Wolf Hunter (2020): dentro una terra selvaggia

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Wolf Hunter locandina

Wolf Hunter

Titolo originale: Hunter Hunter

Anno: 2020

Nazione: Canada, Stati Uniti d’America

Genere: horror

Casa di produzione: Julijette, MarVista Entertainment, Particular Crowd

Distribuzione italiana: IFC Midnight

Durata: 1h 33m

Regia: Shawn Linden

Sceneggiatura: Shawn Linden

Fotografia: Greg Nicod

Montaggio: John Gurdebeke, Chad Tremblay

Musiche: Kevon Cronin

Attori: Camille Sullivan, Summer H. Howell, Devon Sawa, Nick Stahl, Gabriel Daniels, Lauren Cochrane, Jade Michael, Erik Athavale, Karl Thordarson, Blake Taylor, Sarah Constible

Trailer di Wolf Hunter

Presentato ai festival cinematografici Sitges e Fantasy Filmfest, Wolf Hunter, conosciuto all’estero con il titolo originale di Hunter Hunter, ma anche con la denominazione The Wolf Hunter (il cacciatore di lupi), è il terzo lungometraggio del cineasta e sceneggiatore canadese Shawn Linden, da sempre grande estimatore del cinema horror – thriller connesso al senso di vendetta. Il suo lungometraggio del 2020 viene rilasciato in Italia direttamente online grazie alla casa di distribuzione IFC Midnight su Rakuten Tv, dal 18 dicembre 2020, mentre è reso disponibile in home video, sia in formato Dvd che in Blu-Ray, grazie a Midnight Factory e Koch Media, dal 22 settembre 2022.

Trama di Wolf Hunter

Joseph Mersault (Devon Sawa), sua moglie Anne (Camille Sullivan) e la loro figlia Renée (Summer H. Howell), appena adolescente, vivono in una remota regione selvaggia, guadagnandosi da vivere come cacciatori e venditori di pellicce. Un’esistenza completamente isolata dal resto del mondo, dove l’unico contatto con la società attuale è quello di Anne, nei rari momenti in cui si reca nella civiltà per vendere ciò che sono riusciti a procacciare con le proprie mani o per acquistare munizioni o attrezzatura per lavoro. Renée, infatti, non conosce nessuno della sua età e non frequenta la scuola. Alla fine dell’autunno la famiglia vive una difficile situazione economica familiare tanto che iniziano a trovare delle grosse difficoltà a sbarcare il lunario e mangiare del cibo che non sia carne, quella carne da loro stessi catturata. In questa situazione Anne incomincia a dubitare sulla loro scelta di vivere al di fuori delle regole civili del mondo e riflette se non sia il caso di andare a vivere altrove, soprattutto per la figlia.

Un giorno mentre Joseph e Renée sono a caccia hanno la certezza che nella foresta ci sia un lupo, forse il medesimo lupo con cui hanno già avuto a che fare in passato. Anne è spaventata da questa notizia e il giorno dopo il padrone di case va a caccia del predatore ma non s’imbatte in quell’animale bensì scorge qualcosa di ancor più terrificante: un luogo di morte all’interno del bosco. L’uomo si trova dinanzi a dei corpi morti di donna e comprende subito che quell’atto è causato non tanto dal lupo ma da un essere umano, probabilmente un serial Killer. Il piano dell’uomo cambia repentinamente e ora non è più interessato a catturare il lupo bensì quell’essere umano capace di così tanta morte. Nel frattempo Anne e Renée diventano sempre più ansiose durante la prolungata assenza di Joseph e lottano per sopravvivere senza di lui. Quando sentono uno strano rumore fuori dalla loro capanna, Anne spera che si tratti di Joseph, ma trova invece un uomo di nome Lou (Nick Stahl), gravemente ferito e che sembra essere stato ferito dal lupo. Lou sarà chi dice di essere?

