Steamboat Willie (1928). Il primo cortometraggio mai distribuito di Topolino

Recensione, trama e cast di "Steamboat Willie" del 1928. Iconico cortometraggio animato che segna il debutto di Topolino, creato da Walt Disney e Ub Iwerks.
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Locandina di Steamboat Willie

Steamboat Willie

Titolo originale: Steamboat Willie

Anno: 1928

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Animazione, Commedia

Casa di produzione: Walt Disney Studios

Distribuzione italiana: Walt Disney Home Video

Durata: 7 minuti

Regia: Walt Disney, Ub Iwerks

Sceneggiatura: Walt Disney, Ub Iwerks

Montaggio: –

Musiche: Wilfred Jackson

Doppiatori: Walt Disney

Trailer di Steamboat Willie

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

“Steamboat Willie” viene erroneamente ritenuto l’esordio cinematografico di Topolino e Minnie, ma ciò non è del tutto vero. Il grande pubblico, infatti, ha conosciuto Mickey Mouse e Minnie Mouse proprio attraverso il cortometraggio animato in bianco e nero “Steamboat Willie”, ma la critica americana aveva già avuto modo di vedere “L’aereo impazzito” e “Topolino gaucho”, presentati rispettivamente il 15 maggio 1928 e il 28 agosto 1928. Tuttavia, questi primi cortometraggi non riuscirono a trovare un distributore cinematografico interessato a distribuirli, in quanto erano in bianco e nero e privi di sonoro.

“Steamboat Willie” ebbe una sorte diversa, trovando in Pat Powers e nella sua Celebrity Productions un distributore che consentì al cortometraggio di essere distribuito al cinema il 18 novembre 1928 al Colony Theater della Universal a New York City. Il corto rimase in sala per ben sei settimane, facendo ottenere alla Disney un incasso di 500 dollari a settimana. Ma perché “Steamboat Willie” trovò un distributore mentre i due predecessori no?

La ragione è semplice: il duo registico, dopo aver visionato “Il cantante di jazz” (1927), pellicola che segna la nascita del cinema sonoro, decise di implementare il sonoro in un cortometraggio d’animazione. Questo esperimento avvenne proprio con “Steamboat Willie” e fu il motivo che attirò l’interesse dei distributori prima e del pubblico poi. Proprio sulla scia di questo successo commerciale, i due cortometraggi precedenti, “L’aereo impazzito” e “Topolino gaucho“, vennero resi sonori. È dunque con “Steamboat Willie” che ottenne fama il mondo di Topolino.

Trama di Steamboat Willie

l’intera imbarcazione. Ben presto, però, arriva il capitano Pete, che ordina al marinaio Topolino di abbandonare il ponte e di mettersi al lavoro. Dopo che Topolino fa una pernacchia a Pete, questi lo prende a calci, dando il via a una lite tra il capitano e il suo sottoposto. Successivamente, il battello fa una sosta a Podunk Landing per caricare del bestiame, inclusa una mucca alquanto magra. Proprio mentre il battello riparte, arriva a Podunk Landing Minnie con l’intenzione di salire sulla barca, ma non ci riesce, dato che Topolino non si accorge della sua presenza. Minnie, però, con la sua testardaggine, corre dietro al veicolo, chiamando Topolino e, una volta che lui si accorge di lei, non esita a usare una sorta di gru per caricarla sulla nave, agganciando le mutandine di lei.

Atterrando sul ponte, a Minnie cadono a terra il suo ukulele e lo spartito della canzone “Turkey in the Straw”, che vengono mangiati con gusto da una capra situata sull’imbarcazione. I due decidono così di usare il corpo della capra come un fonografo: Minnie gira la coda dell’animale come una manovella, dalla cui bocca esce la musica. Nel frattempo, Topolino inizia a suonare musica sfruttando i corpi degli altri animali, dai loro denti fino ai seni di una maialina. Pietro, udendo questo concerto sonoro, si infuria con Topolino, costringendolo a pelare patate, che il giovane marinaio taglia con poca voglia, sciupando le patate stesse. Mentre si trova in punizione, giunge un pappagallo che lo deride per la sua situazione, ma Topolino, per vendetta, decide di lanciare all’animale una mezza patata, facendolo precipitare in acqua.

