Miami Vice (2006): Una serie tv cult aggiornata in digitale

Miami Vice (2006): Una serie tv cult aggiornata in digitale 1

Miami Vice

Anno: 2006

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Azione / Thriller

Casa di produzione: Universal Pictures, Forward Pass

Prodotto da: Michael Mann, Pieter Jan Brugge

Durata: 2 hr 12 min (132 min); 2 hr 20 (140 min; Unrated Director’s Cut)

Regia: Michael Mann

Sceneggiatura: Michael Mann

Fotografia: Dion Beebe

Montaggio: William Goldenberg, Paul Rubell

Musiche: John Murphy, Moby, Klaus Badelt

Attori: Colin Farrell, Jamie Foxx, Gong Li, Naomie Harris, Ciaràn Hinds, Justin Theroux, Barry Shabaka Henley, John Ortiz, Luis Tosar

Trailer italiano di Miami Vice

Trama di Miami Vice

Le probabilità sono come la gravità: non puoi negoziare con la gravità.

CIT. SONNY CROCKETT (COLIN FARRELL)

Veterani della guerra alla droga, i due detective di Miami Sonny Crockett (Colin Farrell) e Ricardo Tubbs (Jamie Foxx) vengono incaricati dall’FBI d’infiltrarsi nel cartello internazionale di Arcangel de Jesus Montoya (Luis Tosar) e farlo esplodere dall’interno. Fingendosi imprendibili trafficanti, i due poliziotti avanzano le loro indagini a suon di metodi spicci e poco ortodossi, scatenando i sospetti José Yero (John Ortiz), addetto di Montoya al controspionaggio.

Mentre Yero fa rapire Trudy (Naomie Harris), collega e compagna di Tubbs, Crockett si trova mano a mano sempre più coinvolto in una relazione pericolosa con Isabella (Gong Li), elegante donna d’affari e moglie del boss.

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Colin Farrell e Jamie Foxx in Miami Vice

Recensione di Miami Vice

Acclamato maestro del noir glamour post-moderno, un Michael Mann fresco fresco del clamoroso successo di Collateral decide di aggiornare una sua vecchia creatura, il serial tv anni Ottanta Miami Vice di cui era produttore esecutivo. La rischiosa operazione del remake di vecchi prodotti seriali, in questo caso, può dirsi riuscita proprio in virtù del peculiare mestiere di Mann, che a partire da Collateral ha avviato una ricerca del realismo stilistico estremo per mezzo di riprese digitalizzate. Il film inizia senza inutili preamboli nel bel mezzo di una festa in discoteca, dettando da subito il tono di tutta la narrazione: trama lineare, tensione tagliata con il coltello da lunghe sessioni di silenzio e non detti, sporadiche esplosioni di violenza esasperate dal sound design e fulminei dettagli gore. Una formula ben lontana dalla contemporanea idea di poliziesco tutto adrenalina e frenesia viscerale.

L’usualità narrativa dello schema “poliziotti vs criminali” e una scrittura dei personaggi più ordinaria che in altri capolavori del regista (Heat in primis) vengono compensati dall’ammiccamento registico alla forma del documentario, dalla validità delle prove attoriali e dall’inserimento suggestivo delle musiche (originali e di repertorio). Forse il protagonista Colin Farrell non aveva tutti i torti nel sostenere che l’operazione prediligesse la forma a discapito del contenuto, ma Miami Vice è un esempio di cinema d’azione in cui l’estetica e la sostanza si intersecano in un tutt’uno: ogni fotogramma trasuda tensione e urgenze; la palpabilità delle riprese digitali a mano immerge lo spettatore nel bel mezzo delle vicende; gli stessi personaggi, pur tagliati con l’accetta ma sempre portatori di disilluse decisioni morali, colpiscono per plausibilità.

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Gong Li e Colin Farrell in Miami Vice

Vivi ora, la vita è breve, il tempo è fortuna…

CIT. ISABELLA (GONG LI)

Miami Vice è per prima cosa un esercizio stilistico, e la rinuncia a una struttura filmica e a un sistema di caratterizzazioni più incisive a favore dell’interesse tecnico ed espressivo è lì a dimostrarlo. Tuttavia il risultato travolge e ammalia, riportando il cinema alla sua identità di asciutta narrazione per immagini. Perché per Mann gli accostamenti cromatici azzeccati, le location esterne ben fotografate o i primi piani di un attore colto nella sua spontaneità sanno essere molto più comunicativi di un fiume di parole.

NOTE POSITIVE

  • Ricercatezza estetica.
  • Recitazione.
  • Comparto sonoro.
  • Musiche.

NOTE NEGATIVE

  • I personaggi sono un po’ troppo ordinari.

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