The Strays (2023). Attenti ai segreti di famiglia

Recensione, trama e cast del film The Strays (2023), il thriller psicologico di Netflix per la regia di Nathaniel Martello-White
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Trailer di The Strays

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Pellicola d’esordio del regista e sceneggiatore Nathaniel Martello-White, The Strays è un thriller psicologico britannico. Le riprese si sono tenute nel novembre 2021 tra Londra, Suffolk e Berkshire. Il film è stato prodotto da Valentina Brazzini, Tristan Goligher e Rob Watson ed è stato distribuito su Netflix il 22 febbraio 2023. Nel cast figurano Ashley Madekwe, nota per i suoi ruoli nelle serie Salem, Diario di una squillo perbene e Revenge, Bukky Bakray, vincitrice del Rising Star Award ai BAFTA 2021 per la sua interpretazione in Rocks, e Justin Salinger, conosciuto per la sua partecipazione nella serie d’azione Hanna e nel film Ray & Liz.

Trama di The Strays

In uno squallido appartamento, Cheryl, una donna nera dai tratti bianchi, sta attraversando un brutto momento, sia a causa della situazione finanziaria che familiare, con un marito alquanto violento. Un giorno, dopo una conversazione piena di disperazione al telefono con sua sorella e dopo aver evitato di rispondere alle chiamate del marito, decide di lasciare la propria casa, lasciando un semplice biglietto in cui annuncia che andrà dal parrucchiere.

Anni dopo, Cheryl si fa chiamare Neve. La sua vita ha preso una svolta alquanto positiva, abbandonando lo squallore del suo passato per una vita agiata. È sposata con un uomo bianco di nome Ian, con cui ha due figli eccentrici, Sebastian e Mary, e lavora come vicepresidente nella scuola privata in cui studiano anche i suoi figli. Le sue giornate trascorrono tra bei vestiti, parrucche, cene con la propria famiglia e l’organizzazione di un party di beneficenza. Il suo mondo tranquillo e di apparenza va in frantumi quando inizia a notare due giovani individui neri che la stanno pedinando. La donna cade in un vortice di tensione e angoscia, riportando a galla tensioni del proprio passato che erano state abilmente represse. I due giovani che la scrutano sono gli afroamericani Carl e Dione, ma cosa vogliono da lei e dalla sua famiglia?

Ashley Madekwe, Justin Salinger in The Strays
Ashley Madekwe, Justin Salinger in The Strays

Recensione di The Strays

L’opera prima di Nathaniel Martello-White è un film prettamente di genere, costruendo e sviluppando una situazione angosciante e oscura nei canoni del thriller psicologico, trovando il suo punto di forza nella messa in scena e nella scrittura della sceneggiatura, con un plot twist interessante in grado di sorprendere lo spettatore, presentatoci sul finire del primo atto (se così possiamo chiamarlo), che riesce a scardinare la trama che il pubblico stava assaporando. La pellicola si suddivide sostanzialmente in tre parti narrative, come macro capitoli di un libro. La prima parte si concentra sul personaggio di Neve, una donna che indossa maschere per nascondere il suo malessere interiore. La sua routine mattutina, in cui dinanzi allo specchio fa sorrisi finti ingurgitando una pasticca,mostra il suo bisogno, e dipendenza, nell’assumere calmanti o antidepressivi. Questo primo atto è strutturato nel genere del thriller psicologico puro, in cui il pubblico, insieme a Neve, si trova immerso in una storia di apparente follia. La regia e la sceneggiatura giocano con l’ambiguità, creando situazioni e frasi ambigue che portano a domandarsi se Neve sta vivendo un crollo emotivo o se ciò che vede è effettivamente reale, come nella scena della scuola con il misterioso bidello. Se inizialmente Neve appare come un personaggio solido nel post-incipit, man mano che si entra nel racconto del primo atto, la donna sembra sempre più lacerata e annientata psicologicamente. La scrittura del primo capitolo suscita curiosità, spingendo lo spettatore a chiedersi dove la storia stia realmente andando, se verso una vicenda di follia e fantasmi o verso qualcos’altro. Una domanda che trova risposta nel finale del primo capitolo, con un plot twist inaspettato che cambia totalmente la direzione della narrazione.

Il secondo e il terzo atto si muovono maggiormente nei contorni di un thriller drammatico, con protagonisti i due afroamericani Marvin (Jordan Myrie) e Dione (Bukky Bakray), due individui profondamente turbati con l’obiettivo di distruggere tutto ciò che Cheryl/Neve ha costruito. Il secondo atto ci riporta indietro di qualche giorno, mostrandoci i piani dei due individui e il loro comportamento subdolo che permette loro di entrare in contatto con i figli di Neve, Sebastian e Maria. Il terzo atto si muove in parte nei contorni di Funny Games, ma in modo meno folle e causale, poiché Marvin e Dione, più o meno, sanno ciò che stanno facendo e perché hanno scelto la famiglia di Neve e Ian. Nel loro agire c’entra poco la causalità.

Il racconto audiovisivo presenta un approccio marcatamente di genere, dimostrando come il regista – sceneggiatore sia abilmente capace di costruire situazioni interessanti nel panorama del thriller. Allo stesso tempo, Nathaniel Martello-White, omaggia e si rifà, seppur in modo meno spinto e violento, allo stile del regista afroamericano horror Jordan Peele. Peele ha portato una ventata di aria fresca nel genere horror-afroamericano sociale con lungometraggi come ‘Scappa – Get Out’ e ‘Noi’, due film che trattano con efficacia la situazione degli afroamericani nell’America del 2020 e le loro difficoltà in una cultura marcatamente bianca.

