Noise (2023): depressione post – partum

Noise racconta la storia di Matt, influencer e giovane genitore del neonato Julius, che scopre un oscuro segreto appartenente al passato del padre colpito da demenza. Inizia così un'indagine approfondita che lo porterà ad aprire un vaso di Pandora pieno di segreti e a scatenare più drammi familiari del previsto. Liv, la moglie di Matt, è molto preoccupata e farà di tutto per non perderlo, ma è troppo tardi?
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Locandina di Noise (2023)

Noise

Titolo originale: Noise

Anno: 2023

Nazione: Germania

Genere: thriller

Casa di produzione: Caviar Films, Screen Flanders

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 1h 29min

Regia: Steffen Geypens

Sceneggiatura: Steffen Geypens, Robin Kerremans, Hasse Steenssens

Fotografia: Anton Mertens

Montaggio: Maarten Janssens

Musiche: Hannes De Maeyer

Attori: Sallie Harmsen, Jennifer Heylen, Ward Kerremans, Johan Leysen, Daphne Wellens, Lize Feryn

Trailer italiano di Noise

Trama di Noise

Matt è un giovane e brillante influencer con un nutrito seguito di fan sui social, tanto da passare intere giornate a lavorare online, nella creazione di nuovi contenuti per il suo pubblico e per i suoi clienti. L’uomo è fidanzato con Liv, una donna che possiede una sua attività di organizzazione di catering per gli eventi. La loro vita cambia drasticamente con l’arrivo del loro primo figlio Julius e con la loro decisione di trasferirsi nell’abitazione d’infanzia di Matt, ubicata fuori dal mondo, in un piccolo paesino in cui regna la tranquillità assoluta. Con il ritorno a casa Matt inizia a rifrequentare con maggior assiduità suo padre, un uomo affetto da demenza. Chiacchierando con l’anziano viene a conoscenza di un oscuro segreto appartenente al passato del padre, connesso a un azienda dove l’uomo ha lavorato in gioventù e che dista pochi kilometri dalla casa di cura in cui ora si ritrova. Questa ricerca di verità da parte di Matt influirà pesantemente sulla psiche dell’uomo andando ad aprire un vaso di pandora pieno di segreti. Sarà Liv ha doversi occupare di tutto per tentare di risolvere la situazione.

Ward Kerremans e Johan Leysen in Noise (2023)
Ward Kerremans e Johan Leysen in Noise (2023)

Recensione di Noise

Quando si guarda un lungometraggio, si spera sempre che l’opera drammaturgica funzioni e che riesca, almeno, a intrattenerci ma non sempre ciò accade. Questo è il caso di Noise, pellicola tedesca del cineasta sceneggiatore Steffen Geypens, distribuita dal 17 marzo 2023 su Netflix come contenuto originale. Noise mostra svariati problemi, soprattutto a livello di ritmo e di atmosfera non riuscendo a creare quel pathos drammaturgico necessario per una storia che vuole fare della tensione il suo punto di forza, apprensione che non farà mai capolino nello spettatore a causa di una scrittura superficiale nel redigere sia i personaggio sia gli eventi trattati, soprattutto connessi all’elemento giallo investigativo, che funziona essenzialmente nell’andare a evidenziare e a mostrare maggiormente il disturbo psichico in cui cadrà, rapidamente, Matt, passando dall’essere un genitore affettuoso e un marito presente, al divenire  un uomo irascibile e chiuso in se stesso, provando un senso di forte rabbia e repulsione nei confronti del figlio. Nel corso del lungometraggio Matt inizierà a possedere delle strane visioni: sentirà il bambino piangere più del normale, vedrà la casa respirare e il pavimento muoversi, sentirà degli strani rumori e vedrà dinanzi a sé visi di persone morte, tutti elementi che ci potrebbero condurre dentro un film horror riguardo a una casa infestata, elemento sovrannaturale che però non prenderà mai piede perché, dal modo in cui la storia è scritta, comprendiamo subito che ciò che Matt vede non è altro che un allucinazione causata dalla sua mente, nient’altro di più. La sceneggiatura prova a insinuare in noi il dubbio attraverso alcuni personaggi secondari, come le donne del paese che intraprendono delle brevi chiacchierate con Liv, dandoci la sensazione che in quella casa sia successo qualcosa di brutto e d’inquietante, ma questi dialoghi non risultano accattivanti e non ci faranno mai dubitare sulla condizione mentale di Matt. Gli sceneggiatori, onestamente, potevano sfruttare a meglio i vari generi e sottotrame che la storia possiede, ma non riescono a far leva sui punti di maggior interesse filmico. Noise possiede al suo interno svariati generi e trame che, alla fine, condurranno lo spettatore entro il medesimo finale.

  1. Dramma familiare. La storia ci parla di un dramma celato, del problema del post parto, che ci viene trattato sotto un punto di vista interessante e raramente affrontato nel cinema. Noise non analizza il disturbo in chiave femminista, ma lo fa adottando uno sguardo paterno. Che cosa accade se è l’uomo che soffre di disturbo psicologico post nascita del figlio? Difatti sarà proprio Matt a crollare dopo la venuta al mondo di Josh, mentre Liv sarà l’unico punto di stabilità per una famiglia che sta entrando dentro una voragine nera.
  2. L’elemento horror sovrannaturale avvolge l’interno lungometraggio, ma non funziona funziona né drammaturgicamente, facendoci dubitare sulla psicosi di Matt, né lato registico e di tensione, dove il montaggio e la regia non riescono a farci provare paura, anzi il film ricade entro un ritmo monocorde fatale per il lungometraggio.
  3. Il genere investigativo – giallo. Matt intraprende un’indagine riguardo un’azienda locale dove suo padre lavorava e che appare connessa a una serie d’omicidi, tutto questo arco narrativo viene mal sviluppato, tanto che noi difficilmente comprendiamo qualcosa di questa vicenda, se non un legame tra ditta e sostanze chimiche pericolose.  Questo arco di genere sarebbe stato interessante se forgiasse un legame interessante tra l’uomo e suo padre.
Sallie Harmsen è Liv in Noise
Sallie Harmsen è Liv in Noise

In conclusione

Un film che funziona male, che non possiede dei lati drammaturgichi riusciti e che ci perde man mano procede. Un film che potete visionare ma che non vi lascerà qualcosa addosso, risultando un film alquanto dimenticabile.

Note positive

  • L’interpretazione di Sallie Harmsen nel ruolo di Liv

Note negative

  • Sceneggiatura
  • Regia che non riesce a creare pathos
  • La scrittura dei personaggi che appaiono troppo bidimensionali e privi di spessore drammaturgico.
  • Assenza di personaggi secondari di spessore
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 929

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