Il cuculo di cristallo (2025). Buon ritmo, scrittura debole

Recensione trama e cast della miniserie Il cuculo di cristallo (2025) ambientata tra Madrid e Hervás: ritmo buono e montaggio efficace, ma scrittura debole.

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Il cuculo di cristallo - Catalina Sopelana as Clara, Itziar Ituño as Marta Peña in episode 03 of CUCO DE CRISTAL. Cr. Julio Vergne/Netflix © 2025
Il cuculo di cristallo – Catalina Sopelana as Clara, Itziar Ituño as Marta Peña in episode 03 of CUCO DE CRISTAL. Cr. Julio Vergne/Netflix © 2025

Trailer di “Il cuculo di cristallo”

Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming

Nel 2023 Netflix aveva deciso di realizzare un adattamento seriale del romanzo di Javier Castillo La chica de nieve (2020), affidando il ruolo di caporedattore della serie spagnola allo sceneggiatore Jesús Mesas Silva, affiancato alla scrittura da Javier Andrés Roig. La ragazza di neve — soprattutto nella sua prima stagione — aveva ottenuto un buon riscontro sia dal pubblico sia dalla critica; perché dunque non ripetere la medesima formula produttiva? È esattamente ciò che è avvenuto con Il cuculo di cristallo, serie televisiva debuttata il 14 novembre 2025 su Netflix e liberamente basata sul romanzo di Castillo del 2023 El cuco de cristal.

In questo adattamento in sei episodi ritroviamo nel reparto di scrittura gli stessi autori, immessi nelle stesse mansioni: Jesús Mesas e Javier Andrés Roig, due autori che avevano già collaborato nel 2017‑18 alla serie in venticinque episodi Estoy vivo e successivamente in Deudas (2021). La continuità non riguarda solo la sceneggiatura: anche la regia è stata affidata a una figura già legata a La ragazza di neve, Laura Alvea, che aveva diretto quattro episodi della serie oltre ai film Ánimas (2018) e La mujer dormida (2024). Al suo fianco troviamo una new entry, Juan Miguel del Castillo, regista e montatore che aveva già firmato Juanito (2022) ed El secreto de Belmez (2020).

Il cast principale della serie del 2025 è composto da volti noti del panorama seriale spagnolo: Catalina Sopelana (El aspirante, 2022‑24; Il giardiniere, 2025), Alejandro Garcia (Un affare privato, 2022; Sagrada familia, 2022‑23), Itziar Ituño (La casa di carta, 2017‑21; Berlino, 2023; La deuda, 2025) e infine Ivan Massagué (Il giardiniere, 2025; Il buco, 2019; È colpa mia, 2023).

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Trama di “Il cuculo di cristallo”

Nel 2023, in Spagna, Clara, specializzanda in medicina a Madrid, ha un infarto completamente inatteso mentre si trova sul luogo di lavoro, a causa di una malattia cardiaca di cui non era minimamente a conoscenza. La ragazza, che si ritrova inaspettatamente a lottare tra la vita e la morte, riesce a salvarsi grazie a un trapianto di cuore proveniente da un donatore. Dopo un mese di coma indotto, Clara si risveglia e prende coscienza della sua nuova realtà. Nei giorni successivi al ritorno a casa, la giovane avverte un bisogno crescente — quasi ossessivo — di scoprire l’identità del suo donatore. Un impulso che la spinge a oltrepassare i limiti imposti dalla legge, secondo cui il nome del donatore deve rimanere anonimo. Clara, tuttavia, riesce a risalire a un possibile nome: Carlos Ferrer, suo coetaneo affetto da una grave malattia genetica e morto in un incidente stradale. Determinata a conoscere chi fosse il possessore del suo nuovo cuore, decide di contattare la madre di Carlos, sperando di poter parlare con lei. Inaspettatamente, la donna la invita a trascorrere un fine settimana a Hervás, il villaggio dove vive la famiglia, per partecipare alla dispersione delle ceneri del figlio.

