Un marito fedele (2022). Leonora, Christian e il lato oscuro dell’amore

Recensione di Un marito fedele (2022): un thriller domestico danese solido e ben diretto, con un personaggio femminile inquietante e un buon ritmo, ma penalizzato da una sceneggiatura superficiale e personaggi secondari poco sviluppati.

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Un marito fedele - Immagine dal set - Credit. Andreas Bastiansen / Netflix
Un marito fedele – Immagine dal set – Credit. Andreas Bastiansen / Netflix

Un marito fedele

Titolo originale: Kærlighed for voksne

Anno: 2022

Nazione: Danimarca

Genere: Thriller

Casa di produzione: SF Studios Production, Svensk Filmindustri, Netflix Studios, TV 2 Film

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 104 minuti

Regia: Barbara Topsøe-Rothenborg

Soggetto: Anna Ekberg

Sceneggiatura: Anders Rønnow Klarlund, Jacob Weinreich

Fotografia: Philippe Kress

Montaggio: Lars Wissing

Scenografia: Mette Rio

Costumi: Rikke Simonsen

Attori: Dar Salim, Sonja Richter, Lars Ranthe, Mikael Birkkjær, Milo Campanale, Mads Kruse, Morten Burian, Sus Wilkins, Iris Mealor Olsen, Susanne Storm, Katinka Lærke Petersen

Trailer di “Un marito fedele”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Rilasciato globalmente sulla piattaforma streaming Netflix il 26 agosto 2022, Un marito fedele (titolo originale danese: Kærlighed for voksne, letteralmente “Amore per gli adulti”) è un thriller scandinavo che trae ispirazione dall’omonimo romanzo di successo del 2017 scritto da Anna Ekberg. La trasposizione cinematografica è stata affidata alla sceneggiatura del duo composto da Jacob Weinreich e Anders Rønnow Klarlund, una coppia artistica già collaudata grazie alla collaborazione nella serie televisiva Hvide Sand (2021) e nel film Terapia mortale (2022).

Alla regia troviamo Barbara Topsøe-Rothenborg, cineasta di Copenaghen nota per aver diretto la serie Sjit Happens (2012-17), diversi episodi della citata Hvide Sand e il lungometraggio En-to-tre-nu! (2016). Per la messa in scena di questo oscuro dramma familiare, la produzione ha schierato un cast di rilievo nel panorama nordeuropeo: il protagonista Christian è interpretato da Dar Salim, attore di fama internazionale visto in opere come The Covenant (2023), Granchio nero (2022) e The Devil’s Double (2011). Al suo fianco, nel ruolo della moglie Leonora, recita Sonja Richter (Cecilie, 87 minuti per non morire, The Homesman), mentre il personaggio di Xenia è affidato a Sus Wilkins (La tempesta di Natale, Better Day)

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Trama di “Un marito fedele”

Christian Holm è un ingegnere di successo che conduce un’esistenza apparentemente perfetta: una carriera solida, una splendida abitazione e una famiglia che sta ritrovando la serenità grazie alla guarigione del figlio, reduce da gravi problemi di salute. Tuttavia, dietro questa facciata idilliaca si nasconde una profonda crisi interiore: Christian non è più felice e il sentimento per la moglie Leonora — un’ex violoncellista che ha sacrificato la propria carriera per accudire il figlio malato — si è ormai spento. Da tempo, l’uomo intrattiene una relazione clandestina con una giovane collega, Xenia, la quale, stanca del ruolo di amante, gli impone un ultimatum: deve scegliere con chi passare il resto della sua vita.

Messo alle strette, Christian decide di affrontare la moglie per chiederle il divorzio, ma l’incontro prende una piega inaspettata e inquietante. Leonora, infatti, è già a conoscenza del tradimento e non ha alcuna intenzione di concedergli la libertà. In un violento scontro verbale, la donna rivela la sua natura manipolatoria minacciando di denunciarlo alla polizia per alcune truffe economiche che il marito ha compiuto nel settore edilizio, distruggendo così la sua reputazione e la sua carriera.

Sentendosi in trappola e dopo aver scoperto dettagli inquietanti sul passato oscuro della consorte, Christian matura la convinzione che l’unica via d’uscita sia un gesto estremo: l’omicidio. L’uomo pianifica meticolosamente l’eliminazione della moglie, decidendo di investirla durante una sessione di jogging notturno. Tuttavia, la tensione e l’oscurità lo portano a commettere un errore fatale: in un tragico scambio di persona, Christian investe e uccide un’altra podista, dando il via a una spirale di eventi che metterà a nudo la vera essenza di entrambi i coniugi.