Fotogramma di Wolf Hunter (2020)
Fotogramma di Wolf Hunter (2020)

Recensione di Wolf Hunter

Shawn Linden crea una sceneggiatura che gioca, in maniera sapiente, con il lemma di predatore (Hunter), concetto che, di momento in momento, muta, modificandosi e rovesciandosi più volte all’interno dell’arco narrativo. Se andiamo ad analizzare il significato della parola all’interno della Treccani scoviamo codesta definizione, una descrizione che si pone a fondamento per comprendere pienamente il racconto horror – survival che ci viene proposto in Wolf Hunter.

predatóre s. m. e agg. (f. -trice) [dal lat. praedator -oris, der. di praedari «predare»]. – Chi fa o ha fatto preda, detto di uomo o di animale […] – Chi abitualmente od occasionalmente vive di preda, di ruberie, di saccheggi [….] – Le specie animali la cui base alimentare è rappresentata da altre specie animali (prede), generalmente di dimensioni minori, che vengono catturate con diverse strategie di caccia, come per es. i mammiferi carnivori o gli uccelli rapaci.

Treccani

Nel primo atto del racconto il cacciatore è Devon Sawa, colui che da molteplici anni, insieme all’amata moglie, ha deciso di abbracciare una scelta di vita alquanto radicale, quella di abbracciare la natura selvaggia e una forma di società più marcatamente primitiva, dove la famiglia diventa più una sorta di tribù, in cui ogni componente ha un ruolo fondamentale per la vita degli altri. Devon è il cacciatore e scuoiatore delle prede, la figlia è la futura cacciatrice della famiglia e colei che dovrà prendere le redini di quel mondo se dovesse accadere qualcosa al padre, mentre Anne si occupa dell’orto, della cucina e della vendita delle merci e dell’acquisto di merci, l’unica ad avere un vero e proprio contatto con il resto del mondo, con quella società civile che la figlia non conosce e non ha mai conosciuto. Renée, seppur adolescente, non ha quasi mai messo piede fuori dalla foresta e, benché, conosca le regole del mondo selvaggio non sa niente di quelle terrestri. Interessante, riguardo al suo personaggio, l’attimo in cui s’imbatte causalmente in un vecchio walkman, udendo, forse per la prima volta, della musica. Lei conosce bene la foresta canadese ma del mondo esterno ne è completamente all’oscurità, a causa delle scelte che hanno fatto i suoi genitori per lei. Proprio in questo senso nasceranno i primi dibattiti tra Devon e Anne, il primo è ancora sicuro della sua scelta di vita, quella di vivere dentro la foresta canadese come cacciatore, mentre la moglie inizia ad avere dei dubbi, non tanto per lei ma per la figlia, che non ha mai scelto quella vita ma che è quella che le è capitata, una vita che forse non le permetterà mai di ottenere un rapporto intimo e umano con un altro individuo.

A un tratto, all’interno dell’arco narrativo della pellicola, emerge un nuovo predatore, quello naturale dei boschi, quello animale, di colui che deve procacciarci del cibo per sopravvivenza e non per scelta, come nel caso della famiglia Sawa, che ha deciso di vivere in quel modo. Il lupo non ha scelta, lui è costretto a vivere in quel modo, cacciando prede per nutrirsi, se non lo fa morirebbe. In una scena del film abbiamo Anne che si reca dalla polizia per informarli nella presenza di un lupo pericoloso all’interno del bosco, vicino a dove vivono loro, ma la risposta delle forze dell’ordine appare alquanto bruciante e schietta. Non è il lupo a vivere in un territorio sbagliato, ma sono loro a vivere nel luogo inadatto alle loro esigenze. Il lupo fa parte della foresta, quello è il suo luogo di caccia, e l’essere umano invece dovrebbe vivere in gruppo, all’interno della società e non isolato all’interno di luoghi selvaggi. Con la comparsa del lupo, la famiglia smette di essere solo cacciatore ma diventa anche preda, come il lupo il quale è sia cacciatore ma anche la preda ambita da Devon. All’interno del lungometraggio noi spettatori incontriamo la bestia solo due volte. La prima volta lo vediamo da lontano ed è ben realizzato in CGI contrariamente a quando lo vediamo da vicino, apparendoci come un super-lupo ma alquanto fittizio e mal costruito in CGI, sicuramente anche a causa di un budget mediocre.

