Ritratto di Famiglia (2022). Un film basato sul vissuto del regista

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Trailer di Ritratto di famiglia

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

In concorso per il Leone d’Oro alla 79ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, andato al documentario All the Beauty and the Bloodshed, ‘Les Miens‘ — conosciuto in Italia come ‘Ritratto di famiglia‘ — è un lungometraggio francese diretto da Roschdy Zem, celebre cineasta e attore, vincitore del Premio César 2020 come miglior attore per la sua interpretazione in ‘Roubaix, une lumiere‘. Distribuito in Francia il 19 ottobre 2022 per un periodo di otto settimane, il film approda nelle sale italiane grazie a Movies Inspired a partire dal 31 agosto 2023. Il film trae ispirazione da eventi significativi nella vita personale di Roschdy Zem, focalizzandosi sul profondo cambiamento comportamentale del fratello del regista in seguito a un traumatico danno cranico.

Roschdy Zem

Girare questo film non è stata una decisione, per me è stata una necessità. Non avevo mai rivelato questioni così personali nelle mie opere. Attraverso il ritratto di una famiglia, ho voluto condividere drammi, conflitti, nevrosi, dolori e anche momenti di felicità, evitando distorsioni culturali o religiose, per me sempre troppo presenti quando si parla di una generazione di origine immigrata. La famiglia è un rifugio da cui si deve scappare, per potersi mostrare come si è. Questo film è la mia storia d’amore con la mia gente.

Trama di Ritratto di famiglia

Moussa, dilaniato dall’abbandono improvviso della sua seconda moglie residente in Marocco, si trova a fronteggiare una dolorosa separazione priva di spiegazioni concrete. La donna è svanita nel nulla, ignorando le chiamate e i messaggi del marito, lasciandolo nell’oscurità del mistero che circonda la sua partenza. Nonostante ciò, Moussa prosegue la sua esistenza, celando il proprio tormento dietro una maschera di felicità, mantenendo un atteggiamento premuroso, altruista e disponibile nei confronti della famiglia, in contrasto con il fratello Ryad, un noto presentatore televisivo criticato per il suo egocentrismo da amici e parenti.

Il destino di Moussa prende una svolta drammatica a causa di una banale e involontaria caduta che gli causa un grave trauma cranico, minando le fondamenta della sua vita e dei suoi legami familiari. Irriconoscibile, l’uomo si lascia andare a verità crude, esponendo ai familiari e agli amici i suoi pensieri più taglienti, scatenando litigi con tutti tranne che con Ryad. Quest’ultimo, inaspettatamente, si ritrova ad assistere e a prendersi cura del fratello malato, una situazione che lo costringe a compiere un’introspezione sulla propria esistenza.

Frame di Ritratto di famiglia (2022)
Frame di Ritratto di famiglia (2022)

Recensione di Ritratto di famiglia

Per Roschdy Zem, questo film rappresenta un viaggio personale intimo. Nasce dalla sua necessità di trasporre in una sceneggiatura un momento cruciale della sua esistenza, un’epoca in cui ha vissuto una profonda trasformazione grazie al dramma che ha colpito la sua famiglia. La storia ci concentra sulla malattia di un uomo (ovvero il fratello). Questa persona, sempre altruista e generosa, muta completamente a causa di un trauma cranico. Moussa inizialmente è una persona altruiste e generosa ma dopo l’incidente fatale si trasforma radicalmente, tramutandosi in una figura irascibile e problematica, che sostituisce le parole dolci con frasi piene di cattiveria e amarezza, allontanando da sé la sua stessa famiglia che tenta di aiutarlo e di stargli accanto, immergendosi, così, in una realtà di solitudine e sofferenza. Questi atteggiamenti crudeli non sono più riconducibili alla natura del padre che, un tempo, era un’icona di armonia e gentilezza. Di fronte alla difficoltà di affrontare la situazione di Moussa, Ryad (che si rifà esplicitamente a Roschdy Zem) si trova costretto ad assumersi la responsabilità del fratello. Quest’atto lo costringerà a una profonda revisione della sua vita, influenzato anche dalla sua relazione con Emma (Maïwenn), la moglie che gli rivolge accuse per il suo eccessivo egoismo e disinteresse verso le problematiche e le vite degli altri.

