Cabin Fever (2002): Il nuovo horror che attinge dal passato

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Locandina di Cabin Fever

Cabin Fever

Titolo originale: Cabin Fever

Anno: 2002

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: horror

Casa di produzione: Down Home Entertainment/Tonic Films

Distribuzione italiana: Eagle Pictures

Durata: 88 min

Regia: Eli Roth

Sceneggiatura: Eli Roth, Randy Pearlstein

Fotografia: Scott Kevan

Montaggio: Ryan Folsey

Musiche: Nathan Barr, Angelo Badalamenti

Attori: Rider Strong, Jordan Ladd, James DeBello, Cerina Vincent, Joey Kern

Trailer di Cabin Fever

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Cabin Fever è il primo lungometraggio di Eli Roth, uscito nel 2002. Il regista statunitense esordisce con questo suo primo lavoro dopo anni alla ricerca di un finanziatore che potesse produrre l’opera. Da qui in avanti il suo nome acquisisce celebrità e con il tempo diventa una figura chiave dell’horror contemporaneo. Il suo cinema colpisce anche una star della cinematografia mondiale ovvero Quentin Tarantino, con il quale l’autore inizia una collaborazione che lo porta fino all’interpretazione dell’Orso Ebreo nel film “Bastardi senza gloria“. Un ruolo indimenticabile che lo consacra definitivamente.

Trama di Cabin Fever

Cinque ragazzi universitari decidono di affittare un cottage di campagna in mezzo ai boschi nella Carolina del Nord. L’incontro con un uomo visibilmente in pessime condizioni spaventa il soggiorno dei cinque protagonisti, che pur di allontanarlo adottano manovre brusche. Il giorno seguente una del gruppo comincia a sentirsi poco bene, rivelando delle strane macchie sul corpo. Preoccupati dalla situazione, tentano di contattare qualcuno per portare la ragazza da un medico che la visiti. Nel frattempo, quello che si scoprerà essere un virus, si propaga tra i ragazzi, infettando ciascuno di loro. Tra il panico generale che si scatena, la corsa alla salvezza ha quindi inizio, prima che sia troppo tardi.

Frame di Cabin Fever
Frame di Cabin Fever

Recensione di Cabin Fever

Eli Roth è un grande appassionato di genere horror. Il suo amore per la suddetta tipologia di film è sempre stato dichiarato in ogni sua intervista. Specialmente per quei lavori dove chiaramente era possibile notare un basso costo di produzione ma una resa finale alquanto innovativa. Si possono citare due titoli in special modo, ovvero “La casa” di Sam Raimi e “Texas Chain Saw Massacre” di Tobe Hooper. Dalla visione dei due prodotti artistici nasce perciò la sua voglia di mettersi in gioco e di realizzare qualcosa di simile, che andasse a ricordare quello che lo appassiona. Cabin Fever risulta infatti un omaggio, alla luce del sole, al cinema indipendente realizzato nei decenni 70 e 80.

Roth da grande estimatore di quel cinema low budget, ha promosso un lavoro che ne ricorda moltissimo gli aspetti, prevalentemente se lo dovessimo accostare a quel capolavoro di “La casa” di Raimi, uscito oltre vent’anni prima, nel 1981. Il film si rivela essere un grande omaggio a quel filone cinematografico pazzesco avviato proprio con “La casa” in cui un gruppo di ragazzi si rifugia volontariamente in un bosco sperduto tra le montagne. Il regista giustamente prende spunto dall’originale ma senza copiare in maniera troppo evidente. La trama condivide l’atmosfera di fondo ma poi a livello di sceneggiatura prosegue singolarmente sulla sua strada. Il risultato non risulta perciò fastidioso ma all’opposto modernizza ai tempi attuali un filone di successo.

Frame film
Frame film

Il regista, con un costo di produzione esiguo, riesce a rivitalizzare un genere specifico, e a infondere la sua impronta stilistica. La visione del suo autore appare infatti in maniera incontrastata, grazie a una serie di inquadrature che risultano decisamente forti e potenti, in grado di affermare la padronanza registica con il quale Eli Roth ha girato il suo primo lungometraggio. Un film con una buonissima regia, che riporta il cinema horror statunitense indipendente a un glorioso passato, dopo un decennio di pura carenza, in cui gli americani si sono fatti sorpassare alla grande dai giapponesi, veri protagonisti del cinema di genere avvenuto alla fine degli anni 90. Roth risulta quindi uno dei nomi di punta della nuova cinematografia dell’orrore degli anni 2000, assieme a Rob Zombie, per citare un altro esempio. Due registi che apriranno la strada prima a James Wan, vero rivitalizzatore del genere dal punto di vista dell’incasso, in cui si ritorna su alti livelli di guadagni. Successivamente all’horror politico e di spessore culturale con i film di Jordan Peele e Ari Aster, degli ultimissimi anni.

Cabin Fever, pesca perciò dal suo passato, da tutti quei lavori che hanno fatto possibile che il film acquisisca quella particolare forma. Il genere viene rimodernizzato, assumendo un tono fresco e originale, perfetto per il periodo di uscita nella quale è approdato sullo schermo, ma molto attuale ancora oggi. La storia funziona benissimo, il ritmo regge appieno la pellicola, le interpretazioni danno il meglio di sè, nonostante gli attori poco conosciuti. La tensione si percepisce fin dall’inizio, ma non manca di connotarsi di un lato anche comico e divertente che smorza numerosi momenti, intrecciando in più di un’occasione l’orrore con la commedia. La fotografia è perfetta, con quei colori che vertono dal giallognolo al rosso sangue. Uguale la scenografia esegue un buon lavoro. Prima di arrivare a un sostanziale cambiamento del genere, che potremmo associare al periodo più recente, deve passare ancora del tempo e allo stesso istante siamo distanti dai vecchi capolavori dell’orrore; Ma intanto Eli Roth, che si piazza nel mezzo a tutto ciò, pone i giusti tasselli, invogliando a rimettere mano a una categoria, che può rendere tantissimo, unendo con astuzia autorialità all’intrattenimento.

Fotogramma del film Cabin Fever
Fotogramma del film Cabin Fever

In conclusione

L’opera prima di Eli Roth mostra al mondo il talento dell’autore statunitense, figura importante capace di infondere al genere horror quella dose di autorialità, che era tipica del cinema del passato e che da molto tempo mancava. Il film contribuisce insieme a pochi altri prodotti, a rilanciare l’orrore negli States a basso budget e ad incassare cifre relativamente alte, considerando il punto di partenza. La sceneggiatura è ben scritta, risultando uno dei lavori migliori riguardo l’infinito filone di storie, ampiamente sfruttato dal cinema americano, che hanno come base di fondo una casa isolata nel bosco, dove pochi malcapitati tendono a rifugiarsi, per vacanza o altri motivi.

Note positive

  • Buona Regia
  • Omaggio al cinema del passato
  • Fotografia interessante

Note negative

  • Lontano dall’essere un capolavoro
  • Utilizzo di qualche cliché tipicamente americano
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Giovanni Veverga
Giovanni Veverga
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