Tutti a parte mio marito (2023). Iris alla scoperta dei suoi desideri

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Locandina di Tutti a parte mio marito

Tutti a parte mio marito

Titolo originale: Iris et les hommes

Anno: 2023

Nazione: Francia

Genere: Commedia

Casa di produzione: Chapka Films, La Filmerie

Distribuzione italiana: I Wonder Pictures

Durata: 1h38min

Regia: Caroline Vignal

Sceneggiatura: Caroline Vignal, Noémie de Lapparent

Fotografia: Martin Roux

Musiche: Benjamin Esdraffo

Attori: Laure Calamy, Vincent Elbaz, Suzanne de Baecque, Sylvain Katan, Laurent Poitrenaux

Trailer di Tutti a parte mio marito

Presentato in anteprima nazionale alla 15° Edizione di France Odeon a Firenze, Tutti a parte mio marito è una commedia femminile che cerca di esplorare i desideri intimi della sua protagonista. Il film arriva al cinema in Italia il 21 dicembre 2023.

Trama di Tutti a parte mio marito

La vita di Iris procede per il meglio: un marito dolce, due figlie brave a scuola, una carriera da dentista consolidata. Ormai da tempo però col marito non si fa più l’amore. Dietro consiglio di una donna incontrata alla scuola delle figlie, Iria si iscrive a una app di dating e finalmente esplora la sua sessualità. Appuntamento dopo appuntamento si accorge che il mondo è costellato di esperienze da provare e non si lascia scappare l’opportunità. Una volta soddisfatta, si renderà conto dell’importanza del rapporto con suo marito e cercherà di risanarlo.

Scena del film di Tutti a parte mio marito
Scena del film di Tutti a parte mio marito

Note di regia

Caroline Vignal

È stato quattro anni fa. L’ultima volta che avevo visto la mia amica Juliette, si stava riprendendo come meglio poteva – cioè piuttosto male – dalla separazione; suo marito se n’era andato dall’oggi al domani dopo vent’anni di convivenza. Juliette aveva 51 anni, l’età a cui, secondo alcuni, noi donne diventiamo invisibili. Ma quella sera, alla festa a cui eravamo, vedevamo solo lei. Era raggiante. Qualche giorno dopo, Juliette mi ha raccontato cos’aveva fatto durante i mesi nei quali ci eravamo perse di vista. Vedendola sempre più in crisi, un’amica l’aveva incoraggiata a creare un profilo su un sito d’incontri. “È come se, con un clic, avessimo accesso a un mondo parallelo, un mondo invisibile”, mi ha detto ridendo. “La città degli uomini!”. Mi ha raccontato dei “Mi piace” ricevuti che le avevano ridato autostima, delle foto intime che riceveva continuamente mentre lavorava, degli appuntamenti strani, della giovinezza ritrovata, dell’amante ballerino di flamenco di 15 anni più giovane con cui fumava spinelli nel pomeriggio. “It’s raining men!”, ha riso euforica. Quella sera è nato il mio film e aveva già la sua colonna sonora! Una volta tornata a casa, ho acceso il computer. Come tutti, avevo sentito parlare di Tinder e app simili, avevo degli amici che si erano conosciuti così, ma la curiosità non mi aveva mai spinta oltre alla pagina di accesso. Per andare oltre, bisognava mettersi in gioco – in altre parole: creare un profilo! Non c’era scampo. Nella mia “bio” ho scritto: “Curiosa”. Poi si è scoperchiato il vaso di Pandora. Nei mesi successivi ho fatto un archivio con tutto: i profili degli uomini con cui matchavo, le conversazioni fatte sull’app o su WhatsApp, le foto che ricevevo. È stato divertente, emozionante, travolgente, a volte. Ma come potevo ricreare l’esperienza dei siti d’incontri per il grande schermo, dato che la maggior parte si svolge su quello piccolo dei nostri telefoni? Come potevo condividere con gli spettatori l’adrenalina delle chat – le quali, a essere onesti, possono sembrare banali e spesso anche sconcertanti – durante l’attesa febbrile e mozzafiato del messaggio successivo? Come potevo riproporre l’esaltazione per il fatto che l’avventura potesse trovarsi dietro l’angolo o al capolinea della RER B? Mi sono imposta di non filmare per niente, o comunque pochissimo, gli schermi dei cellulari. La serie Euphoria mi ha rassicurata. I suoi giovani protagonisti scrivono messaggi chini sui cellulari; condividiamo l’esaltazione, l’attesa, la gioia e la delusione che attraversano i loro volti e, ai piedi dello schermo, come in un film in lingua originale, i sottotitoli ci danno accesso ai messaggi scambiati. Il procedimento è semplice, ma la forza della scrittura, del silenzio, del ritmo con cui appaiono i messaggi è completa, diretta. Ho utilizzato anche io questo stratagemma nelle sequenze di chat, scandite dal suono più o meno aggressivo della vibrazione del telefono a ogni messaggio ricevuto. Per trasmettere la sensazione di invasione che possono provare le donne che si iscrivono a un sito d’incontri, ho avuto anche l’idea di far materializzare gli uomini dell’app, ad esempio, nella metropolitana. Ben lontani dall’ultracontemporaneità della serie Euphoria, due film mi hanno accompagnata durante la stesura della sceneggiatura di Tutti a parte mio marito: L’uomo che amava le donne, che mi ha aiutata a trovare il ritmo, il movimento della storia – volevo evitare la trappola del film costruito su tanti sketch, cosa che a Truffaut è riuscita magnificamente, tra l’altro, grazie all’attenzione e alla profondità dell’interpretazione di Charles Denner; e Bella di giorno di Luis Buñuel. Come Séverine (Catherine Deneuve), Iris obbedisce a un desiderio che la supera. Non si sente mai in colpa, non fa che trarre benefici dalle sue scappatelle. In Bella di giorno, Pierre (Jean Sorel), il marito, è una rappresentazione ironica dell’ideale degli anni ’60: bello, ricco, innamorato, mai un capello fuori posto, pigiama inamidato.

