I 7 film di Luca Guadagnino | Festa del cinema di Roma 2021

Il 17/1072021 alla 16°edizione della Festa del Cinema di Roma, il cineasta Luca Guadagnino ha presentato un settebello di lungometraggi che lo hanno ispirato pedagogicamente. Un percorso visivo attraverso sette grandissime pellicole dirette da dei maestri della settima arte, diverse tra loro ma comunque molto vicine ai temi e allo stile a cui il cineasta ci ha abituato da The Protagonists (1999) a Suspiria (2018) sino ai suoi ultimi progetti: La serie tv targata Hbo Who are who we are (2020) e i due documentari Bertolucci on Bertolucci (2013) e Salvatore, il calzolaio dei sogni. Quest’ultimo uscito nelle sale italiane l’11 ottobre di quest’anno

guadagnino
Luca Guadagnino
  • INDICE
  1. Starman (1984) di John Carpenter
  2. Viaggio in Italia (1954) di Roberto Rossellini
  3. Prénom Carmen (1983) di Jean-Luc Godard
  4. The Fly (1986) di David Cronenberg
  5. Dawn of the Dead (1978) di George A.Romero
  6. La luna (1979) di Bernardo Bertolucci
  7. Ecco l’impero dei sensi (1976) di Nagisa Oshima

Incontro con Luca Guadagnino

Oggi Luca ha deciso di mostrarci sette sequenze tratte da sette film che lo hanno formato durante il proprio percorso cinefilo. Senza indugiare ulteriormente passerei subito alla prima

STARMAN (1984) DI JOHN CARPENTER

Devo ammettere che sono rimasto abbastanza sorpreso quando nella lista che hai mandato ho letto questo film

È il film che mi ha reso consapevole di Jeff Bridges, fino a quel momento non ne avevo colto la straordinaria importanza. Come tutti i film che ti ho mandato anche questo ha assunto un notevole valore formativo nel mio percorso da spettatore. John Carpenter è noto per i suoi film horror, ma questa è forse la sua unica storia d’amore e devo ammettere che è davvero stupenda. Una pellicola entusiasmante con un attore che mi ha catturato, tanto che quando facevo i miei primi progetti nei titoli di coda inserivo sempre dei ringraziamenti speciali per lui. La sequenza in questione sintetizza in sé tutto il film e tutto questo nasce attraverso il filtro del cinema

Ricordiamo che Frank Price (dirigente della Columbia Pictures) ebbe tra le mani due soggetti su degli extraterrestri. Lui scelse questo e tale decisione lo fece allontanare dalla casa di produzione…perché il film scartato era l’acclamatissimo E.T (1982) di Steven Spielberg

Oggi possiamo dire che Frank ha avuto comunque ragione, dato che stiamo parlando di un film che è entrato nella storia del cinema

VIAGGIO IN ITALIA (1954) DI ROBERTO ROSSELLINI

Un film magnifico sull’angoscia di una coppia causata dalla loro incomunicabilità

Il mio film preferito di sempre diretto dal più grande regista mai vissuto. Quando lo vidi avevo circa vent’anni e non amavo il cinema romano, eppure questo film di Rossellini era straordinario. Una pellicola sulla speranza e sulla necrofilia dell’amore, cristallizzazione del senso cinematografico. Lo abbiamo visto tutti cento volte, ma forse non ci siamo resi conto abbastanza del modo in cui il cineasta gestisce le inquadrature tra i due, tale competenza può tranquillamente competere con maestri del calibro di Alfred Hitchcock e Fritz Lang

Viaggio in Italia appartiene a quella serie di film di Rossellini esaltati dalla Nouvelle Vague, invece che ne pensi di chi preferisce il periodo neorealista del regista?

A prescindere da tutto, gli anni 50′ sono stati il suo vertice assoluto. Un regista che ha lasciato un’eredità inascoltata. Oggi si preferisce tornare a Fellini facendo ovviamente fatica perché non si vuol capire che lui metteva in scena sé stesso, Rossellini invece poteva e può ancora essere un grande maestro

All’estero però è omaggiato, anche Bernardo Bertolucci stesso lo ha venerato, ma è vero che generalmente in Italia è rimasto piuttosto dimenticato. Secondo te, Perché?

Rossellini è un cineasta complesso che non cerca di sedurre lo spettatore con il procedimento più semplice. Questo lo porta a essere meno intellegibile

Ami anche il suo ultimo periodo più didattico?

