Le invasioni barbariche o come morì l’impero americano

Le invasioni barbariche o come morì l’impero americano 1

Le invasioni barbariche

Titolo originale: Les Invasions barbares

Anno: 2003

Paese di produzione: Canada, Francia

Genere: drammatico

Casa di Produzione: Astral Films, Canal+, Centre national de la cinématographie,  Téléfilm Canada 

Distribuzione: Bim distribuzione

Durata: 95 minuti

Regia: Denys Arcand

Soggetto: Denys Arcand

Sceneggiatura: Denys Arcand

Montaggio: Isabelle Dedieu

Fotografia: Guy Dufaux

Musicha: Pierre Aviat

Attori: Remy Girard, Stephane Rousseau, Marie-Josée Croze, Marina Hands, Dorothee Berryman, Pierre Curzi, Yves Jacques, Louise Portal

Trama de le invasioni barbariche

Remy, un professore universitario di storia, un intellettuale, cinico e apparentemente scontroso, malato di tumore, è ricoverato in un mal funzionante ospedale pubblico di Montréal (Canada), la sua vita libertina ha compromesso il suo matrimonio e il rapporto con i due figli Sebastien un brillante uomo d’affari e Sylvaine un’esperta velista nell’oceano Pacifico. La moglie nonostante ciò lo va a trovare in ospedale, cerca di sostenerlo e soprattutto cerca di convincere Sébastien, che vive a Londra, di tornare per aiutare il padre, soprattutto economicamente. Sébastien torna per il bene che vuole alla madre e fa il necessario affinché il padre abbia la migliore assistenza ma i rapporti con lui sono tutt’altro che semplici, i due infatti non fanno altro che punzecchiarsi a vicenda, ognuno testardamente fermo sulle proprie posizioni, e ostinanti a non aprire un dialogo soprattutto Remy. Il bene c’è ma nessuno vuole superare l’orgoglio. Gli esami sostenuti dal padre sono visionati da un esperto medico amico di Sebastien il quale non da nessuna speranza sulle condizioni del padre. Da qui inizia un percorso affinché il padre viva questo ultimo periodo nel miglior modo possibile: cura con la morfina e soprattutto richiama e informa gli amici di una volta, con i quali seppur i contatti si sono un po’ persi, ognuno indaffarato con la propria vita e famiglia, l’affetto è rimasto immutato. Piano piano i rapporti con il figlio migliorano, le incomprensioni si superano: non c’è più tanto tempo per fare gli orgogliosi. Così con famiglia e amici ritrovati, il figlio pensa di chiedere a Pierre, uno degli amici, di prestargli la casa del lago dove un tempo, il gruppo di amici si vedeva per parlare di cultura, e di radunarsi di nuovo tutti lì per un’ultima volta.

Recensione de Le invasioni Barbariche

Nel 2003, diciassette anni dopo Il declino dell’impero americano (1986), Denys Arcand decide di rimettere insieme il cast di quel film e di farci vedere che fine avevano fatto quei personaggi, quale era stata la loro evoluzione e il risultato è stato Le invasioni barbariche. Film pluripremiato, tra cui l’oscar come miglior film straniero. Il lungometraggio è stato presentato al Festival di Cannes nel 2003 vincendo il premio per la miglior sceneggiatura e quello per l’interpretazione femminile andato a Marie-Josée Croze

Dopo 17 anni dal Il declino dell’impero americano (1986), Denys Arcand non tornò solo con un nuovo film sequel di quello del 1986 ma anche e soprattutto con una nuova riflessione sulla società, se nel film del 1986 mostrava i primi segnali di crisi di quella classe culturale, di quei intellettuali che già non sapevano più dove andare, persi nelle infinite teorie e movimenti, in quella società disorientata in cui la donna aveva rivendicato il proprio ruolo ma non era riuscita a definire il ruolo maschile rendendolo incapace di riadattarsi, in cui alla fine non restava che il sesso, sempre più illecito e trasgressivo per provare qualcosa, ora nel film del 2003 mostrava il declino di questa crisi. Il prestigio del loro ruolo: l’intellettuale, era ancora rispettato, aveva ancora la sua validità e riconoscenza se non altro all’interno di quei luoghi del sapere, come le università, ora dopo l’attentato alle torri gemelle del 11 settembre 2001 l’uomo conosceva una nuova era delle invasioni barbariche, e dal quel momento tutto sarebbe cambiato, l’idea dell’intellettuale classica decade, la cultura entra in crisi e si appresta a morire, a quei intellettuali non resta neanche più il sesso. Le invasioni barbariche ha così un duplice piano quello individuale: la vita di un uomo con i suoi sbagli e i suoi pregi, con le persone con cui ha interagito, e quello storico: una generazione quella dei nati negli anni’50 che imbevuta di politica di movimenti di speranze, rivoluzioni ora muore sotto il peso della propria piccolezza, a quell’ apparir del vero che tutto distrugge, hanno fallito, non sono riusciti a fare quello che volevano: la rivoluzione e non sono riusciti neanche a passare il loro testimone alla generazione successiva. Emblematico il dialogo che tengono alla casa sul lago verso la fine del film:

Remy: ‹‹Siamo stati tutto e il contrario di tutto, è davvero incredibile: separatisti, indipendentisti, sovranisti, sovranisti-associatatisti…››

Pierre: ‹‹quando muovevamo i primi passi siamo stati esistenzialisti…››

Dominique: ‹‹avevamo letto Sartre e Camus.››

Claude: ‹‹poi abbiamo letto Franz Fanon e siamo diventati anticolonialisti.››

Remy: ‹‹dopo di che abbiamo letto Marcuse e siamo diventati marxisti.››

Pierre: ‹‹marxisti-leninisti.››

Toni: ‹‹trotzkisti.››

Louise: ‹‹maoisti.››

Remy ‹‹ma li abbiamo letto Solzenicyn e abbiamo cambiato idea siamo diventati strutturalisti.››

Pierre: ‹‹situazionisti.››

Dominique: ‹‹femministi.››

Claude: ‹‹decostruzionisti.››

Pierre: ‹‹c’è qualche “ismo” di cui non siamo caduti in adorazione?!››

Claude: ‹‹Si c’è: il cretinismo.››”

cit. Le invasioni barbariche

Tanti libri, tanti studi, tante analisi, filosofia, storia, teorie non sono altro che sovrastrutture con la loro discreta importanza, però poi il senso della vita sta tutto nel più banale amore della vita stessa, nell’esistenzialismo più puro, nella voglia di vivere e nella paura di morire, nel bilancio che facciamo tra quanto abbiamo dato e ricevuto, tra quanto ho fatto e quanto avrei voluto fare, nella famiglia che siamo riusciti a costruire, nei nostri amici, insomma nelle persone che amiamo e che ci amano.

Le inviasioni barbariche è un film che dice molto di più di quello che fa vedere con un approccio sicuramente meno umoristico del precedente ma più maturo e profondo, offrendo tantissimi spunti di riflessione.

Note positive

  • Equilibrio perfetto fra lacrime e sorriso

Note negative

  • Nessuna

Nota personale: il film seppur concepito come sequel può essere visto come film autonomo, il mio consiglio personale è vederlo e poi recuperare il declino dell’impero e rivederlo.

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