L’anno dell’uovo (2023). Spiritualismo e maternità – Venezia 80

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Locandina de L'anno dell'uovo

L’anno dell’uovo

Titolo originale: L’anno dell’uovo

Anno: 2023

Nazione: Italia

Genere: drammatico

Casa di produzione: Diero, Biennale College Cinema

Distribuzione italiana:

Durata: 90’

Regia: Claudio Casale

Sceneggiatura: Claudia De Angelis, Milo Tissone

Fotografia: Vanni Mastrantonio

Montaggio: Marco Signoretti

Musiche: Lorenzo Ceci, Oscar Bonelli

Attori: Yile Yara Vianello, Andrea Palma, Regina Orioli

Trailer de L’anno dell’uovo

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il cineasta romano Claudio Casale ha trascorso la sua vita tra l’Asia, l’Italia e l’America, dove ha frequentato un corso di regia presso la New York Film Academy. Nel 2017 ha realizzato il suo primo documentario indipendente, “Piccolo mondo cane” (2017), mentre nel 2018 ha vinto il premio MigrArti con il suo cortometraggio “My Tyson” durante la 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel 2020 è stato in concorso nella sezione VR Expanded della Biennale Cinema con il documentario “Om devi“, successivamente ampliato nel 2021 con un documentario breve dal titolo “Shero“, candidato al David Di Donatello. Nel 2023 ha realizzato il suo primo lungometraggio di finzione dal titolo “L’anno dell’uovo“, sviluppato e prodotto all’interno dell’undicesima edizione della Biennale College Cinema. Il film è stato presentato in anteprima mondiale durante l’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sia in sala che su piattaforma, grazie a MyMovies One, che ha reso disponibili online tutti i lungometraggi della Biennale College Cinema. Nel cast troviamo Yile Vianello e Andrea Palma nei ruoli dei protagonisti.

Trama de L’anno dell’uovo

Adriano e Gemma sono una giovane coppia in attesa del loro primo figlio, che desiderano da molto tempo. Per farlo nascere nel segno dell’amore e dell’armonia, decidono di vivere questa esperienza in un luogo intriso di spiritualismo e lontano dalle regole della civiltà, dove l’attenzione non è rivolta allo spirito, ma bensì al lavoro, alle costrizioni sociali e al profitto economico, in una costruzione sociale dove tutto è etichettato e incasellato. Per fuggire da tutto ciò, i due si sono rivolti alla Comunità dell’Uovo: un gruppo spirituale che, sotto la guida del guru RaJani, vive nella contemplazione della fertilità, pregando un Uovo d’oro che troneggia nel Tempio. In questa comunità, Adriano e Gemma dovranno trascorrere i nove mesi della gravidanza, più i primi tre mesi dopo la nascita del figlio, per potersi godere il piccolo in totale serenità. Gemma trascorre così le sue giornate meditando e svolgendo esercizi spirituali in gruppo con altre donne, mentre gli uomini, come Adriano, devono svolgere in maniera rituale le faccende domestiche, dalla pulizia della casa fino al cucinare. Tutto trascorre in un clima di estrema armonia, fino a quando i due giovani coniugi si trovano ad affrontare l’inatteso, un dolore tremendo che li condurrà in una nuova dimensione e conoscenza, dove il loro modo di vedere e comprendere la realtà muta completamente

