Storia delle parolacce: l’origine delle parole più usate al mondo

Locandina Storia delle Parolacce

Storia delle parolacce

Titolo originale: History of Swear Words

Anno: 2021

Paese: USA

Genere: commedia, documentario

Produzione: Netflix

Distribuzione: Netflix

Ideatore: Bellamie Blackstone

Stagione: 1

Puntate: 6

Attori: Nicolas Cage, Joel Kim Booster, DeRay Davis, Nikki Glaser, Patti Harrison, London Hughes, Jim Jefferies, Zainab M. Johnson, Elvis Mitchell, Nick Offerman

Trailer Eng della docuserie “Storia delle Parolacce”

“La più grande risorsa di un attore è l’immaginazione…

…ma anche le parolacce”.

cit. Nicolas Cage

Trama Storia delle Parolacce

Netflix realizza, in collaborazione con Nicolas Cage e diversi attori, esperti e comici americani un vero e proprio corso sulle imprecazioni: una lezione di storia di cui non sapevamo di aver bisogno, ma fortemente necessaria sulle parole volgari che gli americani utilizzano quotidianamente nelle loro conversazioni.

Nicolas Cage presenta una serie sfrontata e senza peli sulla lingua o tabù, che esplora la nascita, l’uso nella cultura pop, la scienza e l’impatto culturale del linguaggio scurrile.

Tramite interviste con esperti di etimologia, ma anche personaggi dello spettacolo, storici e intrattenitori, la serie in ogni episodio (sei in totale) si concentra sull’origine di una delle parolacce più usate nel linguaggio americano, alternando sketch comici a vere e proprie lezioni sull’uso della lingua. Si passa da “F**k” a “S**t”, senza tralasciare “B***h” o “D**k“.

Insomma, una serie con i c***i direbbero gli stessi autori di Netflix.

Recensione Storia delle Parolacce

Nicolas Cage, il Ghost Rider di Hollywood, si cimenta nel nuovo format, innovativo e moderno proposto da Netflix. In sei puntate ci viene così raccontata l’origine di diverse parole che ormai fanno parte del linguaggio quotidiano degli americani e che rendono i dialoghi dei personaggi del mondo del cinema che tanto amiamo, ancora più carismatici (basti pensare a Samuel L. Jackson e il suo f**k).

Uno show irriverente e vero, che va oltre le apparenze e che nonostante la forte vena ironica che pervade tutti gli episodi, cerca comunque di mandare messaggi positivi su tematiche fondamentali che ancora oggi sono attuali e feriscono diverse persone.

Ci rendiamo conto attraverso pochi episodi che per esempio, un tempo il termine b***h veniva utilizzato per indicare l’esemplare femmina del cane. Oggi però è un insulto maschilista che viene usato in particolare oltreoceano, per denigrare una donna forte, che fa valere i propri diritti. Attraverso i commenti dei vari personaggi che partecipano allo show, viene mostrato come le parole a volte possono far male anche più dei gesti, riaprono ferite nascoste e colpiscono nell’animo.

Il tema fondamentale della serie però, resta la vena ironica, sfide di resistenza, battute e frecciatine tra gli ospiti che rendono il prodotto molto scorrevole e divertente. Sicuramente non sarà uno show di punta e Netflix non cercava altrettanto di lanciarlo come un grande prodotto, ma il risultato è comunque positivo. Risulta un vero e proprio programma d’intrattenimento, ma soprattutto illumina su parole di uso quotidiano che incidono così tanto nelle nostre vite, ma con uno sguardo al passato, risultano essere così innocue rappresentando tutt’un altro mondo che non ci appartiene più.

Come sono diventate scurrili e denigranti? Beh, risposta scontata: grazie agli uomini.

Nonostante ciò, ci viene spiegato da etimologi e diversi psicologi che le parolacce come f**k o s**t ci permettono in realtà di affrontare meglio i momenti dolorosi, perché attraverso le imprecazioni si attiva una parte del nostro cervello che rilascia adrenalina e ci permette di resistere e darci forza in momenti spiacevoli.

Tra i tanti ospiti troviamo Benjamin Bergen, scienziato cognitivo e autore di What the F**, la linguista Anne Charity Hudley, Miller Young, professoressa di studi sulla donna e critici cinematografici quali Elvis Mitchell. Per quanto riguarda la comicità, viene affidata a personaggi come Nick Offerman, Patti Harrison o Joel Kim Booster, che delle parolacce hanno fatto una sorta di manuale di base del loro repertorio.

Stando a indiscrezioni, potrebbe ben presto arrivare una versione italiana dello show che spiegherebbe quindi le origini delle nostre parolacce. E se i nostri colleghi americani hanno scelto Nicolas Cage come presentatore, magari in Italia ci sarà spazio per Pierfrancesco Favino o magari per qualche attore italiano che rientra già in produzioni Netflix (vedi Alessandro Borghi).

S********************t

cit. Isaiah Withlock

Note Positive

  • Parole di uso comune trovano un’origine storica
  • Giusto alternarsi di messaggi sociali e ironia
  • Cast molto vasto

Note Negative

  • Nessuna nota in particolare

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