Fear Street Parte 2: 1978 (2021): un omaggio a Venerdi 13 incolore

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Fear Street Part 2: 1978

Titolo originale: Fear Street Part 2: 1978

Anno: 2021

Paese: Horror

Genere: Stati Uniti D’America

Produzione: Chernin Entertainment

Distribuzione: Netflix

Durata: 1h 40m

Regia: Leigh Janiak

Sceneggiatura: Zak Olkewicz,, Leigh Janiak

Fotografia: Caleb Heymann

Montaggio: Rachel Goodlett Katz

Musiche: Marco Beltrami, Brandon Roberts

Attori: Kiana Madeira, Olivia Scott Welch, Benjamin Flores Jr. Sadie Sink, Emily Rudd, Ryan Simpkins, McCabe Syle, Ted Sutherland, Jordana Spiro, Gillian Jacobs, Ashley Zukerman, Chiara Aurelia, Jordyn Dinatale

Trailer di Fear Street Parte 2:1978

Trama di Fear Street Parte 2: 1978

I sopravvissuti Josh e Deena vogliono a tutti i costi salvare la vita di Sam, per farlo si recano dall’unica persona che pare essere in grado di sfuggire e forse di fermare la maledizione della strega di Shadysid, Sarah Fier, ovvero C. Berman (Gillian Jacobs), che avevamo sentito al telefono nel finale di Fear Street Parte 1: 1994. La donna sembra però vivere dentro la paura, trascorrendo la sua esistenza in solitudine e all’interno di quattro mura in attesa che la strega facci la sua comparsa.

C. Berman racconta così la sua storia a Josh e Deena mentre Sam impossessata è stata legata in bagno. Il racconto si sposta nel 1978, a Shadyside, precisamente all’interno del campeggio Nightwing, dove trascorrono la propria estate le sorelle Berman. Cindy lavora presso il campeggio occupandosi delle pulizie mentre Ziggy si trova li in vacanza, una vacanza non gradita dove molti dei suoi compagni la maltrattano dandogli della strega. Ma una notte tutto cambierà e un ragazzo, colpito dalla maledizione, impugnerà una ascia per compiere una folle e violenta strage di vittime.

Sadie Sink e Emily Rudd in Fear Street Parte 2 1978
Sadie Sink e Emily Rudd in Fear Street Parte 2 1978

Recensione di Fear Street Parte 2: 1978

Se il primo Fear Street si rifaceva all’universo di Scream, il secondo capitolo della saga horror richiama e omaggia in maniera evidente lo slasher movie Venerdì 13 (1980) di Sean S. Cunningham, sia per location (un campeggio) sia per assassino (un uomo mascherato che uccide usando un ascia), senza però possedere la forza di tensione presente nell’opera filmica scritta da Victor Miller, ma il vero problema di Fear Street Parte 2: 1978 risiede in una sceneggiatura mal scritta e di una struttura drammaturgica della storia piuttosto sbilanciata. Se la regista e co – sceneggiatrice Leigh Janiak per Fear Street Parte 1: 1994 aveva puntato tutto su una storia d’amore adolescenziale e inclusiva all’interno di un atmosfera d’orrore che compariva solo a tratti, in questa seconda pellicola la Janiak non sembra scegliere il tono narrativo andando così a creare una sceneggiatura divisa in due parti distinte, che vengono mostrate all’interno di una cornice riguardante i personaggi di Josh e Deena e C. Berman. Il lungometraggio può essere suddiviso in queste due parti distinte dal punto di vista di genere:

  1. I primi quaranta minuti non sono altro che un gigantesco preambolo alla vicenda, in cui facciamo la conoscenza dei personaggi protagonisti, il tutto incentrato sul rapporto tra due sorelle, dal carattere piuttosto divergente. All’interno di questa parte narrativa viene leggermente approfondita e sviscerata la leggenda riguardante Sarah Fier, con alcuni indizi interessanti su come porre fine a tutto. Il tutto sfruttando un tono prettamente adolescenziale alla Strangers Things
  2. Dopo quaranta minuti il film diviene il classico film horror, con una regia preponderantemente horror e poco adolescenziale, dove tutti i personaggi devono fuggire per salvare la propria vita.
Fear Street Parte 2 1978
Fear Street Part 2: 1978 – (L-R) TED SUTHERLAND as NICK and SADIE SINK as ZIGGY. Cr: Netflix © 2021

Queste due parti hanno oggettivamente alcuni elementi in comune dal punto di vista narrativo ma messe insieme creano una pellicola debole che non appare né un lungometraggio per ragazzi nè una horror, poiché lo spettatore nonostante venga catapultato in un climax che dovrebbe essere completamente horror non prova paura a causa di una regia non soddisfacente che non rende giustizia alle scene d’omicidio in cui la Janiak sembra essersi dimenticata le regole del genere (suspense, fugga della vittima, omicidio), dove tutti i delitti avvengono piuttosto rapidamente senza che lo spettatore provi qualcosa. Onestamente si può ben dire che la mancanza di “terrore” e di “suspense” non è solo causata da una regia sbagliata per tutta la seconda parte filmica ma anche a causa della creazione stessa dei personaggi che vengono presentati nella prima parte, dove li conosciamo e scopriamo parte del loro background, senza riuscire però a empatizzare con loro neppure con le due sorelle Cindy e Ziggy, nonostante le buone interpretazione di Sadie Sink e Emily Rudd che si dimostrano superiori al resto del cast. Risulta però interessante l’approfondimento rivolto al poliziotto conosciuto già nel primo capitolo e che qui vediamo in veste di giovane romantico che assiste a tutta la vicenda “spiritica”.

Il problema maggiore però è essenzialmente uno: la mancanza di coerenza con il suo predecessore, soprattutto nei personaggi di C. Berman e Sam. Loro due sono state scelte dalla strega ma se Sam è diventata una sorta di Zombie posseduto perché questo destino non è accaduto a C. Berman? Perché la Berman ha così paura da rinchiudersi in casa e a cosa servono tutti quegli orologi? Interrogativi che forse verranno svelati nel terzo capitolo? Lo spero, ma con questa pellicola si fa un netto passo indietro difronte al suo predecessore, tanto che in Fear Street Parte 2: 1978 non posso che salvare solo una buona scenografia e una fotografia che in maniera corretta, anche grazie alla scrittura che mostra tutta la prima parte di giorno e la seconda di notte, crea un atmosfera interessante alla pellicola visivamente.

Note positive

  • Interpretazione di Sadie Sink
  • Scenografia

Note negative

  • Sceneggiatura
  • Regia
  • Attori secondari con interpretazioni scadenti
  • Si parla troppo di giovani con traumi interiori, stufando lo spettatore.

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