Recensione di “Un marito fedele”

Un marito fedele si presenta come una pellicola televisiva di indubbio interesse. Pur non essendo dinanzi a un capolavoro assoluto o a un’opera priva di sbavature, il film si dimostra un lungometraggio estremamente intrattenente, sorretto da un ritmo drammaturgico efficace e da una narrazione intrigante. Al di là di alcune leggerezze nella sceneggiatura, l’opera riesce nell’intento di appassionare lo spettatore, trascinandolo con curiosità fino all’enigmatica conclusione.

Uno dei pregi maggiori del film risiede nel lavoro della regista Barbara Topsøe-Rothenborg. La cineasta danese dimostra un pregevole occhio registico, costruendo una messa in scena che, pur rimanendo entro i canoni di un’estetica televisiva e poco autoriale, appare assolutamente coerente con la materia drammatica trattata. Attraverso scelte di punto macchina azzeccate e una successione di inquadrature capaci di descrivere con precisione sia l’ambiente circostante che l’emotività dei personaggi, la regia dona a ogni scena un ritmo funzionale. Questo equilibrio, supportato da una colonna sonora discreta — ancorché non memorabile — riesce a generare un costante senso di inquietudine e tensione, componenti emotive che penetrano nello spettatore e lo spingono a ignorare o a non considerare più di tanto i limiti strutturali della scrittura. Difatti, nonostante l’ottimo lavoro di montaggio e di regia riesca a dare profondità alla visione, la pellicola soffre di una narrazione talvolta superficiale. Il lungometraggio non sembra avere il coraggio di affondare pienamente il colpo in quel thriller feroce e oscuro che le premesse suggerivano, lasciando inespresso parte del potenziale dei suoi protagonisti., in una storia che gioca costantemente sul binomio tra luce e oscurità, mostrandoci come dietro la facciata di una famiglia idilliaca si nasconda il marcio e una psicologia manipolatoria e omicida.

Il fulcro di questo marcio è rappresentato da Leonora, un personaggio inquietante e privo di empatia. Man mano che il racconto procede, la donna si spoglia delle proprie maschere sociali rivelando al marito la sua vera identità: un individuo profondamente disturbato, egoista e con chiari connotati psicopatici. Leonora possiede un fascino oscuro e manipolatorio, risultando colei che detiene le redini del gioco e, di fatto, della vita stessa del consorte. Al contrario, la figura di Christian, pur partendo da premesse drammaturgiche affascinanti, subisce un trattamento più trascurato. La sua psicologia di uomo profondamente debole e disposto a tutto per raggiungere i suoi fini è magnetica fino al momento del delitto commesso per amore di Xenia, ma da quel punto in poi la sua analisi introspettiva subisce un brusco arresto. La sceneggiatura non riesce a restituire con la necessaria profondità la sua angoscia esistenziale o il senso di colpa, trasformando un carattere inizialmente tridimensionale in una figura quasi bidimensionale che agisce senza una logica apparente, ma solo su ordine della moglie.

Il limite principale della pellicola risiede proprio in questa gestione dei personaggi nel corso della narrazione: pur possedendo una base carismatica nel primo atto, questi non sempre riescono a mantenere quella forza necessaria a renderli accattivanti fino alla fine. Assistiamo così a due percorsi speculari: da un lato la rivelazione della natura di serial killer psicopatica di Leonora, dall’altro il percorso involutivo di Christian. Quest’ultimo passa dall’essere una persona per “bene” a diventare un mero strumento del male, scivolando in una spirale di oscurità alimentata inizialmente dalle proprie scelte e, in seguito, dalla manipolazione e dalla pura paura della propria moglie.

Personaggi secondari e debolezze della sceneggiatura

Oltre alla complessa e distorta dinamica di coppia tra Christian e Leonora, il film introduce figure secondarie che, pur possedendo un potenziale interessante, non godono della medesima attenzione analitica, finendo per risultare funzionali ma privi di reale tridimensionalità.

