L’inferno di cristallo (1974). Il catastrofico secondo John Guillermin

Recensione, trama e cast del film L'inferno di cristallo (1974), pellicola catastrofica vincitrice dei David Di Donatello come miglior film straniero.
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Locandina de L'inferno di cristallo

L’inferno di cristallo

Titolo originale: The Towering Inferno

Anno: 1974

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Catastrofico

Casa di produzione: 20th Century Fox, Warner Bros.

Distribuzione italiana: 20th Century Fox

Durata:165 minuti

Regia: John Guillermin

Sceneggiatura: Stirling Silliphant

Fotografia: Fred J. Koenekamp

Montaggio: Carl Kress, Harold F. Kress

Musiche: John Williams

Attori: Steve McQueen, Paul Newman, William Holden, Faye Dunaway, Fred Astaire, Susan Blakely, Richard Chamberlain, Jennifer Jones, O.J. Simpson, Robert Vaughn

Trailer de L’inferno di cristallo

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Uno strano caso produttivo fu quello de “L’inferno di cristallo“. Nel 1973 si scatenò una vera e propria asta tra alcune delle più importanti case di produzione cinematografiche, che si contendevano i diritti del libro catastrofico “The Tower” di Richard M. Stern, prima ancora della sua uscita editoriale. A contendersi i diritti del romanzo c’erano la Warner Bros., la Columbia Pictures e la 20th Century Fox, che diedero vita a una disputa agguerrita che fece innalzare enormemente il prezzo per trasformare “The Tower” in un film. A vincere questa contesa economica fu la Warner Bros., che si aggiudicò i diritti del romanzo per una cifra superiore a 390.000 dollari. La situazione tuttavia non si concluse qui, anzi, prese una piega alquanto inaspettata. Otto settimane dopo, i dirigenti della 20th Century Fox acquisirono i diritti per realizzare la versione cinematografica del romanzo catastrofico “L’inferno di cristallo” (The Glass Inferno, 1974) di Thomas N. Scortia, la cui storia era piuttosto simile a quella narrata in “The Tower”. Secondo il produttore della FX, Irwin Allen, aveva “lo stesso tipo di personaggi, lo stesso luogo, la stessa storia e la stessa conclusione”. Allen sapeva che se i due film, trattando lo stesso tema, fossero usciti nello stesso anno, sarebbe stato un enorme problema economico sia per la Warner Bros. che per la 20th Century Fox, soprattutto considerando alcuni precedenti: nel 1960 vennero realizzati due film biografici su Oscar Wilde (“Oscar Wilde” e “Il processo di Oscar Wilde“) mentre nel 1965 vennero distribuite due pellicole su Jean Harlow (“Harlow” di Magna Media Distribution e “Harlow” della Paramount Pictures), nessuna di queste pellicole divenne un successo. In maniera intelligente, Irwin Allen creò un tavolo per risolvere questo probabile conflitto filmico, conducendo le due major verso una straordinaria collaborazione. La FX e la Warner decisero di unire i due romanzi per realizzare un unico lungometraggio, spartendo equamente i costi di produzione. Da questa unione nacque “L’inferno di cristallo“, per la sceneggiatura di Stirling Silliphant, sceneggiatore che aveva scritto per la casa di produzione di Irwin Allen il lungometraggio catastrofico di successo “The Poseidon Adventure” (1972). Il costo totale di produzione fu di ben 14.300.000 dollari, rendendo la pellicola un vero e proprio blockbuster cinematografico.

Alla regia troviamo John Guillermin, autore di celebri film come “Assassinio sul Nilo” (1978) e “King Kong” (1976), mentre nel ruolo di protagonisti ci sono: Steve McQueen (“Lassù qualcuno mi ama”, 1956; “Sacro e profano”, 1959) e Paul Newman (“La gatta sul tetto che scotta”, 1958; “Il colore dei soldi”, 1986). Il film ottenne un enorme successo di pubblico e critica, tanto da ottenere tre premi Oscar nel 1975 come Miglior Fotografia, Miglior Montaggio e Miglior Canzone, oltre a candidature come miglior film e miglior attore non protagonista per Fred Astaire. Il lungometraggio ricevette anche il premio come miglior film straniero ai David di Donatello del 1975.

