L’uomo lupo (1941): l’inizio della saga con Lon Chaney Junior

L'uomo lupo locandina

L’uomo lupo

Titolo originale: The Wolf Man

Anno: 1941

Paese di Produzione: Stati Uniti d’America

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 70 min

Regia: George Waggner

Sceneggiatura: Curt Siodmak

Montaggio: Ted J. Kent

Fotografia: Joseph A. Valentine

Attori: Claude RainsMaria OuspenskayaLon Chaney Jr., Ralph BellamyBela LugosiWarren WilliamsPatrick Knowles

Trailer de L’uomo Lupo

Recensione de L’uomo lupo

La fortuna cinematografica sulla figura dell’uomo lupo inizia con The Wolf Man del 1941 dando inizio a una delle saghe cinematografiche più importanti della storia del cinema prodotta dall’Universal Studios in cui troviamo come protagonista Lon Chaney Jr. nei panni di Larry Talbot, l’uomo costretto a trasformarsi in lupo per via di una maledizione. Nonostante il precedente cinematografico Universal Il segreto del Tibet sul medesimo argomento, i produttori decisero di ripartire drammaturgicamente da zero andando a creare un nuovo mondo narrativo con nuove regole e nuovi personaggi. Dal successo cinematografico del 1941 si è sviluppata una saga che si unisce intrinsecamente agli altri filoni narrativi dei mostri dell’Universal come Dracula o La creatura di Frankestein che vede come titoli: L’uomo lupo (G. Waggner, 1941), Frankenstein contro l’uomo lupo (Roy William Neill, 1943), Al di là del mistero (Erle C. Kenton, 1944), La casa degli orrori (Erle C. Kenton, 1945), Il Cervello di Frankestein (Charles Barton, 1948).

L’importanza cinematografica del lungometraggio di G. Waggner, e di molti altri monster movies è rintracciabile nella presenza del truccatore Jack Pierce, che usa tecniche innovative per la creazione visiva delle creature mostruose, e per la grande interpretazione di Lon Chaney Jr., figlio del grande attore Lon Chaney Sr, e unico attore al mondo ad aver interpretato i quattro mostri Universal; dall’uomo lupo (tutti i cinque film della saga ufficiale), a Frankenstein (il quarto capitolo, Il terrore di Frankenstein), alla Mummia (il terzo, il quarto e il quinto, rispettivamente The Mummy’s Tomb; The Mummy’s Ghost; The Mummy’s Curse) e del conte Dracula (nel quarto, Il figlio di Dracula).

Il regista scelto, George Waggner (vero nome: Georg Waggoner), è colui che ha scoperto il talento di Lon Chaney Jr. facendolo debuttare per la prima volta nel cinema dell’orrore in un ruolo nuovo per il ragazzo, nel film L’uomo Elettrico in cui l’attore si cimenta nella parte di una specie di zombie dipendente dalle scariche elettriche. Tale film è sempre sotto la casa di produzione Universal e la scelta del duo in The Wolf Man è dovuta al successo di tale opera filmica. A oggi, guardando la storia del cinema, possiamo definire che The Wolf Man è indubbiamente il primo film classico del genere, rompendo con la tradizione del passato e andando a costruire grazie alla sceneggiatura di Curt Siodmak le nuove regole del mondo dei licantropi; in primis inserendo nella storia l’elemento della pallottola d’argento per distruggere la creatura. Nel film, come afferma lo stesso sceneggiatore, è sempre presente il tema del bene e del male, in cui il contagiato da un licantropo è sia vittima che carnefice, maledetto e assassino.

Trama e Analisi dell’inizio de L’uomo Lupo

Nell’incipit del lungometraggio viene subito messa in chiaro la storia che andremo ad assistere andando a spiegare in maniera didascalica il lemma “licantropia”, attraverso l’utilizzo di un personaggio esterno alla storia che in voce over va a leggere un tomo enciclopedico.

Licantropia. Malattia mentale per cui un essere umano si convince di essere un uomo lupo o lupo mannaro. Secondo un’antica leggenda la vittima assume realmente i caratteri fisici dell’animale. Gli abitanti di un piccolo villaggio, vicino al castello di Talbot, sostengono di aver vissuto orribili esperienze causate da questa creatura soprannaturale. Il simbolo del lupo mannaro è la stella a cinque punte, il pentagramma, con inciso all’interno un lupo che salta.

