Battle Royale (2000). L’Hunger Games giapponese

Recensione, trama e cast del film Battle Royale (2000), pellicola giapponese per la regia di Kinji Fukasaku, tratto dall'omonimo romanzo del 1999.
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Trailer di Battle Royale

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Lo scrittore giapponese Koushun Takami completò il suo romanzo “Battle Royale” nel 1996, narrando la storia di un gruppo di studenti di una scuola media costretti a combattere fino alla morte all’interno di un programma gestito dal governo autoritario della “Repubblica della Grande Asia Orientale”. Nonostante il romanzo fosse stato completato nel 1996, Takami dovette aspettare tre anni prima che l’editore Ota Publishing, Gentosha, decidesse di pubblicarlo nel 1999. Nonostante le iniziali critiche negative nei confronti del suo tono violento, “Battle Royale” divenne presto un bestseller in Corea, classificandosi al quarto posto nel Kono Mystery ga Sugoi!, una guida annuale di mistero e thriller, e vendendo oltre un milione di copie. Nel 2000, Takami adattò il suo romanzo in una serie manga da lui stesso scritta. Nello stesso anno, il regista Kinji Fukasaku realizzò un adattamento cinematografico del romanzo, che venne presentato in anteprima mondiale al Tokyo International Film Festival nell’ottobre del 2000 e successivamente distribuito nei cinema giapponesi a partire dal 16 dicembre 2000.


La pellicola di Fukasaku divenne un vero e proprio blockbuster mainstream, conquistando il grande pubblico e diventando, all’epoca, il decimo film giapponese di maggiore incasso. Tuttavia, nonostante il grande successo, il film dovette affrontare problemi di censura sia in patria che all’estero. In Giappone, la pellicola suscitò dibattiti parlamentari, con la Dieta nazionale del Giappone che impose una classificazione R15+ per limitare l’accesso dei minori alla visione del film.

Anche all’estero, il film subì numerose censure, con diversi tagli effettuati per eliminare le scene più violente. La versione tedesca, conosciuta come “German cut”, subì 31 tagli e 15 rimozioni di scritte e voci, riducendo la durata originale del film di 7 minuti e 56 secondi. Successivamente, il 6 aprile 2001, fu rilasciata una versione definita “Special version”, della durata di 2 ore, potenziata con nuovi effetti speciali e scene aggiuntive girate appositamente, senza includere le scene tagliate dalla versione cinematografica precedente.

Su IMDb, si fa menzione di una versione Director’s Cut della durata di 2 ore e 22 minuti, ma non vi sono informazioni certe sulla sua esistenza. Tuttavia, sarebbe auspicabile poter visionare il film nella sua veste originale. In Italia, la pellicola è stata rilasciata direttamente in Home Video ed è disponibile nell’edizione distribuita da CG Entertainment.

Trama di Battle Royale


In un futuro distopico, il Giappone è tormentato dal crescente dissenso e violenza giovanile, e il governo decide di adottare un provvedimento estremo per mettere in riga i suoi ragazzi. Nasce così la legge nota come “Millennium Educational Reform Act”, un’iniziativa cruenta volta a mantenere il controllo dello Stato attraverso l’istituzione del cosiddetto Battle Royale, un gioco mortale di sopravvivenza.

Ogni anno, una classe liceale viene casualmente selezionata e trasportata su un’isola deserta. Qui, gli studenti vengono costretti a combattersi tra loro fino alla morte, in un gioco sanguinolento della durata di tre giorni. Solo uno di loro può sopravvivere: se alla fine del tempo prestabilito rimarranno in vita più concorrenti, tutti i sopravvissuti periranno.


Una classe media sta facendo il proprio ritorno a casa dopo una gita scolastica. Tutti gli alunni ridono e scherzano come sempre all’interno dell’autobus. Shuya Nanahara chiacchiera con il suo amico Yoshitoki Kuninobu, mentre la giovane Noriko Nakagawa offre a Shuya un pacchetto di biscotti, simbolo del suo amore per lui. Tutto cambia però quando viene immesso nell’autobus un gas soporifero che li fa addormentare tutti.