Al suo arrivo, Clara conosce Juan, l’altro figlio di Marta, un agente di polizia che la osserva con cortese diffidenza, e Rafael, superiore di Juan, che le racconta un episodio inquietante legato alla famiglia Ferrer: Miguel, marito di Marta e collega di Rafael, scomparve nel 2005 quando i figli erano bambini, e il suo corpo non fu mai ritrovato. Una sparizione forse connessa a un mistero che avvolge Hervás, dove negli ultimi trent’anni si sono verificate ben undici sparizioni — le stesse su cui indagavano Carlos prima di morire e Miguel prima di scomparire. Durante il soggiorno di Clara nel villaggio avviene un nuovo rapimento: la scomparsa di una neonata, ritrovata poco dopo nel bosco proprio da Clara, che scorge accanto alla piccola un uomo mascherato da uccello intento a compiere un rituale. A quel punto, sconvolta da questi eventi, Clara decide di restare a Hervás sia per scoprire chi fosse davvero Carlos sia per comprendere cosa si celi dietro la catena di misteri che avvolge il villaggio.

Recensione di “Il cuculo di cristallo”

Una miniserie godibile, che scorre via rapidamente grazie a un montaggio dinamico e a un continuo salto temporale capace di creare un senso di tensione interna alla storia. Lo spettatore viene così trascinato in una narrazione che si snoda tra passato e presente: da un lato gli eventi del 2004‑2005 legati al poliziotto Miguel e alla sua famiglia, dall’altro gli accadimenti del 2023 con al centro Clara, giovane donna che, dopo aver ricevuto un trapianto di cuore, lascia Madrid — dove vive con un’amica — per raggiungere il piccolo paese di montagna di Hervás, ritrovandosi invischiata in un mistero trentennale connesso alle sparizioni che coinvolgono proprio la famiglia Ferrer.

Se il montaggio alternato (assente solo nell’episodio 5) permette di assistere agli eventi passati e presenti in modo dinamico, donando ritmo alla narrazione, ciò che la miniserie fatica a costruire è un vero pathos investigativo. La drammaturgia tende infatti a raccontare troppo, lasciando poco spazio a indagini autentiche e privando la serie di quel sapore poliziesco e giallo che avrebbe meritato. Le indagini appartengono quasi esclusivamente alla linea narrativa del 2004‑2005, ma anche qui la tensione risulta attenuata da una sceneggiatura che svela alcuni elementi — soprattutto quelli legati al criminale — troppo in fretta, indebolendo l’intero impianto drammaturgico. Eppure il passato conserva un minimo di atmosfera misteriosa: la scelta di mostrare Miguel sporco di sangue all’inizio della serie e l’impostazione del suo percorso come indagine personale dal gusto vendicativo lo collocano nei canoni del poliziotto ossessionato da un caso e da eventi irrisolti del proprio passato, donando un senso di tensione e d’interesse investigativo al racconto.  Il vero problema della miniserie riguarda maggiormente il presente, dove di fatto non accade nulla di realmente significativo: i personaggi rimangono immobili, privi di una reale evoluzione, e la linea narrativa contemporanea finisce per risultare statica, incapace di generare tensione o progressione drammatica, tanto che i personaggi si ritrovano invischiati con il caso più che nel ricercare la verità dietro ai misteri. 

Clara e il problema della falsa protagonista

Clara, in teoria, dovrebbe rappresentare la protagonista della vicenda, ma manca di un vero approfondimento caratteriale e, soprattutto, di un ruolo effettivo all’interno del racconto. La serie la introduce come l’elemento esterno che irrompe in una comunità chiusa, e proprio per questo avrebbe dovuto incarnare lo sguardo investigativo, critico e progressivamente più consapevole che permette allo spettatore di penetrare i segreti del piccolo paesino spagnolo. In un thriller ambientato in un luogo isolato, il personaggio “forestiero” è solitamente il motore narrativo: è colui che osserva ciò che gli abitanti danno per scontato, che nota le crepe, che mette in discussione le versioni ufficiali. Clara, invece, non compie mai questo percorso. Pur trovando alcune informazioni utili, non avvia una vera indagine, non costruisce connessioni, non interpreta gli indizi. Rimane ferma, passiva, trascinata dagli eventi più che agente delle proprie scelte. La sua presenza non modifica mai realmente il corso della storia, e questo la priva di qualsiasi centralità drammaturgica.

