La patata bollente: Racconto della società italiana del ’79

locandina La patata bollente

La Patata Bollente

Titolo originale: La patata bollente

Anno: 1979

Paese: Italia

Genere: Commedia

Produzione: Irrigazione cinematografica

Distribuzione: CIDIF-CAD

Durata: 1h 40m

Regia: Steno

Sceneggiatura: Giorgio Arlorio, Steno, Enrico Vanzina

Fotografia: Emilio Loffredo

Montaggio: Raimondo Crociani

Musiche: Totò Savio

Attori: Renato Pozzetto, Edwige Fenech, Massimo Ranieri, Mario Scarpetta, Clara Colosimo, Luca Sportelli

Prendete “La classe operaia va in paradiso“, “Il vizietto” e “Giovannona Coscialunga disonorata con onore“, mescolateli insieme e otterrete “La patata bollente” di Steno, una commedia vivace che non risparmia critiche alle ipocrisie del sistema socio/politico nell’Italia di fine anni’70.

Trama di “La Patata Bollente”

Bernardo Mambelli, detto “il Gandi”, è un operaio di una ditta di vernici, ex pugile, innamorato della bella Maria e del partito comunista. Questi due amori saranno messi in crisi dall’incontro con Claudio, un giovane e brillante ragazzo omosessuale che Gandi salva dall’aggressione di un gruppo di fascisti. Decide di portarlo nella sua casa per curarlo dalle ferite, ma, una volta scoperta la sua omosessualità, tenta di nasconderlo il più possibile dai suoi amici, dalla fidanzata e dalla portinaia del suo palazzo. Nonostante i loro mondi siano diametralmente opposti, i due iniziano a conoscersi e a rispettarsi, alimentando le gelosie di Maria e l’ottusità del sindacato. Per cercare di “guarirlo” lo mandano in Russia, il paese dei sogni di Gandi, sperando che la lontananza lo faccia rinsavire, ma al ritorno la situazione non cambia, anzi, sarà la giusta occasione per la resa dei conti finale.

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Fotogramma de La Patata Bollente

Recensione di “La Patata Bollente”

Nato da un’idea di Giorgio Arlorio, uno dei più importanti sceneggiatori degli anni ’60 e ’70, capace di spaziare da film tipici della commedia all’italiana (“Crimen” di Mario Camerini) a opere più impegnate (“Quiemada” di Gillo Pontecorvo), il film inizialmente fu pensato per la regia di Nanny Loy, successivamente affidato a Steno che si è occupato, insieme al figlio Enrico e allo stesso Arlorio, anche della sceneggiatura. Il risultato finale ha mantenuto le intenzioni critiche di Arlorio e, in aggiunta al tipico taglio popolaresco di Steno, ne è emersa una pellicola di successo che ha ottenuto un riscontro positivo di pubblico e critica, capace ancora oggi di coinvolgere e intrattenere lo spettatore. La Patata Bollente risulta dunque una commedia impegnata che esplora la spinosa questione dell’emarginazione degli omosessuali osservata dal punto di vista di un partito come quello comunista che si professava progressista e antirazzista. Un partito capace sì di vincere importanti battaglie, ma ancora troppo impegnato a perdersi tra i meandri della sua burocrazia per affrontare la questione dei diritti dei cosiddetti “diversi”, un partito oltretutto reduce dall’omicidio di Pasolini avvenuto quattro anni prima, lo stesso Pasolini cacciato dal PCI nel 1949, e dalle conseguenti discussioni interne ancora in corso. Un argomento ignorato da tutti, un disinteresse radicato che accomunava trasversalmente l’Italia intera, dal Pci (Gandi e i suoi amici sindacalisti) ai fascisti (i ragazzi che picchiano Claudio e distruggono la “libreria alternativa”) passando per la DC (la portinaia pettegola col binocolo in mano).

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Renato Pozzetto in La Patata Bollente

In questo marcato contrasto si svolge l’intreccio narrativo che ha come protagonista un Renato Pozzetto in gran forma, in una delle interpretazioni più riuscite della sua filmografia, diviso tra Claudio (un azzeccatissimo Massimo Ranieri) e la fidanzata Maria (Edwige Fenech). In realtà questa rivalità non è mai seriamente in gioco, è più frutto della gelosia di Maria, ma l’intento comico è proprio quello di abbozzare un paradossale triangolo amoroso.

“Oh, ricordati che hai un soprannome da rispettare: Gandi, il campione del mondo dello sciopero della fame.”

La Patata Bollente

Più interessante è l’evoluzione che intraprende Gandi. Inizialmente salva il povero Claudio per istinto di giustizia in quanto vittima di violenza, ma la seconda volta lo salva nonostante sia consapevole della sua omosessualità. Un’emancipazione che è riuscito a compiere da solo, in contrasto ai dogmi del partito, per rimediare a una chiara ingiustizia. Il messaggio alla fine è questo e il film lo esprime utilizzando gli strumenti tipici della commedia, senza aver timore di pescare dal ricco repertorio cabarettistico di Pozzetto. L’attore lombardo torna a lavorare con Steno 4 anni dopo “Il padrone e l’operaio” nel quale interpreta, ironia della sorte, un potente direttore d’azienda alle prese con un focoso operaio (Teo Teocoli).

Massimo Ranieri si conferma un artista versatile e garbato, a suo agio sia sul palco di Sanremo che davanti la macchina da presa. La sua carriera cinematografica non ha preso il volo come avrebbe meritato, questo lascia un po’ di rammarico considerando il suo ampio e raro potenziale. La scelta della Fenech è anch’essa una piacevole sorpresa, oltre al compito di sottolineare la femminilità della fidanzata di Gandi, in contrasto con il “rivale” omosessuale, l’attrice risulta capace di rendere credibili le radici provinciali del personaggio. Degna di nota anche l’interpretazione di Clara Colosimo nel ruolo della portinaia spiona (interpreterà qualche anno dopo la leggendaria madre di Artemio ne “Il ragazzo di campagna”). Il suo è un curriculum di tutto rispetto avendo lavorato con Fellini, Bertolucci, Nanni loy (reciterà l’anno successivo nel film “Cafè express” di Loy, proprio il soggetto che era inizialmente previsto essere la seconda parte di un film ad episodi, la cui prima storia era “La patata bollente”).

Essere ciechi e sordi davanti a qualsiasi cosa di diverso non è forse una malattia?”

Un peccato invece la mancanza di coraggio nel superare alcune scorciatoie figlie della stessa epoca che il film vuole criticare, ma di cui, gioco/forza, ne fa parte. Claudio è l’unico personaggio omosessuale del film che non è la classica macchietta gay con gli orecchini e atteggiamenti marcatamente effeminati, tipici dei B-movie degli anni ’70/’80. Tutti gli altri personaggi omosessuali del film invece lo sono, in una rappresentazione superficiale che non rende onore agli intenti progressisti della storia, soprattutto in un contesto dichiaratamente a favore della questione.

Nonostante questo La Patata Bollente riesce nel suo obiettivo di far ridere e di far riflettere, a oggi è impossibile determinare l’effettivo impatto che ha avuto sulla società dell’epoca, possiamo solo constatare che 40 anni dopo il mondo LGBT ha fatto passi da giganti per la conquista dei propri diritti rispetto al 1979 e dall’altra parte il PCI si è disgregato. Un finale ironico, tipico delle più brillanti commedie all’italiana.

Note positive

  • Cast di attori diretti magistralmente da Steno
  • Capacità di unire leggerezza e impegno sociale.

Note negative

  • Inutile utilizzo di “macchiette”

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