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Qualcosa di Lilla
Titolo originale: Qualcosa di lilla
Anno: 2026
Paese: Italia
Genere: Drammatico
Casa di Produzione: Rai Fiction, Master Five Cinematografica
Distribuzione italiana: Rai 1
Regia: Isabella Leoni
Soggetto: Maruska Albertazzi
Sceneggiatura: Maruska Albertazzi, Fabrizio Bettelli, Christian Bisceglia
Fotografia: Daniele Muscolo
Montaggio: Mirko Platania
Musiche: Santi Pulvirenti
Attori: Federica Pala, Alessandro Tersigni, Raffaela Rea, Margherita Buoncristiani, Miguel Bonini, Federico Coccia, Costantino Comito, Giuseppe Pestillo, Rebecca Orlandi, Valentina Valsania, Maruska Albertazzi, Angelo Monacelli
Trailer di “Qualcosa di Lilla”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Il 27 marzo 2026 la casa editrice Solferino, in collaborazione con Rai Libri, pubblica il romanzo Qualcosa di Lilla della giornalista, sceneggiatrice e autrice Maruska Albertazzi, già regista del documentario Hangry Butterflies, dedicato alla storia di un gruppo di ragazze che scelgono di affrontare e superare i propri disturbi alimentari. La Albertazzi è inoltre parte attiva del Movimento di Lilla, nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), come anoressia e bulimia.
Proprio la bulimia è al centro di Qualcosa di Lilla, progetto che l’autrice sviluppa parallelamente come romanzo e come sceneggiatura filmica. Il 2 aprile 2026, infatti, va in onda in prima serata su Rai 1 il Film TV Qualcosa di Lila, una coproduzione Rai Fiction, Master Five Cinematografica e Armosa Italia. La sceneggiatura è firmata dalla Albertazzi insieme a Fabrizio Bettelli e Christian Bisceglia, mentre la regia è affidata a Isabella Leoni, già dietro la macchina da presa per Il paradiso delle signore (2018‑2020), Lea – Un nuovo giorno (2022) e Mascarìa (2024).
Nel cast troviamo la diciannovenne Federica Pala (Avetrana – Qui non è Hollywood, 2024; America Latina, 2021), Raffaella Rea (Nour, 2019; Educazione Fisica, 2022; Noi siamo leggenda, 2023) e Alessandro Tersigni (I Cesaroni, 2012‑2014; Wine to Love, 2018; Noi eravamo, 2017).
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Trama di “Qualcosa di Lilla”
Nicole ha quindici anni, ama la matematica e passa i fine settimana a cercare monete antiche con il metal detector insieme al padre. Vive in periferia con la madre, Veronica, una personal trainer dal carattere deciso con cui il rapporto è spesso teso: Veronica la vorrebbe più adulta, più pronta a crescere, mentre Nicole rimane ancorata a un mondo infantile. In tutto questo la ragazza soffre profondamente: soffre perché non si sente all’altezza della madre, soffre per la separazione dei genitori — scelta che non riesce ad accettare e di cui attribuisce la colpa alla madre — e soffre per la presenza di Andrea, il nuovo compagno di Veronica, con cui non vuole instaurare alcun rapporto. Questa sofferenza silenziosa la porta a convivere, di nascosto, con la bulimia. Una presenza costante e invisibile che si insinua nella sua quotidianità senza che nessuno se ne accorga, né a casa né a scuola. Il suo corpo non mostra segni evidenti, e questo rende la sua malattia ancora più difficile da vedere, da riconoscere, da comprendere.
L’arrivo in classe di Luce sconvolge il fragile equilibrio di Nicole. Luce è considerata da tutti una ragazza bella e sicura, ma dietro quell’immagine si nasconde un vuoto affettivo enorme: genitori benestanti, sempre assenti, incapaci di esserle accanto. Quando Nicole scopre che anche Luce soffre di bulimia, tra le due nasce un legame immediato, intenso, totalizzante. Una connessione che diventa rifugio e, allo stesso tempo, trappola. Accanto a Luce, Nicole si sente compresa, ma scivola ancora più in profondità dentro la malattia, senza rendersene conto, senza percepire il pericolo, convinta che ciò che sta vivendo non sia davvero un problema.