Fotogramma di Steamboat Willie (1928)
Fotogramma di Steamboat Willie (1928)

Recensione di Steamboat Willie

“Steamboat Willie” risulta essere più che un’esperienza narrativa intessuta di tematiche profonde, un mero esercizio stilistico che si muove nella sperimentazione del sonoro e dell’animazione all’interno di una drammaturgia incentrata esclusivamente su gag pronte a far ridere i bambini attraverso le gesta dello svitato e bighellone Topolino, un amante della musica che preferisce suonare e divertirsi piuttosto che lavorare. La musica è l’elemento fondante del cortometraggio animato di casa Disney, dove gli stessi cineasti e sceneggiatori, Walt Disney e Ub Iwerks, hanno puntato tutto su una rappresentazione musicale. Non a caso, l’idea alla base stessa del cortometraggio, basata proprio sul rivoluzionario “Il cantante di jazz” (1927), era quella di unire, attraverso un prodotto audiovisivo animato, l’immagine al sonoro, creando un’esperienza sensoriale unica per lo spettatore dell’epoca, che viveva in un mondo dove sonoro e film risultavano due entità separate, con da un lato un pianista che suonava la composizione e dall’altro un proiettore che mostrava su telo bianco delle immagini accompagnate da delle didascalie. Da “Il cantante di jazz” e “Steamboat Willie” il sonoro è diventato un elemento fondante del cinema, dando la possibilità ai registi di giocare e di puntare a livello narrativo con la musica e gli elementi sonori, al fine di aumentare l’esperienza visiva, creando qualcosa di unico per l’epoca.

A onor del vero, però, “Steamboat Willie” non risulta essere il primo cortometraggio animato sonorizzato, poiché dal maggio 1924 al 1926 gli Inkwell Studios di Dave e Max Fleischer produssero ben diciannove cartoni animati, facenti parte della serie “Song Car-Tunes”, usufruendo del processo Phonofilm, un sistema ottico di riproduzione del suono su pellicola, sviluppato da Lee de Forest e Theodore Case nei primi anni ’20. Il problema presente nei corti “Song Car-Tunes” riguardava l’impossibilità di mantenere sincronizzata la traccia alla perfezione, cosa che invece non accadde in “Steamboat Willie”, che sostituì il Phonofilm con una più complessa traccia Click track, nota anche come “precise timing-aid”, una serie di segnali audio utilizzati per sincronizzare le registrazioni sonore con le immagini in movimento. Su pellicola venivano effettuati dei segni ottici per indicare i tempi precisi per l’accompagnamento musicale, rendendo il tutto assolutamente sincronizzato. Questa tecnica, non dissimile all’uso di un metronomo per mantenere il ritmo in musica, venne usata per la prima volta proprio nel corto di Disney, dove le gag per funzionare avevano bisogno che immagine e sonoro fossero perfettamente in sincronia. Il lavoro riferito al sonoro nel corto è stato effettuato da Wilfred Emmons Jackson.

Tratto dal libro The Cartoon Music Book, Goldmark/Taylor

Quello che ho elaborato era una scheda musicale (o dope sheet) per indicare le misure della musica. Non era come una partitura, perché non aveva le cinque linee del pentagramma; aveva un piccolo quadrato per ogni battito in ogni misura e un’indicazione del tempo. I fotogrammi erano nel ritmo della musica; quindi in dodici fotogrammi, o sedici fotogrammi, o qualunque fosse. In questo modo, siamo stati in grado di sincronizzare le scene, che ovviamente erano girate separatamente. Il mio contributo ai cartoni animati sonori era che sapevo cos’era un metronomo.

Ad oggi è impossibile sapere con certezza cosa abbia provato il pubblico nel vedere un’opera così unica nel suo genere come “Steamboat Willie”, una delle primissime opere in cui il sonoro era perfettamente sincronizzato con le immagini in movimento. Sicuramente, questa esperienza deve essere stata più impattante di quella provata dal pubblico nell’assistere all’introduzione del colore o nel vedere il primo 3D con “Avatar” di Cameron, poiché vedere personaggi che parlano in scena rappresentava un’esperienza incredibile e dal forte impatto realistico. Tuttavia, questo impatto realistico manca in “Steamboat Willie”, che non mostra personaggi parlanti che dialogano tra loro in modo umano, come avviene in “Il cantante di jazz”. La cosa sorprendente del cortometraggio animato è come Walt Disney abbia deciso di creare un’intera opera incentrata sulla natura sonora, rendendo il sonoro non un elemento secondario ma il protagonista assoluto della pellicola, elevando la colonna sonora e i suoi rumori a elemento principale del racconto.

La colonna sonora del cortometraggio include le canzoni “Steamboat Bill” del 1910 di The Leighton Brothers, con testi di Ren Shields, che incontriamo attraverso il fischiettare iniziale di Topolino al timone, un’introduzione che farà la storia del cinema, e “Turkey in the Straw”, un brano popolare americano che ottenne successo nel XIX secolo, pubblicato nel 1834 e che nel corso degli anni ha avuto svariate versioni musicali. Alternati a questi brani, abbiamo i suoni degli animali e le voci espressive dei personaggi, che rendono l’opera unica.

L’importanza del cortometraggio, oltre alla buona qualità visiva, risiede proprio nell’elemento sonoro, caratterizzato da un mix di suoni, rumori e dialoghi abilmente creati per donare un senso di maggiore spettacolarità e coinvolgimento all’opera filmica. Le frasi del pappagallo, efficaci per scuotere e sorprendere il pubblico dell’epoca, e i versi di Topolino e Minnie, che approfondiscono le emozioni dei personaggi, sono particolarmente interessanti. Disney non si è tirato indietro, realizzando un corto che punta tutto sul sonoro e vive dell’elemento musicale in tutte le sue sfaccettature. Se il sonoro non fosse stato perfetto, il film sarebbe stato un grande flop.