Certo, di lui ammiro tutto anche i suoi lavori in televisione

PRENOM CARMEN (1983) DI J.L GODARD

Prima abbiamo menzionato la Nouvelle Vague ed ora qui ne abbiamo il maestro assoluto

Quando uscì il film era il 1983 ed essendo minorenne non potevo entrare in sala e questo m’innervosiva non poco, perché ero desideroso di capire che cosa di questa pellicola stesse suscitando tanto clamore. Riuscì fortunatamente a entrare di nascosto, perché bisogna ammettere che a Palermo non fossero così fiscali con la carta d’identità. Inizialmente non ci compresi nulla, poi però quando cominciai a capire Godard non ci fu cosa più bella. Un regista che lavora sulle parole, sui motti di spirito creando anche giochi d’immagini. Il tutto indicando una forte direzione politica, era il 1983 e già sapeva che vi fosse la necessità di fare un “terrorismo artistico di resistenza”, evidenziato anche dalle didascalie provocatorie della sequenza: “in memoriam small movies”

Ti racconto però un aneddoto….Bertolucci e Gian luigi Rondi quell’anno decisero di selezionare solo registi come giurati al Festival di Venezia, tutti amanti della Nouvelle Vague. Prénom Carmen dunque era il film che avrebbe segnato il Festival, e lui (Bertolucci) sperava di non assistere a un’opera ancora più maestosa proprio perché voleva premiare Godard. A unanimità la giuria si mise d’accordo nell’assegnare ben 6 premi al film, ma a Bernardo cominciarono a venire dei dubbi relativi alla quantità eccessiva di premi assegnati a un unico lungometraggio. Per questo inimicandosi Oshima gli disse “solo gli str…non cambiano mai idea” e il film passò da sei a tre riconoscimenti. Per riappacificarsi con il cineasta giapponese, il giorno dopo si presentò con una maglietta con su scritto “Gang of Oshima”

Lo sai che prima che ci lasciasse (novembre 2018) proprio ora dove sei seduto tu, ho ospitato al Festival di Roma Bernardo Bertolucci, facendogli vedere la scena del suo film : Il Conformista (1970). Lui mi disse che l’indirizzo e il numero di telefono inseriti all’interno della sequenza fossero proprio quelli di J.L Godard

Geniale

THE FLY (1986) DI DAVID CRONENBERG

Lascio parlare te

Oltre alla funzione formativa prima citata, ho scelto questi film anche perché attraverso velleità autoriali diverse, mostrano love story interessanti e uniche. The Fly è una pellicola che adoro con due interpretazioni straordinarie da parte di Jeff Goldblum e Geena Davis. Quando due attori osano in maniera così profonda attraverso la libertà del darsi vicendevolmente, si ottiene un capolavoro. Trovo meravigliosa nel film sia l’economia di linguaggio che alcune scelte rischiose fatte dal cineasta, per citarne una…è impossibile non menzionare l’utilizzo del trucco in modo esplicito, senza seguire la prassi visiva, che suggerisce sempre di nasconderlo con le luci. David Cronenberg in questo modo ci mostra la trasformazione del protagonista nella sua completa terminalità. Consideriamo anche che il film era della Fox, ma come si può notare il contenuto messo in scena dal regista è tutt’altro che pop

Cos’altro ami di David Cronenberg?

Tutto. Anzi vi racconto una cosa… Nello stesso anno in cui lui lavorava sul romanzo di DeLillo “Cosmopolis”, io avevo in mente di fare un film tratto da un altro capolavoro dello scrittore: The body art. Sono andato allora da Delillo e il progetto venne approvato, così scrissi la sceneggiatura sulle figure d’Isabelle Huppert e di David Cronenberg. Eh sì, volevo proprio lui, così corsi in Canada a prendermelo e incredibilmente ha accettato. Poi però come potete immaginare non se ne fece più nulla. Sono cose che accadono

Si dice di lui che sia una persona fredda che fa film “gelidi”. Basterebbe vedere questa scena per smentirli

Forse è “gelido” perché è intelligente e non sentimentalista. Spesso le persone così vengono recepite come fredde

Un altro suo film che adori?

Il Pasto nudo (1991)

DAWN OF THE DEAD (1978) DI GEORGE A.ROMERO

Questo me l’aspettavo

Io amo Romero come amo Cronenberg e Rossellini, registi millimetrici e precisi che non hanno bisogno dell’effetto speciale a tutti i costi. Da cineasta che ha girato due remake: un film che non credo si possa rifare, ma di cui purtroppo è stato realizzato il rifacimento è proprio questo. Sono stato negli Usa a girare dei film nel Midwest. Rivedere questa sequenza nel emall mi fa pensare all’essere lì. I morti poi (remake del 2004) li hanno resi veloci come fossero dei cartoni animati. George A.Romero come Roberto Rossellini è rimasto inascoltato

