Resistance – La voce del silenzio: un didattico biopic sul Marcel Marceau eroe della Resistenza

Locandina Resistance

Resistance – La voce del silenzio

Titolo originale: Resistance

Anno: 2020

Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Francia, Germania

Genere: biografico, storico, drammatico

Durata: 120 minuti

Produzione: Pantaleon Films, Epicentral Studios, Rocket Science, Vertical Media, Neptune Features, Warner Bros. Film Productions Germany

Distribuzione: Vision Distribution, Cloud 9

Regista: Jonathan Jakubowicz

Sceneggiatura: Jonathan Jakubowicz

Montaggio: Alexander Berner,Jonathan Jakubowicz,

Fotografia: M. I. Littin-Menz

Attori: Jesse Eisenberg, Clémence Poésy, Matthias Schweighöfer, Félix Moati, Ed Harris

Trailer di Resistance – La voce del silenzio

Recensione di Resistance – La voce del silenzio

Risultato di anni di ricerca e testimonianze dirette, Resistence – La voce del silenzio è il nuovo film di Jonathan Jakubowicz, regista e scrittore venezuelano che ha imbastito un accurato e storicamente attendibile lungometraggio sulla vita di Marcel Marceau, nato Marcel Mangel, focalizzandosi principalmente più sull’eroe della Resistenza francese che sull’artista. Un cast internazionale e diverse case produttrici hanno reso possibile un film che ben armonizza la realtà storica con la finzione narrativa; un progetto supportato dalla forte coesione fra le differenti nazionalità che hanno preso parte alle riprese. Nei panni dell’artista francese, il candidato al Premio Oscar Jesse Eisenberg, affiancato dall’attrice francese Clémence Poésy e dal tedesco Matthias Schweighöfer.

Trama di Resistance – La voce del silenzio

1938: mentre il vento del conflitto proveniente dalla Germania nazista di Adolf Hitler soffia in tutta Europa, a Strasburgo Marcel Marceau (Jesse Eisenberg) si esibisce in café-concert dalla dubbia moralità contro la volontà del padre macellaio (Karl Markovics) che, tuttavia, non ostacola totalmente la passione del ragazzo verso le arti. Ma quando Marcel viene coinvolto nel salvataggio di un centinaio di orfani ebrei provenienti dalla Germania, questi si arruola nella Resistenza al fianco dell’amata Emma (Clémence Poésy), del fratello Alain (Félix Moati) e del cugino Georges (Geza Rohrig), fronteggiando innumerevoli pericoli come lo spietato Obersturmführer Klaus Barbie (Matthias Schweighöfer).

Analisi di Resistance – La voce del silenzio

È un prodotto godibile e storicamente esatto, il nuovo film del giovane regista Jonathan Jakubowicz, forte di un cast ben noto al pubblico internazionale e del contributo di ben sei case di produzione cinematografiche. Sin dall’incipit, il pubblico è inglobato nell’atmosfera colma di terrore dell’Europa sulla soglia del secondo conflitto mondiale, dacché l’esordio ben chiarifica le due coordinate fondamentali dell’intera narrazione: le violenze perpetrate dall’esercito nazista nei confronti degli ebrei e la conseguente presenza di orfani la cui voce si unifica in quella della quattordicenne Elisbeth, cui genitori restano uccisi durante la purtroppo celebre Notte dei cristalli; una scelta, quella di Jakubowicz, che tuttavia rischia di far primeggiare la giovane interprete a discapito della massa di orfani ebrei presenti nel film.