In questo senso, pur volendo porre Clara come protagonista, la serie finisce per spostare il baricentro narrativo su Miguel, un personaggio almeno tratteggiato con cura e dotato di un arco più definito. È lui a incarnare il conflitto, il dubbio, la tensione morale: elementi che dovrebbero appartenere alla protagonista, ma che vengono invece assorbiti dalla sua storyline. La discreta performance di Alex Garcia contribuisce a mantenere viva l’attenzione dello spettatore: l’attore senza particolari virtuosismi, riesce comunque a dare a Miguel una presenza scenica coerente, fatta di esitazioni, sospetti e un senso di colpa che cresce episodio dopo episodio. Clara, al contrario, appare spesso come un personaggio “vuoto”, non perché manchi di potenzialità, ma perché la sceneggiatura non le offre mai un vero spazio di manovra e di evoluzione. Catalina Sopelana, l’attrice che la interpreta, non riesce — anche a causa delle debolezze strutturali del copione — a dare spessore a un ruolo che rimane prevedibile, soprattutto nella gestione della sua storyline sentimentale, inserita più come obbligo narrativo che come reale evoluzione del personaggio.

Al di là del buon ritmo, la serie presenta evidenti problematiche di scrittura: sia nell’impostazione drammaturgica ereditata dal romanzo, sia nella mancanza di approfondimento dei personaggi secondari. L’amica di Clara, ad esempio, rimane una figura di contorno priva di reale funzione, mentre Marta Peña — pure ben interpretata da Itziar Ituño e valorizzata da un ottimo lavoro di trucco e parrucco — non riceve lo spazio necessario per diventare un personaggio tridimensionale. La sua presenza sembra promettere un ruolo più incisivo, ma la narrazione non le permette mai di emergere davvero. La bidimensionalità dei personaggi è evidente nelle figure legate al paesino di Hervás, raccontate con superficialità e senza introspezione. Juan e María Díaz, che avrebbero potuto rappresentare il volto umano e contraddittorio della comunità, rimangono invece figure abbozzate, quasi simboliche, prive di un vero arco emotivo, risultando due personaggi interessanti messi più come riempitivo narrativo che non come caratteri necessari all’evoluzione del racconto, in maniera particolare María.

Tra gli abitanti del paese, gli unici davvero ben scritti risultano essere Miguel — pur rientrando in una caratterizzazione piuttosto stereotipata — e il collega Rafael, figura complessa che viene approfondita man mano che la storia entra nel vivo, soprattutto nell’episodio cinque. Rafael rappresenta ciò che la serie avrebbe potuto fare con molti altri personaggi: un individuo con contraddizioni, motivazioni, fragilità e un passato che pesa sulle sue scelte. La sua evoluzione dimostra che la scrittura, quando vuole, è capace di costruire personaggi credibili e coinvolgenti.

In conclusione

La miniserie si lascia guardare con piacere grazie al ritmo sostenuto e al montaggio alternato che ne scandisce la struttura, ma non riesce mai a trasformarsi in un vero thriller investigativo. L’idea di intrecciare due linee temporali funziona sul piano formale, mentre sul piano drammaturgico rivela limiti evidenti: il passato conserva un minimo di tensione, il presente rimane statico, privo di progressione e incapace di costruire un vero mistero. La scelta di porre Clara come protagonista si rivela fallimentare, poiché il personaggio non agisce, non indaga, non evolve; la centralità narrativa scivola così verso Miguel, unico personaggio dotato di un arco coerente.

Note positive

  • Montaggio alternato efficace e dinamico
  • Miguel e Rafael: personaggi con un arco credibile

Note negative

  • Assenza di vero pathos investigativo
  • Clara come “falsa protagonista”: passiva e poco approfondita
  • Personaggi secondari bidimensionali e poco sviluppati

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozione
SUMMARY
3.3
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.