Hollywood (2020): il potere del Cinema

Trailer italiano della serie tv Hollywood

Hollywood, la miniserie creata da Ryan Murphy e Ian Brennan (The Politician) per Netflix, riscrive la storia della Hollywood anni ’40 sotto il segno della parità di genere ed etnica, unendo finzione e ispirazione a fatti e personaggi reali.

Trama di Hollywood

Los Angeles. Jack Castello (David Corenswet), un veterano della Seconda Guerra Mondiale che aspira a diventare un attore di cinema, e Archie Coleman (Jeremy Pope), uno sceneggiatore afroamericano omosessuale, lavorano come gigolo al distributore di benzina di Ernie West (Dylan McDermott), un attore di mezz’età che non è mai riuscito a sbarcare il lunario. Tra i clienti del distributore ci sono Avis Amberg (Patti LuPone), ex attrice di film muti e moglie del capo della casa di produzione Ace Pictures, e Roy Fitzgerald (Jake Picking), aspirante attore che, su imposizione del suo agente Henry Wilson (Jim Parsons), cambia il suo nome con lo pseudonimo Rock Hudson.

Rimboccandosi le maniche e con le giuste conoscenze, Jack e Archie entrano a far parte degli Ace Studios e conoscono il regista per metà filippino Raymond Ainsley (Darren Criss) e la sua fidanzata Camille Washington (Laura Harrier), una giovane attrice afroamericana che vorrebbe essere chiamata per un ruolo da protagonista anziché come la solita domestica. Al gruppo si aggiungono il dirigente Dick Samuels (Joe Mantello), la coach Ellen Kincaid (Holland Taylor) e l’attrice, nonché figlia di Avis, Claire Wood (Samara Weaving).

Dopo la presentazione dei personaggi nei primi episodi, la serie diventa il racconto corale della lavorazione del film su Peg Entwistle – l’attrice inglese trapiantata in America che si è realmente suicidata nel 1932 gettandosi dalla scritta Hollywood – che poi viene rielaborato in un racconto di finzione incentrato su una protagonista di colore e intitolato Meg, il quale porterà i protagonisti, dopo una serie di peripezie, fino agli Oscar.

scena di Hollywood
Scena della serie tv Hollywood

Recensione di Hollywood

La miniserie di 7 episodi registra le battaglie dei nostri giorni nel mondo del cinema, dagli Oscars So White al Me Too, proiettandoli però nella Hollywood degli anni ’40.

In Hollywood c’è infatti il tema della discriminazione razziale e di genere, con personaggi di diverse etnie e di diversi orientamenti sessuali. La serie racconta come l’industria cinematografica americana del secondo dopoguerra emarginasse le minoranze etniche e sessuali, e come le rappresentasse in modo stereotipato sul grande schermo. Ryan Murphy e Ian Brennan offrono un’alternativa a tutto questo, inventandosi un gruppo di artisti illuminati e ambiziosi che cambiano il volto di Hollywood attraverso Meg, il primo film su, e con, una protagonista afroamericana.

Il potere del cinema in Hollywood

Il cinema non ci mostra soltanto come è fatto il mondo, ma anche come il mondo potrebbe diventare. Cambiando il modo di fare un film, rischiando, provando a raccontare una storia diversa, io penso che si possa cambiare il mondo.

Ray (Darren Criss) – Hollywood

Per i personaggi di Hollywood, il cinema non è solo una ragione di vita e un luogo importantissimo per la formazione individuale e sociale, ma anche un mezzo attraverso il quale si può cambiare il mondo. È per questa concezione ottimistica della settima arte che i personaggi della serie credono che il loro film possa incidere indelebilmente sul corso della storia.

Scena della serie tv Hollywood
Scena della serie tv Hollywood

La stessa serie modifica alcuni fatti del passato per dare giustizia ad alcune personalità realmente esistite, come la prima diva cinoamericana Anna May Wong (Michelle Krusiec), che troppo spesso è stata relegata a personaggi stereotipati, o Hattie McDaniel (Queen Latifah), che quando vinse l’Oscar nel 1939 per Via col Vento non aveva potuto sedersi in prima fila a causa della segregazione razziale e, soprattutto, Rock Hudson, che nella serie dichiara apertamente la propria omosessualità, mentre nella realtà questa venne rivelata solo negli ultimi mesi prima della sua morte, avvenuta nel 1985 per complicanze dovute all’AIDS.

Ma Hollywood non mostra come il cinema abbia cambiato il mondo, ma come avrebbe potuto farlo. Quindi la serie è tutta un what if, e questo trasforma la leggerezza e il buonumore generale del prodotto di finzione in malinconia e rimpianto per tutto quello che non è stato nella realtà. Infatti, l’immancabile lieto fine lascia lo spettatore con la speranza di un nuovo inizio, ma anche con l’interrogativo su come sarebbe stato il cinema oggi se Hollywood, nel suo periodo d’oro, avesse affrontato il tema della diversità sia a livello tematico che nella scelta dei cast. Forse non avremmo dovuto aspettare il 2002 per vedere vincere agli Oscar, nella categoria Migliore Attrice Protagonista, una donna di colore (Halle Berry per Monster’s Ball), così come forse oggi non ci saremmo tanto scandalizzati nel vedere una serie tv come Bridgerton.

Malgrado la sua brevità (un episodio in più non avrebbe guastato per chiarire meglio gli ultimi sviluppi dei rapporti tra alcuni personaggi), Hollywood fa riflettere su questioni importanti con semplicità e leggerezza. Inoltre, per il potere che attribuisce al Cinema, è una serie tv perfetta da guardare in questo periodo di lontananza dalle nostre amate sale cinematografiche.

Note positive

  • Il tema metacinematografico
  • La caratterizzazione dei personaggi
  • I costumi, il trucco, le scenografie
  • Il cast

Note negative

  • Negli ultimi due episodi si ha la sensazione che siano state tagliate alcune scene. Forse era previsto un episodio in più, che meglio avrebbe chiarito gli ultimi sviluppi delle relazioni tra alcuni personaggi.

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