Destino (2003). Il surrealismo in casa Disney

Destino (2003). Il surrealismo in casa Disney 1

Destino

Titolo originale: Destino

Anno: 2003

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Animazione, fantastico, surrealista, romantico

Produzione: Disney Enterprises

Distribuzione: Buena Vista Pictures Distribution, Disney Plus

Durata: 6 minuti

Regia: Dominique Monfery

Sceneggiatura: Salvador Dalì, John Hench

Fotografia:

Montaggio: Jessica Ambinder-Rojas

Musiche: Joel McNeely

Animatori: John Hench, David Berthier, Dominique Monfery, Yoshimichi Tamura

Clip di: Destino

Destino è un cortometraggio per cui ci sono voluti più di cinquant’anni perché potesse vedere la luce. Concepito nell’ormai lontano 1945, si è dovuto attendere il 2003 quando, grazie agli sforzi congliunti di Roy Edward, figlio di Roy Oliver Disney, di Gala Eluard Dalì (la moglie e musa del pittore catalano) e di oltre 25 animatori, l’estro visionario di Salvador Dalì e la maestria di casa Disney hanno potuto essere finalmente apprezzati da chiunque. La colonna sonora è realizzata dal cantautore messicano Armando Domínguez ed eseguita da Dora Luz. Esiste però una versione alternativa del corto che vede al posto della canzone denominata Destino, il brano Widower, eseguito dal gruppo americano The Dillinger Escape Plan, il quale presenta delle sonorità maggiormente rock.

Fotogramma da: "Destino"
Fotogramma da: Destino

Trama di Destino

In un paesaggio desertico, dalle montagne, si muove verso un enorme monumento a forma di triangolo, una donna che scopriamo essere una ballerina; arrivata ormai nei pressi del monumento ella sogna a occhi aperti dell’incontro con un uomo, Chronos, e di come questi si trasformi in una statua subito dopo averlo baciato. Ripresasi dal sogno, e indossato un leggerissimo abito, la donna comincia a danzare alla ricerca dell’amato e a subire continue trasformazioni (che sempre richiamano alla sua femminilità e al suo essere una danzatrice). Anche Chronos si “libera” dalla sua prigione statuaria e comincia anche lui a cercare la donna in un continuo trasformarsi. Dopo una estenuante ricerca in cui tutto si trasforma, dando avvio a meravigliose illusioni ottiche grazie alle opere di Dalì (e alla classe disneyana), i due possono finalmente ritrovarsi in un abbraccio.

Fotogramma da: "Destino"
Fotogramma da: Destino

Recensione di: Destino

Destino è un viaggio; un viaggio nel mondo surrealista di Salvador Dalì in cui i due protagonisti si trovano essi stessi a far parte di questo mondo di sogno (la stessa ballerina, a inizio corto sogna da sveglia). Tra illusioni ottiche, trasformazioni continue dei due protagonisti e dell’ambiente che li circonda, noi spettatori siamo come catapultati in un museo, in cui le opere dell’artista catalano si fanno e si disfano senza una soluzione di continuità e il lavoro degli animatori per dar vita a questo piccolo gioiello che rischiava di non vedere mai la luce è encomiabile. La regia è essenziale e tutta orientata a mostrare una storia in cui le opere di Dalì prendono vita grazie all’impegno dei professionisti, che sfruttando la tecnica dell’animazione tradizionale con ritocchi di computer grafico, hanno preso parte alla creazione del film, assecondando quello che era l’estro creativo del pittore e la sua poetica; allora ecco che vediamo molte sue opere (fra cui i celebri orologi molli) diventare protagoniste di questo corto in cui Walt Disney aveva tutta l’intenzione di dare al suo pubblico l’ennesimo saggio di bravura che la crisi della compagnia, al termine della II Guerra mondiale, gli impedì di realizzare. A “narrare” la storia, oltre alle immagini è la canzone Destino che dà un’ulteriore spinta alla storia. Vivamente consigliato.

Aspetti positivi

  • L’aver saputo coniugare la fantasia di Disney al mondo onirico di Dalì
  • La raffinatezza nelle varie “mutazioni” di personaggi e ambiente
  • La bellezza dei due protagonisti
  • Può essere un bel modo per avvicinarsi all’arte di Salvador Dalì

Aspetti negativi

  • Se non siete degli amanti del pittore catalano potreste aver qualche problema anche se la durata del corto è minima

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