Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975): un’invenzione drammaticamente divertente e significativa

qualcuno volò sul nido del cuculo locandina

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Titolo originale: One Flew Over the Cuckoo’s Nest

Anno: 1975

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Fantasy Films, N.V. Zvaluw

Distribuzione: Rai, United Artists, Domovideo, San Paolo Audiovisivi, L’Unità Video, Warner Home Video

Durata: 133 min

Regia: Milos Forman

Sceneggiatura: Bo Goldman, Lawrence Hauben

Fotografia: Haskell Wexler, Bill Butler

Montaggio: Sheldon Kahn, Lynzee Klingman

Musiche: Jack Nitzsche

Attori: Jack Nicholson, Louise Fletcher, William Redfield, Michael Berryman, Peter Brocco, Danny DeVito, Christopher Lloyd, Vincent Schiavelli, Dean R. Brooks, Alonzo Brown, Mwako Cumbuka, William Duell, Josip Elic, Lan Fendors, Nathan George, Ken Kenny, Sydney Lassick, Kay Lee, Dwight Marfield, Ted Markland, Louisa Moritz, Phil Roth, Will Sampson, Mimi Sarkisian, Mews Small, Delos V. Smith Jr., Tin Welch, Brad Dourif, Scatman Crothers, Mel Lambert, Anjelica Huston

Trailer di Qualcuno volò sul nido del cuculo

Qualcuno volò sul nido del cuculo” è uno dei più grandi film degli anni ’70 e non solo, in grado di entrare nella storia del cinema con i suoi ventotto premi totali (tra cui i Big Five, i cinque premi oscar più importanti quali miglior film miglior regia, miglior attore, miglior attrice, miglior sceneggiatura non originale). Il suo primato più importante, però, è quello di aver discusso per la prima volta sul grande schermo della malattia mentale e di come essa venga gestita negli istituti psichiatrici. Tratto dallo scioccante romanzo di Ken Kesey, al quale venne l’idea comporre un’opera del genere dopo la sua esperienza in un istituto mentale per i veterani di guerre; da precisare inoltre che le riprese del film furono girate in un vero ospedale psichiatrico e che gli attori si sottoposero a delle sedute di psicoterapia insieme ad alcuni pazienti.

Ma che cosa vi credete di essere, vacca troia? Pazzi? Davvero? Invece no. E invece no. Voi non siete più pazzi della media dei coglioni che vanno in giro per la strada, ve lo dico io.

Randle Patrick McMurphy

Trama di Qualcuno volò sul nido del cuculo (allerta spoiler)

Il film ha come protagonista Randle Patrick McMurphy, un uomo incarcerato per alcuni arresti e per aver stuprato una quindicenne, che viene trasferito in un ospedale psichiatrico in quanto considerato mentalmente instabile (“pazzo” viene utilizzato più volte nel film); in questo periodo verrà sorvegliato e, se invece ritenuto sano mentalmente, rispedito in prigione. Il dirigente dell’ospedale lo assegnerà al reparto gestito dall’infermiera Mildred Ratched, donna dal carattere freddo e cinico.

Nel suo soggiorno all’interno della struttura psichiatrica McMurphy manterrà un comportamento anticonformista e intraprendente, smascherando la cattiveria e la rigidità delle norme e pratiche dell’istituto (come per esempio le sedute di gruppo dirette dall’infermiera Ratched), e scaturendo nell’animo dei degenti il desiderio di libertà e di assumersi la responsabilità delle proprie scelte: infatti, con delle iniziative sovversive ma efficaci (la gita in barca e la notte di divertimento tra alcool e prostitute), alcuni compagni di McMurphy, in particolare il balbuziente Billy Bibbit e il sordomuto “Grande capo” Bromden, comprenderanno di stare bene di non essere obbligati a rimanere lì.

L’epilogo però è tragico, proprio perché in quegli anni la gestione della psicologia era errata e tecniche terapeutiche gravi come l’elettroshock e la lobotomia non aiutavano il paziente ma lo uccidevano. 