Il film di Martello-White, se confrontato con i thriller e gli horror della filmografia di Peele, mostra un’evidente focalizzazione meno incisiva a livello tematico-sociale incentrato sulla situazione della popolazione afroamericana. Alcuni elementi a riguardo sono evidenti; ad esempio, la nostra protagonista ha l’obiettivo di cancellare la propria identità di donna nera. Non a caso, ha scelto di sposare un uomo bianco e di integrarsi in una comunità quasi esclusivamente bianca. Viene sottolineato più volte come la presenza di Marvin e Abigal sia particolare all’interno di questa ‘società bianca’. Nel personaggio di Neve, inoltre, ci sono numerosi segni evidenti del suo rifiuto della cultura nera, come il non voler mostrare i suoi capelli tipicamente da donna nera, preferendo l’uso di parrucche per apparire il più bianca possibile. Contrariamente, riferendosi sempre al look della capigliatura, è evidente come la figlia Mary non rinneghi la sua ‘afroamericanità’, cercando un proprio stile di acconciatura che si rifà, sotto alcuni aspetti, alla tradizione ‘nera’, un elemento che la distacca e che infastidisce lievemente la madre.

Nonostante qualche impronta tematica in questo senso, connessa alla cultura ‘nera’, il messaggio sociale perde completamente efficacia nel procedere del racconto. Questo avviene anche a causa di uno spostamento del focus narrativo post-primo atto, così l’elemento razziale e la tematica connessa al senso d’identità nera non emergono con chiarezza e potenza, nonostante una buona scrittura dei personaggi, partendo dai figli di Neve, fino alla protagonista e ai misteriosi villain, proprio l’entrata in scena di questi due porta la storia e il suo elemento tematico fuori focus, spostandosi su una dimensione più di genere e familiare. Detto ciò, però, la storia possiede un suo spessore, non risultando un mero e semplice gioco di genere. Abbiamo alcune riflessioni sul tema della famiglia e possiamo empatizzare con Neve, un personaggio con cui possiamo intraprendere una riflessione riguardo alle sue scelte, tanto da domandarci alla fine se avremmo affrontato la situazione nello stesso modo o meno.

Un’altro elemento distintivo di questa pellicola è che non esistono personaggi buoni; ognuno di loro possiede un proprio lato folle e oscuro, fatto di bugie e segreti. Escluso il marito di Neve, il personaggio meno sviluppato nel racconto, tutti gli altri hanno i loro segreti, le loro bugie, nascondendo all’altro parti della loro vita. Proprio le bugie sono l’elemento fondante dell’intera drammaturgia, che però non possiamo trattare specificamente per non rovinarvi l’intera visione del film che si erge, esclusivamente, su questo plot twist che se svelato, vi rovinerà l’intera visione.

Jorden Myrie, Bukky Bakray in The Strays
Jorden Myrie, Bukky Bakray in The Strays

In conclusione

In sintesi, l’opera prima di Nathaniel Martello-White, un thriller psicologico, offre una narrazione divisa in tre atti. Il primo atto si focalizza su Neve, mascherando una crisi emotiva, ma un plot twist inaspettato ribalta la storia. Gli atti successivi si concentrano sugli antagonisti Marvin e Dione, intenti a distruggere la vita di Neve. Pur mostrando richiami al genere thriller psicologico e al regista Jordan Peele, il film perde progressivamente la sua incisività tematica, soprattutto dopo il primo atto.

Note positive

  • Plot Twist
  • Costruzione di atmosfere angoscianti
  • Struttura Narrativa a Tre Atti: La divisione della storia in tre parti distinte, simili a macro capitoli di un libro, è vista come punto di forza. Ogni atto contribuisce a sviluppare la trama in modo graduale, mantenendo uno spettatore curioso e coinvolto.
  • Caratterizzazione dei Personaggi: I personaggi, inclusi i villani, sono scritti nella loro complessità e ambiguità. Non esistono personaggi puramente buoni o cattivi, ma ognuno ha lati oscuri, segreti e bugie. Questo rende il racconto più ricco e coinvolgente.

Note negative

  • Diminuzione dell’Approccio Tematico Sociale: Sebbene il film mostri alcuni elementi tematici connessi alla cultura afroamericana, l’articolo critica la diminuzione dell’approccio tematico sociale nel procedere della trama. L’elemento razziale e la tematica dell’identità nera sembrano perdere efficacia nel contesto del thriller.
  • Mancanza di Approfondimento su Temi Sociali: Nonostante alcune impronte tematiche legate alla cultura “nera”, il film manca di un approfondimento continuo sui temi sociali, specialmente dopo il primo atto. La perdita di focus su questi elementi impedisce al messaggio sociale di emergere con chiarezza e potenza.
  • Manca una Chiara Identificazione dei Personaggi con il Contesto Sociale: Nonostante la presenza di alcuni segni evidenti riguardo alla cultura e all’identità nera, la mancanza di una chiara identificazione dei personaggi con il contesto sociale limita l’impatto del messaggio tematico all’interno della storia.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 923

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