Bocche inutili (2022): storia sulla femminilità negata

Bocche inutili locandina

Bocche inutili

Titolo originale: Bocche inutili

Anno: 2022

Nazione: Italia

Genere: Storico, drammatico

Casa di produzione: Wellsee, Lucere Film, Rai Cinema

Distribuzione: Galassia Cinema

Durata: 1h 44min

Regia: Claudio Uberti

Sceneggiatura: Francesca Nodari, Francesca Romana Massaro, Claudio Uberti

Fotografia: Sebastiano Celeste

Montaggio: Marco Guelfi

Musiche: Andrea Guerra

Attori: Morena Gentile, Lorenza Indovina, Patrizia Loreti, Marguerite Sikabonyi, Nina Torresi

Trama di Bocche inutili

La casa di distribuzione Galassia Cinema, con il supporto di alcune associazioni territoriali e nazionali, distribuisce come evento speciale, dal 25 al 29 aprile 2022, Bocche inutili il lungometraggio di Claudio Uberti con Lorenza Indovina, Nina Torresi, Morena Gentile, e Margot Sikabonyi, conosciuta per il suo ruolo di Maria all’interno della fiction Rai Un medico in famiglia. Il film, che tratta della shoah e della forza delle donne, possiede le musiche originali di Andrea Guerra, colui che è già stato premiato come miglior compositore agli European Film Awards e ha ottenuto una nomination ai Golden Globe e ai Grammy Awards per Hotel Rwanda.

Trama di Bocche inutili

1944. Negli anni della Shoah, Ester (Margot Sikabonyi) è un ebrea di quarant’anni che, dopo essere fuggita a una prima retata da parte delle SOS che avevano catturato la sua famiglia lasciandola da sola, viene radunata e condotta al campo di transito di Fossoli, dove stringe un forte legame d’amicizia con un anziana signora, Ada. Questo campo però è solo un breve luogo di sosta per loro, difatti una notte vengono trascinate fuori dalla “baracca” dove dormono e vivono e suddivisi in due gruppi uno diretto al campo di concentramento di Auschwitz e l’altro per quello di Ravensbrück. Ester, inizialmente indirizzata per il “campo della morte” insieme ad Ada, decide d’immettersi in quello per Ravensbrück, venendo così separata dall’amica.

Al campo di concentramento di Ravensbrück, Ester farà la conoscenza di Andra, una donna di mezza età che si prende cura di una giovane ragazza, Giuliana (Nina Torresi) scossa nel profondo dagli eventi sanguinolenti e di violenza a cui è stata partecipe. All’interno di questo clima di paura, di timore di venire uccisa da un momento all’altro, Ester scopre di essere incinta e questo evento metterà a rischio la sua vita e quella del suo bambino, perché se le SOS scoprono la sua situazione, sia lei che il piccolo, potrebbero venire uccise. Andra e Giuliana saranno le uniche due ad aiutarla, trovando la forza di combattere in nome della speranza.

Margot Sikabonyi in Bocche inutili
Margot Sikabonyi in Bocche inutili

Recensione di Bocche inutili

La pellicola di Claudio Uberti dona uno sguardo cinematografico nuovo al genere storico sugli eventi della shoah ergendo come uniche protagoniste della vicenda narrata le donne, femmine private della loro umanità e identità e che, insieme e unite, dovranno farsi forza e resistere alla fame e alle violenze e soprusi che ricevono da parte delle SOS che le deridono, maltrattano, violentano e compiono sperimenti medici sui loro corpi, martoriandoli fino a ucciderli. Il cineasta e gli sceneggiatori Francesca Nodari e Francesca Romana Massaro decidono di scrivere la vicenda basandosi sulla prospettiva della fiducia, quel sentimento che nasce tra gli umani nelle situazioni di difficoltà, quella fiducia e senso di concordia reciproca tra coloro che vivono il solito dramma, ma ciò avviene realmente? All’interno di un campo di concentramento, è possibile aver fiducia nell’altro? Oppure se il rischio di subire la violenza e la cattiveria anche da parte di coloro che sono come te? Su questa domanda si erge l’intero lungometraggio, domanda che si pongono anche Ester e Andra che non sanno se potersi fidare di due delle loro compagne di “baracca”, le uniche rimaste ancora in vita di quelle che erano giunte con lei (in realtà non sappiamo niente di cosa è accaduto alle altre, ma da un punto della narrazione il dormitorio si svuota del tutto). Interessante, parlando di fiducia, il momento in cui una deportata ruba il cibo alle altre, complessa Giuliana, cui verrà rubato, mentre dorme, un pezzo di pane che si era nascosta.

Bocche inutili possiede un impianto drammaturgico e di messa in scena profondamente teatrale, tanto che il testo sembra essere maggiormente adatto a un palco che non al cinema, come la stessa recitazione degli attori. Difatti troviamo dei dialoghi molto letterari e poco inclini al “linguaggio orale d’epoca” e abbiamo un’assenza di variazione delle locations, ovvero non vediamo mai realmente il campo di concentramento e i lavori forzati cui sono costrette queste donne, ma tutto il racconto si sviluppa entro il dormitorio e l’unico spaccato che abbiamo dell’esterno proviene interamente dalle finestre da cui Ester spia le violenze di morte che avvengono fuori da quella baracca, l’unico luogo in cui possono ricercare un minimo di tranquillità. La location principale del film è il campo di prigionia e concentramento di Fossoli, nell’omonima località dell’Emilia Romagna (frazione di Carpi) allestito dagli italiani nel 1942 e oggi Museo-Monumento del Deportato, punto di riferimento per più di 30mila visitatori l’anno.

La peculiarità che attraversa il film e ne segna l’originalità è caratterizzata dal concetto dominante di femminilità negata. Concetto questo che, se per un verso fa luce, per la prima volta, su un non-detto circa la resa cinematografica della Shoah, per l’altro fa segno, sia pure indirettamente, alla piaga legata alla violenza sulle donne. Di qui la scelta di utilizzare la finestra come membrana di separazione, ma nello stesso tempo di condivisione, di due mondi: all’esterno la violenza gratuita perpetrata dagli aguzzìni nazisti, all’interno della baracca la messa in scena della specificità stessa del femminile: il senso dell’accoglienza, della protezione, della famiglia, del pudore, di colei-che-è-irraggiungibile in quanto tale. Per questo la luce abbagliante della garitta ha la funzione di mostrare il pervicace tentativo di spogliare queste donne del loro stesso corpo, della loro più intima natura. Essa, che nella notte di Ravensbrück, pare costituire l’unico spiraglio di luce e, quindi di orientamento per le prigioniere, in realtà nella sua temibile ambivalenza, genera l’effetto contrario: non le salva, non le protegge, ma le fa sentire braccate. In quell’abbaglio la minaccia di morte può diventare realtà.

Claudio Uberti
La speranza in Bocche inutili
La speranza in Bocche inutili

In conclusione

Una pellicola interessante che vive entro un clima esclusivamente teatrale, se riusciamo a superare questo ostacolo di verosimiglianza il lungometraggio è in grado di emozionare, grazie alle buone interpretazioni (teatrali e non cinematografiche) del cast.

Note positive

  • Attori
  • Scenografia

Note negative

  • La fotografia è troppo patinata, ricercando quel tocco di dramma e antichità.

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