I Vitelloni (1953). Uno spaccato di vita

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Trailer de I Vitelloni

Trailer de I Vitelloni

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

“I Vitelloni”, il capolavoro del cinema italiano diretto da Federico Fellini, si staglia come un’icona senza tempo nella storia della settima arte. Uscito per la prima volta nel 1953, questo film rappresenta un ritratto magistrale della giovinezza, delle aspirazioni, e delle sfide dell’Italia post-bellica. La pellicola, scritta dallo stesso Fellini insieme a Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, si distingue per la sua narrativa potente e la raffinata regia che ha contribuito a definire il neorealismo italiano. La data di uscita, il 26 agosto 1953, segna l’inizio del viaggio cinematografico di “I Vitelloni”. Ambientato in una piccola città costiera italiana, il film offre uno sguardo intimo e spesso impietoso sulla vita di un gruppo di giovani amici, ancorati alle proprie illusioni e incapaci di affrontare la maturità. L’opera è stata acclamata dalla critica fin dal suo debutto, guadagnandosi la Leone d’argento a Federico Fellini alla Mostra del cinema di Venezia e una candidatura per la migliore sceneggiatura originale a Tullio Pinelli, Federico Fellini ed Ennio Flaiano ai premi Oscar 1953.

Trama de I vitelloni

I Vitelloni, che appaino cantando insieme in voce over la canzone degli Alpini per la strada del centro storico di Rimini, sono MoraldoAlberto, Fausto, Leopoldo e Riccardo. Il film segue le vicende di questo gruppo d’amici sui trent’anni, i cosiddetti Vitelloni, un termine di Pescara in voga nel dopoguerra che sta a significare dei vagabondi che oziano e non hanno un lavoro, passando il loro tempo a passeggiare, al biliardo, al bar. L’opera cinematografica traccia la quotidianità e la vita dei ragazzi del dopoguerra, tracciando, chi più, chi meno, il carattere e le situazioni quotidiane della vita.  

Leonora Ruffo in I vitelloni (1953)
Leonora Ruffo in I vitelloni (1953)

Recensione de I vitelloni

I vitelloni

Questo è il cursale della nostra cittadina. E questa che si sta svolgendo è l’ultima festa della stagione: l’elezione di Miss Sirena 1953. C’è molta bella gente, no? […] Ci sono tutti, naturalmente ci siamo anche noi, i vitelloni.

I Vitelloni è la terza opera cinematografica di Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993), dopo il suo esordio alla regia con Luci del varietà, co-diretto con Alberto Lattuada del 1950 e Lo sceicco bianco del 1952. Il film è una co-produzione italo-francese tra la Peg Film e la Cite Films, con la sceneggiatura scritta dal regista stesso assieme a Ennio Flaiano, mentre per quanto riguarda il soggetto della storia abbiamo la presenza, oltre ai due, di Tullio Pinelli.

La storia è raccontata dalla voce di un narratore over che non vediamo mai come personaggio attore all’interno della diegesi, ma ci aiuta emotivamente a comprenderla e a sentirci anche noi parte del gruppo dei Vitelloni.

Per quanto riguarda il luogo della finzione scenica, l’ambientazione è quella della città romagnola di Rimini, anche se il film è stato girato altrove, tra Ostia (il lungomare), Viterbo (le strade, piazze e la stazione), Firenze (la parte del carnevale e della rappresentazione teatrale dove recita Sergio Natali, presumibilmente realizzata nel Teatro della Pergola) e la città provinciale di Rimini, che è rappresentata più come un grande paese, spesso desolato, sporco, ventoso e freddo nelle notti d’inverno, ricostruita interamente a Cinecittà a Roma.

All’interno de I Vitelloni sono presenti anche delle canzoni; segnalo tra le molte, oltre ad “Aprite le porte”, un accenno, durante l’episodio dell’avanspettacolo, di “Vola colomba” di Nilla Pizzi, canzone vincitrice della II° Edizione del Festival di Sanremo 1952. Non mancano nelle inquadrature la visione di marchi e loghi famosi di prodotti, tra i quali le insegne de Il Tempo (quotidiano fondato a Roma nel 1944), Martini (società di alcolici nata a Torino nel 1863), Salva (formaggio cremasco), Esso (compagnia di benzina).

Per quanto riguarda la regia Federico Fellini ci offre un affresco della vita dei vitelloni e della società italiana dei primi anni 50 con inquadrature “semplici” che tendono alla rappresentazione di uno spaccato di quotidianità, con utilizzo di dissolvenze incrociate, panoramiche, profondità di campo e campo-controcampo, e un montaggio frastagliato che vuole rendere la veridicità degli eventi. Il tono delle musiche di Nino Rota, drammatiche ma anche sognanti, correlate alla narrazione over e alle immagini degli attori, danno al film l’atmosfera sia drammatica, che di commedia. I personaggi, per riuscire a uscire dalla situazione di vitelloni, quindi passare dall’adolescenza all’età adulta, devono trovare un ruolo per la loro vita, in un paese che sembra non dare molte possibilità lavorative. I sogni possono quindi essere lontani dalla realtà amara della vita, e il viaggio verso l’ignoto può essere l’unica soluzione per provare a realizzarli. 