Intro de L’uomo Lupo

Tutto ciò che viene mostrato durante la visione sono dunque eventi passati considerati dei veri storici e non di pura fantasia; tale elemento permette di far calare lo spettatore all’interno della vicenda. Lo sguardo durante la lettura cade immediatamente su tre parole ben distinte, scritte in grassetto e in maiuscolo: Lycanthrophy, Legend, Talbot Castle. Questi lemmi sono il fulcro del film essendo in loro, presente: Argomento, Tema, il luogo degli avvenimenti e la presentazione della famiglia protagonista dei fatti.

Attraverso una dissolvenza incrociata andiamo all’interno di una macchina in cui è seduto il nostro protagonista, Larry Talbot (Lon Chaney Yr.) e poco dopo ci viene presentata un’inquadratura in cui è visibile l’enorme dimora che noi riconosceremo subito come il castello di Talbot nel Galles. L’importanza dell’incipit è che, seppur non ci siano dialoghi, comprendiamo immediatamente dove siamo e che il personaggio sul veicolo sia un componente di tale famiglia. La scena successiva ci immerge immediatamente dentro la storia della famiglia Talbot presentandoci il nucleo familiare: Larry Talbot, il padre Sir. John Talbot (Claude Rains) e il suo defunto figlio anch’esso chiamato John Talbot, mostrato attraverso un grosso dipinto sopra il camino del salotto. Comprendiamo, attraverso l’uso del dialogo, che il rapporto tra i due non è dei migliori e che Larry ha dovuto abbandonare il suo luogo nativo non essendo il primogenito della famiglia e quindi privato dall’eredità. Dopo la scomparsa del primo figlio, è ora lui il successore dei beni di famiglia e perciò ha deciso di ritornare a casa dopo un’assenza durata diciotto anni. Dall’impostazione corporea si nota una grande freddezza tra padre e figlio come se il loro rapporto sia più che altro esclusivamente lavorativo e privo di legame affettivo. Il loro saluto non è un abbraccio caloroso, bensì una tiepida e “inglese” stretta di mano. Giunti dei pezzi del telescopio da Londra, Larry riesce a montarli avendo esperienza nel settore delle apparecchiature ottiche, e mentre lo prova, guardando il villaggio e le sue persone, riesce a scorgere una bellissima ragazza, inizialmente di spalle e poi rivolta verso lo scrutatore. La giovane è Gwen Conliffe (Evelyn Ankers), la figlia del proprietario di un negozio di antiquariato che si sta mettendo un orecchino a forma di mezza luna. Attraverso una dissolvenza incrociata avviene un cambiamento di scena e di sequenza, passando dalla soggettiva di Talbot del negozio, a Larry che giunge al “Charles Conliffe” per approcciarla e conoscerla. Entrando nell’attività commerciale è proprio Gwen Conliffe, la giovane della finestra, a servirlo. L’uomo cercherà di conquistarla chiedendo di acquistare proprio quegli orecchini che le ha visto addosso, mentre la spiava con il telescopio.

Abbiamo quindi visto che il film mette in campo due elementi visivi interessanti: il telescopio, strumento in teoria in grado di raggiungere la visione di pianeti, stelle, satelliti, come la luna, e l’orecchino a forma di mezza luna. In questa scena possiamo udire una musica agitata e inquietante che va a contrastare nettamente con le emozioni dei personaggi, intenti in un gioco amoroso. Il terzo elemento visivo e simbolico che entra in gioco in questa scena, di enorme importanza per l’evoluzione narrativa, è un bastone. Larry alla fine non comprerà gli orecchi ma un bastone in cui è rappresentata, in argento, sull’impugnatura, una testa di lupo in cui è raffigurata anche una specie di stella in cui l’animale salta al suo interno. Gwen afferma che in quella stella è rappresentato un pentagramma/pentacolo (quarto elemento rilevante), che simboleggia il lupo mannaro, e che rimanda alla religione ebraica, alla stella di David, visto le origini ebraiche dello sceneggiatore Curt Siodmak. Larry non è a conoscenza di questo argomento e di queste parole, così la ragazza gliele spiega.

Larry: Lupo mannaro? E che cos’è?