Il gruppo si risveglia all’interno di una vecchia scuola su un’isola deserta, con un dispositivo al collo che li farà esplodere se non rispettano le regole. Vengono informati di essere i nuovi partecipanti del Battle Royale e che il torneo si concluderà dopo tre giorni, con un solo sopravvissuto. I vecchi amici sono ora costretti a uccidersi l’un l’altro per sperare di vivere e di non morire in quel luogo dimenticato da Dio.

Shuya Nanahara stringerà un’alleanza con Noriko Nakagawa, nel nome del non uccidere. Tuttavia, i due dovranno nascondersi dai propri compagni di classe, non più amici ma nemici.

Frame dall'inizio di Battle Royale
Frame dall’inizio di Battle Royale

Recensione di Battle Royale


Nel visionare questo lungometraggio, non ho potuto fare a meno di notare numerose similitudini con la saga letteraria Hunger Games di Suzanne Collins, divenuta a sua volta una saga di estremo successo cinematografico. Il funzionamento e la struttura narrativa dell’arena Hunger Games non sono poi così dissimili da quelle dei Battle Royale. Entrambi i “tornei” sono supportati dalla legge e hanno lo scopo di evitare le proteste e la violenza. Se in Hunger Games il torneo a cadenza annuale viene effettuato per mantenere il controllo sui Distretti, le Battle Royale qui presentate vengono effettuate annualmente per permettere alla popolazione adulta di mantenere sotto il proprio controllo militare la nuova generazione di giovani allo sbaraglio, che vivono in un’epoca di facile violenza, come si denota in una scena iniziale del film in cui Yoshitoki accoltella il proprio professore di scuola, il prof. Kitano (interpretato da Takeshi Kitano).

Anche i protagonisti delle due narrazioni possiedono evidenti similitudini, partendo dal lato bonario e pacifista che i quattro personaggi possiedono, decidendo di uccidere l’altro solo per difendersi. Sotto svariati aspetti, Katniss e Peeta Mellark hanno molto in comune con i due protagonisti del film giapponese, ovvero i giovani compagni di scuola Shuya Nanahara e Noriko Nakagawa, due ragazzi onesti e altruisti che, all’interno del gioco, si rifiutano di perdere la propria umanità e di uccidere gli altri compagni di classe. I due personaggi vivono in attesa della morte e nella speranza che la situazione si evolva a loro vantaggio, sperando di trovare una via di fuga da questo incubo in cui sono precipitati, dove la possibilità di sopravvivere entrambi è alquanto irrealistica, visto che solo un partecipante al torneo può sopravvivere, un’altra similitudine che ritroviamo in Hunger Games.

È interessante notare le numerose somiglianze a livello di struttura narrativa tra le due storie, che potrebbero far pensare a un’eventuale influenza del romanzo di Takami o del lungometraggio del 2000 di Fukasaku sulla saga di Hunger Games di Suzanne Collins. Entrambe le storie presentano un profondo elemento distopico al centro della vicenda, con finali che lasciano intravedere il sapore di una rivoluzione e di una protesta contro il governo instaurato.

Se Katniss diventa un’eroina del gioco, anche Noriko Nakagawa assume un ruolo simile nel suo contesto, seppur minore, e il finale del film “Battle Royale” suggerisce la possibilità di una continuazione incentrata sulla ribellione e sulla lotta contro la legge e lo stato militare. Tuttavia, a differenza del primo capitolo della saga Hunger Games, il film “Battle Royale” non mostra effettivamente il mondo esterno, concentrandosi invece in modo dettagliato e attento sui suoi personaggi e sul gioco sanguinolento in cui sono coinvolti.

La pellicola dà importanza ai sentimenti dei personaggi e alle loro emozioni provate all’interno di quest’arena mortale, evidenziando le trasformazioni psicologiche dei partecipanti, alcuni dei quali si trasformano in esseri malvagi e crudeli disposti a tutto pur di sopravvivere, mentre altri cercano di mantenere la propria umanità e tentano di sopravvivere ricercando una via di fuga. Questo approccio enfatizza gli aspetti emotivi e psicologici dei personaggi, offrendo uno sguardo più intimo e personale sulla loro lotta per la sopravvivenza, che può essere considerato un elemento distintivo rispetto alla saga di Hunger Games.