Trama de L’inferno di cristallo

A San Francisco, tutto è pronto per inaugurare la Glass Tower, che si pone l’obiettivo di superare i limiti umani dell’architettura. La Glass Tower, voluta dall’imprenditore James Duncan, è l’edificio più alto al mondo, vantando una torre alta 515 metri (1.688 piedi) e un totale di 138 piani ad uso commerciale, d’ufficio e abitativo. Il grattacielo è stato progettato dall’architetto Doug Roberts, il quale, per rendere l’edificio il più sicuro e innovativo possibile, ha espressamente richiesto l’utilizzo di materiali di alta qualità al fine di evitare ogni rischio di incendio o di altro genere. Tuttavia, il giorno dell’inaugurazione, si verificano alcuni problemi di natura elettrica, costringendo Doug Roberts ad avviare un’indagine che rivela come il capo elettricista, Roger Simmons, genero di James Duncan, abbia utilizzato materiali scadenti per risparmiare sui costi. L’impianto elettrico, a causa di questi tagli, non risponde minimamente agli standard di sicurezza richiesti per un edificio di quelle dimensioni, mettendo così a rischio l’incolumità del grattacielo stesso. Doug mostra i problemi a James Duncan, ma quest’ultimo finge di non sentirlo e dà il via alla serata d’inaugurazione, che si preannuncia disastrosa. Durante il gala, all’81° piano, a causa del surriscaldamento di alcuni cavi, scoppia un incendio che ben presto avvolge l’intero palazzo. I vigili del fuoco non tardano ad arrivare, ma ora gli ospiti del Glass Tower, che si trovano all’ultimo piano, devono lottare per sopravvivere.

Fotogramma de L'inferno di cristallo
Fotogramma de L’inferno di cristallo

Recensione de L’inferno di Cristallo

I soldi non fanno un film, ma è la sceneggiatura, in primis, che rende un lungometraggio un buon film; il resto è solo contorno, un abbellimento importante per rendere una pellicola un capolavoro. Tutto ha inizio e parte da una sceneggiatura, che prima di entrare sul set dovrebbe essere solida. “L’Inferno di cristallo” si avvale indubbiamente di una fotografia abile e di effetti speciali interessanti per l’epoca, oltre a ottime interpretazioni, ma la sceneggiatura, fin dalle prime scene, non funziona a causa di una mancanza di strutturazione drammaturgica.

Il “Titanic” di Cameron è un lungometraggio catastrofico che ha saputo gestire abilmente gli elementi narrativi. La prima metà del “Titanic” è concentrata sui personaggi per rendere lo spettatore empatico con loro, soprattutto con Jack e Rose. Nella seconda parte del film, la storia si concentra sulla tragedia del Titanic, ma noi spettatori non soffriamo emotivamente per la sorte della nave, bensì per i nostri due protagonisti. Questo è ciò che manca in “L’Inferno di cristallo”, il quale, con una durata di quasi tre ore, non riesce a divide la sceneggiatura in due parti, accelerando quasi subito, facendoci immergere nei problemi tecnici del grattacielo e nel mondo dei Vigili del fuoco, a cui il film è dedicato, fin dalle prime battute. Ciò che lo sceneggiatore dimentica sono i personaggi. Appaiono solamente abbozzati entro qualche breve dinamica di dialogo e interazione con altri personaggi, ma questo è troppo poco. Durante l’incendio, non proviamo empatia, non ci interessano le loro sorti e rimaniamo passivi per tutta la durata, senza sentire alcuna connessione emotiva per le 2 ore e 40. La struttura drammaturgica del film si presenta come corale, composta da un cast eterogeneo con vari personaggi, ognuno con la propria storia, ma nessuna di queste storie, a cominciare da quella di Doug Roberts, risulta davvero interessante. Anche le storie d’amore inserite nella trama sono poco significative e assolutamente non coinvolgenti dal punto di vista romantico. Nel “Titanic” soffriamo per i personaggi, qui non proviamo nulla. Il cast cerca di dare vita ai propri personaggi, ma questi risultano troppo bidimensionali per acquisire un giusto carisma, nonostante la bravura degli interpreti.

