Sopravvissuti (2022). Il confine alpino tra Italia e Francia 

Recensione, trama e cast del lungometraggio survial movie Sopravvissuti (2022), una pellicola francese di estrema attualità sociale e politica.
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Trailer di Sopravvissuti

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dal 21 marzo 2024, arriva nei cinema italiani, grazie alla casa di distribuzione No.Mad Entertainment e al patrocinio di Amnesty Italia, il thriller “Sopravvissuti”, opera prima del regista francese Guillaume Renusson, noto per aver diretto precedentemente tre cortometraggi e la seconda stagione della serie “3615 Monique”. La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale in competizione al Festival del cinema francofono di Angoulême il 24 agosto 2022 e ha vinto il XXI edizione del RIFF – Rome Independent Film Festival.

Amnesty Italia

Sopravvissuti con il linguaggio dell’arte e del racconto restituisce l’enormità della tragedia collettiva, una enorme e caparbia violazione dei diritti umani. Ci parla dell’odio, ci parla della solidarietà, ci parla di razzismo, delle ragioni della fuga, della situazione in Afghanistan, e quindi è un film che parla profondamente di diritti.

Il cast è guidato dalla star Denis Ménochet (conosciuto per i suoi ruoli in “As Bestas“, “Peter Van Kant” e “L’affido”), Zar Amir Ebrahimi (vincitrice del premio Miglior Interpretazione Femminile al Festival di Cannes per “Holy Spider”) e Victoire Du Bois (noti per i loro ruoli in “Petites” e “Chiamami col tuo nome“), affiancati da Luca Terracciano e Oscar Copp.

Trama di Sopravvissuti 

Dopo un tragico incidente stradale che ha portato alla perdita di sua moglie, Samuel si trova in un momento di profonda riabilitazione sia mentale che fisica. Sentendo il bisogno di ritrovare se stesso e di confrontarsi con la sua personale tragedia, decide di tornare nel suo chalet isolato nelle Alpi italiane. Una notte, durante una tempesta di neve, una giovane donna straniera si rifugia di soppiatto nel suo chalet, desiderosa di attraversare la montagna per raggiungere la Francia. Pur essendo inizialmente restio a coinvolgersi, Samuel decide di offrirle aiuto di fronte alla pericolosa situazione in cui si trova. Ciò che Samuel non immagina è che, oltre alle avversità della natura selvaggia, dovrà anche affrontare la malvagità dell’essere umano. Costretti a percorrere un sentiero di montagna complicato, l’uomo e la donna saranno costretti a confrontarsi e a lottare non solo contro la neve e il gelo, ma anche con i pericoli rappresentati dalla cattiveria e dall’egoismo degli altri uomini che vivono lungo il confine tra l’Italia e la Francia.

Denis Ménochet, Zar Amir Ebrahimi in Sopravvissuti
Denis Ménochet, Zar Amir Ebrahimi in Sopravvissuti

Recensione di Sopravvissuti

Fortunatamente, anche una casa di distribuzione italiana, seppur con qualche anno di ritardo, ha avuto la lungimirante idea di acquistare i diritti di distribuzione di questo film che possiede, in maniera evidente, un alto valore culturale e umano. Per il cittadino italiano, visionare questo lungometraggio è di assoluta importanza perché tratta un argomento di estrema attualità, una questione sociale e umana che i nostri cari e amati servizi giornalistici italiani non approfondiscono mai veramente. Ben venga un film che sappia mostrarci con accuratezza la dura lotta di una clandestina afghana che tenta di superare il confine tra Italia e Francia, trovandosi a lottare contro le intemperie e la cattiveria dei cittadini italiani, ma non solo. Nella cronaca giornalistica, quando si parla della marcia degli immigrati che intendono lasciare l’Italia per entrare in Francia, si fa quasi sempre riferimento alla striscia di confine presente a Ventimiglia, ma non si menziona mai il confine di alta montagna, situato nelle Alpi Italiane, un territorio pieno di ostacoli e avvolto da un clima non favorevole, dove la neve riesce a penetrare nelle ossa e il corpo deve affrontare un’intrepida camminata, quasi mortale.