Gwen: E’ un essere umano che in certi periodi dell’anno si trasforma in un lupo.

Larry: Vuol dire che se ne va in giro a quattro zampe, e morde, ringhia e ulula alla luna?

Gwen: Ooh, fa anche cose peggiori alle volte .

Larry: “Che occhi grandi che hai, nonna”.

Gwen: Sì, cappuccetto rosso era la storia di un lupo mannaro. E ce ne sono molte altre. Conosco una poesia: “Anche l’uomo che ha puro il suo cuore e ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo se fiorisce l’aconito e la luna piena splende la sera”.

Larry: Sì, ma questo pentagramma che significa?

Gwen: Tutti i lupi mannari hanno questo segno e lo vedono sulla mano della loro vittima.

Dialogo in L’uomo Lupo

La figlia del proprietario, di cui Larry non sa ancora il nome, le racconta quindi cosa significa “licantropo”, poi le narra una poesia, che scopriremo essere molto famosa nel villaggio, e del significato del pentagramma che ha la duplice funzione di essere mostrato sulla pelle della vittima predestinata dal lupo mannaro, oltre che sul mostro stesso. Larry vede tutto come uno scherzo, cercando ancora un motivo per flirtare con lei, ricordando la fiaba di Cappuccetto Rosso.

Nel villaggio giungono gli zingari e Larry coglie l’occasione per invitare Gwen alle otto di quella sera per andare dagli indovini. Al rintocco delle campane, Gwen, nonostante i suoi svariati rifiuti, è li, fuori dal negozio, ad attendere l’uomo indossando borsetta e i suoi orecchini a mezza luna; ma non è da sola, con lei c’è la sua amica Jenny Williams (Fay Helm). L’uomo, a braccetto con le donne, si reca nella lugubre foresta nebbiosa dove Jenny trova un fiore, il l’aconito, pronunciando nuovamente la poesia sul lupo mannaro. Alla fine i tre giungono alla capanna degli zingari. Attraverso un montaggio alternato assistiamo a due scene importanti: da un lato abbiamo Jenny che si fa leggere le carte dallo zingaro Bela (Bela Lugosi), figlio di Maleva (Maria Ouspenskaya) e dall’altra parte assistiamo al flirt amoroso nel bosco nebbioso tra Larry a Gwen in cui quest’ultima lo spiazza, affermando che è fidanzata e che presto si sposerà. Ma è nella capanna che assistiamo agli elementi di maggior importanza per lo sviluppo narrativo. Bela, mentre sta infatti facendo le carte a Jenny per predirle il futuro, viene marchiato sulla fronte dalla stella a cinque punte, e poi, mentre sta leggendo le mani alla ragazza, vede il segno perfino sul palmo di lei, gridandole di andarsene. L’uomo quindi si spaventa immediatamente, prova una terribile paura, cercando di allontanare la donna, che scappa rapidamente dal luogo. Bela è sconvolto da qualcosa, osserva i fiori di l’aconito situati a terra (da lui precedentemente buttati). Tale scena richiama l’attenzione dello spettatore preannunciando l’oscura identità dello zingaro, indubbiamente un lupo mannaro. Larry e Gwen sentono degli ululati e il protagonista assisterà alla scena di uno scontro tra un lupo e Jenny, intervenendo subito. ssistiamo allo morte di Jenny, che poi scopriremo essere stata uccisa a causa delle recisione della gola. L’inquadratura mostra uno scorcio pittorico, in cui abbiamo un atmosfera arcaica in chiaro-scuro predominata da una profondità di campo ridotta dall’uso della nebbia, creata appositamente per la scena della foresta, per limitare la visione di ciò che sta per accadere, dando una sensazione più oscura e di magia. Attraverso un montaggio rapido assistiamo all’uccisione di Bela uomo lupo da parte di Talbot che, grazie proprio al suo bastone in argento, riesce ad uccidere il licantropo. Tale elemento mostra per la prima volta al cinema un nuovo modo per porre fine alla vita di questa oscura creatura, ovvero con un oggetto d’argento. Tutta la scena è impostata attraverso una scelta registica di inquadrature tese a dare un senso di ansia e di terrore senza però far vedere realmente ciò che accade. Eccetto in un paio di inquadrature in cui vediamo il lupo, sempre da lontano, non assistiamo mai alla lotta sanguinosa tra i due, ma il regista ha sfruttato l’utilizzo della nebbia e degli alberi per rendere invisibili i problemi tecnici dell’epoca. Interessante per l’atmosfera della scena è l’utilizzo magico e orrorifico della nebbia, che è creata appositamente sul set da parte dei tecnici, e degli alberi distorti appositamente per la scenografia. La stessa inquadratura della morte di Bela colpito dal bastone d’argento non mostra mai il licantropo, che rimane completamente coperto dietro all’albero, non riuscendo nemmeno a scrutare l’espressione del nostro protagonista, a causa del codice Hays che poneva anche un grosso limite per l’epoca e poneva l’obbligo che le scene di omicidio dovevano essere girate in modo da scoraggiarne lemulazione. Inoltre gli assassinii brutali, con ferite e sangue, non dovevano essere mostrati in modo realistico ma piuttosto suggeriti.

