Conversazioni con altre donne (2023). L’amore e la difficoltà dell’amare

Condividi su
Locandina di Conversazioni con altre donne

Conversazioni con altre donne

Titolo originale: Conversazioni con altre donne

Anno: 2023

Nazione: Italia, Argentina

Genere: Sentimentale

Casa di produzione: 39 Films, Rai Cinema

Distribuzione italiana: Adler Entertainment

Durata: 82 min

Regia: Filippo Conz

Sceneggiatura: Filippo Conz

Fotografia: Luca Coassin

Montaggio: Natalie Cristiani, Alessandro Minestrini, Filippo Conz

Musiche: Paolo Fresu

Attori: Valentina Lodovini, Francesco Scianna

Trailer di Conversazioni con altre donne

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Gabrielle Zevin (New York, 24 ottobre 1977) è una scrittrice americana nota al grande pubblico per aver scritto due romanzi di successo: “Elsewhere”, pubblicato nel 2005 dalla Farrar Straus Giroux, e “Memoirs of Tomorrow, and Tomorrow and Tomorrow”, uscito nel 2022 per la Knopf Publishing Group. Nel 2005, ha scritto la trama e la sceneggiatura del lungometraggio personale “Conversations with Other Women”, diretto da Hans Canosa e interpretato da Helena Bonham Carter e Aaron Eckhart. Grazie a questo lavoro, la Zevin è stata nominata per l’Independent Spirit Award nel 2007. Nonostante il notevole cast, il film americano è passato abbastanza inosservato in Italia, avendo una distribuzione molto limitata.

Filippo Conz, regista con un Master in Regia Cinematografica conseguito presso la Columbia University e una Laurea in Teorie del Film ottenuta presso la Cattolica di Milano, è rimasto affascinato dalla sceneggiatura di Gabrielle Zevin. Questo interesse lo ha spinto a realizzare un remake italiano, intitolato “Conversazioni con altre donne”, con Valentina Lodovini e Francesco Scianna nei ruoli principali. Quest’opera prima a livello di lungometraggio di Conz è stata distribuita al cinema da Entertainment a partire dal 31 agosto 2023. La produzione è stata curata da Alfredo Federico, Simona Banchi e Gaston Gallo per 39 FILMS e MG Producciones, in associazione con Adler Entertainment, Laser Digital Film e in collaborazione con Rai Cinema.

Trama di Conversazioni con altre donne

Nella Villa Paola a Tropea si celebra l’unione di due donne in matrimonio. Una donna pragmatica, che si definisce “la damigella last-minute” del matrimonio, è intenta a fumare una sigaretta seduta in solitudine a un tavolino quando, all’improvviso, un uomo romantico si avvicina a lei. L’uomo avvia un gioco di corteggiamento e seduzione nei confronti della quarantenne, a cui lei non si sottrae minimamente. Nasce così una civettuola schermaglia dialettica orientata su riflessioni riguardanti la loro situazione di vita e le loro scelte in chiave d’amore.

Dialogando e guardandosi negli occhi, nonché ballando insieme, i due quarantenni cadono vittima di una passione irrefrenabile, manifestando una voglia sfrenata di fare l’amore. Questo porta entrambi a cedere a un atto d’infedeltà: lei tradisce il suo secondo marito americano, mentre lui tradisce Sara, la ballerina di ventitré anni con cui intrattiene una relazione priva di amore. Il momento successivo all’atto sessuale si rivela un momento di riflessione per l’uomo e la donna, che considerano il disperato bisogno di recuperare un tempo perduto, che tuttavia appare irraggiungibile per entrambi.

