La Pitturessa (2023). L’arte di Anna Paparatti

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La Pitturessa (2023) - Locandina

La Pitturessa

Titolo originale: La Pitturessa

Anno: 2023

Nazione: Italia

Genere: Documentario

Casa di produzione: Kama Productions, FilmAffair

Distribuzione italiana: Lo Scrittoio

Durata: 80 minuti

Regia: Fabiana Sargentini

Sceneggiatura: Fabiana Sargentini

Fotografia: N.D.

Montaggio: N.D.

Musiche: N.D.

Attori: Anna Paparatti, Fabiana Sargentini, Pizzi Cannella, Maria Grazia Chiuri

Trailer de La Pitturessa

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il documentario “La Pitturessa”, incentrato sulla vita dell’artista Anna Paparatti, una donna che ha vissuto con libertà cinquant’anni di storia dell’arte contemporanea italiana, è stato presentato in anteprima mondiale alla 18esima Festa del Cinema di Roma nella sezione FreeStyle. La proiezione ufficiale del documentario si è tenuta domenica 22 ottobre 2023 alle ore 19.30 presso il MAXXI. Alla regia del film troviamo Fabiana Sargentini, figlia della Paparatti e del gallerista Fabio Sargentini, regista del lungometraggio “Non lo so ancora” (2014) e di vari cortometraggi e mediometraggi come “Di madre in figlia” (2005), “Il gioco delle parti” (2016) e “Tutto su mio padre Fabio Sargentini” (2003). Il film documentario è prodotto da Fabiana Sargentini, da Riccardo Biadene per Kama Productions e da Valeria Adilardi per FilmAffair. Sarà distribuito nei cinema da Lo Scrittoio a partire da Febbraio 2024.

Trama de La Pitturessa

Anna Paparatti: ottantasette anni di magnificenza e ancora una fervida creatività, non solo nel raccontare storie, ma soprattutto nell’inventare, disegnare, costruire mandala, labirinti e giochi dell’oca. Fu una delle figure straordinarie che animò la scena artistica romana degli anni ’60 e ’70, artista, scopritrice e musa, nonché compagna storica di Fabio Sargentini. Dalla sua galleria, L’Attico, passarono artisti e intellettuali di spicco. Nel 2021, è stata protagonista di una mostra voluta dalla gallerista Elena Del Drago. Nel 2022, Maria Grazia Chiuri l’ha chiamata e le ha proposto di utilizzare i suoi quadri geometrici degli anni Sessanta per le scenografie delle sfilate della Maison Dior. “Il grande gioco”, “Pop-oca”, “Le jeu qui n’existe pas” e “Il gioco del non-sense” sono tornati sotto gli occhi del pubblico, tele che per anni avevano adornato la sua imponente casa sul Lungotevere a Roma, e ora si impongono per la loro forza dirompente. A ottantasette anni, Anna è nuovamente protagonista della scena contemporanea.

L’artista è qui la protagonista di un film diretto dalla figlia, Fabiana Sargentini: un’immersione negli oggetti, nei caftani, nelle sciarpe, nei gioielli e negli idoli buddhisti che popolano la casa di Anna. Il film offre uno sguardo curioso e molto umano sul rapporto madre-figlia, un viaggio nella vita, nei ricordi e nelle fotografie di entrambe. Questa è l’occasione per raccontare la sua storia nel contesto dell’ambiente artistico e culturale di un’epoca italiana che non esiste più. Il film utilizza materiali inediti provenienti dall’archivio personale dell’artista, immagini di repertorio uniche, fotografie e opere diverse, oltre a frammenti di film importanti che hanno “ospitato” i suoi quadri. Si tratta di un viaggio alla riscoperta di Anna Paparatti e di una conoscenza più profonda di questa pittrice straordinaria e ironica, che vive con divertimento e stupore il suo nuovo risveglio artistico.

Frame da La Pitturessa
Frame da La Pitturessa

Recensione de La Pitturessa

Fabiana Sargentini

Un lavoro stratificato, soppesato in ogni fotogramma alla ricerca dell’equilibrio tra rigore e delicatezza: una sfida complessa, un racconto collettivo attraverso la chiave intima del rapporto tra una madre e una figlia

Dopo averci raccontato la storia di suo padre nel film TV “Tutto su mio padre Fabio Sargentini” (2003), Fabiana Sargentini decide di immergersi in un racconto estremamente personale e introspettivo attraverso un film multistrato. Da un lato, ci presenta la vita di sua madre, ma dall’altro lato, “La Pitturessa” parla intrinsecamente di lei stessa, in una narrazione incentrata su un rapporto complesso tra madre e figlia. In questo racconto, emergono le difficoltà di Fabiana nel comprendere l’originalità e la creatività estrema della madre, che ha sempre vissuto al di fuori dei limiti sociali della tradizione. La madre ha sempre abbracciato valori femministi, spirituali, meditativi e liberali, interpretando il mondo attraverso una prospettiva artistica, in contrasto con la mentalità sociale cristiana degli anni ’60 e ’70, che ha sempre rifiutato.