Altro elemento invisibile all’interno della scena è la ferita che Talbot riporta durante lo scontro, comprendendo solo alla fine della sequenza che l’uomo è stato ferito dal morso del licantropo. Quando Gwen ricompare in campo trova l’uomo ferito, e con l’aiuto della zingara Maleva, madre di Bela, Talbot viene condotto al suo castello per essere curato. La polizia va immediatamente nel bosco per indagare su Jenny e il lupo, ma qui trovano solamente i corpi della ragazza e di Bela lo zingaro, stranamente scalzo e con la testa frantumata. Accanto al corpo dell’uomo c’è il bastone di Larry, incredibilmente pulito e privo di sangue. La mattina seguente Larry, inaspettatamente in buona forma fisica, si sveglia e viene interrogato dalla polizia con la presenza del padre. Qui Talbot viene a sapere che non è stato rinvenuto nessun lupo morto e che invece è stato ritrovato il corpo dello zingaro privo di vita con accanto il suo bastone. Larry afferma di essere sicuro dell’aver ucciso l’animale e per prova mostra la ferita sul petto che però è svanita, mettendo maggiori dubbi sulla sua versione dei fatti da parte dell’investigatore e del dottore. Lo stesso Sir. John Talbot nella sequenza successiva dà la sua versione indiretta dei fatti: asserisce che nell’oscurità Larry e Bela sono intervenuti per salvare Jenny dal lupo, ma erroneamente si sono scontrati tra loro portando così alla morte per errore da parte di suo figlio dello zingaro. Per la gente del posto Larry è un assassino e tutta questa situazione lo porta ad avere dubbi su ciò che lui ha effettivamente visto e fatto; la verità comunque non tarda a raggiungerlo. E’ durante la notte, alla festa-fiera degli zingari che Maleva le rivela la terribile e irrazionale verità il lupo che ha ucciso era suo figlio Bela.

Maleva: Tu hai ucciso il lupo […] Quel lupo era Bela.

Larry: Crede che io non sappia distinguere un lupo da un uomo?

Maleva: Bela è diventato un lupo e tu lo hai ucciso. Un lupo mannaro può essere ucciso solo da una pallottola d’argento, da un coltello d’argento o da un bastone con un pomo d’argento.