Sin dai primi minuti della pellicola, si coglie sia l’attenzione nei confronti della scenografia, sia verso la precisione storica e culturale, a discapito tuttavia di una colonna sonora che non riesce ad imporsi nel corso del film. La prima conoscenza da parte del pubblico di Marcel Marceau avviene – ovviamente – su un palcoscenico, quello di un provinciale café-concert, nel quale l’artista si esibisce nei panni del maestro Charles Chaplin. E naturalmente si viene a conoscenza di Jesse Eisenberg che, nella pellicola, veste i panni del mimo francese: una scelta che il regista ha in parte motivato in quanto “la madre di Jesse era una clown professionista”, perciò l’attore è letteralmente cresciuto “osservando quest’arte”; inoltre, Jakubowicz non nega motivazioni della scelta legate alle origini ebraiche di Eisenberg e alla somiglianza del giovane attore con Marceau. Ciononostante, il candidato al Premio Oscar per The Social Network (D. Fincher, 2010) risulta alquanto sottotono per tutta la durata del film, se non addirittura monoespressivo; se chiare risultano le motivazioni legate all’apparenza per la scelta di Eisenberg nel ruolo del mimo, l’interpretazione di questi non assolve il compito di restituire la vena energica di Marcel che – forse – avrebbe meglio reso un attore di nazionalità francese.

Un film su Marcel Marceau: poco mimo, molto eroe

Ciò che si desume dal progetto di Jakubowicz è sicuramente l’intento di render nota al grande pubblico non la storia del mimo Marcel Marceau, bensì dell’eroe della Resistenza francese che salvò dallo sterminio nazista centinaia di orfani ebrei. In minima parte si percepisce l’arte mimica che ha reso celebre l’attore francese: una nota di merito, in tal senso, è da attribuire al breve spettacolo imbastito da Marcel nel castello in cui sono raccolti i bambini, nel quale Jakubowicz, con grande ingegno, mostra la genesi della marcia contro il vento, uno dei numeri più noti del mimo che ispirò, fra l’altro, il moonwalk di Michael Jackson. Un’ulteriore attenzione all’arte tout court viene espressa durante la suggestiva scena dell’esecuzione di un gruppo di artisti di strada per mano del feroce ufficiale Klaus Barbie – interpretato da un eccellente Matthias Schweighöfer – che ben rende l’idea della soppressione dell’arte da parte del Nazismo. Tuttavia, la percezione di assistere alla visione di un film a metà è innegabile: un plauso al giovane regista per render noti gli atti di eroismo di un pilastro del teatro mondiale; ciononostante, l’elisione degli anni da mimo di Marceau fanno soffrire una sceneggiatura ben scritta e documentata, ma che manca di guizzi e momenti memorabili.

L’evidente intento didascalico di Resistance – La voce del silenzio

Il lungometraggio di Jakubowicz brilla sia per la già nominata accuratezza storica che per l’attenzione rivolta al percorso di maturazione e presa di coscienza di Marcel Marceau, da artista egocentrico e disinteressato a eroe della Resistenza francese. È un progetto internazionale caratterizzato da una buona sceneggiatura e da una regia standard che ben alterna piani sequenza, immagini panoramiche e primi piani; uno stile e un tono, oltre che per temi, i quali ricordano Storia di una ladra di libri (B. Percival, 2013) e il più recente L’ufficiale e la spia (R. Polanski, 2019). È dunque innegabile che Resistance – La voce del silenzio risulti ascrivibile entro i canoni delle pellicole cosiddette didascaliche, ossia, film volti a narrare eventi di carattere storico a integrazione di lezioni scolastiche; il che non è necessariamente da intendersi come un punto a svantaggio del film di Jakubowicz che, in generale, risulta un prodotto godibile e decisamente scorrevole, adatto al grande pubblico.

Note positive

  • La scelta delle location
  • L’intensa interpretazione di Matthias Schweighöfer
  • L’accuratezza storica che traspare dalla sceneggiatura

Note negative

  • L’opaca interpretazione di Jesse Eisenberg
  • L’idea basilare del film volta ad indagare la storia dell’eroe Marcel Marceau, a discapito dell’artista: una mancanza che lo spettatore, nel corso della visione, indubbiamente percepisce
  • Una regia poco brillante e in linea con i recenti film legati alle tematiche dell’antisemitismo e del Nazismo

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