Il lungometraggio documentaristico prende forma all’interno di questa complessa relazione, mostrando le difficoltà e i dubbi della regista nel comprendere appieno la natura ribelle della madre. La pellicola rivela come Fabiana Sargentini, crescendo accanto a due genitori anticonvenzionali, abbia vissuto dei momenti di sofferenza e d’incomprensione interiore. La natura eccentrica e artistica dei suoi genitori ha reso complicati, specialmente in un contesto tradizionalista degli anni ’70, i suoi rapporti con le altre persone della sua età, che spesso la consideravano diversa a causa degli atteggiamenti della sua famiglia. Questa narrativa mette in luce la sfida di crescere in un ambiente così unico e complesso e divergente da ciò che è ritenuto canonico, offrendo una visione intima delle lotte e delle esperienze di Fabiana Sargentini all’interno della sua famiglia.

Fabiana Sargentini

Io sono sempre stata accusata, anche dai miei fidanzati, di essere strana. Mi ricordo che mi dicevano “Ma sei strana”. Io non volevo essere strana io volevo essere normale e loro [i genitori] erano strani e sono sempre stati strani, io ero strana perché ero figlia loro. I miei genitori non erano sposati, tutti i genitori dei miei amici non erano sposati, infatti io mi sono sposata e mia madre non voleva che mi sposassi. Mi sono dovuta trovare la mia normalità, le mie regole, la mia borghesia

Accanto a questa autoanalisi del proprio rapporto con la madre-artista, il film ci offre un’immersione nella vita, nell’artisticità e nella spiritualità di Anna Paparatti, utilizzando una varietà di contenuti d’archivio come foto e video. Tra questi contenuti “storici dal carattere familiare”, assistiamo alla quotidianità dell’artista romana all’interno della sua dimora, una vecchia casa che trabocca di dipinti, fotografie e oggetti fatti a mano provenienti dal mondo e dalla cultura indiana, una cultura che ha sempre amato e che l’ha profondamente influenzata a livello artistico e spirituale. Il modo in cui la donna si muove, gesticola, si veste e crea arte ci porta a evocare il mondo arabo-indiano, sia per le forme geometriche artistiche che utilizza, sia per l’atmosfera spirituale quasi “buddhista” che emana, ritratta seduta a gambe incrociate durante la pellicola, dimostrando una notevole agilità fisica nonostante la sua età avanzata, più vicina ai novant’anni che agli ottanta.

Tuttavia, il film manca di linearità narrativa. Sebbene Fabiana Sargentini riesca a raccontare il rapporto tra lei e sua madre attraverso siparietti simpatici, si imbatte in difficoltà nel narrare in modo coerente la vita di Anna Paparatti, spesso perdendosi in divagazioni eccessive. Comprendiamo bene l’infanzia di Anna e il suo bisogno di immergersi nel mondo artistico, così come la sua entrata nel panorama artistico romano e la nascente relazione con Fabio Sargentini, fondatore de “La galleria L’Attico”, un luogo intriso di arte, cultura indiana, teatro e musica. Tuttavia, la storia diventa meno chiara e definita a partire dal momento in cui Anna diventa madre. La vita di coppia tra Anna e Fabio e la scomparsa di quest’ultimo sono elementi narrativi trascurati, rendendo difficile per lo spettatore comprendere gli avvenimenti nella vita della pittrice romana. Inoltre, il film trascura di esplorare la poetica dietro l’arte e i dipinti di Anna Paparatti. Non viene spiegato il motivo per cui ha realizzato certe opere, né vengono affrontati eventuali cambiamenti stilistici nella sua arte nel corso del tempo. Il film, concentrato sul rapporto madre-figlia, trascura l’opera artistica di Anna, relegandola in secondo piano. Una maggiore esplorazione della sua arte avrebbe potuto arricchire ulteriormente la narrazione, offrendo uno sguardo più approfondito sulla mente creativa della pittrice romana.

Fotogramma de La Pitturessa
Fotogramma de La Pitturessa

In conclusione

“La Pitturessa” di Fabiana Sargentini offre uno sguardo intimo sulla complessa relazione madre-figlia tra Fabiana e sua madre, Anna Paparatti. Nonostante le lacune nella narrativa, il film brilla per la sua autenticità e l’intimità nel ritrarre l’anima creativa di Anna. Tuttavia, la mancanza di linearità nella storia di Anna e la sottolineatura insufficiente dell’arte della pittrice sono punti deboli. Nonostante ciò, il film cattura emotivamente la natura complessa delle relazioni familiari, offrendo uno spunto riflessivo sulla crescita personale e l’influenza familiare nella vita di ognuno.

Note Positive:

  • Autenticità e Intimità: Il film cattura l’autenticità e l’intimità della relazione madre-figlia, offrendo uno sguardo sincero nella vita di entrambe le donne.
  • Rittratto di Anna: Nonostante le lacune nella narrazione, il film riesce a ritrarre vividamente l’anima creativa e ribelle di Anna Paparatti, mostrandone l’impatto profondo sulla vita di Fabiana.

Note Negative:

  • Mancanza di Linearità: La mancanza di linearità narrativa rende difficile seguire la vita di Anna Paparatti in modo coerente, specialmente nelle fasi cruciali della sua esistenza.
  • Sottolineatura dell’Arte: Il film trascura l’esplorazione approfondita della poetica dietro l’arte di Anna Paparatti, perdendo l’opportunità di arricchire la comprensione dello spettatore sulla sua creatività.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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