Presences (2022): quando la rappresentazione supera il racconto

Presences (2022) - locandina

Presences

Titolo originale: Presencias

Anno: 2022

Nazione: Messico

Genere: Drammatico, Horror

Casa di produzione: Videocine

Distribuzione italiana: 102 Distribution

Durata: 120′

Regia: Luis Mandoki

Sceneggiatura: Olivia Bond, da un racconto di Roberto Gerardo Niño de Rivera Guerrero

Fotografia: Philip Lozano

Montaggio: Pablo Barbieri Carrera

Musiche: Camille Mandoki

Attori: Alberto Ammann, Andrea Santibañez, Yalitza Aparicio, Marco Treviño, Gerardo Taracena, Armando Hernández, Josué Maychi, Angelina Peláez, Daniel Mandoki, Fermín Martínez

Trailer del film Presencias (2022)

Dal regista della commedia romantica Le parole che non ti ho detto (1999) e del thriller 24 ore (2002). Presences (2022) è stato presentato in Italia al 40° Torino Film Festival, fuori concorso e nella sezione Crazies.

Trama di Presences

Victor (Alberto Ammann), giovane attore di successo, porta la moglie incinta (Andrea Santibañez) nel luogo della sua infanzia – segnato da un evento traumatico quale la perdita della sorellina Alma. Durante la prima notte in baita, la coppia viene attaccata: la donna rimane uccisa e l’uomo viene ricoverato in ospedale. Dopo che la polizia ha chiuso il caso, Victor – che è vittima di un amnesia – torna sul posto per scoprire la verità. Questa ricerca lo porterà a combattere con vecchi demoni, fino al raggiungimento di una terribile verità.

Recensione di Presences

Chi si cimenterà nella visione di questo film lo farà perché attratto dal genere, una miscellanea fra dramma e horror, piuttosto che dal regista, messicano ma con diverse esperienze hollywoodiane che hanno fatto cassetta. Si avrà la voglia di essere invasi da emozioni forti piuttosto che di vedere un film ben costruito. Queste aspettative verranno solo in parte mantenute. Per approfondire questa asserzione è indispensabile dividere l’analisi di questo film in due parti: la prima legata all’aspetto tecnico, ovvero alla modalità in cui la storia viene rappresentata; la seconda inerente il racconto che si è voluto presentare.

Luis Mandoki ha una carriera quarantennale alla regia e si è confrontato con i generi più vari: dalla commedia strappalacrime al thriller psicologico, senza disdegnare i documentari piuttosto che la serialità televisiva. La sua esperienza non è limitata alla sua cultura centroamericana ma è cresciuta anche con i canoni degli Studios statunitensi: ha lavorato, fra gli altri, con Kevin Costner, Jennifer Lopez, Charlize Theron e Kevin Bacon.

Tutta questa esperienza è ben riscontrabile nella pellicola: nonostante il montaggio sia abbastanza classico, il regista gioca con cambi di campo e di piani, dando movimento anche a ciò che potrebbe essere prettamente statico. Un gioco di immagini che ritroviamo anche nei ritratti ‘fotografici’ dei paesani, i quali dovrebbero rappresentare la nemesi del protagonista.

Presences (2022) - scena del film
Presences (2022) – Alberto Ammann in una scena del film

Interessante anche l’uso del misenabysmo a inizio pellicola, con richiami precisi – fra gli altri, a un film intitolato L’ultimo bacio, che può essere un rimando al film italiano piuttosto che alla versione made in USA, e al regista Oliver Castro, realmente esistente. Un gioco che non viene più riproposto, abbandonato prematuramente, e che rende superfluo che il protagonista Victor sia un attore cinematografico – per giunta di fama.

