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Billie Eilish: The World’s a Little Blurry (2021) – Un nuovo fenomeno musicale

Trailer sottotitolato in italiano di Billie Eilish: The World’s a Little Blurry

Billie Eilish: The World’s a Little Blurry. Uscito il 26 febbraio sulla piattaforma Apple TV+, il documentario ci presenta la cantante nella sua totalità di artista e persona e come inizio di una rivoluzione musicale. Billie ha personalmente inviato ad alcuni artisti una partecipazione alla premiere del film e rilasciando anche una nuova linea del suo merchandise.

Trama di Billie Eilish: The World’s a Little Blurry

Billie Eilish: The World’s a Little Blurry è un documentario sulla cantante americana, che in pochi anni ha raggiunto il successo mondiale. Considerata un fenomeno nel mondo dell’industria musicale per la sua produzione alternativa basata sull’home studio, si è rivelata una formula vincente, dando vita ad un genere musicale dalle sonorità scure, ma intriganti.

billie in un suo concerto
Still frame dal film Billie Eilish: The World’s a Little Blurry

Recensione di Billie Eilish: The World’s a Little Blurry

Billie Eilish: The World’s a Little Blurry: il mondo sarà pure sfocato, a tratti perfino buio, ma di certo non è il caso del personaggio di Billie Eilish, delineato da contorni netti e precisi che lo rendono riconoscibile a tutti. Prima di parlare di questo aspetto della sua carriera però, è necessario guardare a quella struttura invisibile ai più, che sostiene Billie da sempre: la sua famiglia.

I genitori Patrick e Maggie credono fortemente nella creatività, in particolare in ambito musicale, e hanno spronato i figli a esercitarla e coltivarla ogni giorno, tanto che la cantante definisce la famiglia un’unica grande canzone, in cui possiamo immaginare che ognuno canti e suoni la propria melodia perfettamente armonizzato con gli altri componenti.

Dunque, la famiglia e l’ambiente artistico e stimolante nel quale è cresciuta l’hanno resa la persona e l’artista che è oggi. Loro sono la colonna sonora della sua vita e carriera: da quando è diventata famosa la seguono ovunque, consapevoli di quanto abbia bisogno del loro sostegno e conforto nell’affrontare una nuova vita.

La rivoluzione dell’ home studio

La casa è il secondo elemento fondamentale nella storia di Billie Eilish. Il suo successo non è dato solamente dall’età o dal talento, ma anche per aver avuto un forte impatto nell’industria musicale dell’home studio, che comunque non l’ha risparmiata da pesanti critiche.

Billie debutta su Sound Cloud con Ocean Eyes, brano commissionatole dalla sua insegnante di danza per una coreografia. Scritta e registrata insieme al fratello Finneas nella sua camera da letto, si rivela una formula vincente, che infatti si ripeterà anche per i brani successivi contenuti nell’album When We All Fall Asleep, Where Do We Go? L’ home studio comporta grandi limitazioni tecniche, che però i due fratelli hanno saputo sfruttare al meglio per creare un nuovo genere musicale ed uno stile fatto su misura per Billie.

Il suo modo di cantare e la sua voce hanno fatto nascere un genere musicale che non richiede un’acustica particolare, perché le tracce da registrare sono la voce, i backing vocals e il resto è interamente digitale e sintetizzato. Inoltre, la prossimità di Billie al microfono e l’ambiente raccolto della camera da letto permettono di tenere basso il riverbero e il rumore di fondo, così sarà più semplice eliminare le imperfezioni durante il mix e la traccia rimarrà più pulita.

Un’ingente parte dell’attuale successo della cantante è data da scelte economiche e manageriali intelligenti: il budget è stato investito per lo più nella fase di missaggio e registrazione in studio, arrivando però con un brano quasi perfetto (come nel caso di Ocean Eyes).

Decisiva la scelta di affidare il brano ad un’etichetta minore, Platoon, che desse il tempo al brano e all’artista di crescere per poi passare ad un’etichetta più importante (Ocean Eyes è arrivata alla Platoon con grandi numeri di ascolto e Billie si era già costruita un suo pubblico; poi, il brano è passato ad Apple).

Ed è dal sodalizio con Platoon, che nasce il personaggio di Billie Eilish. L’etichetta riesce a metterla in contatto con grandi marchi come Gucci e Chanel che, attraverso l’abbigliamento, hanno saputo darle tridimensionalità.

