Filumena Marturano (2022): crisi di una famiglia patriarcale

Recensione, trama, cast film televisivo Filumena Marturano del 2022 distribuito su Rai Uno il 20 dicembre 2022
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Filumena Marturano 2022 locandina

Filumena Marturano

Titolo originale: Filumena Marturano

Anno: 2022

Nazione: Italia

Genere: Commedia

Casa di produzione: Picomedia, Rai Fiction

Distribuzione italiana: Rai Fiction

Durata: 2h

Regia: Francesco Amato

Sceneggiatura: Francesco Amato, Massimo Gaudioso, Filippo Gili

Fotografia: Gherardo Gossi

Montaggio: Lorenzo Peluso

Musiche: Paolo Vivaldi

Attori: Vanessa Scalera, Massimiliano Gallo, Nunzia Schiano, Marcello Romolo, Francesco Russo, Giovanni Scotti, Massimiliano Caiazzo

Clip del film Filumena Marturano

Dalla penna e dall’estro registico e sceneggiativo di Eduardo De Filippo, uno dei massimi drammaturghi italiani del 1900, prende vita la commedia teatrale in tre atti Filumena Marturano scritta nel 1946 e pubblicata all’interno della raccolta Cantata dei giorni dispari di De Filippo. La prima trasposizione cinematografica avvenne nel 1951 per opera del cineasta Giorgio Simonelli, che scelse con Titina De Filippo che, per volere dello stesso Eduardo, interpreto Filumena, in quella che i critici dell’epoca definirono come una prova attoriale magistrale.  Negli anni a seguire il testo teatrale ebbe numerose rivisitazioni come la versione televisiva del 1962 con Regina Bianchi, successivamente Vittorio De Sica basandoci su questo copiano creò Matrimonio all’italiana (1964) con la Loren e Mastroianni. Nel 2010. Nel 2010 la Rai creò un adattamento teatrale – televisivo dell’opera per la regia di Franza Di Rosa con Massimo Ranieri e Mariangela Melato. Negli anni a seguire la Rai dette vita alla saga “La collection De Filippo”, un progetto ambizioso di trasposizione filmica dei capolavori teatrali di De Filippo, così dopo aver portato sul piccolo schermo “Natale in Casa Cupiello” e “Sabato, Domenica e Lunedì”, il progetto continua con Filumena Marturano, quell’opera che Eduardo scrisse per amore della sorella Titina, manifesto artistico e umano del legame tra i due talenti italiani. Alla regia di questa lungometraggio televisivo abbiamo Francesco Amato, mentre nei ruoli della protagonista troviamo Vanessa Scalera, conosciuta per la serie Rai Imma Tataranni – Sostituto procuratore. Il film viene distribuito in prima televisiva su Rai 1 il 20 dicembre 2022.  

Trama di Filumena Marturano

Filumena Marturano è una donna con un passato da prostituta. Convive da anni con Domenico Soriano, un ricco pasticciere. È lei a governare i suoi affari e l’amministrazione della casa mentre l’uomo continua a fare la bella vita illudendosi di essere ancora giovane. Per costringerlo a sposarla, Filumena si finge in punto di morte, ma appena dopo la celebrazione del matrimonio, Domenico scopre l’inganno e chiede l’annullamento. Solo allora la donna gli rivela che uno dei suoi tre figli, cresciuti in segreto, è in realtà suo. Le certezze dell’uomo vacillano e il desiderio di scoprire quale dei ragazzi è sangue del suo sangue inizia a consumarlo. Per Filumena però “’E figli so’ ffigli. E so’ tutti eguali”

Vanessa Scalera in Filumena Marturano (2022)
Vanessa Scalera in Filumena Marturano (2022)