A dare un grosso supporto al regista anche il resto della troupe: dalla scenografia alla fotografia per nulla approssimative, che rendono l’ambientazione molto suggestiva. Anche la musica è estremamente funzionale, spesso presente in sottofondo e composta dalla figlia di Mandoki – Camille – la quale aveva già delle esperienze pregresse sempre legate al genere horror. Un lavoro di squadra che rende la visione piacevole e discosta lo spettatore dall’idea di stare guardando un B-movie, accompagnandolo invece in una dimensione di pathos.

Tutto questo sforzo non riesce però a reggere da solo il peso della pellicola, soprattutto perché è la storia quella che realmente latita. La moglie del regista, Olivia Bond, si è occupata di scriverla traendola da un racconto dello scrittore Roberto Gerardo Niño de Rivera Guerrero. Non conoscendo il racconto originale e, conseguentemente, basandoci sulla pellicola non possiamo evitare di notare come ci siano delle lacune: a partire dai vuoti sulla storia della famiglia di Victor e dello scontro con i paesani, per nulla sviluppato, piuttosto che tutto il pregresso dello stesso Victor.

Presencias (2022) - Frame del film
Presencias (2022) – Frame del film

Per non parlare degli stereotipi che abbiamo visto in moltissimi film di genere: dal classico temporale prima del dramma allo sfarfallio delle luci dei neon piuttosto che la scena dell’affogamento nel lago di Alma o la rappresentazione della figlia dei vicini nelle situazioni d’effetto – con riferimenti inequivocabili alla pellicola di William Friedkin L’esorcista e ai film horror orientali della fine del XX secolo e degli inizi degli anni Duemila. Situazioni che possono essere ricondotte anche a scelte registiche e che danno al racconto un sapore già noto, tanto che il finale non è poi così destabilizzante come dovrebbe essere.

Gli attori non aiutano ad alzare il livello: se da una parte abbiamo Alberto Ammann – interprete di Victor – che cerca di dare il giusto spessore drammatico, dall’altra abbiamo Daniel Mandoki – che interpreta il fratello Manolo – che non riesce a celare il dislivello che lo separa dal protagonista.

L’ho presa come una sfida molto grande. Guardavo film horror, serie horror, un po’ per vedere, soprattutto analizzando il lavoro delle attrici, degli attori. Al di là del genere nella parte visiva, mi sono chiesto dove si trova l’attore, cosa sta facendo, cosa potrebbe fare, cosa funziona per me, cosa non funziona per me, per trovare un supporto che mi permettesse di esprimere ciò che accade a Víctor.

Alberto Ammann da sinembargo.mx del 14/09/2022

Cosa che è possibile notare anche fra le due donne comprimarie : Maria, l’anziana tata di Victor, interpretata Angelina Peláez, riesce a coinvolgere lo spettatore e a portarlo verso la sua fase accudente; cosa che avviene molto meno con il personaggio di Paulina, interpretato Yalitza Aparicio – protagonista di Roma di Cuarón – che rimane più asettica, a prescindere dalla sua evoluzione nel finale. Forse, la ragione di un cast non proprio ottimale è dovuta al fatto che il regista ha scelto i suoi attori tramite la piattaforma Zoom, a causa della pandemia – come da lui dichiarato in una intervista a La Jornada del 06/09/2022.

Presences (2022) - frame del film
Presences (2022) – Angelina Peláez e Yalitza Aparicio

In conclusione

Oltre alle evidenti pecche di sceneggiatura, la pellicola messicana ha davvero troppi richiami al mondo del cinema horror e ciò gli fa perdere fascino. L’insieme delle immagini è anche piacevole ma due ore di film dovrebbero essere più qualificanti e lasciare lo spettatore con un senso di soddisfazione che, invece, questa pellicola non dona. Ciò non toglie che possa piacere a un estimatore del genere, soprattutto se non ha ancora visto i film horror cult del secolo scorso.

Note positive

  • Scenografia e fotografia
  • Regia

Note negative

  • Film troppo lungo
  • Troppi déjà vu rispetto ad altri film horror
  • Sceneggiatura con evidenti lacune
  • Cast non completamente all’altezza

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