La Fiammiferaia (1989): una vita vissuta da spettatrice.

Tulitikkutehtaan tyttö locandina

La fiammiferaia

Titolo originale: Tulitikkutehtaan tyttö

Anno: 1990

Paese: Finlandia

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Villaealfa Filmproductions OY, The Svenska, Fiminstituetet, Finnkino OY, Esselte Video

Distribuzione: Lucky Red distribuzione, Columbia Tri Star Home Video

Durata: 79 min

Regia: Aki Kaurismäki

Sceneggiatura: Aki Kaurismäki

Fotografia: Timo Salminen

Montaggio: Aki Kaurismäki

Musiche: Aki Kaurismäki

Attori: Kati Outinen, Elisa Salo, Esko Nikkari, Vesa Vierikko, Silu Seppälä, Outi Mäenpää, Marja Packalén, Richard Reitinger, Klaus Heydemann, Ismo Keinänen, Kurt Siilas, Reijo Taipale, Helga Viljanen

La Fiammiferaia è un film del 1990,scritto e diretto da Aki Kaurismaki. Rappresenta la conclusione della cosiddetta “trilogia dei perdenti” di cui fanno parte anche Ariel e Ombre nel Paradiso.

Aki Kaurismaki viene considerato un esponente del surrealismo nordico, dato che riesce con una regia minimalista a ricreare situazione grottesche ed ordinarie allo stesso tempo. Parte da piccoli dolori quotidiani, per parlare di tragedie universali. Come ad esempio la quasi totale mancanza di amore nella nostra società e nelle sue istituzioni. Il dolore però non è mai urlato, ma sempre mostrato con una certa parsimonia, potremmo dire quasi delicatezza.

In tutti i suoi film lo spettatore assiste attonito alla battaglia con esiti alterni del singolo contro la società, ma in fondo c’è sempre una flebile luce in fondo al tunnel. Il tutto raccontato con quella ironia disincantata, che è diventata parte integrante della sua cifra stilistica. Un cinema povero e alternativo, ma puro e schietto che ogni cinefilo dovrebbe conoscere.

Trama (con spoiler) de La Fiammiferaia

Iris è una ragazza che trascorre una vita grigia scandita dal lavoro in una fabbrica di fiammiferi,e la casa che condivide con una famiglia altamente disfunzionale. Lei vive solo per lavorare e per provvedere ai suoi genitori che la sfruttano solamente. Ogni tanto va in una balera, ma a causa della sua insicurezza non riesce a instaurare relazioni.

Un giorno decide di acquistarsi un vestito per piacersi di più e nonostante le percosse del patrigno per convincerla a riportare indietro l’indumento, Iris indossa l’abito in un bagno pubblico e si reca alla balera dove incontra Aarne, un uomo benestante con cui arriva a passare la notte nel suo appartamento. Da questo momento lei si convince di avere una relazione seria con l’uomo che invece la respinge in tutti i modi, fino ad allontanarla del tutto dopo la scoperta della sua gravidanza. Iris decide di trasferirsi dal fratello e di vendicarsi di Aarne, la madre e il patrigno uccidendoli con il veleno per topi.

La Fiammiferaia (1989): una vita vissuta da spettatrice.
Scena del film La Fiammiferaia

Recensione de La Fiammiferaia

Aki Kaurismaki si ispira al noto racconto di H.C.Andersen, rielaborandolo secondo la sua dialettica e ambientandolo in una grigia fabbrica di fiammiferi. Iris è alla ricerca della felicità in una vita routinaria e tesa solo a soddisfare gli altri, fatta solamente da lavoro e incombenze quotidiane. Non c’è spazio per Iris che vive la sua vita come una spettatrice svogliata senza riuscire a prenderne le redini. Quando incontra Aarne crede di aver trovato la felicità, ma invece per l’uomo è solo un passatempo. Del resto se non ama se stessa, come possono farlo gli altri? È una delusione troppo grande, per Iris, che cerca il conforto del fratello, e per i suoi genitori che decidono di “sfrattarla” da casa. A tale delusione Iris non può rispondere che con la vendetta. La giusta punizione concluderà la pellicola, non lasciando spazio a dubbi come in ogni parabola morale. Iris azzerando tutto riuscirà a trovare la sua identità?

Aki Kaurismaki passa in continuazione dal registro comico a quello drammatico con grande fluidità senza che la struttura narrativa ne risenta. Durante il dipanarsi del racconto, quello che ci colpisce è l’assoluto silenzio accompagnati da immagini evocative. I dialoghi sono molto semplici e ridotti all’osso, ma potrebbero benissimo non esserci perché la potenza del film non la troviamo nell’esplicitazione dei sentimenti, ma piuttosto in tutto quello che resta celato. Da segnalare la grande prova dell’attrice protagonista Outinen, musa del cinema di Kaurismaki.

Per farci meglio entrare nell’atmosfera e nell’intimo di Kati, Kaurismaki si avvale della musica. La colonna sonora è composta da pezzi anni 50 del rock americano e da pezzi di rock finlandese, che rendono l’atmosfera surreale e tragica allo stesso tempo. Kaurismaki realizza un film misurato e di nicchia, ma capace come pochi di farci riflettere sul dolore della vita, sul nostro destino e sulle conseguenze delle nostre azioni.

In conclusione

Note positive :

  • La colonna sonora
  • L’amosfera surreale
  • La performance attoriale della protagonista

Note negative :

  • Lunghi silenzi
  • Ripetizione delle scene

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