Dalla metà del film, in poi, si ha un nuovo discostamento tra preda e predatore, con l’entrata in scena dei cadaveri presenti nel bosco e dello sconosciuto Lou, un uomo ferito nel bosco che Anne e la figlia salvano e curano. Lui entra in scena come una vittima della storia, ma in verità si dimostrerà come un predone, una bestia brutale e aggressiva che ha il piacere di cacciare solo per puro divertimento, contrariamente a quanto avviene per il Lupo, che lo fa per sopravvivenza, sia per quanto riguarda la famiglia Sawa, che vive lì per scelta di vita. Va detto, ai fini drammaturgici, che il terzo personaggio poteva e doveva essere maggiormente analizzato, invece viene reso e narrato in maniera troppo didascalica e prevedibile, noi sappiamo subito chi è fin dal primo momento in cui lo vediamo, contrariamente alla famiglia che vede in lui un elemento positivo. Anche il personaggio di Renée è interessante su carta ma risulta poco accattivante, come se non possedesse dentro di sé un istinto di curiosità verso ciò che non conosce, mostrando interesse solo per la caccia e per il padre.

Vedere e non vedere

Registicamente il cineasta ha usato una chiave di scelta delle inquadrature molto interessante. Siamo immersi in un mondo sanguinario, in cui una famiglia ha il compito di catturare, uccidere, squartare gli animali. Linden ci racconta tutto ciò senza mostrarlo, senza inquadrarlo. Noi sappiamo quello che la famiglia compie, un atto di uccisione di animali per prenderne da loro la carne e la pelle, da rivendere a buon prezzo. Un’essenza orrorifica che fa d’atmosfera a tutta la visione ma noi non vediamo mai l’atto dello squartamento in sé. Questo elemento è presente in tutti i momenti del film, come quando Anne piange nel momento in cui si trova a dover togliere la vita a un coniglio indifeso, noi sappiamo che la donna lo uccide, ne sentiamo il sonoro ma non vediamo il gesto. Questo non mostrare non toglie però forza alla pellicola ma dona, ugualmente, un suo senso di scioccante e disgusto, che pervade tutta la pellicola, soprattutto per quel pubblico contrario all’uccisione di animali, una pratica che pervade interamente la pellicola. Tutto il film è basato sul non mostrare e questa scelta ottiene ancor più forza e senso nella scena finale, un momento di estrema crudeltà e follia, dove si ricade entro un torture p*rn in cui assistiamo a una scena brutale e sadica, come vediamo raramente nei cinema d’orrore del XXI secolo, un finale che appare come un omaggio a quel film Martyrs del 2008. Il finale non solo dona una scossa di horror alla pellicola, ma pone anche il personaggio di Anne in una nuova dimensione. Noi l’abbiamo conosciuta come la donna di casa, forse quella più debole tra i tre, incapace di uccidere un semplice animale, ecco quel personaggio avrà un cambiamento radicale, seppur in negativo, alla fine della pellicola.

Scena del film Wolf Hunter
Scena del film Wolf Hunter

In conclusione

La pellicola non è esente da difetti, soprattutto nella prevedibilità riguardante al personaggio di Lou, ma risulta un film che ha il potenziale di tenere alta l’attenzione dello spettatore, seppure con un ritmo alquanto modesto. La trama del resto ha un grande potenziale e la storia potrebbe condurci in molteplici direzioni, se questo è un elemento positivo va detto anche che molteplici elementi narrativi non sono del tutto sviluppati bene, come il rapporto tra marito e moglie, o tra il padre e la figlia, soprattutto questo personaggio meritava una maggiore introspezione drammaturgica.

Note positive

  • Tematica
  • Atmosfera
  • Il finale

Note negative

  • A tratti la storia è prevedibile
  • La polizia viene mal sfruttata all’interno del lungometraggio
  • Si poteva dare una maggiore introspezione riguardo i personaggi
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 886

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