
I contenuti dell'articolo:
Playing God
Titolo originale: Playing God
Anno: 2024
Genere: animazione, drammatico, horror
Casa di produzione: Studio Croma, Autour de Minuit
Distribuzione italiana: Sayonara Film
Durata: 9
Regia: Matteo Burani
Sceneggiatura: Matteo Burani, Gianmarco Valentino
Montaggio: Matteo Burani, Gianmarco Valentino
Musiche: Pier Danio Forni
Doppiatori:
Trailer di “Playing God”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Tra i film in lizza per la categoria ai novantottesimi Academy Awards c’era anche Playing God, il quale rientrava nella categoria Miglior cortometraggio d’animazione. Il film, tuttavia, non è riuscito a rientrare tra i cinque candidati, ottenendo però un gradito plauso della critica e pubblico. Il cortometraggio ha girato molti festival nell’arco del 2025, tra cui il prestigioso Annecy International Animation Film Festival. Ma in origine è stato presentato alla ottantunesima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione autonoma Settimana della critica.
Dopo la distribuzione nei festival, il film è stato rilasciato su YouTube tramite il canale della casa di produzione Studio Croma Animation, per poi essere reso disponibile su RaiPlay.
Il regista, Matteo Burani, qui è in veste anche di sceneggiatore e montatore, il quale è responsabile della casa di produzione insieme ad Arianna Gheller. Si tratta di un film d’animazione in stop-motion per il quale Matteo Burani e Arianna Geller hanno lavorato con estrema precisione. Un lavoro di sette anni per nove minuti di animazione.
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Trama di “Playing God”
In un laboratorio, delle sculture di argilla prendono forma sotto la creazione di un artista. Una nuova scultura prende forma e viene modellata da mani esperte. La scultura pensa di avere trovato un aiuto su cui contare, una figura di sostegno, ma scoprirà presto di essere una goccia in mezzo al mare.
Recensione di “Playing God”
Quando un individuo nasce crede di essere speciale, unico nel suo genere. Crede che ci sia un motivo per cui è venuto al mondo e può agire cambiando il mondo. In effetti per molte persone è questa la mentalità: nascendo siamo speciali per i nostri genitori o per un fratello o una sorella. Certo, un bambino non realizza tutto ciò, ma quando cresce può avere questa considerazione di sé. Ma succede molto spesso di sentirsi come un filo d’erba in un prato. Ti rendi conto di non avere niente di straordinario e di dover vivere la tua vita come gli altri. È, infatti, ciò che succede al protagonista di questo cortometraggio animato nato dalla maestria di Matteo Burani. Lo spettatore vede come in pochi semplici passi viene creata una scultura d’argilla, la quale prende vita, come hanno fatto altre sculture prima di lei. Magistralmente la camera riprende la lavorazione dell’individuo per mano dell’artista, il quale viene visto come un dio, avendo il potere di donare la vita. Ci troviamo tuttavia non in un ambiente ameno come si potrebbe supporre, bensì in una stanza buia dove l’unica luce è quella rivolta verso il tavolo di lavoro. È qui che prende forma il protagonista, il quale non ha possibilità di parola. Una caratteristica molto peculiare di Playing God è che non sentiamo dialoghi, ma solo versi e lamenti delle sculture presenti nella stanza. Nonostante ciò, il cortometraggio non smette di regalarci emozioni che assorbiamo tramite i movimenti e gli occhi della scultura protagonista. Si sente spaventato, confuso, proprio come un bambino appena nato. L’unico appiglio è proprio il suo creatore, colui che gli ha donato la vita. La scultura pensa che se questo dio ha donato la vita, allora è un dio benevolo che ha premura dei suoi “figli”, per poi scoprire che egli tratta tutte le sue creature allo stesso modo. C’è un momento emblematico nel film in cui la scultura entra in contatto con il suo creatore e stringe un suo dito, un gesto di tenerezza e di speranza, il quale viene spezzato immediatamente dal “dio” per riportare alla realtà il protagonista. Qui lui si rende conto definitivamente di essere come gli altri, di non avere nulla di eccezionale per cui il suo creatore debba avere maggiori attenzioni nei suoi confronti. Viene lasciato in mezzo alle altre sculture, quindi potrebbe sembrare immerso in tanti suoi simili e accolto, invece è solo, senza indicazioni da seguire. Possiamo dire che il protagonista segue il concetto di “stare da soli insieme”, nel senso che non ha alcune dimestichezza con la vita in quel posto, ma si ritrova in un insieme di suoi simili che condividono l’esistenza. È inserito in una massa.
Il cortometraggio ha sicuramente una intensità drammatica, la quale si discosta da altre storie con simili modalità. Quando pensiamo alla nascita ci viene sempre in mente un momento di gioia, di serenità. In questo caso la nascita (o creazione) avviene in modo brutale, senza grandi proclami. La scultura si trova piano piano nuove parti del corpo e viene inserito in contesto a lui ovviamente estraneo, senza poi avere spiegazioni. Questa assenza porterà poi il protagonista a un gesto estremo sotto gli occhi dei suoi simili.
Playing God racconta della nascita, della creazione e della volontà di realizzare, ma soprattutto è una riflessione sulla banalità di pensare di essere eccezionali, di essere distaccati completamente dalla realtà che ci circonda. È una storia che si frappone tra la delusione della accettazione e la paura dell’ignoto. Ma anche di saper riconoscere il proprio posto nel mondo accogliendo gli altri, come fanno tuttavia le altre sculture presenti nel film.
In conclusione
Playing God è una storia di nascita, ma non di quelle positive che l’essere umano è abituato ad assistere. È una riflessione sull’esistenza e l’accettazione di essere immerso in una società spersonalizzata. L’uso della tecnica di animazione stop-motion è formidabile, dimostrando la grande cura e innovazione che c’è dietro a questo prodotto.
Note positive
- Animazione in stop-motion
- Regia
- Sonoro
- Originalità nel trattare il tema della nascita
- Caratterizzazione del protagonista nonostante l’assenza di dialoghi
Note negative
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Emozione |
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SUMMARY
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4.8
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