L’opera prima di Guillaume Renusson narra questa marcia della morte che uomini, donne e bambini compiono costantemente per raggiungere un sogno di libertà e uguaglianza sociale, trovandosi a lottare per il loro sogno contro le forze di frontiera dell’Italia e della Francia, pronte perfino a ucciderli se necessario per evitare che nuovi immigrati provenienti dall’Italia giungano nello stato parigino. “Sopravvissuti” diviene una storia di lotta per sopravvivere sia a livello interiore che esteriore, con due personaggi protagonisti che si trovano a dover affrontare una sfida fisica estrema che mette in gioco le loro stesse emozioni interiori, cambiandoli drasticamente. Il viaggio che, quasi senza volere, Chehreh, insegnante di francese a Kabul, e Samuel, un uomo francese distrutto che si è recato in Italia per superare un lutto, si ritrovano a compiere insieme li trasformerà profondamente, soprattutto Samuel che si troverà a vivere sulla sua pelle un’esperienza che non avrebbe mai creduto: quella di diventare per due giorni un profugo, un immigrato che tenta di superare illegalmente il confine italiano per giungere in Francia, la sua terra nativa. Samuel scopre così la malvagità degli uomini, pronti a spezzare le gambe agli altri per una cattiveria innata, una malvagità che genera il male nel mondo e crea guerra e conflitti per un pezzo di confine. All’interno del film troviamo tre cittadini italiani che diventano, nel corso del lungometraggio, spietati aguzzini nei confronti dei due protagonisti che oltre a lottare contro il clima si ritrovano a dover fuggire da questi tre individui italiani (due uomini e una donna) che in nome della legge fanno rispettare le regole di confine e di immigrazione, accusando Samuel di essere dalla parte sbagliata della storia, ovvero di coloro che aiutano il prossimo in difficoltà.

Guillaume Renusson

Volevo tre facce «normali», dal fisico comune. Non siamo di fronte a degli skinhead abominevoli. Un giorno, ho visto un selfie di una giovane coppia di Generazione Identitaria che diceva di far rispettare la legge al confine tra Francia e Italia: lei era truccata, vestiva un piumino rosa, sembrava quasi una piccola coppia banale. Ho voluto che i miei «cattivi» non facessero paura a primo impatto. Victoire, l’avevo vista in altri film e sapevo che poteva interpretare questo tipo di personaggio, che è un vero ruolo fabbricato, visto che nella realtà le sue convinzioni sono all’opposto. In una delle ultime scene, quando sta addosso a Samuel, si percepisce che il personaggio non ha il controllo su ciò che accade. Infatti, i tre giovani sono completamente sopraffatti dalla loro violenza e dalla violenza che hanno generato in Samuel. Volevo che Les Survivants fosse un film di genere in cui si crede perché fedele al reale. E al contrario, non volevo ridurlo a un soggetto sociale e politico, ma invocare il Cinema ovunque.

La pellicola possiede uno sviluppo di genere che ci conduce, per certi versi, dentro un Survival film. Di fatto, seguiamo la lotta di sopravvivenza dei nostri due protagonisti contro il meteo e le intemperie della montagna, in un paesaggio naturalistico freddo e pericoloso che diviene esso stesso un personaggio della pellicola, abilmente ripreso nei suoi scorci, dando un valore aggiunto alla storia trattata. Il regista, con un’incredibile fotografia, riesce a narrare questa marcia della speranza compiuta dai due protagonisti. La regia si distingue nel mostrare sia i due personaggi al centro della vicenda, sia la natura selvaggia contro cui Samuel e Chehreh si trovano a lottare.