Fotogramma de L'anno dell'uovo
Fotogramma de L’anno dell’uovo

Recensione de L’anno dell’uovo

Non tutti riescono a vivere all’interno della società attuale. Non tutti sono in grado di accettare e di fare proprie quelle regole imposte dalla civiltà, regole e valori immutabili a cui la gran maggioranza delle persone fa proprie senza neanche accorgersene. L’idea stessa di società non è un’entità oggettiva, ma le varie culture del mondo, dalle piccole tribù alle grandi tribù mondiali (come quella europea), hanno stabilito dei valori, dei canoni di civiltà, che nel corso dei secoli sono diventati come regole statiche che vanno a costruire e plasmare le sembianze del mondo e di noi stessi. La società, però, non è altro che una creazione del genere umano e non qualcosa di effettivamente realistico e immutabile. Anzi, dovrebbe modificarsi nel corso dei tempi, e la sua funzione dovrebbe essere una sola: fare il bene dell’uomo. Nozione però che ci siamo dimenticati, in onore di una società più orientata al valore industriale del profitto economico piuttosto che verso il benessere del cittadino. La società capitalistica pone dinanzi a tutto il denaro e vive esclusivamente in funzione di questo, piuttosto che per la felicità dell’individuo. Come può essere giusta, dunque, una società simile? È giusto perpetuare ancora questo modello di società negli anni, o è giunto il momento di demolirlo e cambiarlo? Come molte persone, dagli anni ’70 in poi, Adriano e Gemma non si sentono riconosciuti dalla società capitalistica, non riescono a vivere dentro le leggi sociali di questa. Per loro ciò che conta è la felicità, è vivere appieno il momento della maternità assieme, in un luogo che permetta a loro di godere l’attimo, fuoriuscendo da qualsiasi logica di frenesia e di stress cittadino. La loro vita nella Comunità dell’Uovo si svolge tra preghiere, momenti di spiritualità singoli e di gruppo, il tutto orientato a creare un equilibrio tra tutti i partecipanti, di unità e di amore, al di fuori da ogni dinamica di cattiveria e di egocentrismo.

Claudio Casale – Regista

In una società che appare sempre più complessa e fuori controllo, tanti scelgono la chiarezza offerta da una microcomunità, che sia un forum online, una comune o un trend topic della durata di pochi giorni. E in un mondo che glorifica il materialismo, l’eco di una spiritualità a portata di mano attira sempre più persone. Adriano e Gemma, seguendo il loro istinto e il desiderio di un modello di vita diverso che non posso che condividere, decidono di entrare nella comunità dell’Uovo. Ma nessun luogo può accogliere le sfumature imperfette che vivono in ognuno di noi, se prima non siamo noi stessi ad accettarle. Solo allora, forse, si può ricevere un nuovo dono, magico e inaspettato.

Nella prima parte narrativa vediamo i nostri protagonisti trascorrere momenti di piena armonia e felicità, tra atti d’amore e di serenità in meravigliosi prati, tra ruscelli d’acqua e splendidi alberi e fiori. Un paesaggio alquanto bucolico che ci fa comprendere quanto sia importante vivere a stretto contatto con il mondo della natura e non con quello dello smog e del cemento, che i cittadini delle grandi città vivono giornalmente, tra il traffico e l’odore di benzina. Il lungometraggio, che si struttura in tre atti: guscio, albume e tuorlo, possiede scelte registiche e fotografiche alquanto accattivanti e interessanti, che riescono a creare un mood narrativo e visivo autoriale, congeniale agli eventi drammaturgichi raccontati nel film. Specialmente nella prima parte e nelle primissime inquadrature, abbiamo delle inquadrature alquanto “sbagliate concettualmente” ma perfette per immetterci dentro il clima della setta spirituale rivolta all’Uovo, simbolo di fecondità, di nascita e di rinascita. I due personaggi ci vengono presentati con due inquadrature che vanno a mostrare solo una parte del volto di uno e dell’altro, anche l’uovo, come ci viene mostrato inizialmente, appare mostrato erroneamente attraverso la distribuzione dello spazio scenico inquadrato. Nel susseguirsi del racconto, le inquadrature donano, grazie al montaggio, una componente di sogno, di tranquillità idilliaca impregnata d’amore. Nella prima parte, quella denominata “Guscio”, non è un caso che vediamo numerosi momenti d’intimità tra i due protagonisti. La tranquillità e l’idillio però, nel secondo atto, “Albume”, si rompono dando il là a scene maggiormente fredde: i personaggi vengono ripresi spesso da soli, la regia si concentra maggiormente su Adriano (e non su Gemma come accade nella prima parte), e la luce scenica appare più oscura, non a caso gli esterni svaniscono dando il via a scene esclusivamente d’interni. Le tre parti del racconto però hanno un elemento in comune: la rappresentazione del bambino, che ci viene mostrato come l’albume di un uovo, come l’epicentro dell’universo pronto a scoppiare e a rinascere. I colori giallo, rosso, nero fanno da padrone a questa visione che Gemma ha spesso, anche durante le sedute spirituali. Queste immagini, realizzate al computer, mostrano un’esplosione di masse fluide, magnetiche e pulsanti, rese maggiormente accattivanti da una musica che si trascina dentro un mood spirituale, facendoci connettere empaticamente con la nostra protagonista della storia, Gemma.

