potevo attingere e che sentivo adatto a questa relazione e a come la tossicità di un ambiente di lavoro alimenta la tossicità di una relazione e viceversa e diventa un circolo vizioso a cui non si può sfuggire. Conoscevo alcune persone che lavoravano in diverse società finanziarie di New York e Los Angeles e sono entrate come consulenti. Ho iniziato con domande molto semplici, come: “Raccontami la tua giornata. Cosa succede dal momento in cui ti alzi fino alla fine? Parlami delle dinamiche che intercorrono tra un PM e un analista” e ho iniziato a captare la situazione. Il processo di ricerca è stato molto simile allo studio per un test di matematica. Li ho incontrati, ho studiato con loro come per un esame e poi ho scritto il dialogo sulla finanza. In pratica è stato come imparare una nuova lingua.

Riguardo agli attori invece ho capito subito che erano loro, che erano giusti, anzi, più che giusti, perfetti per interpretare questi personaggi. Penso che siano due attori incredibilmente forti e versatili che possono fare qualsiasi cosa. Inoltre, ciò che mi ha entusiasmato di loro è che non avevano mai fatto nulla di simile prima d’ora e io amo sempre fare cast controcorrente. Un altro fattore chiave con loro è che erano entrambi pronti a tuffarsi a capofitto in questo materiale. Sono due degli attori più impegnati con cui abbia mai lavorato. Ogni giorno si presentavano e facevano saltare il tetto del set e l’umanità che portavano nei ruoli, la dualità delle emozioni, era semplicemente magnetica. È stata di gran lunga la migliore esperienza di lavoro con gli attori che abbia mai avuto.
Fair Play. (L to R) Alden Ehrenreich as Luke and Phoebe Dynevor as Emily in Fair Play. Cr. Courtesy of Netflix
Fair Play. (L to R) Alden Ehrenreich as Luke and Phoebe Dynevor as Emily in Fair Play. Cr. Courtesy of Netflix

Recensione di Fair Play

Fair Play si presenta come un thriller che si propone di esplorare il complesso mondo dell’ambizione femminile, spesso percepita dagli uomini come un’insidia, e i conflitti interni delle donne legati ai loro successi professionali. Questo aspetto, di per sé, risulta molto intrigante e promettente. Tuttavia, nella realizzazione di questo lavoro autobiografico, diretto con mano decisa da Chloe Domont, emerge un’insoddisfazione inaspettata. Nonostante il potenziale interessante sulla carta, il risultato finale del film lascia a desiderare. È evidente che Fair Play mira a suscitare disagio affrontando delle tematiche scomode, ma la pellicola potrebbe essersi spinta troppo oltre. Il film è, dopo un discreto inizio, un racconto eccessivamente carico di veemenza, un’esperienza cinematografica fuori dagli schemi che rischia di far pentire gli spettatori di averlo scelto. La trama, purtroppo, non si sviluppa in modo soddisfacente. I personaggi, anziché crescere o evolversi nel corso della storia, rimangono statici, addirittura peggiorando nel corso della narrazione. Sono intrappolati in ruoli che hanno assunto per motivi superficiali, diventando prigionieri delle proprie convinzioni e paure interiori. Il film che intende presentarsi come un viaggio in un territorio oscuro e disturbante, nella sostanza non funziona, nonostante tutti gli sforzi della regista. La storia manca di una struttura narrativa solida e dei personaggi ben sviluppati. Ciò rende difficile per gli spettatori connettersi emotivamente con la trama e i suoi protagonisti, impedendo agli spettatori di immergersi appieno nell’esperienza del film. Fair Play, nonostante il suo ambizioso intento, non riesce a cogliere appieno le complessità delle tematiche che affronta. La mancanza di una narrativa coerente e di personaggi ben delineati compromette l’impatto del film, facendo sì che gli spettatori esprimano una delusione inaspettata alla fine dell’opera.

L’opera che si presenta come un’opera cinematografica intensa, immergendo gli spettatori in un mondo oscuro e avverso che esplora il lato più tenebroso dell’umanità, si distingue per i momenti cupi e tormentati, ma purtroppo non offre alcuna opportunità di crescita o redenzione ai suoi protagonisti. Phoebe Dynevor, nel ruolo di una donna completamente diversa da quello di Daphne di Bridgerton, offre una performance notevole, anche se purtroppo il film non riesce a sfruttare appieno il suo talento e non le permette di brillare davanti agli spettatori.

In conclusione

Fair Play trascina il pubblico in un turbine di sterilità, oppressione e ansia. Il film si presenta come un’opera ambiziosa, ma purtroppo non riesce a raggiungere pienamente le aspettative degli spettatori. Nonostante gli sforzi del cast e della troupe, il film manca di coesione e di una narrazione avvincente, lasciando gli spettatori con una sensazione di insoddisfazione e disorientamento alla fine della visione.

Note Positive

  • Attori

Note Negative

  • Regia
  • Storia
  • Scrittura
  • Personaggi
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Renata Candioto
Renata Candioto

Diplomata in sceneggiatura alla Roma Film Academy (ex Nuct) di Cinecittà a Roma, ama il cinema e il teatro.
Le piace definirsi scrittrice, forse perché adora la letteratura e scrive da quando è ragazzina.
È curiosa del mondo che le circonda e si lascia guidare dalle sue emozioni.
La sua filosofia è "La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita".

Articoli: 41

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