La storia raccontata, però, non è solo quella di un viaggio esteriore, ma anche e soprattutto quella di un viaggio interiore e di superamento di un lutto. All’inizio della pellicola, Samuel è un uomo devastato, un essere umano che ha perso la propria moglie in un incidente, del quale si sente responsabile, rimanendo lui stesso solo lievemente ferito alla gamba. Tuttavia, non riesce a superare il senso di colpa che lo attanaglia e decide di lasciare la propria figlia a casa dello zio, recandosi alla sua baita in Italia per cercare di rimettere insieme i pezzi della sua vita in totale solitudine. L’arrivo di questa donna, Chehreh, diventa per lui un’opportunità di rinascita interiore, essendo colei che può ridargli vita. L’aiuto che Samuel offre a Chehreh non è solo frutto di altruismo, ma ha anche una componente di egocentrismo, poiché Samuel vede in lei la sua defunta moglie e tenta di rimediare ai suoi errori tramite il suo sostegno. Se per sua causa ha perso la donna che amava, ora si sente in dovere di aiutare un’altra donna per trovare la redenzione, mettendo anima e corpo nell’assistere Chehreh nel superare il confine.

Guillaume Renusson

Samuel a inizio film ha probabilmente pensieri oscuri o suicidi. Comunque, ha bisogno di stare da solo, fare il punto della situazione, di rimettere a posto questa baita… Nell’incontro tra questi due personaggi, Samuel è fermo nella sua vita, isolato, statico, mentre Chehreh è in fuga, in un movimento perpetuo, strappata al suo paese. Per lei è la storia di un ritorno impossibile, per lui, invece di un ritorno possibile. Lei lo rimette in moto. Lui la salva, ma anche lui viene salvato da lei. Da qui il titolo Les Survivants (I Sopravvissuti). Se preannuncia, in parte, il genere survival, caratterizza anche i personaggi: non è tanto che sopravviveranno, è che sono già in uno stato di sopravvivenza quando il film inizia. Volevo soprattutto evitare il cliché del razzista che cambia opinione. Volevo sempre rimanere in questa dimensione intima che consiste nel superare il proprio lutto. Quando il trio minaccia di portare via la donna, diventa una sfida personale per Samuel, non può lasciarla andare via.
Denis Ménochet in Sopravvissuti
Denis Ménochet in Sopravvissuti

In conclusione

Il lungometraggio racconta la lotta disperata di immigrati clandestini che tentano di superare il confine tra Italia e Francia, affrontando ostacoli naturali e la cattiveria umana. Il regista Guillaume Renusson crea un’opera coinvolgente che mette in luce la dura realtà dei profughi e il loro viaggio sia fisico che emotivo, trasformando i protagonisti e sfidando le convenzioni del cinema sociale e politico. La pellicola, con una straordinaria fotografia, narra sia la lotta contro la natura selvaggia sia quella contro il dolore interiore, offrendo uno sguardo intenso sulla ricerca di redenzione e speranza.

Note positive

  • Rilevanza sociale: Il film affronta con coraggio e sensibilità una questione sociale e umana di estrema attualità, offrendo uno sguardo approfondito sulla dura realtà degli immigrati clandestini che cercano di attraversare il confine tra Italia e Francia.
  • Caratterizzazione dei personaggi: I protagonisti sono ben sviluppati e complessi, con una profondità psicologica che li rende realistici e coinvolgenti per lo spettatore. La trasformazione dei personaggi nel corso del viaggio aggiunge ulteriore profondità alla narrazione.
  • Fotografia e scenari naturali: La fotografia del film cattura magnificamente i paesaggi naturali e le intemperie della montagna, trasmettendo al pubblico la durezza e la bellezza del contesto in cui si svolge la storia.
  • Tensione e suspense: Il film riesce a mantenere un alto livello di tensione e suspense durante il viaggio dei protagonisti, mantenendo lo spettatore incollato allo schermo e coinvolto emotivamente nella loro lotta per la sopravvivenza.

Note negative

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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 923

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