Il diritto di contare (2016): la scienza non ha colore

Il diritto di contare (2016): la scienza non ha colore 1

Il diritto di contare

Titolo originale: Hidden figures

Anno: 2016

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: biografico, drammatico

Produzione: Chernin Entertainment, Fox 2000 Pictures 

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 127 minuti 

Regia: Theodore Melfi

Sceneggiatura: Theodore Melfi, Allison Schroeder

Fotografia: Mandy Walker 

Montaggio: Peter Teschner 

Musiche: Pharrell WilliamsHans ZimmerBenjamin Wallfisch

Attori: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Glen Powell, Mahershala Ali

Trailer italiano del film

Trama de Il diritto di contare

1961, Virginia. Tre donne afroamericane, Katherine (Taraji P. Henson), Dorothy (Octavia Spencer) e Mary (Janelle Monáe), lavorano alla NASA rispettivamente come matematica, supervisore e aspirante ingegnere; dovranno combattere il segregazionismo dell’epoca dove neri e bianchi non potevano avere bagni in comune, dove ognuno aveva il proprio posto per mangiare e prendere il caffè o dove sedersi sui mezzi pubblici. Katherine verrà spostata nella squadra interamente maschile di Al Harrison (Kevin Costner), che ha l’arduo compito d’inviare l’uomo in orbita, e necessitano di un aiuto che solo una donna nera gli può fornire. Tra leggi discriminatorie e battaglie personali avranno a che fare con un patriarcato composto da uomini arroganti e sessisti e con barriere razziali ardue da abbattere.

“Perciò sì, fanno fare delle cose alle donne alla NASA signor Johnson,
e non è perché indossiamo le gonne,
è perché indossiamo gli occhiali”

Recensione de Il diritto di contare

Theodore Melfi dirige un glorioso cast in una toccante biografia che mette alla luce il razzismo e il sessismo che caratterizzavano gli anni 60 ricorrendo a una scrittura tagliente, a tratti umoristica, che rende il film piacevole al grande pubblico. La pellicola affronta diverse tematiche le quali vengono raccontate in modo tale da far empatizzare lo spettatore tramite personaggi semplici e allo stesso tempo determinati, senza cadere in eccessi né stereotipi; importante caratteristica che contraddistingue il trio protagonista è la loro autoironia, grande arma d’intelligenza che sfruttano per imporsi in un ambiente maschilista e lottare per i diritti degli afroamericani, agendo sempre grazie all’intelletto e all’astuzia. Melfi sceglie di farci vedere le discriminazioni di allora sotto un inedito punto di vista; in altri prodotti abbiamo sempre assistito a personaggi razzisti mossi semplicemente dalla loro indole discriminatoria, dal loro odio irrazionale mentre qui vediamo una svolta dell’antagonista, le nostre protagoniste combattono difatti contro le norme imposte dal governo pertanto gli atteggiamenti razzisti e sessisti sono mossi da un obbligo legislativo. Viene messo in risalto il come le leggi riescano a far subire e ad accettare passivamente determinate situazioni senza neanche accorgersi del danno che una comunità o gruppo di persone possa risentirne, creando così una lotta tra poveri in una società senza empatia né rispetto.

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Fotogramma raffigurante le tre protagoniste

Per far sì che il messaggio del film fosse ben esplicito Melfi, allo scopo di contestualizzarlo all’odierna società, ricorre a scelte vincenti; in primo luogo enfatizza i fatti realmente accaduti e ne crea di nuovi (come ad esempio il personaggio di Kevin Costner che abbatte l’insegna del bagno riservato appositamente alle persone di colore), scelte in alcuni casi che possono risultare commerciali ma che adattano la trama ai giorni nostri al fine di far immedesimare il più possibile lo spettatore. In seguito, tornando allo stile dramedy della pellicola, viene arruolato per il comparto musicale Pharrell Williams, affiancato da Benjamin Wallfisch (It, Blade runner 2049) e nientepopodimeno da Hans Zimmer (Il re leone, Il gladiatore, Interstellar tra i più noti); i tre danno vita ad una colonna sonora vispa e graffiante che riesce a bucare lo schermo evidenziando appieno la caratterizzazione e lo stato d’animo dei personaggi.

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Fotogramma de Il Diritto di Contare

Troviamo una recitazione d’alto livello dominata da una Taraji P. Henson in ottima forma che dopo un periodo di commedie sottotono torna con un’intensa performance che richiama la bravura che ci ha lasciato ne “Il curioso caso di Benjamin Button“, paradossale la mancata nomination all’Oscar. Tutti gli attori, specialmente le tre protagoniste, rendono giustizia ai reali personaggi cui sono ispirati rappresentando una loro lotta che è ancora la lotta di tutti noi, specialmente di tante minoranze che tutt’oggi combattono per l’uguaglianza, e al tempo stesso li omaggiano per il grande coraggio e l’immensa tenacia che hanno avuto, senza la quale oggi vivremmo in una società probabilmente non migliore di quella di 60 anni fa, dove molti di noi sarebbero ancora delle figure nascoste.

Note positive:

  • Sceneggiatura
  • Colonna sonora
  • Recitazione

Note negative:

  • Nessuna da segnalare

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