Tokyo Godfathers (2003). Il Natale firmato Satoshi Kon

Tokyo Godfathers locandina

Tokyo Godfathers

Titolo originale: Tokyo Godfathers

Anno: 2003

Paese: Giappone

Genere: Animazione, drammatico, commedia

Produzione: Madhouse

Distribuzione: Sony Pictures Home Entertainment

Durata: 88 min.

Regia: Satoshi Kon

Sceneggiatura: Satoshi Kon, Keiko Nobunoko

Fotografia: Katsutoshi Sugai

Montaggio: Takeshi Seyama

Musiche: Moonrises, Keichi Suzuki

Animatori: Akiko Asaki, Shogo Furuya, Shigeru Fujita, Hideki Hamazu, Shinji Hashimoto

Trailer di: Tokyo Godfathers

Satoshi Kon, mai compianto abbastanza, dirige Tokyo Godfathers, un film che da un soggetto semplice, riesce a costruire una storia affascinante, divertente a tratti, e sempre profonda. Tre rifiutati dalla società (o autoesclusi) si danno da fare per riportare a casa una bambina abbandonata e nel mentre fanno i conti con loro stessi e le proprie storie passate. Il film di Satoshi Kon è il film di Natale sui generis da vedere durante le feste natalizie.

Fotogramma di: "Tokyo godfathers"
Fotogramma di: Tokyo godfathers

Trama di Tokyo Godfathers

La notte del 24 Dicembre, per le strade di Tokyo una neonata è abbandonata fra la spazzatura; a trovarla sono tre senzatetto. Hana, una transessuale finita in mezzo alla strada dopo aver abbandonato la vita da drag queen, Gin un vagabondo alcolizzato che dice di aver visto morire una dopo l’altra la figlia piccola, per una malattia e la moglie, poco dopo, di crepacuore (il brano musicale di rinforzo ai vari fermo immagine della sua storia è davvero molto bello e malinconico) e Miyuki un’adolescente scappata di casa. I tre, dopo alcune discussioni, portano a casa loro (una baracca) la bambina – che Hana chiama Kyoko -, dove riescono finalmente a calmarla. Hana vorrebbe tenere la bambina con loro ma Gin e Miyuki la convincono a portarla alla polizia; passata la notte, l’uomo e la ragazza sono costretti a inseguire la trans che si è portata via Kyoko volendo tenerla con sé ed è ancora l’insistenza dei due compagni a farle cambiare idea, un’idea che lascia i due di stucco. Hana decide di riconsegnare la bambina alla sua vera famiglia; comincia così, per i tre una lunga ricerca in cui si troveranno a fare i conti non solo con le loro personali condizioni, di cui sono ben consapevoli, ma anche con un passato (più o meno burrascoso) che si ripresenta all’improvviso e con cui è necessario fare i conti.

Fotogramma Tokyo Godfathers
Fotogramma di Tokyo Godfathers

Recensione di Tokyo Godfathers

Dopo Perfect Blue (1997) e Millenium Actress (2001), Satoshi Kon torna al lungometraggio con Tokyo Godfathers; una storia natalizia in tutto e per tutto, però davvero sui generis. La regia del cineasta nato a Kushiro è semplice, leggera, quasi a non voler prevaricare sulle varie storie dei personaggi e sul racconto che stiamo guardando. Un racconto in cui si mescolano senza soluzione di continuità momenti seri a momenti più divertenti senza che però questi ultimi, turbino il senso generale della storia, e delle varie piccole trame in cui i nostri protagonisti, dai più anziani ai più giovani, sono inseriti.

Tokyo Godfathers è una storia di reietti, di esclusi, esclusi che Satoshi Kon dipinge con una umanità pregevole, descrivendone le vite, presenti e passate in modo veramente sublime e, per questo, estraneo a qualsiasi giudizio; i giudizi (se ne lascia) sono solo per bocca dei suoi personaggi e il piccolo sfogo che Hana avrà, ormai alla fine del film, con Gin può essere un buon esempio. Questa pellicola però, oltre a essere una storia di esclusi che in poche ore hanno il modo di riscattarsi, anche se per poco forse, è una racconto di coincidenze, di miracoli, di perdono anche verso sé stessi; un puzzle di ricordi e di futuri possibili che si costruisce nel giro di una scarsa ora e mezza fino ad arrivare, ormai alla fine del film, alla spiegazione del titolo stesso del lungometraggio. Una spiegazione che, pur intuibile, non vogliamo svelare, nel caso non abbiate mai visto Tokyo Godfathers e vogliate perdervi nei meandri di una Tokyo popolata di barboni, transessuali e ragazzine scappate di casa.

Note positive

  • I tre protagonisti del racconto
  • Il differente modo di relazionarsi fra loro
  • Il bilanciamento fra momenti seri è momenti più distesi
  • Il modo di raccontare l’umanità della Tokyo notturna
  • Il piccolo easter egg che rimanda ad un altro film dello stesso regista
  • Il finale

Note negative

  • Nessuno di particolare rilevanza

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