Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016): Un romanzo, l’inferma e l’infermiera

Sono la bella creatura che vive in questa casa locandina

Sono la bella creatura che vive in questa casa

Titolo originale: I Am the Pretty Thing That Lives in the House

Anno: 2016

Paese: Canada, Stati Uniti d’America

Genere: Horror, drammatico

Casa di produzione: Paris Film, Zed Filmworks, Go Insane Films, I Am The Pretty Thing Productions

Distribuzione: Netflix

Durata: 89 min

Regia: Oz Perkins

Sceneggiatura: Oz Perkins

Fotografia: Julie Kirkwood

Montaggio: Brian Ufberg

Musiche: Elvis Perkins

Attori: Ruth Wilson, Paula Prentiss, Bob Balaban, Lucy Boynton, Brad Milne, Erin Boyes, James Perkins, Beatrix Perkins

Trailer del film Sono la bella creatura che vive in questa casa

Presentato al Toronto International Film Festival, il 10 settembre 2016, Sono la bella creatura che vive in questa casa, è l’opera seconda del cineasta Oz Perkins, figlio di Anthony Perkins, colui diventato iconico per la sua interpretazione di Norman Bates nel cult movie Pysco di Alfred Hitchcock. In Italia, e nel resto del mondo, il lungometraggio è stato distribuito direttamente su Netflix il 28 ottobre del 2016.

Trama di Sono la bella creatura che vive in questa casa

Lily (Ruth Wilson) è una giovane infermiera di 28 anni che si trasferisce, dall’ospizio in cui lavora, in una vecchia casa di campagna alla fine di Teacup Road (Massachussetts), per prendersi cura, a tempo pieno, dell’anziana inferma Helen Bloom che ha deciso di vivere gli ultimi giorni della sua vita nella sua abitazione prediletta. La donna era stata in passato un autrice di best seller horror e aveva ottenuto fama grazie al suo romanzo “La signora nel muro”, una storia di fantasmi, alquanto misteriosa e oscura.

Passano undici mesi da quando Lily si trova nell’abitazione e prova, nel vivere in quel luogo, una forma di paura e di ansia, iniziando a temere tutto ciò che la circonda, inoltre non comprende come mai la signora Bloom continui a chiamarla, incessantemente, con il nome di Polly, così spinta dalla curiosità tenta di leggere “La signora nel muro” in cui la protagonista della storia si chiama proprio Polly, si sarà una connessione tra la storia scritta e la casa?

Fotogramma del film Sono la bella creatura che vive in questa casa
Fotogramma del film Sono la bella creatura che vive in questa casa

Recensione di Sono la bella creatura che vive in questa casa

Ho sentito me stessa dire che una casa abitata dalla morte non potrà mai più essere comprata o venduta dai vivi. Può solo essere presa in prestito dai fantasmi che sono rimasti lì. Vanno avanti e indietro, escono e rientrano. Si aggirano in stato confusionale sospesi da terra. Si occupano delle loro morti come giardini disomogenei e appassiti. Sono rimasti per riprovare un barlume degli ultimi momenti delle loro vite. Ma i ricordi della loro morte sono dei riflessi sfocati sulle finestre bagnate, sfumati dalla pioggia. È impossibile vederli bene. Nulla li vincola a quei luoghi dove i loro corpi sono caduti. Sono liberi di andar via… Ma decidono di restare prigionieri lì, trattenuti dal proprio aspetto. Coloro che sono rimasti vivono in una prigione invisibile. Sono soli… Ed è così che di decompongono.

Incipit di Sono la bella creatura che vive in questa casa

Un lungometraggio poetico che vive entro la sua commistione letteraria riflessiva, una vicenda dal sapore romanzesco, grazie al fatto che la storia stessa gira intorno a un romanzo, quella della signora Bloom, che riacquista un suo potere nella mente e nella psicologia della giovane Lily, di colei che narra con tono soave e calma la sua storia tragica di donna che perirà, prima di aver potuto compiere ventinove anni, all’interno della dimora Bloom e che è vaga per un tempo indefinito, che si confonde tra la concezione di presente, passato e futuro, all’interno di quattro mura, divenute la sua prigione. La donna ormai deceduta, vaga solitaria per le stanze ricercando quel sapore di vita perduta.