La pellicola funziona, nonostante non racconti bene e dettagliatamente la Comunità dell’Uovo, che, come anche Adriano dichiarerà, ci appare come un mix tra varie religioni e forme spirituali, tra tutte spicca, come similitudine, l’elemento buddista, sia per come Gemma e le altre donne si vestono, sia per la concezione che la Comunità dell’Uovo ha riguardo alla vita, la nascita e la morte, basata su spiriti che muoiono per poi ritornare al mondo. Ciò che però il lungometraggio sbaglia completamente è il finale, alquanto tronco, dando la sensazione che lo sceneggiatore non sapesse come andare a concludere la sua storia. Il finale sembra condursi avanti nel tempo, in un mondo in cui l’umanità non esiste più o in cui è ritornata a contatto con la natura. Un finale eccessivamente naturalistico ed eccessivamente lasciato all’interpretazione dello spettatore, ma sarebbe stato più interessante a livello narrativo condurre avanti e concludere (anche simbolicamente) la storia di Adriano e Gemma e della Comunità in cui si trovano. Ciò però non avviene, e la storia rimane quasi tronca, soprattutto riguardo al tema della nascita e della maternità

Red Carpet degli attori de L'anno dell'uovo
Red Carpet degli attori de L’anno dell’uovo

In conclusione

La pellicola ci conduce in un viaggio riflessivo sul concetto di società e dei valori che la guidano. Ci ha messo di fronte a una riflessione critica sulla società capitalistica e sul suo orientamento verso il profitto economico a discapito del benessere individuale e collettivo. Il racconto introduce a due personaggi, Adriano e Gemma, che hanno cercato di sfuggire a questa realtà, trovando rifugio nella Comunità dell’Uovo. Questo luogo di spiritualità e connessione con la natura ha rappresentato un’alternativa alla frenesia della vita cittadina, mettendo in risalto l’importanza di vivere in armonia con l’ambiente circostante. Tuttavia, il film presenta alcune lacune, soprattutto nell’ambito della sua conclusione, che sembra lasciare la storia in sospeso e aperta a interpretazioni multiple. Avrebbe potuto essere più soddisfacente per il pubblico avere una conclusione più definita e significativa riguardo alla storia di Adriano, Gemma e la Comunità dell’Uovo. Nonostante questo, il film riesce comunque a catturare l’attenzione grazie alle scelte registiche e fotografiche che creano un’atmosfera unica e coinvolgente.

Note positive

  • Riflessione critica sulla società capitalistica.
  • Rappresentazione della Comunità dell’Uovo come un luogo di spiritualità e connessione con la natura.
  • Scelte registiche e fotografiche che creano un’atmosfera coinvolgente.
  • Immagini visive suggestive

Note negative

  • Una conclusione che sembra lasciare la storia in sospeso e aperta a interpretazioni multiple.
  • Mancanza di una chiusura soddisfacente riguardo alla storia dei protagonisti e della Comunità dell’Uovo.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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