Frame de I Vitelloni

I Personaggi della storia

Fausto Moretti (interpretato da Franco Fabrizzi, ma doppiato da Nino Manfredi) mette incinta Sandra Rubini (Leonora Ruffo, doppiata da Rina Morelli), eletta Miss Sirena 1953 in un concorso di bellezza ventoso e tempestoso in uno stabilimento balneare. Fausto ha trent’anni e vorrebbe abbandonare la sua ragazza dicendo al fratello di lei, Moraldo Rubini (Franco Interlenghi), di voler cercare lavoro a Milano, e che se vuole, può venire con lui; ma il padre, orecchiando i discorsi di Fausto, decide che deve mettere la testa a posto, sposarsi con Sandra, prendendosi tutte le responsabilità di uomo e di padre.

Fausto incarna così la figura del Don Giovanni, amante delle belle donne e  generalmente di avventure amorose, trascurando sua moglie Sandra e suo figlio “Moraldino”, perdendo perfino il lavoro in un negozio di oggetti religiosi per il suo comportamento immorale. Sandra al contrario è una moglie fedele, premurosa e un po’ ingenua, comprendendo comunque in realtà che suo marito occasionalmente la tradisce e ci prova con altre donne. Nel film la vediamo spesso piangere, segno del malessere che prova nel non ricevere una degna importanza come donna da parte del marito. Alla fine sarà Sandra a compiere un atto e una trasformazione caratteriale di coraggio per dare a Fausto una lezione di vita, facendosi valere agli occhi di lui.

Leopoldo invece è l’intellettuale del gruppo; scrive commedie teatrali di notte e sogna di diventare commediografo. E’ con l’incontro del divo del teatro e capocomico di una compagnia, Sergio Natali, che si infrangono i suoi sogni di scrittore; non perché la commedia all’attore non sia piaciuta, anzi al contrario!. La realtà e il mondo del lavoro è qualcosa quindi di differente rispetto ai suoi sogni.

Moraldo invece è il personaggio più taciturno; fratello di Sandra, fa amicizia con un bambino che lavora nella ferrovia cittadina. Il suo carattere è introverso e, quando è a conoscenza che Fausto ha tradito sua sorella Sandra con un’attrice napoletana, non le rivela dell’accaduto. Alla fine del film compierà una scelta azzardata per dare una svolta alla sua vita.

Alberto, interpretato da Alberto Sordi, ha una sorella, Olga, che deciderà di scappare di casa con il suo amante, un uomo già sposato. L’uomo quindi non avrà più il sostegno economico, seppur minimo, dalla sorella, che aveva un lavoro. Si sentirà sempre più frustrato e solo, dandosi all’alcool durante il veglione di Carnevale.

Celebre ne I Vitelloni è la scena in cui manderà a quel paese dalla macchina, con il “gesto dell’ombrello” e una pernacchia, dei lavoratori (interessante sottolineare come nella scena del Carnevale della piazza cittadina, un personaggio vestito con mascherone di Totò, fa lo stesso gesto che poi farà Alberto).

Riccardo invece è il cantante tenore; lo vediamo in esecuzione nell’incipit al concorso di bellezza e allo sposalizio di Sandra e Fausto. Anche lui avrà una relazione con una donna, ma il suo personaggio è il meno rilevante e approfondito.

Alberto Sordi in I vitelloni (1953)
Alberto Sordi in I vitelloni (1953)

In conclusione

“I Vitelloni” di Federico Fellini rimane un capolavoro intramontabile che attraversa le epoche con la sua raffinata rappresentazione della giovinezza e delle sfide della crescita. La pellicola ha incantato il pubblico sin dalla sua uscita nel 1953, e la Palma d’Oro ottenuta a Cannes sottolinea il suo impatto duraturo sulla scena cinematografica. Il film si distingue per la sua abilità nel catturare l’anima di una generazione e per la maestria di Fellini nell’esplorare il confine tra sogno e realtà. L’incasso al botteghino, unito ai numerosi riconoscimenti, conferma la sua popolarità e influenza, contribuendo a plasmare il panorama cinematografico italiano e internazionale. “I Vitelloni” continua a ispirare, provocare riflessioni e ad affascinare gli spettatori con la sua potente narrazione e le straordinarie interpretazioni del cast. Federico Fellini ha creato un’opera senza tempo che trascende i confini temporali, rimanendo ancorata nella memoria collettiva come uno dei pilastri del cinema d’autore.

Note positive

  • Ottima sceneggiatura
  • Caratterizzazione dei personaggi principali
  • Fotografia

Note negative

  • Il mancato approfondimento della figura di Riccardo
  • La presenza del doppiaggio che seppur ottimo non permette di godere delle vere interpretazioni attoriali
  • Il montaggio: A tratti eccessivamente frenetico, come nella scena della partenza degli sposi per il viaggio di nozze
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Andrea Del Giudice
Andrea Del Giudice

Laureato al corso di Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo a Firenze e appassionato di cinema d'autore e soprattutto di musica. Cantautore, con passione nello scrivere e creare armonie musicali.

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