Recensione di Filumena Marturano

Un’opera teatrale forte, potente e che ci parla della condizione delle donne napoletane in una società patriarcale anni’40 del sud Italia, in cui è l’uomo che decide, comanda e detta legge senza dover niente a nessuno, in un’epoca di uomini egoisti che pensano solo alla propria felicità e libertà, fregandosene delle donne e delle loro mogli, relegate in ruoli di schiave e di padroni del solo suolo domestico, in cui vengono relegate. De Filippo ci racconta come un abile scrittore avanguardistico di quegli anni, la condizione femminile, prendendo come esempio femminista donna Filumena, che nel tempo è stata eretto a icona delle donne degli anni ’40. La Marturano è una donna tenace, mossa essenzialmente da una sua rabbia repressa che le permette di affrontare la durezza della sua vita, in cui niente sembra sorriderle, abbracciata da un alone di oscura tristezza interiore, forgiata negli anni, da uomini che l’hanno vista come un pezzo di corpo di loro proprietà che potevano usare e maltrattare a loro piacimento. Nella versione Rai di Francesco Amato, questo ruolo ricade in Vanessa Scalera, è lei che deve portare sulle proprie spalle il peso di un personaggio di questo spessore drammaturgico e ci riesce alla perfezione, donando nuova forza e vivacità a Filumena Marturano, con un espressione facciale degna di nota, in grado di trasmetterci quella rabbia repressa che nutre nel suo cuore, per tutti gli abusi che ha subito nella vita da parte dei maschi, come Domenico Soriano, l’uomo con cui vive da venticinque anni e che ormai la tratta come una serva. Il padrone Soriano ci viene narrato come un omuncolo, un uomo di cinquant’anni che vuole sempre vivere come un ragazzino, fregandosene del tempo che passa e ricercando sempre l’ebrezza dell’amore, di un nuovo calore femminile. L’uomo non è forte come Filumena ma è debole, un eterno Peter Pan che scappa dai problemi e dagli impegni della vita adulta, non a caso la sua pasticceria è gestita dalla Marturano, la donna con cui vive da venticinque anni con la promessa (non mantenuta) di sposarla. Il loro rapporto è brutale, fatto di cattive parole che l’uno asserisce all’altro, un rapporto basato su una condizione netta di disparità: Domenica può far ciò che vuole senza problemi essendo un uomo libero, Filumena deve occuparsi degli affari domestici e della pasticceria, venendo relegata nel ruolo di governante e non di donna bisognosa di calore e amore.

La sceneggiatura filmica ci rifà marcatamente, per uso linguistico e registico, all’opera drammaturgica di De Filippo, andando però a mischiare saggiamente l’approccio teatrale attoriale con una venatura tipica da fiction Rai, contrariamente a quanto era avvenuto nella rivisitazione del 2010 che ricadeva dentro un’eccessiva teatralità del racconto. Nella trasposizione televisiva della storia troviamo un interessante uso di alcuni brevissimi flashback, immessi per sottolineare maggiormente alcuni concetti espressi da Filumena (come le scene in cui la vediamo come prostituta), ma allo stesso tempo troviamo un eccesso di fedeltà a un testo teatrale e non cinematografico redatto negli anni’40. Da quel giorno al 2022, la vita è cambiata e con essa anche il linguaggio cinematografico e la scrittura dei personaggi, così troviamo qualche superficialità e inverosimiglianza narrativa nella costruzione del rapporto tra Filumena e i suoi figli, un rapporto che ricade dentro un eccessivo buonismo, in cui nessuno pare arrabbiarsi per l’abbandono perpetrato dalla loro madre che accolgono con eccessiva bontà e senza nessun tipo di domanda, così neppure in questa versione su Filumena troviamo uno scontro forte ed emotivo di almeno un figlio che si arrabbia con la madre per l’abbandono. Più interessante e maggiormente costruito in maniera approfondita è il legame tra la donna di casa e Domenico, un legame che rovescia il paradigma patriarcale familiare, andando verso una condizione di parità dei ruoli, in cui entrambi devono dare l’affetto all’altro, senza sottrarsi.

Massimiliano Gallo in Filumena Marturano (2022)
Massimiliano Gallo in Filumena Marturano (2022)

In conclusione

Un film tra fiction e teatro riuscito, che riesce a tenerci incollati allo schermo nonostante le due ore di durata filmica. La storia funziona grazie a delle splendide interpretazioni dei due protagonisti che vengono messi a supporto di una sceneggiatura ritmica che sa cosa voler narrare, peccato solo per un approccio inverosimile nella costruzione del legame tra figli e madre, un legame che meritava maggiore approfondimento e veridicità.

Note positive

  • Interpretazione di Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo

Ritmo narrativo

Note negative

  • Il rapporto tra madre e figli viene narrato con poca veridicità. Tutti e tre accolgono la notizia di avere una madre e due fratelli con troppa freddezza e bontà. Il tutto senza chiedere alla madre chi sia il loro padre.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 923

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