Dicci cosa racconta per te la scena

Romero ha sempre avuto una visione critica degli Stati Uniti, sopratutto della loro pulsione capitalistica, vivendola con grande disagio. Questo film si rivela dunque sia come una satira che come un radiografia dell’America di quegli anni… Ma anche dei nostri tempi momentaneamente “post trumpisti”, ma che per me possono ritornare pre-Trump. Nel film di Romero se ci si fa caso, hai due minoranze (una donna e un afro americano) con ruoli fondamentali. Oggi c’è una giusta rivendicazione, eppure lui la fece già 40 anni prima in modo acre e radicale, non consolatorio. Donald Trump non è un alieno sbarcato sul nostro pianeta. Lui è l’autobiografia della nazione America, come per noi lo è stato Silvio Berlusconi

Come hai detto poc’anzi Rossellini purtroppo sembra che non possegga eredi. George A.Romero invece? Nel cinema horror, tra i registi contemporanei trovi dei papabili successori?

A me piace Mike Flanagan e il suo Doctor Sleep mi ha davvero convinto, forse sarò stato l’unico, ma sono abituato a essere in minoranza. Però Flanagan è un cineasta che rientra nel postmoderno e perciò differente da Romero. Un regista sinceramente non mi viene, però un film sì: Tlamess di Ala Eddine Slim

Come notavi prima, oggi viviamo dei tempi in cui vi è una grande attenzione alla diversità. L’eccessiva premura però non rischia poi di tarparvi le ali?

Esiste un discorso artistico e un discorso industriale. Le linee guida dell’industria seppur considerabili ottuse sono le benvenute. La vera domanda da farsi però sarebbe: Come mai non l’hanno fatto prima i registi?. Fare cinema è spesso un’occasione per riuscire a fermare sé stessi, superando il proprio senso d’insicurezza, quando lo oltrepassi però c’è il rischio di sentirsi migliore degli altri. Il regista quindi si identifica come un mestiere pericoloso in quanto sei un capo e nel comandare è facile perdere il contatto con il vivere. Forse però ora sto trasformando il tutto in una psicanalisi personale.

LA LUNA (1979) DI BERNARDO BERTOLUCCI

Un film sfortunato, amato poco sia dal pubblico che dalla critica. Storia di un incesto ma anche molto di più….

Ora ho 50 anni, Bernardo Bertolucci l’ho scoperto durante la mia adolescenza, è stato il primo che mi ha sedotto per la sua qualità di oratore, possedendo delle indubbie doti affabulatorie. Volevo e desidero ancora essere come lui: “Un regista che parla”. Questo è un film estremo, maledetto e invisibile, che ha a che fare con i taboo, La Carter gli dedicò una stroncatura condita da un’analisi approfondita da 10000 battute e non da 300 come purtroppo ci stiamo abituando. Forse perché nelle 10000 si possono produrre delle immagini di pensiero? Tornando a Bertolucci, il regista deve saper correre sulla linea del rischio, incontrando nel suo tragitto pericoli pazzeschi. Per concludere vorrei far notare la difficoltà della protagonista nel districare il proprio kaftano dopo aver fatto eiaculare suo figlio. Simbolo di ciò che ho appena detto

In Call me by your name ed in Suspiria si notano delle influenze bertolucciane

Mentre giravo Call me by your name non riuscivo a spiegare ad Armie Hammer (nel film Oliver) come riprodurre uno sguardo di confusione e di resa alla stessa. Eravamo entrambi incapaci di fare la scena, fu così che mi venne in mente il finale de Il tè nel deserto (1990), in cui Debra Winger incontra un signore che le domanda se si sia persa, nel risponderle di sì accenna proprio l’espressione facciale che desideravo da Armie. Poi, mentre giravo Who are who we are a Chioggia, nella fase di montaggio ci siamo resi conto di una bambina con indosso una t-shirt con su scritto The Dreamers. Feci immediatamente incorniciare il fotogramma per mandarlo alla signora Bertolucci. Purtroppo il corniciaio ci mise troppo e lei ci lasciò. Ora lo conservo con estrema cura

ECCO L’IMPERO DEI SENSI (1976) DI NAGISA OSHIMA

Su quest’ultimo film invece….

è il primo film che vidi di Oshima, avevo 16 anni e mi ha insegnato che non esiste nulla che non si possa far vedere sul grande schermo se lo si sa filmare. Oshima ha diretto lungometraggi ricchi di dissertazioni acri sulla società giapponese del dopoguerra, collezionando una filmografia censuratissima e maledetta. Nel film capiamo che ciò che stiamo osservando ci sfida ed è affascinante. Un altro suo film memorabile fu Furyo (in inglese Merry Christmas Mr Lawrence) con David Bowie e Takeshi Kitano.

In conclusione lo so di aver scelto una serie di film di cineasti fuori moda oggi, ma sono pellicole che in realtà andrebbero riscoperte, perché a me hanno insegnato moltissimo nel concepire la messa in scena come un qualcosa di radicale

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