A livello di sceneggiatura, ciò che funziona abbastanza bene è il tema. “L’Inferno di cristallo” parla di negligenza, lavoro e di un mondo focalizzato solo sul denaro, con individui disposti a tutto pur di aumentare i propri profitti. I due antagonisti del film sono l’imprenditore James Duncan e Roger Simmons, i quali, per ragioni personali, scelgono di risparmiare sulla costruzione usando materiali di bassa qualità, ignorando la sicurezza. Questi uomini si scontrano più volte con Doug Roberts, sostenendo di aver seguito tutte le norme, almeno secondo la legge. In questo senso, “L’Inferno di cristallo” può anche essere visto come una critica all’America, che crea leggi sulla sicurezza discutibili e inadatte per ogni tipo di struttura. Anche il capo dei Vigili del fuoco contesta lo stato e gli architetti, accusandoli di costruire edifici sempre più alti e sempre più pericolosi. Questo aspetto narrativo rappresenta l’unica chiave di lettura interessante nel film, a livello di sceneggiatura, attraverso la quale possiamo seguire la storia. Fortunatamente, accanto a una sceneggiatura poco strutturata, abbiamo un abile regista che riesce a mantenere un buon ritmo. Lo spettatore non si annoia troppo, nonostante nell’ultima mezz’ora il film diventi ridondante. Gli effetti speciali abili (considerando l’epoca) e la regia e il montaggio efficaci rendono la pellicola più coinvolgente, mascherando i suoi difetti nei loro limiti.

Rimane un mistero il successo di questa pellicola, alquanto pessima a livello di sceneggiatura. Il film è persino stato nominato come miglior film, quando indubbiamente nel 1974 c’erano, senza ombra di dubbio, dei film più interessanti e di maggior fattura. L’inferno di cristallo è un enorme Blockbuster che c’insegna che i soldi non fanno sempre un bel film.

Fotogramma del film L'inferno di cristallo
Fotogramma del film L’inferno di cristallo

In conclusione

L’importanza fondamentale della sceneggiatura nell’ambito cinematografico si manifesta in “L’Inferno di cristallo”. Questo film dimostra come una trama ben strutturata sia il cuore pulsante di un lungometraggio di successo. Nonostante la presenza di una fotografia abile, effetti speciali per l’epoca e interpretazioni di rilievo, il film soffre della mancanza di una solida strutturazione drammaturgica sin dalle prime scene. La sua durata di quasi tre ore non è equamente suddivisa in due parti, mancando così la capacità di instaurare un legame empatico con i personaggi, che risultano troppo bidimensionali e poco interessanti.

Note positive

  • “L’Inferno di cristallo” riesce a trattare temi come la negligenza e l’avidità, mettendo in luce le problematiche legate al denaro e alla sicurezza.
  • La regia abile e il montaggio efficace contribuiscono a mantenere un ritmo coinvolgente, nascondendo in parte i difetti della sceneggiatura.

Note negative

  • La sceneggiatura è il punto critico del film, con una mancanza di strutturazione drammaturgica che compromette il coinvolgimento emotivo dei personaggi.
  • L’assenza di una divisione chiara in due parti, come nel caso del “Titanic”, impedisce al pubblico di connettersi emotivamente con i protagonisti.
  • I personaggi appaiono bidimensionali e poco interessanti, nonostante gli sforzi del cast nel dare loro vita.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 927

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