Dialogo ne L’uomo Lupo

Larry scappa stordito dalla capanna, mentre gli zingari, avvertiti da Maleva sul nuovo lupo mannaro, si preparano a fuggire. L’uomo si imbatte in Gwen, da sola, raccontandogli brevemente ciò che gli è stato detto, mostrando lei una certa incredulità sulla sua probabile futura metamorfosi in lupo mannaro. La ragazza pone l’attenzione sul pentagramma donato a Larry dalla zingara e l’uomo decide di regalarglielo. L’elemento inserito nella storia della medaglia che se indossata permette all’essere umano di non trasformarsi in lupo mannaro è inverosimile per la narrazione vista fino ad adesso, soprattutto per una domanda che lo spettatore può porsi: perché Bela non lo indossava, se sapeva che questo elemento era la sua unica salvezza? Sempre nel bosco e dopo il regalo a Gwen arriva il momento romantico, con una fotografia in chiaroscuro. Gli occhi della ragazza sono accesi, dolci e carichi di malinconia; è qui, nel bosco, che i due si danno il loro breve e sfuggevole primo bacio. A questo punto la ragazza, che ha commesso un atto “peccaminoso” essendo fidanzata con Frank Andrews (Patric Knowles) se ne va, e l’uomo ha una strana visione onirica: di Maleva, Bela, del simbolo del Lupo, del pentagramma, di Gwen, del flashback di lui che uccide il lupo mannaro, dell’aconito. Ritornato di fretta al castello, ecco che l’uomo subisce la sua prima trasformazione in lupo. Nella pellicola il regista si mantiene fedele alla tradizione iconografica in cui non avviene una metamorfosi completa in cui ogni elemento umano svanisce lasciando il posto ad un classico lupo, ma si assiste ad una mescolanza degli elementi in cui il corpo della vittima mantiene tratti umani uniti a quelli del lupo, andando così alla realizzazione scenica di un essere ibrido, il cosiddetto uomo lupo. Benché il corpo non subisca un cambiamento esteriormente completo in bestia feroce, tale rinnovamento avviene interiormente e caratterialmente: l’essenza buona dell’individuo svanisce lasciando il posto ad una ferocia predatoria e alla bestialità del mammifero, mostrato totalmente come elemento diabolico.

Il Make-up e tema de L’uomo Lupo

Per realizzare la maschera dell’uomo lupo, realizzata da Jack Pierce appositamente su Lon Chaney Junior, l’attore doveva sottoporsi ad un lavoro snervante di sei ore di applicazione del make-up e oltre tre ore per toglierselo a fine riprese. Pierce opera in modo tale che le sembianze e l’espressività dell’uomo lupo non siano esattamente quelle dell’animale, ma che si possano comunque avvicinare, rendendo il trucco spaventoso e convincente. Tra la trasformazione fisica di Bela l’indovino e Larry troviamo una notevole divergenza dal punto di vista sia narrativo che visuale; se il primo si muta in un lupo a tutti gli effetti perdendo ogni tratto fisico di uomo, come vediamo nella scena della lotta tra i due, Talbot diventa un reale mostro ibrido mantenendo una connotazione umana mischiata a quella di lupo; nelle inquadrature l’uomo cammina su due piedi e la sua corporatura, oltre ad essere riempita di peli, appare molto umana. Bela l’indovina invece viene impersonato da un cane durante la lotta ( il cane è di Lon Chaney Yr.) anche se in una inquadratura durante lo scontro al posto dell’animale compare una controfigura umana. Dunque per rappresentare i due licantropi il regista ha scelto due componenti stilistiche e visive completamente opposte; per il primo è stata scelto un cane mentre per il protagonista si è preferito creare una maschera ibrida. In tale modo viene meno l’elemento della coerenza nella diegesi per l’immedesimazione spettatoriale, con Bela rappresentato come un animale, mentre Talbot come un ibrido. Al suo risveglio Larry si ritroverà nella sua camera da letto, scoprendo sul suo petto il marchio del pentagramma e nella stanza sono visibili delle orme evidenti di lupo, tracce che andrà subito a pulire. Lui non ricorda niente di ciò che ha fatto e in preda al panico si reca dal padre per sapere nuove informazioni sul fenomeno della licantropia.

Il dibattito sulla scienza e la fede/leggenda in creature mitologiche è una delle chiavi di lettura che possiamo rintracciare, poiché troviamo moltissimi dialoghi che vanno a discutere tale opinione, ovvero se la licantropia esista veramente e che cosa questa sia. Da un lato troviamo il Sig. Talbot e il dottore Lloyd (Warren William) che asseriscono che questa sia esclusivamente una malattia mentale in cui alcuni individui ritengono di trasformarsi in lupi a causa di una cosiddetta ipnosi di massa, cioè che un uomo possa essere influenzato dalla gente intorno a sé; all’opposto, troviamo gli zingari che credono fortemente nell’esistenza di questa figura diabolica. Nell’incipit iniziale del lungometraggio ci viene presentata la parola Licantropia proprio attraverso questa duplice riflessione e il film ci dà proprio la risposta a tale mistero, una verità che verrà scoperta prima di tutto dallo spettatore.

Note positive

  • Spiegare la Mitologia della licantropia
  • La sceneggiatura
  • La fotografia
  • Gli attori
  • Il Make-up

Note negative

  • Incongruenza nella mutazione dei due uomini lupo

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