Godland – Nella terra di Dio (2022):  la chiesa del peccato

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Godland - Nella terra di Dio locandina

Godland – Nella terra di Dio

Titolo originale: Vanskabte Land – Volaða Land

Anno: 2022

Nazione: Danimarca, Islanda

Genere: drammatico

Casa di produzione: Snowglobe Films

Distribuzione italiana: Movies Inspired

Durata: 143 min

Regia: Hlynur Pálmason

Sceneggiatura: Hlynur Pálmason

Fotografia: Maria von Hausswolff

Montaggio: Julius Krebs Damsbo

Musiche: Alex Zhang Hungtai

Attori: Ingvar Eggert Sigurdsson, Fridrik Fridriksson, Ísar Svan Gautason, Elliott Crosset Hove, Vic Carmen Sonne, Jacob Lohmann, Hilmar Gudjónsson, Waage Sando, Ída Mekkín Hlynsdóttir

Trailer italiano di Godland – Nella terra di Dio

Hlynur Pálmason, regista e sceneggiatore islandese classe ‘1984, laureatosi alla Scuola nazionale di cinema della Danimarca, dopo aver diretto i film acclamati dalla critica festivaliera come Vinterbrødre (2017) e A White, White Day – Segreti nella nebbia (Hvítur, hvítur dagur) (2019), realizza un’opera del forte compatto autoriale come Vanskabte Land – Volaða Land, ribattezzata con il titolo internazionale di Godland, letteralmente Paese di Dio. Il lungometraggio drammatico – religioso, co-prodotto a livello internazionale, è stato presentato in anteprima mondiale all’interno della sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2022 e successivamente al Toronto International Film Festival del 2022 e al Torino Film Festival. In Italia, dopo l’esperienza torinese, viene distribuito al cinema grazie a Movies Ispired dal 5 gennaio 2023.

Trama di Godland – Nella terra di Dio

Alla fine del 19 secolo, un giovane prete danese viene incaricato di costruire una chiesa all’interno di un insediamento danese in Islanda, una terra aspra e ruvida. Il sacerdote Lucas per compiere questo incarico intraprendo un viaggio nei meandri della natura incontaminata dell’isola, accompagnato da una macchina fotografica, con cui documenta la terra selvaggia e i suoi abitanti. Durante questo viaggio fisico e interiore, in compagnia dell’esperto Ragnar, l’uomo Lucas dovrà fare i conti con la sua natura più oscura, forte e fragile, scoprendo l’amore e la morte.

Lucas - Godland - Nella terra di Dio
Lucas – Godland – Nella terra di Dio

Leggi l’articolo: Intervista al regista Hlynur Pálmason sul suo film Godland – Nella terra di Dio

Recensione di Godland – Nella terra di Dio

In Islanda fu ritrovata una scatola di legno con sette fotografie al collodio scattate da un prete danese. Queste immagini sono le prime foto della costa sud – orientale. Il film s’ispira a queste fotografie.

Cit. Godland – Nella terra di Dio

Hlynur Pálmason, prendendo ispirazione da un piccolo fatto di cronaca e di storia islandese, crea una storia autoriale e filosofica che tocca le corde più profonde del linguaggio cinematografico, giocando con lo stesso e portandoci entro una visione alquanto complessa sia a livello simbolico sia a livello metacinematografico. La sua domanda di partenza è: che cosa sarà accaduto al prete fotografo? Come mai ha abbandonato o perduto le sue fotografie? Che fine ha fatto quest’uomo di chiesa? Da queste riflessioni e curiosità di Pálmason si sviluppa la drammaturgia di Godland – Nella terra di Dio che ci presenta come suo protagonista il giovane sacerdote danese della chiesa di Lutero, Lucas, colui che, incaricato di costruire una chiesa di Irlanda, con la sua macchina fotografica, basata su un processo di preparazione a lastra al collodio, viaggia per immortalare ciò che vede e per documentare, a chi non è presente, la natura e la vita dell’Islanda, al fine di apprenderla e comprenderla umanamente. Hlynur Pálmason, per tutto l’arco narrativo filmico, gioca con il significato più profondo di mutabilità e immortalità, paragonandoli e mettendolo in contrapposizione, spesso e volentieri, anche a livello di montaggio narrativo. La fotografia è uno strumento in grado di catturare e di appropriarsi del tempo, fermandolo su pellicola in maniera eterna, donandoci uno spetro di un istante che c’è stato e che ormai è svanito. La vita è esattamente l’opposto della fotografia o del cinema, non c’è possibilità di bloccare lo scorrere del tempo o di ritornare indietro, ma è segnata da un eterno divenire, dove tutto nasce per evolversi e non per rimanere fermo e immobile. Interessanti e piene di poesia risultano le scene riguardo ad alcuni momenti riguardanti lo scorrere inesorabile del tempo. Abbiamo svariati fotogrammi che ritraggono i personaggi in posa donandogli quel senso d’immortalità, a queste vengono contrapposte fotogrammi macabri e di cambiamento della natura, così vediamo il paesaggio cambiare al seguire delle stagioni oppure assistiamo alla decomposizione macabra di un cavallo morto o di un uomo, che più passano i giorni, più si trasformano e mutano perdendo la loro consistenza carnale a favore della sabbia. In questo senso, la fotografia non è solo un espediente narrativo di sceneggiatura fine a se stesso, ma risulta un elemento portante del racconto a livello simbolico, oltre che a livello più strettamente tecnico in cui anche l’aspect ratio 1.37:1, richiama profondamente il formato fotografico dell’epoca, anche grazie ai suoi bordi arrotondati. Inoltre ogni fotogramma ci può apparire come una fotografia, seppur in movimento. La macchina da presa è perennemente statica, fissata, in ogni fotogramma, su un cavalletto. I movimenti di macchina sono minimi, per quasi tutta la pellicola abbiamo dei campi medi, mezzi primi piani o totali fissi in cui la cinepresa resta immobile e noi assistiamo all’entrata e uscita dei personaggi dall’obiettivo. Gli unici movimenti tecnici sono: alcuni carelli nella prima parte narrativa del film (che racchiude il viaggio) e due panoramiche di ottima fattura, che ci permettono di visionare l’ambiente circostante a 360°, tra queste spicca la scena del matrimonio in chiesa, una scena piena di semplicità e di forza narrativa.

