The Hanging Sun – Il sole di mezzanotte (2022): un thriller sprecato dalle tinte scandinave

Locandina di Fotogramam di The Hanging Sun - Il sole di mezzanotte

The Hanging Sun – Il sole di mezzanotte

Titolo originale: The Hanging Sun

Anno: 2022

Paese: Italia, Regno Unito

Genere: Thriller

Casa di Produzione Cattleya, Groenlandia Sky Studios

Distribuzione italiana: Vision Distribution

Durata: 93 minuti

Regia: Francesco Carrozzini

Sceneggiatura: Stefano Bises

Fotografia: Nicolai Brüel

Montaggio: Giuseppe Trepiccione

Musiche: Andrea Farri

Attori: Alessandro Borghi, Jessica Brown Findlay, Sam Spruell, Frederick Schmidt, Raphael Vicas, Peter Mullan, Charles Dance

The Hanging Sun è basato sul romanzo di Jo Nesbo Midnight Sun (2016) ed è stato presentato nella sezione Fuori Concorso come film di chiusura della 79° edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Trama di The Hanging Sun – Il sole di mezzanotte

John (Alessandro Borghi) compie un tradimento ai danni del suo capo e padre (Peter Mullan), boss di un’organizzazione criminale. Per far perdere le sue traccia si rifugerà nell’estremo Nord, mentre suo fratello Michael gli dà la caccia, per ritrovarsi in un villaggio sospeso nel tempo, nel dubbio tra il giorno e la notte, dove la religione prende il sopravvento degli abitanti e gli stranieri non sono visti di buon occhio.

Recensione di The Hanging Sun – Il sole di mezzanotte

La produzione italiana e britannica uniscono le forze nell’adattamento del romanzo Midnight Sun di Jo Nesbo, celebre scrittore di gialli svedesi. Sebbene le premesse attorno alla sua atmosfera e la presenza di attori di buon calibro come Alessandro Borghi e Charles potessero dare l’idea di un thriller di buon livello, il risultato trascina con sé l’idea di un’occasione sprecata a tutti gli effetti.

La sensazione che si prova è quella di trovarsi dinanzi a un prodotto cinematografico che si presta a una prima parte in cui i personaggi vengono introdotti all’interno di microcosmo bloccato nel tempo: figure di mascolinità tossica abitano il villaggio, con forte controllo su vita e morte delle donne; la religione è usata come strumento per sottomettere gli altri, non per prestare aiuto a chi ha bisogno, mentre gli stranieri sono visti con diffidenza, come se non portassero nulla di buono all’interno del villaggio. A questo si aggiunge anche la situazione del protagonista John, che, sfuggendo dal padre, ha contribuito a destabilizzare il fragile equilibrio su cui versavano gli abitanti. Tra questi vi è la giovane Lea, madre di Caleb, che, come John, deve sopportare il peso del padre, il pastore della chiesa, un uomo che cerca d’imporre alla figlia la propria volontà su questioni delicate come il matrimonio, ritrovandosi immischiata in eventi che le porteranno a compiere gesti moralmente discutibili, dovendo sopportare un marito ubriaco e violento e pure il suo gemello, innamorato di lei. I due protagonisti affrontano nel corso della trama i limiti e gli ordini imposti da una società puramente patriarcale e di mentalità chiusa: se da un lato Lea è circondata da individui che non rispettano la sua volontà e si mettono in mezzo pensando di fare il suo bene, John deve fare i conti con suo padre e suo fratello, membri di un’organizzazione criminale che non ammette tradimenti e obiezioni, comandando dall’alto.

La prima parte della pellicola mette le carte in gioco dei tipici thriller scandinavi, giocando molto sull’atmosfera sospesa e isolata dalla nebbia, mentre il sole non tramonta mai, un po’ come in Midsommar, rendendo dunque difficile la differenza tra il giorno e la notte. I personaggi vengono ben introdotti, le situazioni messe subito in chiaro, ma una volta che si è giunti verso la metà del lungometraggio, questa unità inizia a crollare e perde sempre più forza, procedendo verso un finale frettoloso, in cui le varie storyline non vengono valorizzate come si deve oppure rimangono lasciate aperte, con lo spettatore che rimane confuso e si pone domande per dare una conclusione più chiara. Inoltre, dopo l’introduzione generale della storia, l’intreccio tenta di proseguire tramite storyline secondarie, ma che nono contribuiscono a dare risalto a quella principale di John. L’elemento thriller si dissolve nella nebbia e i flashback tendono a essere didascalici, evitando di approfondire il rapporto padre-figlio del personaggio principale.

Ciononostante il cast riesce a dare una buona prestazione. Alessandro Borghi dà prova di essersi ben inserito nel cinema internazionale, recitando senza pecche in inglese. Dopo Diavoli l’attore romano porta sul grande schermo un uomo tormentato e pentito dei propri errori del passato, che trova riparo in un bambino eloquente e una donna in difficoltà ma senza paura. La fotografia bluastra risalta la fusione tra il giorno e la notte tipico dei paesi dell’Estremo Nord della Norvegia, dove il sole non tramonta mai.

In conclusione

Peccato che il rammarico di questa pellicola rimanga una scrittura approssimativa, con poca attenzione alla chiusura delle varie trame secondarie ricche di tematiche interessanti.

Note positive

  • L’interpretazione di Alessandro Borghi;
  • La fotografia.

Note negative

  • Sceneggiatura approssimativa e frettolosa sul finale.

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