Il Film Daily (25 novembre 1928)

Ecco cosa ha Steamboat Willie: prima di tutto, un trattamento intelligente e divertente; in secondo luogo, musica ed effetti sonori aggiunti tramite il metodo Cinephone. Il risultato è un vero bocconcino di svago. È stato ottenuto il massimo dagli effetti sonori. Merita di essere programmato in qualsiasi sala attrezzata per riprodurre il suono sul film. Per inciso, questo è il primo soggetto registrato con Cinephone a essere esibito pubblicamente e al Colony [Theater] di New York viene mostrato con apparecchiature Western Electric.

Variety (21 novembre 1928)

Non è il primo cartone animato a essere sincronizzato con effetti sonori, ma il primo ad attrarre un’attenzione favorevole. Questo rappresenta un alto livello di ingegnosità nei cartoni animati, sapientemente combinato con effetti sonori. L’unione ha prodotto risate a bizzeffe. Le risatine sono arrivate così velocemente al Colony [Theater] che inciampavano l’una sull’altra. È un lavoro di sincronizzazione perfetto, brillante, scattante e si adatta perfettamente alla situazione. Fumettista, Walter Disney. Con la maggior parte dei cartoni animati che si qualificano come un dolore al collo, è un tributo segnaletico a questo in particolare. Se la stessa combinazione di talento può produrre una serie buona come Steamboat Willie, dovrebbero trovare un ampio mercato se l’angolo dell’intercambiabilità non interferisce. Consigliato senza riserve per tutte le case cablate.

L’opera, a livello visivo, appare senza ombra di dubbio ben realizzata. I fondali sono semplici e poco dettagliati, mentre i personaggi sono molto curati, da Topolino a Peter (che diventerà Pietro Gambadilegno) e Minnie. Quest’ultima possiede un look che si ricollega al mondo musicale, presentandosi come una strumentista con un ukulele e spartiti in mano, oltre a delle scarpette con tacco e una gonnellina che le donano un tocco femminile. Da evidenziare la scena della rincorsa di Minnie verso l’imbarcazione: un disegno molto semplice e poco dettagliato, in grado comunque di trasmettere un profondo senso di azione.

In questo contesto narrativo, Topolino appare molto diverso da come lo conosciamo oggi. Se nel ventunesimo secolo Topolino è ritenuto un personaggio buonista e onesto, in questo cortometraggio, così come nei due precedenti, è un giovane ragazzo bighellone e ozioso, interessato al mero divertimento. In “L’aereo impazzito” lo vediamo maltrattare Minnie, in “Topolino gaucho” fumare un sigaro con fare sbarazzino, e in “Steamboat Willie” fare una pernacchia a Peter e maltrattare gli animali. Utilizza il collo di una sorta di papera per suonare la sua musica e stacca dei maialini dal seno della loro mamma per fare musica con il seno stesso. Questa scena, oggi, sarebbe ovviamente vietata e censurata, dimostrando come nei primi anni del cinema ci fosse un maggior senso di libertà creativa rispetto alla società perbenista del post 2020.

Minnie e Topolino in Steamboat Willie (1928)
Minnie e Topolino in Steamboat Willie (1928)

In conclusione

“Steamboat Willie” rappresenta non solo un punto di svolta cruciale nella storia del cinema d’animazione, ma anche un esempio emblematico di come l’integrazione del sonoro abbia trasformato radicalmente l’esperienza cinematografica dell’epoca. La decisione di Walt Disney di focalizzare l’intera opera sull’elemento sonoro, utilizzando il sistema Click track per garantire una perfetta sincronizzazione, ha non solo dimostrato il suo genio creativo, ma ha anche aperto nuove possibilità espressive nel cinema. Le gag comiche e le situazioni narrate sono brillantemente supportate da una colonna sonora vivace e da effetti sonori incisivi, che hanno reso il corto non solo divertente ma anche tecnicamente avanzato per il tempo. In definitiva, “Steamboat Willie” non è solo un cortometraggio d’animazione, ma un monumento alla capacità visionaria di Walt Disney di trasformare il cinema attraverso l’innovazione tecnologica e l’immaginazione creativa.

Note positive

  • Innovazione nel sistema di sincronizzazione sonora con il Click track.
  • Utilizzo efficace della musica e degli effetti sonori per arricchire la narrazione.
  • Creatività e originalità nelle gag comiche e nel character design.
  • Impatto storico nel combinare animazione e sonoro in modo sinergico.

Note negative

  • Limitazioni tecniche dell’epoca visibili nei fondali semplici e poco dettagliati.
  • Alcuni comportamenti dei personaggi, come quelli di Topolino, potrebbero essere considerati controversi oggi.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 920

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