I personaggi al centro di tutto

Battle Royale, sia il romanzo che il film, è precedente ad Hunger Games e si dimostra come un’opera cinematografica maggiormente autoriale e di genere rispetto al suo “successore intellettuale”. A livello di sceneggiatura, il cineasta giapponese decide di non limitarsi a una storia incentrata esclusivamente sulla critica sociale alla società giapponese, ma di dare uno spessore e una particolare attenzione agli studenti di questa classe. Kenta Fukasaku, figlio del regista, riesce a renderli alquanto tridimensionali attraverso la sua sceneggiatura. Ciò che Kenta realizza non è affatto semplice, poiché riesce a conferire forza e caratterizzazione a gran parte dei personaggi, non solo raccontando le loro cruenti gesta e le loro esperienze all’interno dell’arena, ma anche attraverso brevi ma interessanti flashback e sogni che arricchiscono il racconto audiovisivo, rendendolo più completo e stratificato.

La sceneggiatura avrebbe potuto optare per la semplice narrazione dei due protagonisti del racconto, descrivendo la loro evoluzione e trasformazione durante questo Battle Royale. Tuttavia, saggiamente, si decide di dare a tutti, più o meno, una minima o più approfondita caratterizzazione, permettendo così di comprendere ogni personaggio e di provare un senso di afflizione per la loro morte, che avviene spesso in modo cruento. La violenza, pur presente, appare attenuata nel film a causa della censura, che ha rimosso le scene più raccapriccianti, come accoltellamenti, decapitazioni e sparatorie. Di conseguenza, lo spettatore non avrà durante il film momenti di vero e proprio scompiglio interiore, dove la paura entra in gioco. Tuttavia, è apprezzabile il modo in cui il regista decide di mostrare questo mondo attraverso uno sguardo realistico, rendendo ogni morte, ogni evento, ogni accadimento credibile e verosimile. Questo approccio inonda la storia di una sua veridicità quotidiana, facendo sembrare che ciò che sta accadendo potrebbe verificarsi a chiunque.

Ritornando ai personaggi, risulta interessante come lo sceneggiatore e infine il regista abbiano deciso di approfondire la componente emotiva e psicologica del gruppo di studenti della nona elementare. In questo film, vediamo una moltitudine di personaggi che agiscono in maniera piuttosto diversa. Ad esempio, abbiamo degli studenti che decidono immediatamente di lottare e uccidere i loro compagni, come fa Mitsuko (interpretata da Shibasaki Ko), la vera carnefice del gruppo, che uccide per vendicarsi delle continue vessazioni sessuali subite in passato a causa della madre. Poi c’è il crudele Kazuo (interpretato da Ando Masanobu), colui che si è iscritto volontariamente alla lotta per sfogare tutta la sua rabbia interiore e violenza. Mitsuko e Kazuo sono coloro che cominciano a provare gusto nell’uccidere, ma mentre la prima è ben caratterizzata a livello interiore, il secondo risulta fin troppo bidimensionale, forse il personaggio meno approfondito nel racconto. Se alcuni uccidono per la sopravvivenza, ne vediamo altri che si rifiutano di commettere omicidio o di uccidere coloro che amano. Così, vediamo numerose scene di suicidio, dove gli studenti preferiscono porre fine alla loro vita piuttosto che macchiarsi le mani di sangue. Infine, ci sono gli innamorati, coloro che combattono e cercano la loro amata al fine di dichiararsi.

I protagonisti di Battle Royale
I protagonisti di Battle Royale

La critica sociale

Nel film “Battle Royale”, il regista Fukasaku esplora un tema che ha profonde radici nella società giapponese. Non si tratta solo della diffidenza dei giovani nei confronti degli adulti, ma di una sfiducia radicata nell’intero sistema di valori del Giappone. Questo si riflette nel quadro del declino economico, sociale e culturale dipinto nel film, che mette in luce una spaventosa etica competitiva, un tratto che ha caratterizzato e continua a caratterizzare il Giappone dall’era postbellica in poi.

La cultura predominante è segnata da un feroce spirito di carriera e da una lotta senza quartiere tra gli individui, tutti desiderosi di emergere come cittadini di successo, garantendosi una posizione economica privilegiata e cercando con ogni mezzo di consolidare il proprio status sociale. È importante notare che gli studenti coinvolti nel gioco sono scelti tra quelli della nona elementare, il momento critico in cui i giovani giapponesi sono sottoposti a una competizione spietata negli esami nazionali per accedere alle scuole superiori più prestigiose.