Francesco Scianna e Valentina Lodovini in Conversazioni con altre donne
Francesco Scianna e Valentina Lodovini in Conversazioni con altre donne

Note di regia

Filippo Conz

Conversazioni esplora le complicazioni che il passare del tempo e la memoria dell’amore creano: se la persona che siamo a quarant’anni è diversa da quella a venticinque, è diverso anche il tipo di amore? E se la persona di venticinque e quella di quaranta esistono insieme nella stessa testa, grazie alla memoria, possiamo amare come a vent’anni anche a quaranta? Nelle nostre menti e nei nostri cuori il tempo può viaggiare in entrambe le direzioni? Nella sceneggiatura di Gabrielle Zevin (Conversations with Other Women, regia di Hans Canosa, USA, 2005) mi ha colpito molto la capacità di esplorare le relazioni amorose dei personaggi senza mai diventare scontata, ma offrendo spesso soluzioni brillanti e originali. Inoltre, i temi affrontati mi sono sempre stati particolarmente affini: l’evoluzione delle relazioni personali nel tempo, il nostro rapporto con la memoria e l’immaginazione, l’articolazione dell’identità personale in molteplici sfaccettature, le costrizioni delle maschere sociali e la diffusa difficoltà nel trovare momenti di vera ed autentica comunicazione interpersonale. Immergendomi nel mondo della storia, è diventata sempre più chiara la qualità e la portata della relazione tra i due protagonisti: sembrava che il loro amore fosse persistente nel tempo e indomabile nell’attimo, quasi una forza esterna alle loro coscienze – un turbine che li aveva uniti improvvisamente anni prima e poco tempo dopo li aveva mandati a schiantarsi sugli scogli. Una forza ancora presente e impossibile da contenere o addomesticare, nonostante gli anni passati. L’Amore aveva influenzato le loro vite tanto quanto la forza gravitazionale organizza i movimenti dei pianeti. Come la gravità tiene i pianeti in movimento costante, così l’Amore li teneva uniti attraverso la vita. Li aveva messi di fronte alle loro aspirazioni e ai loro limiti. Gli aveva dapprima dato le ali, poi li aveva imprigionati. Li aveva ispirati a guardare al futuro con slancio, una volta, ed ora li costringeva a fissare il passato, rimpiangendolo. Questa metafora planetaria ha spesso influenzato la messa in scena: ho tentato di suggerire questo movimento di attrazione/repulsione innervando gran parte del film con una coreografia roteante e gravitazionale, che ricorda il volteggiare di due persone che ballano – come fossero pianeti – un valzer. Ho costantemente cercato, ove possibile, di enfatizzare una rappresentazione cinematografica delle relazioni dinamiche tra i personaggi, convinto che una messa in scena precisa ed uno staging accurato potesse rendere i saliscendi emotivi più fruibili ed interessanti, soprattutto per le sezioni maggiormente introspettive. Questa scelta si è tradotta, più in profondità, nell’uso continuo del correlativo oggettivo: spesso il mondo esterno diventa, in qualche modo, lo schermo sul quale viene proiettata l’emozione dei personaggi. Infine, mi sono reso conto che la narrazione era attraversata da una triplice cadenza, ovvero tre modulazioni del tempo che si sono successivamente sviluppate in tre ‘stili’ o ‘generi’ di regia. Questi tre modi di rappresentazione hanno aiutato il film a progredire in scene interessanti e significative, creando un ulteriore elemento di sorpresa e discontinuità nello svolgersi della storia. Parlando di cadenza e ritmo, non posso non spendere qualche parola a proposito della musica: lavorare con un grande artista come Paolo Fresu è stato un processo estremamente arricchente, sia a livello personale-artistico che per il film stesso – la colonna sonora di Conversazioni, infatti, è stata registrata prima delle riprese, andando a coadiuvare la sceneggiatura come riferimento d’ispirazione durante le prove, sul set e in montaggio. Prima delle riprese, dunque, dopo aver discusso con Paolo della sceneggiatura, delle tematiche e di alcune colonne sonore di riferimento, siamo andati in sala di registrazione con uno schema visivo della struttura narrativa. Questo ha aiutato i musicisti del suo quintetto ad entrare nel mondo del film, nelle sue emozioni, nelle sue sfaccettature stilistiche e nei suoi temi più profondi. La musica che ne è nata si è sposata perfettamente con la natura della storia, sottolineandone anche nuove affascinanti sfumature che ci hanno aperto inaspettate soluzioni creative. Infine, ma non certo per ultimi, vanno menzionati gli attori e, in particolare, i protagonisti. Lavorare con talenti della qualità di Valentina Lodovini e Francesco Scianna è stato entusiasmante e un privilegio per il film. Sin dalle prime prove erano entrambi galvanizzati nell’approfondire e sperimentare le possibilità del testo, addirittura sfruttandolo per affrontare e trasmettere nell’interpretazione elementi di vissuto personale. La nostra collaborazione è stata aperta e appassionata: abbiamo lavorato per proteggere l’ambito del set dal giudizio, soprattutto dal nostro, permettendoci il tempo e lo spazio mentale di rischiare e sbagliare, evitando soluzioni di comodo e valorizzando, così, gli elementi creativi più funzionali alla ricerca della massima verità nella recitazione e nella messa in scena. Si è creata un’armonia raffinata, un circolo virtuoso che ha prodotto delle performance di singolare trasporto e fragilità. Spesso le scene maturavano fino all’ultima ripresa in un concerto di aggiustamenti di ogni sorta, da parte di tutti i reparti. Sul set c’era un’atmosfera di sfida alle difficoltà che pian piano ha contagiato tanti, se non tutti. In questo spirito, Valentina e Francesco hanno portato davanti alla macchina da presa la vulnerabilità dei rispettivi personaggi con tale onestà che è stato spesso commovente e, allo stesso tempo, un regalo per tutti noi sul set