Fotogramma di Godland - Nella terra di Dio
Fotogramma di Godland – Nella terra di Dio

Incomunicabilità e malvagità

La pellicola è impregnata di stilemi tematici, tra queste spicca con maggior forza l’incomunicabilità, elemento onnipresente per tutta la pellicola, fin dal titolo originale Volaða land – Vanskabte Land che racchiude prima i lemmi in lingua irlandese e poi in quella danese. In Godland abbiamo un prete danese che viene mandato, come un missionario in una terra straniera come l’Irlanda, una terra sotto il controllo della Danimarca ma che possiede una cultura e modo di vivere molto divergente da quei cittadini della Kongeriget Danmark.

Lucas, ti devi adattare alle circostanze del Paese e della sua gente. Altrimenti non concluderai niente. So bene che a volte il tuo compito ti sembrerà… Monumentale. È vero, è così, e nessuno dice che sia facile. Per questo sei stato scelto tu. Ma lascia perdere e pensa agli apostoli, mandati in giro per il mondo a predicare. A tutto il mondo e a chiunque. Questo disgraziato, miserabile, patetico, gregge di uomini soli. Ma ce l’hanno fatta. Quindi nessuna missione è impossibile. E dunque il tuo compito non è impossibile.

Cit. Godland – Nella terra di Dio

Lucas, il sacerdote, entra in contatto con questo nuovo mondo, a lui sconosciuto, con estrema bontà e volontà di comprendere l’altro e le tradizioni di questo popolo. Assistiamo ai suoi tentativi di apprendere la lingua irlandese e la sua volontà d’intraprendere un viaggio, volutamente complicato, per scoprire e conoscere quelle lande naturali, al fine d’immergersi entro un’esperienza profonda in grado di renderlo partecipe di quel mondo e delle sue regole, al fine d’instaurare un buon rapporto con i cittadini di quel luogo, dove la chiesa sarà eretta. Lucas è pieno di buoni propositi e di fede in Dio a inizio viaggio, ma questa sua fede spirituale, man mano entra nelle viscere fredde e rocciose dell’isola, si raffredda, si diluisce lasciandolo in balia dei suoi istinti animali e delle sue fragilità. Lucas come non mai è costretto a lottare per sopravvivere e in questa lotta rischia di perdere tutti quegli elementi che ha sempre predicato, imbarcandosi entro un luogo oscuro dell’animo umano. Fondamentale nel comprendere tale personaggio e la sua evoluzione o involuzione spirituale è Ragnar, un uomo anziano ed egoista del luogo che avrà l’arduo compito di fare da guida all’apostolo di Dio. Lucas parla danese, Ragnar parla irlandese, elemento linguistico che gli impedisce di comprendersi, di comunicare come esseri civili. Questo loro ostacolo diverrà per loro sempre più divisivo, mostrando la loro capacità di ascoltare e di vedere realmente l’altro. Se Lucas entra dentro una dimensione più umana e animale perdendo i valori cristiani, per certi versi, Ragnar scopre il timore di Dio, la paura della morte e del giudizio divino, comprendendo di non essere un brav’uomo ma di aver compiuto atti di violenza e di brutalità nel corso della propria vita. Il film ci mostra questa incomunicabilità tra i due uomini, dove l’uno non è in grado di leggere lo spirito dell’altro conducendoli entro una tragedia personale fatta di sensi di colpa e di rimorsi, che li andranno a prosciugare dall’interno.

Maestose si dimostrano le interpretazioni dei due attori, Elliott Todd Crosset Hove (nel ruolo di Lucas) e Ingvar Eggert Sigurðsson (nel ruolo di Ragnar), ma sono da sottolineare anche quelle di Ída Mekkín Hlynsdóttir, figlia del regista, e di Victoria Carmen Sonne (nel ruolo di Anna). I due personaggi femminili ci appaiono come gli unici personaggi puri e buoni all’interno della pellicola, soprattutto Ida, una bambina dal cuore pure che piange per colui che muore, ricordandoci che noi veniamo dalla terra e, una volta scomparsi, ritorniamo a far parte della natura e non di un mondo celeste divino.

Uomini contro Uomini in Godland - Nella terra di Dio
Uomini contro Uomini in Godland – Nella terra di Dio

In conclusione

Appare d’obbligo asserire che questo non è un film per tutti, anzi, risulta per un pubblico molto ristretto, a causa di un eccesso di lentezza narrativa, che soprattutto nella prima parte narrativa (il viaggio) può far storcere il naso agli abitudinali di film d’azione come può essere Avatar 2, basati su un ritmo ben sostenuto. Godland – Nella terra di Dio procede con estrema calma per immergerci dentro una tragedia oscura riflessiva che ci parla d’umanità, spiritualismo e di mutabilità, il tutto accompagnato da una fotografia paesaggistica di ampio respiro e da delle interpretazioni sorprendenti.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Regia
  • Montaggio
  • Fotografia
  • Scenografia
  • Interpretazioni di tutto il cast

Note negative

  • Eccessiva lentezza narrativa nella parte del viaggio.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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