tutto su mia madre recensione film

Tutto su mia madre (1999): Un ritratto sull’identità e la femminilità

locandina di tutto su mia madre

Tutto su mia madre

Titolo originale:  Todo sobre mi madre 

Anno: 1999

Paese: Francia, Spagna

Genere: Drammatico

Produzione: El Deseo, France 2 Cinéma, Renn Productions

Distribuzione: Cecchi Gori Group, Tiger Cinematografica

Durata: 101 min

Regia: Pedro Almodovar

Sceneggiatura: Pedro Almodovar

Fotografia: Affonso Beato

Montaggio: José Salcedo

Musiche: Alberto Iglesias

Attori: Cecilia Roth, Marisa Paredes, Candela Peña, Antonia San Juan, Penélope Cruz, Eloy Azorín, Toni Cantó

Trama di Tutto su mia madre

Un figlio di nome Esteban, di diciassette anni, ha nel cuore il desiderio di conoscere suo padre, la propria madre invece non ha mai voluto riverargli chi lui sia. Un giorno, proprio il giorno del compleanno del ragazzo, questo perde la vita venendo investito da un incrocio. Da questo momento Manuela, la madre, decide di soddisfare l’ultimo desiderio del proprio figlio, andando a Barcellone alla ricerca del padre del giovane, un transessuale di nome Lola, benchè all’anagrafe si chiami Esteban.

Recensione di Tutto su mia madre

”A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre “.

Pedro Almodovar chiude Tutto su mia madr

Il tredicesimo film Tutto su mia madre si chiude con una forte dedica al mondo femminile, che risulta anche alla base stessa di questo capolavoro del cineasta spagnolo, in cui Almodovar va a narrare la femminilità usando il suo classico linguaggio tragi – comico che lo contraddistingue donando commozione e forti emozioni al pubblico. Il tutto è arricchito da ottime prove attoriali e da una colonna sonora di Alberto Iglesias che viene eseguita dalla Filarmonica di Praga andando a mescolare vari generi dall’opera al jazz e lo stuggente folk latin.

Il titolo del film riprende quello del romanzo che Esteban vorrebbe scrivere su sua madre, Manuela un’infermiera con la quale vive a Madrid, anche se lo scritto rimarrà esclusivamente un desiderio incompiuto. La storia difatti ha inizio con un evento alquanto tragico che andrà a scaturire in Manuela un evoluzione e un viaggio fisico e interiore causato proprio da un fatto altamente traumatico che la metterà dentro un conflitto interiore. Tutto inizia quando la donna regala al figlio per il suo compleanno un biglietto per lo spettacolo teatrale “Un tram chiamato desiderio”. Ma, propri qui, mentre Esteban corre dietro all’attrice principale, Huma Rojo, per ottenere un autografo viene tragicamente investito da una macchina perdendo la vita. Da questo momento la donna rimasta priva del figlio e davanti al lutto decide di tornare a Barcellona per ricercare il padre di suo figlio e per riscoprire le sue stesse radici geografiche e non solo. La città gli appare decadente e coloratissima, qui ritrova proprio Agrado suo amico transessuale e infine Rosa, una giovane suora incinta e malata di Aids.

Manuela inoltre comincia a lavorare con Huma Rojo per esorcizzare il suo lutto, fino a che non le racconta tutto sulla morte del figlio. Il dolore comincia a uscire fuori e loro diventano amiche. Manuela ricomincia a vivere, scopre che Rosa è incinta proprio di Esteban (padre di suo figlio poi diventato una donna, Lola) , e dato che la ragazza è in fin di vita decide di prendersi cura del bambino. Un nuovo Esteban. Una nuova possibilità. Una rinascita dalle ceneri. Decide di tornare a Madrid, però prima accetta di far vedere il figlio al suo ex compagno ( un personaggio egocentrico e distruttivo ) , poichè anche lui sta per morire.

Attraverso questa trama complessa emotivamente Almodovar con Tutto sua mia madre va a creare una storia sulle sfumature stesse della vita, toccando anche molti elementi della sua vita privata che rende il film ancor più autoriale. Troviamo all’interno della storia varie tematiche che si incastrano e si mixano perfettamente attraverso la storia di Manuela, una donna forte e coraggiosa, difatti troviamo la mancanza di una figura maschile e paterna, il cambiamento, la perdita, il rifiuto della normalità, l’elogio della forza femminile, la labilità sessuale, ma soprattutto la solitudine e la nostra finzione di ogni giorno,

In questo calderone di personaggi il più autentico è proprio il trans Agrado, che infatti dice una frase fondamentale per la comprensione stessa del carattere e di questa pellicola, che viaggia sui binari tragici ma senza dimenticare la poesia da commedia:

Una è più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stessa

Tutto su mia madre

Importante è anche il suo monologo che risulta il climax emotivo e il senso ultimo e puro della pellicola spagnola, ove assistiamo al vertice commosso di questo gorgo di passioni dal quale non si può fuggire, oltre che dimostrare l’importanza della ricerca di un identità femminile.

Film da guardare abbandonando i pregiudizi , lasciandosi travolgere.

Note positive :

  • Colonna sonora meravigliosa
  • Attrici in stato di grazia
  • Descrizione di Barcellona

Note negative :

  • Una regia barocca e ridondante che può non piacere a tutti.

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