Il Re di Staten Island (2020): Pete Davidson e il lutto

Il re di Staten Island locandina film

Il Re di Staten Island

Titolo originale:  The King of Staten Island

Anno: 2020

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Commedia, Drammatico

Casa di produzione: Apatow Productions, Perfect World Pictures, Universal Pictures

Distribuzione italiana: Universal Pictures

Durata: 136 min

Regia: Judd Apatow

Sceneggiatura: Judd Apatow, Pete Davidson, Dave Sirus

Fotografia: Robert Elswit

Montaggio: William Kerr, Brian Scott Olds

Musiche: Michael Andrews

Attori: Pete Davidson, Marisa Tomei, Steve Buscemi, Pamela Adlon, Bel Powley, Maude Apatow, Bill Burr, Domenick Lombardozzi, Moises Arias, Machine Gun Kelly, Kevin Corrigan, Jimmy Tatro

Trailer de Il Re di Staten Island

Il Re di Staten Island, scritto e diretto da Judd Apatow e vede come protagonista e co-sceneggiatore Pete Davidson famoso comico del Saturday night live. Il film è uscito nel 2020 ed è una semi-autobiografia dello stesso Davidson che lo ha dedicato a suo padre.

Trama de Il Re di Staten Island

Scott (Pete Davidson) è un ventiquattrenne di Staten Island, un distretto di New York, e come la città in cui vive è vittima d’immobilismo. Infatti, a Staten Island non succede nulla di nuovo, ci sono sempre le stesse persone e non gode di grande riconoscimento. Allo stesso modo Scott non esce molto di casa, prende antidepressivi, frequenta sempre lo stesso gruppo di amici- anche loro vittime di questo immobilismo – e soprattutto non riesce a trovare il suo ruolo nel mondo: vuole diventare tatuatore ma non è molto motivato né spronato. Inoltre, da poco la sorella più piccola si è diplomata e va al college creando in lui un ulteriore senso di frustrazione. Al suo opposto c’è Kelsey (Bel Powley) la ragazza con cui ha una relazione segreta. Lei è dinamica, non si arresa all’immobilismo della sua città, infatti, vuole entrare nella pubblica amministrazione per generale un cambiamento concreto e allo stesso modo cerca di spronare Scott a cui è sinceramente affezionata e che vorrebbe aiutare. Cambiare non è semplice, i problemi di Scott hanno radici antiche e profonde. Nel suo passato c’è la morte del padre pompiere che lui anche per colpa della madre ha idealizzato troppo come eroe. Un giorno nella vita di Scott arriva Ray, un pompiere che intraprende una relazione con la madre. È l’inizio di un percorso personale verso la comprensione di sé stesso e del suo ruolo nel mondo.

(from left) Margie Carlin (Marisa Tomei) and Scott Carlin (Pete Davidson) in The King of Staten Island, directed by Judd Apatow.
(from left) Margie Carlin (Marisa Tomei) and Scott Carlin (Pete Davidson) in The King of Staten Island, directed by Judd Apatow. CR: Mary Cybulski / Universal Pictures

Recensione de Il Re di Staten Island

Il Re di Staten Island affronta temi profondi e dolorosi, nonché autobiografici con un tono leggero. Di fatto rispecchia la comicità di Pete Davidson e contiene tutti i temi autobiografici su cui ha già ironizzato e messo a nudo: il morbo di Crohn, la dipendenza da marijuana, le relazioni, vivere a Staten Island. Il film però compie un ulteriore passo in avanti perché Davidson racconta ed elabora anche la sua ferita più importante: il lutto del padre di cui emblematicamente assume il nome nel film. Scott Davidson era un pompiere e morì da eroe durante l’attacco alle torri gemelle quando Pete era solo un bambino.

Una ferita che nella realtà lo ha portato a pensieri suicidi. Nel film invece la reazione è più mitigata: Scott è privo di motivazione ed è bloccato. Non esce di casa e quando la sua amica Kelsey lo sprona a uscire, lui rifiuta e asserisce che stare nello scantinato con i suoi amici è più sicuro. Ma più sicuro da cosa? Da cosa si deve proteggere? Non lo esplicita ma si deve difendere dalla vita, dal dolore che comporta, dalle relazioni soprattutto quelle amorose. Infatti, ha una relazione con Kelsey che tiene segreta per paura che se la rendesse nota perderebbe la sua magia, il suo essere speciale. E così per proteggersi dal vivere passa il tempo a fumare erba, dipendenza che non gli dà più emozioni infatti fuma ma non si sballa, è solo un gesto meccanico che ripete.

Scott non è privo di passioni, di fatto ama i tatuaggi, soprattutto farli. Sarebbe anche bravo ma è non si impegna. Gli amici che hanno acconsentito a farseli fare non vogliono più aiutarlo e così non si può esercitare. Anni prima gli hanno diagnosticato il disturbo da deficit cognitivo e se da una parte ne soffre dall’altra lo usa come scudo per non mettersi in gioco e rintanarsi nello scantinato con gli amici. Su ogni fronte si sente ed è bloccato. Per chi c’è passato sa quanto è difficile uscire da quel mood, e come i pensieri creino un circolo vizioso per cui tu vorresti anche rimboccarti le maniche e riprendere il controllo sulla tua vita ma non ce la fai. Scott è spaesato, al centro di un luogo che non permette di capire dove andare e soprattutto se la scelta sarebbe giusta. Per fortuna arriveranno una serie di persone ad aiutarlo, a dargli gli strumenti per poter valutare. In primis la sorella appena diplomata, che per prima gli fa capire che là fuori, oltre Staten Island c’è un mondo da esperienziale, poi c’è Ray il pompiere con cui esce la madre che gli permetterà di superare il lutto del padre ridandogli una dimensione umana, e infine Kelsey che per tutto il film sarà un punto di riferimento.

Scena del film Il re di Staten Island
Scena del film Il re di Staten Island

In conclusione

Un film che nella sua semplicità e leggerezza insegna molto ed è capace di trasmettere positività, infondendo speranza in tutti coloro che, come Scott, si sono dovuti fermare nella loro vita per poter capire dove andare.

Note positive

  • Tematica

Note negative

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