Quindi il successo non è solo questione di fortuna o particolari congiunzioni astrali, ma frutto di scelte ponderate e specifiche, adatte a lei e che mettessero la sua musica al primo posto.

Non si tratta solo di musica

In Billie Eilish: The World’s a Little Blurry sono le interviste a rivelarci il senso della sua musica. Le viene chiesto perché le canzoni siano così scure, sicuramente non felici, sensazione trasmessa non solamente dal testo, ma anche dalla sonorità: i suoni degli strumenti digitali che compongono la base del brano, come ad esempio sentiamo in Ocean Eyes, non sono brillanti e le alte frequenze sono state tagliate per lasciare posto alla voce soffice ed eterea di Billie.

Ma non si tratta di una questione tecnica; la cantante risponde affermando che la felicità è un sentimento che fatica a provare, e quindi come può parlare di qualcosa che non conosce?

Inoltre, per quanto scure o sfocate siano quelle sensazioni, lei le prova e non devono per forza essere negative, anzi forse è necessario parlarne, perché ci sarà qualcuno che si ritroverà in quelle parole o in quella melodia, sentendosi meno solo e confortato. Billie è le sue canzoni, sta parlando del suo essere umana, di lei come persona.

A sostenere la figlia interviene la madre: di fronte a critiche come “la musica di Billie Eilish è depressa”, lei ricorda che gli adolescenti di oggi sono in grande difficoltà perché si trovano a dover vivere in un mondo che dà loro innumerevoli motivi per i quali essere depressi: il razzismo, problemi finanziari, il cambiamento climatico e l’inquinamento sono solo alcuni esempi.

Billie con la sua musica si fa carico dello stato d’animo di milioni di adolescenti per poter urlare al mondo il loro disagio.

billie e patrick
Still frame dal film Billie Eilish: The World’s a Little Blurry

Un documentario voyueristico

La scelta del regista R. J. Cutler di girare Billie Eilish: The World’s a Little Blurry con un taglio voyueristico è perfettamente in linea con lo stile di vita della famiglia O’Connor. Billie e Finneas sono abituati ad essere osservati in qualsiasi momento dalle videocamere: che sia una terza persona a riprenderli o loro stessi, ci sono sempre degli occhi in più che li osservano.

Infatti, molte scene del film sono composte da materiale d’archivio registrato negli anni: dalla registrazione e composizione di nuovi brani, al compleanno, all’annuncio della candidatura per i grammy, all’esame di guida, fino ai concerti.

L’occhio voyueristico crea uno stato di intimità che coinvolge lo spettatore perché è un occhio che vede tutto; infatti, il film dà molto spazio alla vita quotidiana di Billie, piuttosto che ai concerti, che vengono ridotti a semplici tappe di un tour e della crescita della sua carriera.

Diventiamo protagonisti della vita della cantante anche grazie al rapporto che la famiglia ha con la videocamera: in alcuni punti Billie guarda in macchina senza indugio perché sa dove si trova; Finneas, Maggie e Patrick la usano come confessionale, come sfogo, quando ci rendono partecipi delle loro frustrazioni o preoccupazioni, come notiamo nella scena in cui Billie guida da sola per la prima volta oppure quando la madre affida al pubblico la sua preoccupazione verso i giovani artisti, spesso abbandonati a loro stessi senza il supporto dei genitori.

Empatizziamo con la cantante grazie alla colonna sonora, composta sia dai suoi brani sia dai preferiti di altri artisti, i cui testi sottolineano lo stato d’animo di quel momento, forse a evidenziare quanto spesso una canzone abbia la capacità di dare voce ai sentimenti che non riusciamo a decifrare oppure a enfatizzare un’emozione precisa sopra le altre.

Billie ci appare in tutta la sua fragilità di vent’enne alle prese con il successo, che cerca di gestire la pressione, i rapporti con i suoi amici e famigliari.

In conclusione, questo documentario ci ricorda ancora una volta il peso e la fatica del successo e ci dimostra che per raggiungere i propri obiettivi è necessario lavorare costantemente e duramente. Billie Eilish è un fenomeno a tutto tondo che sta rivoluzionando il mondo della musica e la vita di tanti di noi.

Note positive

  • Il taglio narrativo del documentario
  • La scelta di dare importanza alla vita quotidiana della cantante

Note negative

  • Nessuna in particolare

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