  • Il Figlio: Rappresenta forse la lacuna descrittiva più evidente. Nonostante sia il perno attorno a cui ruotano i sacrifici passati di Leonora e i sensi di colpa di Christian, il giovane viene introdotto in poche sequenze senza mai essere approfondito a livello umano. La sua figura rimane confinata a uno scopo puramente strumentale: creare la situazione drammaturgica necessaria ad alimentare lo scontro tra i genitori e rendere più difficile per il padre rompere il legame matrimoniale, a causa delle passate decisioni legate alle sue cure mediche, pagate da Christian con soldi ottenuti in modo illecito.
  • Xenia: Tale personaggio, interpretato da Sus Wilkins, rappresenta uno degli esempi più nitidi della scrittura bidimensionale che caratterizza le figure secondarie di questa pellicola . Nonostante rivesta il ruolo cruciale di amante di Christian e agisca come il vero e proprio motore della vicenda attraverso il suo ultimatum, la sua interiorità rimane quasi del tutto inesplorata, limitandosi a una funzione puramente strumentale ai fini della trama. L’unico momento in cui la narrazione sembra volerle attribuire una sfumatura psicologica più complessa e inquietante è la sequenza, particolarmente disturbante, in cui viene sorpresa in intimità con Christian da Leonara. In quell’istante, il suo sguardo fisso e la risata rivolta a Leonora suggeriscono un’audacia perversa e una natura provocatoria che avrebbero potuto elevare il tono del thriller psicologico. Tuttavia, questo spunto di carattere rimane un episodio isolato che non trova alcuno sviluppo nel resto del racconto, privando il personaggio di una reale evoluzione o di una logica comportamentale coerente . In tal senso Xenia finisce per essere ridotta a un semplice catalizzatore di eventi, uno strumento narrativo necessario per spingere il protagonista verso il baratro e innescare lo scontro tra i coniugi . La mancanza di una trattazione psicologica approfondita impedisce al pubblico di comprendere le reali motivazioni della donna, confermando quella pochezza descrittiva che, secondo le fonti, penalizza la tridimensionalità dei comprimari a favore di una narrazione talvolta troppo superficiale
  • Il Detective: Tale personaggio, interpretato da Mikael Birkkjær, pur non godendo di un approfondimento caratteriale tridimensionale, ricopre un ruolo strutturale indispensabile per l’equilibrio della pellicola. La sua figura agisce innanzitutto come un generatore di tensione poliziesca, seppur poca, mantenendo lo spettatore in uno stato di costante allerta; la sua sola presenza scenica insinua il dubbio che i crimini di Christian possano essere scoperti da un momento all’altro, trasformando l’investigazione in una minaccia latente che ritma l’intero racconto. Tuttavia, la funzione più significativa del poliziotto è quella di veicolo tematico e morale dell’intera opera. Gli sceneggiatori lo utilizzano per costruire una specifica cornice drammaturgica: è lui, infatti, a narrare la storia di Christian e Leonora alla propria figlia nel delicato momento che precede le nozze di quest’ultima. Questo espediente trasforma il detective in una sorta di “narratore onnisciente” che ammonisce il pubblico, sollevando un interrogativo inquietante sulla fiducia cieca che riponiamo negli altri: siamo davvero disposti a mettere la nostra incolumità nelle mani di qualcun altro? Il poliziotto si fa portatore di un messaggio brutale, citando la statistica secondo cui il 90% degli omicidi avviene in nome dell’amore. Nonostante l’importanza di questa riflessione, la sceneggiatura tratta tale tematica con una certa superficialità e didascalismo. Il detective, dunque, non evolve come individuo, ma rimane un personaggio funzionale, necessario a esplicitare il senso di oscurità che può celarsi dietro la facciata di un legame affettivo idilliaco, rendendo il messaggio finale diretto ma privo di una reale profondità filosofica

In conclusione

Un marito fedele è un thriller domestico che, pur senza ambizioni autoriali, riesce a intrattenere grazie a una regia solida e a un ritmo narrativo ben calibrato. La pellicola funziona soprattutto nella prima parte, quando la tensione cresce attorno alla figura inquietante di Leonora, tuttavia, la sceneggiatura non sfrutta appieno il potenziale dei protagonisti, limitandosi a tratteggiare dinamiche psicologiche che avrebbero meritato maggiore profondità. I personaggi secondari risultano spesso bidimensionali e funzionali, privi di un vero arco evolutivo. Nonostante questi limiti, il film rimane un prodotto televisivo godibile, ben diretto e capace di mantenere viva l’attenzione fino all’epilogo.

Note positive

  • Regia solida e coerente con il tono thriller
  • Buon ritmo narrativo, senza cali significativi
  • Premesse drammaturgiche intriganti

Note negative

  • Sceneggiatura superficiale e poco approfondita
  • Christian perde tridimensionalità dopo il primo atto
  • Personaggi secondari bidimensionali (figlio, Xenia, detective)
  • Tematiche trattate in modo didascalico
  • Mancanza di un vero approfondimento psicologico

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozione
SUMMARY
3.2
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.