Fotogramma del film Qualcuno volò sul nido del cuculo
Fotogramma del film Qualcuno volò sul nido del cuculo

      Recensione di Qualcuno volò sul nido del cuculo      

                                                                                  Il titolo è già emblematico: “Qualcuno volò sul nido del cuculo” è un’espressione molto usata nel gergo americano che sta a indicare i manicomi; nel film non ce n’è traccia, ma nel romanzo di Kesey viene più volte citata una filastrocca che può spiegare l’origine di questo detto popolare: il cuculo, un uccello che non ha un proprio nido ma usa quello di altri, simboleggerebbe la società, che depone nel nido (il manicomio), le uova (i malati mentali) per poi isolarle. Chi è allora che volò su questo nido? Un grandissimo Jack Nicholson, alias McMurphy, che decide di andare nel manicomio proprio per sbugiardare i soprusi e le vergogne inflitte ai pazienti. L’opera del grande regista Milos Forman è, quindi, una denuncia al sistema psichiatrico americano (ricordiamo che Forman era cecoslovacco, quindi europeo, patria della psichiatria) che invece di comprendere e risolvere i problemi delle persone, decide di lasciarli e, a volte, di usarli per intimidire gli stessi malati: è il caso delle sedute di gruppo dirette dall’infermiera Ratched, le quali sarebbero un ottimo strumento di risoluzione psichiatrica se non venissero rese inefficace e insensate dalla dottoressa, che ripete le stesse domande ai pazienti nonostante non vogliano rispondere; un altro esempio è dato da Billy Bibbit, un ragazzo balbuziente e insicuro di sé, terrorizzato dalla figura della mamma e che ha deciso volontariamente, come molti altri lì dentro, di entrare nel manicomio. Proprio lui, che con Jack Nicholson troverà il coraggio di passare una notte con una donna, pagherà cara la cattiveria della Ratched.

Non è tutto, poiché nel film sono presenti anche alcune delle tecniche terapeutiche più utilizzate e più sbagliate del secolo scorso: l’elettroshock, pratica che consisteva nel passaggio di scariche elettriche verso il cervello, e la lobotomia, ossia la recisione delle connessioni della corteccia prefrontale dell’encefalo; in entrambi i casi il paziente subiva delle torture psicofisiche immonde. Come si evince dalle scene, erano pratiche impiegate con il solo scopo di far tacere il paziente, di smettere che “infastidisse” il personale e tornasse ad isolarsi e a dormire tutto il giorno. Dov’è allora l’efficacia di queste pratiche? Dov’è il progresso, il miglioramento del paziente? Non c’è. Fortunatamente, dopo anni, le modalità terapeutiche sono cambiate in meglio ed hanno sostituito queste torture, a danno però di molte vite umane. 

Straordinaria è invece l’interpretazione di Jack Nicholson, nella sua forse prima importante chiamata al grande schermo: il suo è un personaggio decisivo all’interno della narrazione, è lui che cambia le sorti del manicomio e dei suoi abitanti grazie al suo anticonformismo e alla sua ironia, al suo essere rivoluzionario con estrema facilità che, alla fine, farà commuovere tutti noi spettatori. Altre ottime prestazioni di Will Sampson, il “Grande capo” di origine nativa americana che, con i suoi quasi due metri, si affezionerà così tanto a McMurphy da svelargli il suo più grande segreto e non solo, e di Danny de Vito e Christopher Lloyd, agli esordi di una brillantissima carriera. Sopravvalutata invece l’interpretazione di Louise Fletcher nella “cattiva” del film Miss Ratched: è abbastanza presente nelle scene, ma non fa nulla di così clamoroso da permetterle di portare a casa i più importanti riconoscimenti cinematografici (Oscar alla migliore attrice, Golden Globe e Premio BAFTA). 

Fotogramma del film Qualcuno volò sul nido del cuculo
Fotogramma del film Qualcuno volò sul nido del cuculo

In conclusione

Un film assolutamente da vedere. Dall’interpretazione di Nicholson, così tanto riuscita che più volte verrà ingaggiato per impersonificare ruoli in cui la pazzia è la qualità principale (i cult come “Shining” e il primo Joker in “Batman” ne sono una dimostrazione) alle musiche nominate dall’Academy per Jack Nitzsche. In questa denuncia all’isolamento degli istituti psichiatrici e dei suoi pazienti, alle tecniche e alle regole imposte, ne esce un’invenzione drammaticamente divertente e significativa.

Note positive

  • L’aver analizzato una nuova tematica nel cinema
  • La resa visiva
  • Le interpretazioni

Note negative

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