Note di produzione

Il nostro scopo è stato quello di riuscire a fare un piccolo film, ma di grande successo, che nasce da una sceneggiatura già premiata e con un adattamento secondo noi indispensabile, con una troupe e un cast da grande film internazionale. Si tratta di un film di contenuto. Il nostro obbiettivo è stato sviluppare un’opera prima dove protagonisti sono il vero fulcro dell’opera. In relazione all’assetto tecnico artistico, abbiamo pensato a una troupe con esperienza per ottenere la migliore qualità possibile. Ci è sembrato interessante mantenere l’equilibro tra il punto di vista femminile e quello maschile, per riuscire a fare un film che giochi fra i punti di vista di entrambi i personaggi e il loro genere. Il film è interamente girato in Calabria, inoltre tutta la fase di preparazione si è svolta nella stessa regione, a Tropea, in un ambiente molto raffinato, delicato, elegante, anche per un pubblico internazionale. La realizzazione di questo film ha avuto, perciò, un impatto e una ricaduta economica importante sul territorio calabrese.

Recensione di Conversazioni con altre donne

“Conversazioni con altre donne” è una commedia all’italiana permeata da uno stato di sentimentalismo romantico tinto di tonalità altamente nostalgiche e malinconiche. Lo spettatore viene catapultato all’interno della dinamica del rapporto tra i due protagonisti, una dinamica che evolve nel corso della pellicola e che viene osservata sotto una nuova luce. Nella prima metà del film, si assiste al corteggiamento e alla rivelazione di informazioni sulla vita dei due personaggi principali, di cui non conosceremo mai i nomi. Entriamo in una dinamica di seduzione felice, un gioco di momenti in cui lui cattura il cuore di lei, portandola in una notte di follia e amore. Tuttavia, nell’aria si percepisce anche il sapore dell’imminente tradimento che i due sanno di compiere. Questo è ciò che sembra apparentemente essere, un incontro tra due vecchi amici che si ritrovano a un matrimonio, quello della sorella di lui.