“Ritratto di famiglia” si articola in due parti ben distinte: la prima si concentra sul dramma amoroso e sulla successiva malattia di Moussa, che lo trasforma in un individuo “egoista” e “difficile” nei confronti dei suoi cari. La seconda parte pone invece Ryad come protagonista indiscusso, spostando il focus dalla malattia a un viaggio introspettivo, in cui emerge la necessità dell’uomo di comprendere la sua identità e desideri reali. Fin dall’inizio, Ryad è oggetto di critiche per il suo comportamento considerato solipsista. Concentrato sul lavoro e imprigionato nell’individualismo, trascura gli altri membri della famiglia, ignorando i loro bisogni affettivi e dimostrando scarso interesse per le loro vite, inclusa quella della compagna Emma. Ogni volta che cercano di aprirsi con lui, Ryad non ascolta, concentrato solo su se stesso. Nell’ultima parte del film, sebbene indizi siano sparsi lungo tutto il racconto, si intrecciano in maniera intricata il nuovo Moussa, che assomiglia in modo sorprendente ai modi di Ryad, e lo stesso Ryad. L’incontro tra l’egoista per natura e l’uomo reso egoista dalla malattia porta Ryad a comprendere la vera essenza della vita: non nel lavoro, ma nei legami affettivi, quelli che Moussa rischia di perdere a causa del suo recente comportamento brutale.

La pellicola, prevalentemente girata con una macchina a mano, risulta intrigante grazie alla magistrale interpretazione degli attori, capaci di donare credibilità e profondità ai loro personaggi con performance convincenti. La regia, insieme alla scrittura dei dialoghi, sono elementi funzionali che guidano ‘Ritratto di famiglia’ lungo la strada della commedia, piuttosto che del puro dramma. Questa scelta non rende la storia eccessivamente cupa o triste, mantenendo sempre un sottile senso di leggerezza. Il regista merita applausi per la capacità di bilanciare le diverse sfumature della narrazione, inclusa la transizione del protagonismo, senza compromettere l’equilibrio narrativo. Tuttavia, il repentino cambiamento di Ryad risulta poco convincente e privo di una motivazione chiara. Non è del tutto chiaro il motivo per cui Ryad si immerge in una riflessione su se stesso mentre si prende cura di Moussa. Il film avrebbe potuto dedicare più tempo al processo di trasformazione di questo personaggio, esplorandone più a fondo l’evoluzione psicologica.

I due protagonisti di Ritratto di famiglia (2022)
I due protagonisti di Ritratto di famiglia (2022)

In conclusione

“Ritratto di Famiglia” si erge come un film intimamente personale per Roschdy Zem, riflettendo la profonda metamorfosi vissuta dal regista a seguito della malattia del fratello. Diviso in due parti, il film esplora il dramma di Moussa e il viaggio introspettivo di Ryad, offrendo una rappresentazione commovente e coinvolgente. Sebbene sorretto da interpretazioni convincenti e una regia funzionale, il repentino cambiamento di Ryad appare poco approfondito, privando il pubblico di una comprensione più profonda della sua trasformazione interiore.

Note Positive:

  • Rappresentazione autentica: Il film offre un ritratto autentico di una famiglia sconvolta dalla malattia e mette in luce la trasformazione dei personaggi principali in modo realistico.
  • Interpretazioni credibili: Gli attori consegnano interpretazioni convincenti, conferendo credibilità e profondità ai loro personaggi.
  • Equilibrio tra commedia e dramma: La regia e la scrittura dei dialoghi bilanciano abilmente il tono della narrazione, mantenendo un senso di leggerezza nonostante la tematica drammatica.

Note Negative:

  • Cambiamento rapido di Ryad: Il repentino cambiamento del personaggio di Ryad appare poco sviluppato e privo di una motivazione chiara, necessitando di una maggiore profondità narrativa per essere pienamente compreso.
  • Mancanza di approfondimento: Il film avrebbe potuto dedicare più tempo alla trasformazione interiore di Ryad, permettendo al pubblico di comprendere meglio il suo viaggio introspettivo.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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