I giorni contati (1962): tra esistenzialismo e denuncia sociale

I giorni contati

Titolo originale: I giorni contati

Anno: 1962

Nazione: Italia

Genere: drammatico

Casa di produzione: Titanus

Distribuzione: Titanus

Durata: 98 minuti

Regia: Elio Petri

Sceneggiatura: Elio Petri, Tonino Guerra, Carlo Romano

Fotografia: Ennio Guarnieri

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Musiche: Ivan Vandor

Attori: Salvo Randone, Franco Sportelli, Vittorio Caprioli, Regina Bianchi

Trailer del film I giorni contati

Trama de I giorni contati

Cesare è un idraulico cinquantenne che un giorno, dopo aver assistito alla morte per infarto di un passeggero in un tram, si rende conto della “precarietà” della sua vita (e quella di tutti). Credendo di avere i giorni contati e che da un giorno all’altro la morte lo porterà via, decide di abbandonare il suo impiego e vivere con dignità quel poco che gli rimane, utilizzando i risparmi messi da parte in 30 anni di duro lavoro. 

Scena de I giorni contati
Scena del film I giorni contati

Recensione di I giorni contati

Il secondo film di Elio Petri è un trattato sull’esistenza umana, ma anche l’ennesima critica sociale (questa volta più velata) del regista.  Il protagonista incarna il lavoratore medio che, visto da occhi esterni, sembra più una sorta di schiavo, un ingranaggio volto a completare un’opera più importante. Il suo è un vero e proprio viaggio alla riscoperta di sé stesso e, forse, alla scoperta del mondo. La paura di morire risveglia in Cesare la voglia di vivere. Inizia a vestirsi a festa, vuole scoprire l’arte, recuperare l’amore perduto, visitare posti che non ha mai potuto vedere, conoscere nuove persone, vagabondare. Tutto questo fino a quando i risparmi non finiscono, da questo punto la riflessione del protagonista assume un tono ancora più cupo, sfociando in un parossismo inquietante.  Ormai è troppo tardi, non ha più il tempo per dedicarsi all’arte, non può più amare chi ha lasciato, anche il desidero sessuale non può più essere soddisfatto, non rimane che amarezza e malinconia per i tempi passati, forse sprecati. Sensazione espressa in modo perfetto nella scena in cui osserva dei bambini giocare da dietro delle sbarre, dando un profondo senso filosofico al tempo che passa (ammiccando l’occhio a Bergman) e non torna indietro, un tempo che non riavrà più. Cosa resta allora se non l’alienazione dalla società, sia attraverso l’alcol (più volte vediamo Cesare bere, anche all’infuori dei pasti e in occasioni non festive), sia attraverso una vera e propria fuga nel mondo rurale. Una fuga che però non rappresenta una soluzione poiché probabilmente soluzione non c’è. La natura umana è questa, tutto continua anche senza di noi ed “il lavoro scaccia i pensieri”, andando a collocarci in una sorta di macchina che è la società, una macchina forse volta anch’essa a scacciare i pensieri, rendendoci quasi oppressi, ma allo stesso tempo più liberi, lontani da domande esistenziali del tipo: cos’è la vita? Che senso ha? Quando si muore? Qual è il nostro scopo?

fotogramma del film
Fotogramma del film I giorni contati

Forse è proprio questo che Cesare ricerca, uno scopo da attribuire alla sua vita prima che sia troppo tardi, andando a scoprire tutte le falle di un sistema come il nostro (perché si, la società di oggi è simile a quella del 62 per certi versi). Il nostro protagonista si renderà conto che la giustizia non è uguale per tutti, la società impone, la società non è meritocratica. Temi che vengono espressi in modo implicito: un semaforo su cui si accende una luce con scritto a caratteri cubitali “avanti”, Cesare che, tentando di prendere la pensione, capisce che il suo lungo e duro lavoro non lo porterà a recepire grosse somme di denaro, oppure la felicità delle persone rispetto ad un giudice che però altro non ha fatto che dare due ergastoli a chi forse, come dice Cesare, non li meritava, a chi forse era innocente. 

Salvo Randone, con il suo primo ruolo da protagonista nel cinema, ci regala un’interpretazione magistrale, trasmettendo una sensazione di solitudine e malinconia, accentuata da una regia che predilige la camera a mano, trasformando la macchina da presa in un elemento narrativo, trascinandoci in una partita a scacchi tra il protagonista e la società. Tante sono le carte giocate da Cesare, ma il suo destino è soccombere ed essere sostituito, come un ingranaggio in una grande macchina. 

scena del film
scena del film I giorni contati

In conclusione

“I giorni contati” è un film cupissimo, che non pone soluzioni ad una triste visione della vita. Un viaggio del protagonista vagando tra ciò che ha perso e ciò che non ha mai avuto, inseguendo un senso da attribuire alla vita (che forse non c’è). Petri al suo secondo film dimostra già di avere uno stile molto personale, con temi che saranno poi il cardine della sua carriera.

Note positive

  • Interpretazione di Salvo Randone
  • La trattazione di temi come l’alienazione
  • Regia che propone velate critiche senza mai essere didascalica

Note negative

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