L’opera drammaturgica di Oz Perkins è si un film di fantasmi, ma non nella concezione tipicamente horror ma più nel versante filosofico, come era avvenuto nel film di David LoweryStoria di una fantasma”, in cui la narrazione si concentra più su cosa significhi essere fantasma e non tanto sul terrore che queste figure incutono sulla vita dei mortali. Oz Perkins vuole parlarci della perdita del proprio sé, di quei fantasmi che smarriscono il loro volto e la loro personalità, diventando ombre presenti dimenticate e che hanno perso oramai la nozione di sé e del tempo. Non a caso il fantasma Polly, come scopriamo nello sviluppo narrativo della storia, smette, quasi di punto in bianco, di parlare con la scrittrice di romanzi, ma forse non per sua volontà, ma perché ha perduto il senso del tempo e probabilmente della sua stessa personalità, che sta svanendo, lasciando solo ombra di lei e di ciò che era in vita. Il fantasma quindi è una figura tragica all’interno di “Sono la bella creatura che vive in questa casa”, un individuo che vaga nel tempo senza una meta e senza un significato preciso, perché tutto svanisce, anche se stesso ma non la propria presenza.

Per narrare questa storia Oz Perkins sfrutta una narrazione in prima persona, in cui la protagonista Lily racconta al pubblico, la sua vita e morte all’interno di questa dimora, preannunciando fin dall’inizio tutto, ed ecco che in questa struttura narrativa il film perde tutto il suo potenziale, poiché fin dall’incipit sappiamo bene quale sarà il tema della pellicola e tale conoscenza toglie dal lungometraggio quella dimensione di sorpresa o curiosità,  quest’ultima emozione può comparire solo da una domanda che si pone lo spettatore: come muore Lily? Per il resto sappiamo tutto fin dall’inizio, anche la presentazione di Polly come fantasma presente all’interno della casa non si pare come un colpo di scena, neppure che questa sia il personaggio del romanzo della Bloom, anzi tutto risulta fin troppo lineare e proprio questa linearità affonda la narrazione stessa, che girà continuamente su se stessa. Lo sceneggiatore poteva dunque approfondire meglio la protagonista, soprattutto perché l’elemento horror non compare, nonostante troviamo una moltitudine di carrellate o inquadrature fisse che creano una suspense interessante ma che risulta fine a se stessa. Della protagonista Lily sappiamo dunque ben poco, nonostante sia l’anima del film, di lei conosciamo il suo rapporto sentimentale terminato poco prima del matrimonio (come dichiara a un amica via telefono) e la sua paura per tutto ciò che la circonda, dalla casa stessa passando per della muffa che compare sul muro, fino alla difficoltà di leggere il romanzo horror di fantasmi delle Bloom, di cui riuscirà a terminare solo nove misere pagine. Del secondo personaggio, ovvero la padrona di casa, sappiamo ancora meno se non una sua sorta di legame morboso verso la defunta Polly che spera e vuole rivedere, e di Polly, il terzo personaggio femminile dello show, non sappiamo assolutamente nulla se non la sua morte. Polly è solo un fantasma che vaga per la casa, senza però voler spaventare anche se non potrà che causare un enorme spavento in Lily.

I am the Pretty Thing that Lives in the House
I am the Pretty Thing that Lives in the House

In conclusione

Sono la bella creatura che vive in questa casa è un film elegante che possiede un estetica oscura da clima letterario, un estetica che si confà bene nell’elemento fotografico, una fotografia di Julie Kirkwood dal tono oscuro inquietante e che cattura ogni ombra presente in scena. Di gran fattura registica e visiva risulta l’incipit, ma anche il resto del film, pur possedendo un ritmo assolutamente lento dona un senso di forza alla storia che però si perde essenzialmente nella sceneggiatura e in uno sua struttura che mostra fin troppo dall’inizio, eliminando ogni tipo di mistero alla pellicola. Nonostante ciò,  Sono la bella creatura che vive in questa casa risulta una pellicola d’indubbio valore, seppur imperfetta.

Note positive

  • Scenografia
  • La regia che si dimostra in grado di creare tensione narrativa
  • Fotografia

Note negative

  • La narrazione a tratti è troppo lenta
  • La tensione non sfocia mai, dando al film un senso di appiattimento

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