“Battle Royale” amplifica e porta all’estremo questa tendenza della cultura giapponese: gli studenti si trovano costretti a fronteggiare una competizione estrema, dove la sopravvivenza stessa è in gioco. Sono costretti a uccidersi a vicenda, a eliminare fisicamente i propri compagni di classe per assicurarsi la sopravvivenza, ovvero il successo. Questo aspetto del film mette crudamente in luce le pressioni e le aspettative imposte dalla società giapponese sui giovani, evidenziando le oscure implicazioni di un sistema educativo e sociale basato su una competizione estrema e sulla sopravvivenza del più forte.

La pellicola non affronta solo questa problematica, ma va ad analizzare anche la cosiddetta etica distruttiva che in questo racconto è imposta rigidamente dall’esercito giapponese, che impone una struttura gerarchica che richiama sia l’ambiente scolastico che quello militare. Il personaggio dell’insegnante Kitano incarna questa figura di maestro-comandante, esercitando un potere totalizzante sui suoi studenti. Fin dalle prime scene che lo rappresentano, Kitano si presenta come un’autorità severa, pronta a reagire in modo sproporzionato anche alle più piccole disobbedienze.

Tuttavia, secondo Fukasaku, il problema non risiede solamente nelle singole persone, ma nel sistema stesso che le trasforma in “demoni”, spingendo individui comuni ad agire come assassini. Anche Kitano, pur essendo l’archetipo dell’oppressore, è anch’egli vittima del sistema. Sin dalle prime scene, emerge come una figura alienata, respinta sia dai suoi studenti che dai suoi stessi figli, simbolo di ciò è la scena in cui parla al telefono con la figlia che gli chiede di non fare ritorno a casa.

L’umanizzazione del personaggio di Kitano si sviluppa ulteriormente nel finale del film, risultando a tratti un personaggio contraddittorio. Qui, emerge la sua vulnerabilità nei confronti di Noriko, una studentessa a cui è molto legato, ma di cui non conosciamo il motivo, e la sua profonda interpretazione artistica della morte attraverso un quadro alquanto inquietante. Questo quadro rappresenta una sorta di regressione personale, quasi simile a quella di uno studente, sottolineando l’ambivalenza del personaggio di Kitano, che cerca invano di preservare una purezza ormai perduta nel tentativo di comprendere e comunicare con le nuove generazioni con cui non riesce a entrare in connessione. Kitano rappresenta l’adulto che dà la responsabilità di ciò che avviene nel mondo alla nuova generazione.

In conclusione

“Battle Royale” e la saga di “Hunger Games” condividono similitudini nella struttura narrativa e nella caratterizzazione dei personaggi, entrambi ambientati in contesti distopici dove i giovani sono costretti a lottare per la sopravvivenza. Tuttavia, “Battle Royale” si distingue per la sua critica sociale più incisiva, esplorando temi come la competizione estrema nella società giapponese e il ruolo oppressivo delle autorità. Il film offre uno sguardo intimo sulla psicologia dei personaggi, umanizzando anche gli antagonisti, e si conferma non solo come un classico del cinema giapponese, ma anche come una riflessione profonda sulla natura umana e sulla società moderna.

Note positive:

  • Il film offre una variegata gamma di personaggi con motivazioni, sfondi e personalità differenti, rendendo il loro destino all’interno del gioco più coinvolgente per lo spettatore.
  • Il film offre una critica sociale acuta della società giapponese, mettendo in luce le pressioni e le aspettative imposte ai giovani e mostrando il declino dell’etica e dei valori tradizionali.

Note negative:

  • Caratterizzazione superficiale: Non tutti i personaggi ricevono lo stesso grado di sviluppo e approfondimento, con alcuni che risultano piuttosto bidimensionali e stereotipati.
  • Censura della violenza: La censura delle scene più violente può ridurre l’impatto emotivo del film e limitare la capacità del regista di esplorare appieno le tematiche trattate.
  • Pochi approfondimenti sul contesto esterno: Il film si concentra principalmente sull’azione all’interno dell’arena di Battle Royale, fornendo poche informazioni sul contesto sociale e politico esterno che potrebbero arricchire ulteriormente la trama.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 924

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