La seconda metà del film cambia completamente la prospettiva, mostrando tutti gli eventi da un punto di vista diverso e sorprendente. Ciò ci spinge da una componente romantica e felice verso una profonda nostalgia per il passato, per gli errori commessi, con il tema centrale che ruota attorno alla difficoltà e alla paura di amare apertamente, senza timori. L’amore viene affrontato nella sua forma più folle e romantica, con emozioni che spaziano dalla felicità alla rabbia e alla tristezza. La protagonista, interpretata abilmente da Valentina Lodovini, descrive il desiderio e la paura dell’amore come “due comete impazzite nell’orbita l’una dell’altra”. La pellicola eleva il tema dell’amore attraverso dinamiche quasi filosofiche, richiamando lo stile della Nouvelle Vague e il narrativo verboso della trilogia dell’amore di Linklater, che esplora in modo profondo l’evolversi dell’amore e le sue fasi di cambiamento. La narrazione cambia prospettiva nella seconda metà del film, con dialoghi, gesti dei personaggi e situazioni ben costruite, creando un gioco di indizi che si dispiegano nella parte finale per dare completezza alla storia e consentire un’indagine psicologica approfondita dei protagonisti.

Tuttavia, un elemento poco convincente è la damigella d’onore che appare occasionalmente e sembra essere all’oscuro di alcuni dettagli riguardanti l’uomo e la donna. Un’altra piccola pecca è la mancanza di partecipanti alla cerimonia di matrimonio, un assenza che rende il luogo quasi magico, come se i due personaggi stessero conversando in un luogo senza tempo, dove i loro sentimenti danno significato al momento. Le spose, all’interno di questa dinamica narrativa, non vengono mai mostrate in modo rilevante dal punto di vista drammaturgico.

A livello strutturale, il film segue una narrativa temporale, con alcuni momenti in cui i ricordi si intrecciano nella narrazione visiva attraverso scene sfuocate e soffuse, evocando un senso di sogno e speranza per un passato perduto. La forza del film risiede in una sceneggiatura ben scritta che indaga profondamente i due personaggi, entrambi ben interpretati da Valentina Lodovini e Francesco Scianna. La regia, con il suo uso di Jump Cut e movimenti fluidi, contribuisce a mantenere il ritmo della storia solido e coinvolgente, mantenendo lo spettatore connesso ai personaggi per tutta la durata del film, che è di ottantadue minuti.

Fotogramma di Conversazioni con altre donne
Fotogramma di Conversazioni con altre donne

In conclusione

Conversazioni con altre donne” si configura come una commedia all’italiana che abbraccia il romanticismo, la nostalgia e la malinconia. L’opera offre una prospettiva unica sul rapporto tra i protagonisti, evolvendo da una fase di corteggiamento e seduzione iniziale a una seconda parte che riscrive la narrazione da un punto di vista diverso e sorprendente. Il film sfida le convenzioni attraverso una struttura narrativa temporale e dialoghi ben costruiti, richiamando influenze stilistiche come la Nouvelle Vague e la trilogia dell’amore di Lxxxx. La forza della sceneggiatura, che indaga a fondo le emozioni e le dinamiche dei personaggi, è supportata da interpretazioni abili, in particolare di Valentina Lodovini e Francesco Scianna. La regia contribuisce a mantenere un ritmo coinvolgente, utilizzando efficacemente elementi visivi come il Jump Cut e i movimenti fluidi.

Note Positive:

  • Il successo di “Conversazioni con altre donne” sta nel combinare il romanticismo con elementi nostalgici e malinconici tipici delle commedie all’italiana.
  • L’uso di una prospettiva doppia nella narrazione, che divide il film in due parti, è un elemento distintivo che tiene lo spettatore coinvolto.
  • La sceneggiatura ben scritta e i dialoghi ben costruiti sono ben fatti, per la loro capacità di esplorare profondamente i personaggi e le loro emozioni.
  • La regia, attraverso il Jump Cut e i movimenti fluidi, contribuisce al mantenimento del ritmo coinvolgente del film e alla connessione emotiva con i personaggi.

Note negative:

  • La presenza poco convincente della damigella d’onore e la mancanza di enfasi sulle spose durante la cerimonia di matrimonio.
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.