Atlas (2021): Perdersi e rinascere

Atlas locandina film

I contenuti dell'articolo

Atlas

Titolo originale: Atlas

Anno: 2021

Paese: Italia, Svizzera

Genere: drammatico

Produzione: Imagofilm Lugano, Villi Hermann, Michela Pini

Distribuzione: Vision Distribution

Durata: 90 min

Regia: Niccolò Castelli

Sceneggiatura: Niccolò Castelli, Stefano Pasetto

Fotografia: Pietro Zuercher

Montaggio: Esmeralda Calabria

Musiche: Karim Baggili

Attori: Matilda De Angelis, Helmi Dridi, Irene Casagrande, Nicola Perot, Anna Manuelli, Kevin Blaser, Angelo Bison, Neri Marcorè, Doro Müggler

Trailer italiano di Atlas

Proiettato al Locarno Film Festival 2021 nella categoria Panorama Suisse, Atlas, film scelto come opera inaugurale dell’edizione 2021 delle Giornate di Soletta, evento cinematografico dedicato esclusivamente alle produzioni nazionali svizzere, vede alla regia il cineasta luganese Niccolò Castelli, al suo secondo lungometraggio di finzione dopo quello del 2012 Tutti giù. A causa dei problemi legati alla pandemia covid la pellicola non è uscita in sala ma è stata trasmessa in prima serata sui tre canali principali svizzeri del cantone tedesco, italiano e francese. In Italia invece è stato distribuito in sala a partire dal 1 luglio 2021.

Trama di Atlas

Allegra è una giovane ragazza che lavora nelle ferrovie dello stato, ai confini tra Italia e Svizzera, e nel tempo libero si diletta, insieme al fidanzato e una coppia di amici, all’arrampicata, la sua grande passione. Tutto però cambia completamente quando il gruppo decide di andare a fare un’avventura in Marocco per scalare il monte “Atlas”, gita che si macchierà di sangue e morte. Dopo questi eventi Allegra è fisicamente e psicologicamente devastata e dovrà cercare di riconquistare la propria fiducia interiore. Lungo il suo percorso farà la conoscenza di un giovane musicista Arad, da cui pare essere terrorizzata.

Allegra e Arad, personaggi di Atlas
Allegra e Arad, personaggi di Atlas

Recensione di Atlas

Niccolò Castelli con Atlas sceglie di affidarsi a una narrazione non lineare ma che va mescolare due timeline insieme, da un lato ci viene mostrata la vita di Allegra spensierata che trascorre le sue giornate a lavoro e scalando le vette delle montagne con gli amici, dall’altra parte, attraverso un montaggio alternato, vediamo dinanzi a noi un Allegra triste segnata fisicamente e mentalmente da un misterioso trauma che ha sconvolto la sua esistenza e che ha distrutto la vita dei suoi amici. Questo gioco temporale dove il passato ci viene raccontato a tratti e non in maniera immediata impreziosisce l’opera creando quel mistero che dona la giusta curiosità allo spettatore, che vuole scoprire fermamente cosa sia successo alla giovane donna e qual è stato il destino dei suoi amici e del suo fidanzato. Proprio questa caratteristica di montaggio e di sceneggiatura riesce a donare alla pellicola un suo perché, ma quando, a metà film, ci viene mostrato il momento della “catastrofe”, ecco che Atlas si mostra per quello che è: un film fragile che ricade entro un ritmo eccessivamente lento e che non riesce a creare la giusta empatizzazione con i personaggi messi in scena, soprattutto con quelli secondari come Arad, un giovane rifugiato dal medio oriente, che viene poco approfondito divenendo alquanto bidimensionale, stesso discorso vale per il personaggio di Sara, la coinquilina di Allegra, che appare un carattere senza un reale spessore narrativo.

La regia di Niccolò Castelli si concentra quasi esclusivamente sulla narrazione del dolore e del lutto, che viene portato sullo schermo nella sua pura efficacia visiva spogliandolo di qualsivoglia eccesso visivo, creando un lavoro minimale che si dimostra alquanto interessante, soprattutto grazie all’interpretazione di una splendida Matilda De Angelis, onnipresente all’interno della pellicola e visibile quasi in ogni singola inquadratura. L’attrice riesce a portare sullo schermo il dolore di Allegra attraverso una prova fisica importante e che trasmette allo spettatore realmente il suo stato psichico spezzato; in questo senso sono ben realizzate registicamente, fotograficamente quei momenti in cui vediamo Allegra sotto la doccia o in bagno che sta osservando il suo corpo, i suoi lividi, mostrando con una sottrazione emozionale ben creata il malessere interiore del suo personaggio, malessere però che si trasforma in speranza in maniera fin troppo repentina tanto che le ansie, gli attacchi di panico e i problemi fisici alla mano e alla gamba sembrano risolversi fin troppo in fretta, in maniera alquanto inverosimile.

La protagonista del mio film, Allegra, assapora la piena libertà prima del drammatico evento che cambierà la sua vita. Crede di avere davanti un futuro radioso, pronto da cogliere. Quando impatta con la realtà – dura, nuda e cruda come la roccia delle nostre montagne – l’effetto è devastante. «Atlas» è il tentativo di capire come sia possibile superare le nostre paure nell’incontro e nell’apertura verso il diverso.

Niccolò Castelli
Matilda De Angelis in Atlas
Matilda De Angelis in Atlas

Riguardo al comparto attoriale, dove troviamo anche l’attore italiano Neri Marcorè, non possiamo che mostrare alcune perplessità. Se dal punto di vista fisico tutti fanno la loro parte ciò non avviene a livello vocale, ma ogni battuta proferita dagli attori, inclusa Matilda De Angelis, mostra un interpretazione mediocre evidente dal fatto che le stesse battute, spesso e volentieri, risultano difficili da comprendere, mostrandoci degli attori che vanno svariate volte a mangiarsi le parole. Onestamente questo può essere anche un problema di lavoro sonoro, poiché è evidente come in alcune scene il sonoro musicale e di sfondo risulta eccessivamente alto nei confronti del parlato, rendendo così fin troppo difficile udire alcuni dialoghi. Questo errore attoriale e tecnico fa perdere la forza al lungometraggio.

In conclusione Atlas è un discreto film che funziona bene fino a quando lo spettatore non è a conoscenza dell’evento che ha distrutto la vista di Allegra e dei suoi amici e nei momenti di silenzio dove è il fisico e lo sguardo dell’attore a dover comunicare. Per il resto la storia si perde non riuscendo a narrare ottimamente il tema trattato soprattutto quello inclusivo, ma che non vi sveliamo per non spoilerare eccessivamente la storia.

Note positive

  • La scelta di usare un montaggio alternato
  • Le interpretazioni attoriali dal punto di vista fisica
  • La fotografia

Note positive

  • Il ritmo eccessivamente lento
  • I personaggi secondari sono troppo bidimensionali
  • Le interpretazioni dal punto di vista vocale non sono riuscite
  • Il lavoro sul sonoro

Leave a Reply

2 × 1 =