La morte improvvisa di Luce per un arresto cardiaco spezza però questo equilibrio malato. Solo allora i genitori di Nicole comprendono la gravità della situazione, scoprendo un dolore che non avevano mai saputo vedere. Una sofferenza che era sempre stata lì, sotto i loro occhi, ma invisibile. I genitori della ragazza saranno in grado di aiutarla? Nicole riuscirà a guarire? Troverà la forza di affrontare ciò che la tormenta? O rischierà di seguire la stessa strada dell’amica?
Recensione di “Qualcosa di Lilla”
L’uso costante della macchina a mano, che mantiene l’immagine sempre leggermente in movimento e mai realmente ferme, come sarebbe inversamente accaduto con la scelta di una macchina da presa poggiata su un cavalletto, crea una sensazione di instabilità emotiva coerente con l’intento di descrivere il mondo interiore della protagonista. A questo si affiancano un frequente ricorso al campo‑controcampo e, in alcuni momenti, l’uso del rallenty per amplificare l’emotività di Nicole. Il tutto è accompagnato da una colonna sonora tipicamente adolescenziale, con tonalità quasi fiabesche, e da una palette cromatica accesa e sgargiante. Una scelta che entra in netto contrasto con la storia raccontata: quella di due adolescenti spezzate interiormente, vittime di una malattia invisibile e potenzialmente letale come la bulimia.
La regia di Isabella Leoni si concentra su questi elementi visivi per dare forma alla sceneggiatura della Albertazzi, scegliendo un approccio non da dramma cupo ma da racconto adolescenziale leggero, dove l’epicentro è costituito dalle emozioni autentiche della prima adolescenza, da quel momento della vita in cui tutto sembra possibile e allo stesso tempo fragile. È un linguaggio registico scolastico, costruito su totali, campi medi e numerosi campo‑controcampo, ma funzionale per ciò che il film intende fare: parlare a un pubblico generalista — in particolare adolescenti e genitori — di una malattia poco rappresentata nella cultura contemporanea, offrendo strumenti per riconoscerne i segnali e comprenderne la gravità. Non ci sono sequenze particolarmente originali, ma l’impianto visivo è coerente con l’obiettivo del film: arrivare direttamente al cuore dello spettatore senza filtri, senza sottotesti complessi, con un linguaggio immediato e accessibile. La sceneggiatura costruisce una protagonista tridimensionale attraverso frasi semplici ma efficaci, evitando il non detto e puntando su una comunicazione diretta.
Se da un lato questo permette di provare empatia per Nicole — interpretata con grande sensibilità dalla giovanissima Federica Pala, capace di dare corpo a un personaggio complesso e portatore di un tema delicato — dall’altro i personaggi secondari risultano meno definiti. Non tanto i genitori, che possiedono una loro funzione narrativa chiara, quanto le figure adolescenziali: il fidanzatino, l’amico vittima di bullismo e perfino Luce, personaggio interessante ma che avrebbe meritato più spazio prima della sua morte. Un evento che segna il passaggio dalla prima parte del film, più legata all’amicizia e ai sentimenti adolescenziali, alla seconda, incentrata sulla malattia e sul tentativo dei genitori di aiutare Nicole a comprendere la necessità di lottare per sopravvivere.
Una narrazione volutamente non tragica
Come già accennato, Qualcosa di Lilla adotta una palette cromatica accesa e una scelta musicale marcatamente adolescenziale che, a prima vista, sembrerebbero in contrasto con il clima drammatico della storia. In realtà questa decisione risulta efficace: evita alla pellicola di scivolare in un linguaggio cupo e pesante, permettendo agli autori di mantenere un tono leggero pur affrontando un tema complesso. Sia la sceneggiatura sia la regia scelgono di non cercare la lacrima facile o l’emozione a tutti i costi, evitando di indugiare in lunghe sequenze dedicate alla malattia o nel mostrare la protagonista nell’atto del vomito per minuti interi. Al contrario, adottano un approccio più leggero, che non spettacolarizza la bulimia ma che è incentrato sul percorso evolutivo di Nicole, intrecciando la sua sfera familiare con la dimensione psicologica della malattia. Il film non racconta la guarigione, né promette una risoluzione immediata: mette al centro la presa di consapevolezza, il momento in cui la protagonista riconosce il proprio stato fisico e mentale e comprende la necessità di intraprendere un percorso medico. È un racconto che si ferma al primo passo, quello più difficile, e che proprio per questo risulta credibile e rispettoso del tema trattato. In tal senso il film TV non mostra la risoluzione del problema, né promette un lieto fine immediato: racconta il primo passo, quello più difficile e più importante, ovvero l’accettazione della malattia e la necessità di intraprendere un percorso medico.