Recensione di Tutti a parte mio marito

Tutti a parte mio marito è una commedia senza pretese che si cimenta nel mostrare il tema del desiderio sessuale femminile, un aspetto spesso trascurato nel cinema contemporaneo e nella vita attuale. Tuttavia, sebbene le premesse siano interessanti, il film non riesce a esplorare in profondità questa tematica cruciale. Piuttosto, si immerge in situazioni goffe, talvolta al limite della farsa, senza approfondire appieno i dialoghi o i conflitti. Manca la profondità emotiva che potrebbe trasformare questa rappresentazione in una narrazione coinvolgente. Il film, pur offrendo momenti divertenti che occasionalmente strappano un sorriso, non riesce a lasciare un’impressione duratura sugli spettatori. Degna di nota è l’interpretazione della grandiosa Laure Calamy, perfetta nei panni della protagonista: una cinquantenne ancora con tanta voglia di vivere. La solarità e lo spirito dell’attrice bucano lo schermo e rendono il film tutto sommato godibile.

La vicenda di Iris affronta un tema universale che spesso riscontriamo nelle relazioni umane, invitandoci a riflettere su diverse sfaccettature dell’esperienza umana. Se inizialmente la protagonista potrebbe apparire come una figura egoista o priva di scrupoli verso il marito, il suo percorso narrativo rivela un desiderio di liberazione, una ricerca del piacere e della realizzazione personale che le è sembrata mancare all’interno della sua relazione. È proprio in questa ricerca di libertà che Iris intravede e comprende il valore del suo legame matrimoniale, trovando così un modo per superare la freddezza che ha caratterizzato gli ultimi anni del loro rapporto.

Scena del film Tutti a parte mio marito (2023)
Scena del film Tutti a parte mio marito (2023)

In conclusione

In conclusione, Tutti a parte mio marito è una commedia a tratti simpatica, ma che rimane troppo sulla superficie di una tematica fin troppo poco esplorata.

Note positive

  • attori

Note negative

  • sceneggiatura
  • regia
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Letizia Fracchiolla
Letizia Fracchiolla
Articoli: 24

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