Il tono leggero adottato dal film è funzionale anche alla struttura narrativa. Qualcosa di Lilla, pur mostrando scene di vomito fin dai primi minuti, non concentra il racconto esclusivamente sulla malattia: sceglie invece di restituire la vita quotidiana, complessa e sfaccettata, di una quindicenne romana apparentemente in salute, permettendo così al pubblico giovanile di empatizzare con lei. Nicole soffre per la separazione dei genitori, fatica a costruire legami con i coetanei, non ha quasi amici se non un compagno di classe vittima di bullismo — tema affrontato brevemente ma con efficacia. In tal senso il film racconta la storia di una ragazza in cerca della propria identità, della propria voce autentica — come suggerisce anche la sua ricerca di un look personale — e dei primi sentimenti: il primo amore, il primo bacio, il bisogno di un’amicizia vera. Tutti elementi che la avvicinano a Luce, con cui instaura un legame intenso e immediato, un rapporto senza filtri costruito però sulle loro fragilità. Sono proprio i loro dolori a unirle: il vuoto affettivo, l’incomprensione da parte dei genitori, la sensazione di non essere viste. Emblematica, in questo senso, è la scena in cui il padre di Nicole — un poliziotto — arriva sul luogo della tragedia e interviene con un atteggiamento professionale, senza chiedere alla figlia come stia dopo aver assistito a un evento devastante, come la morte della migliore amica. È un momento che sintetizza uno dei temi centrali del film: l’incapacità degli adulti di ascoltare davvero i propri figli, di cogliere ciò che accade nel loro mondo interiore durante l’adolescenza. La scuola e gli insegnanti, al contrario, vengono rappresentati in modo positivo: è proprio lì che emergono i primi segnali di cedimento di Nicole, i primi “crolli” che rivelano quanto l’amicizia con Luce stia diventando un rifugio ma anche un pericolo, e sono propri i professori ad avvisare i familiari che qualcosa in Nicole non va bene. Il film, dunque, non si limita a raccontare la bulimia: racconta la vita di una ragazza che cerca di orientarsi tra emozioni, dolori e desideri, e che trova nella malattia un modo distorto per affrontare ciò che non riesce a dire.
Il film, pur senza brillare, risulta interessante e convincente nel suo approccio leggero a tematiche pesanti. Tuttavia emergono alcune criticità, soprattutto nella gestione dei personaggi secondari e in diversi passaggi narrativi e di montaggio. Alcuni salti temporali risultano bruschi e poco riusciti — come l’assenza della gita a Pisa, che avrebbe potuto arricchire la linea sentimentale, o la gestione degli eventi successivi alla morte di Luce — e certe sequenze non sono montate con la cura che avrebbero meritato. Un esempio evidente è la corsa tra Luce e Nicole dopo la mancata gita: una scena che avrebbe potuto possedere un impatto emotivo maggiore con un montaggio più fluido e una regia più attenta. Lo stesso vale per altri momenti chiave, che sembrano risolti in modo sbrigativo, quasi come se mancasse un passaggio intermedio necessario a dare respiro alla narrazione.
In conclusione
Qualcosa di Lilla è un film TV che sceglie consapevolmente la via della leggerezza per affrontare un tema complesso come la bulimia, evitando il sensazionalismo e la spettacolarizzazione del dolore. È un’opera che non punta alla profondità psicologica né alla complessità narrativa, ma alla chiarezza comunicativa: vuole parlare agli adolescenti e ai loro genitori, offrendo uno sguardo accessibile e immediato su una malattia spesso invisibile e sottovalutata.
Note positive
- Interpretazione di Federica Pala, credibile e sensibile
- Tono leggero ma rispettoso, che evita la spettacolarizzazione della malattia
Note negative
- Personaggi secondari poco sviluppati, soprattutto Luce, l’amico e il fidanzatino
- Alcuni salti temporali risultano un po’ bruschi
- Regia poco originale, pur funzionale
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Interpretazione |
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| Emozione |
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SUMMARY
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3.1
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