Dillinger è morto (1969): Oggi più che mai

Dillinger è morto

Titolo originale: Dillinger è morto

Anno: 1969

Nazione: Italia

Genere: drammatico

Casa di produzione: Pegaso S.r.l.

Distribuzione: Italnoleggio Cinematografico

Durata: 95 min

Regia: Marco Ferreri

Sceneggiatura: Marco Ferreri,
Sergio Bazzini

Fotografia: Mario Vulpiani

Montaggio: Mirella Mercio

Musiche: Teo Usuelli

Attori: Michel Piccoli, Anita Pallenberg

Trailer di Dillinger è morto

Trama di Dillinger è morto

Un ingegnere torna a casa, proietta vecchi filmini, perde tempo, si fa da mangiare, trova una pistola, la dipinge di rosso a pallini bianchi, fa giochi erotici con la cameriera, mima il suicidio, spara alla moglie dormiente e si imbarca su uno yacht in una fuga impossibile verso Tahiti.

Recensione di Dillinger è morto

Immaginiamo una società in cui l’uomo, come individuo, vive a suo agio confinato tra le mura di casa e cullato dalle stesse trova tutto ciò di cui ha bisogno per il suo tempo post-lavoro. Ha una radio costantemente accesa che lo aiuta ad assimilare pensieri e sentimenti; che quindi lo sostituisce nel farlo. Viene da pensare alle moderne playlist, sempre accessibili per noi in qualsiasi momento e pensate per qualsiasi occasione. Immaginiamo che l’uomo viva sommerso di oggetti – quasi sempre non voluti o non necessari – e vittima del consumismo vive inondato di materiale inutile. È un raffronto sufficiente per paragonare questo ad Amazon e la sua più famosa feature, la consegna in giornata, che si preoccupa di rifornire il cliente nel minor tempo possibile. Pensiamo a lui come soggetto ormai totalmente desensibilizzato alla violenza, a causa dell’informazione che aumenta a dismisura la mole d’informazioni e dettagli che giungono al fruitore. E infine pensiamo all’uomo che scopre la possibilità di rivedere quante volte desidera un immagine ed entrare in contatto con essa con un tocco, per mettere like. È l’uomo che si avvia inesorabile verso la società delle immagini.

Fotogramma di Dillinger è morto
Fotogramma di Dillinger è morto

Tutto questo è Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri. Un opera di estrema e astuta sperimentazione e avanguardia che riesce perfettamente a collegare due epoche distanti più di mezzo secolo. Guidato da una lungimiranza nell’osservare la società, come il più ferrato Futurista (movimento peraltro citato nel film), e i rischi nel progresso che conduce il protagonista (Glauco, ridotto a ruolo di maschera) a destrutturare tutto: una pistola, il corpo umano, il cibo, il respiro. Ogni sguardo è un atto critico di denuncia. L’uomo secondo Ferreri sta perdendo la capacità di comunicare con i simili a causa del lusso su cui si adagia e dei mezzi che lo annoiano infinitamente. Non c’è gusto nel dialogo o nel tradimento, così come nell’omicidio a sangue freddo e nella conseguente fuga. Raccontare tutto questo nel ’69 e fare in modo che la storia regga ancora oggi è un impresa da ammirare perché determina la visione – e la previsione – di un autore che va contro la sua epoca e che guarda avanti alla nostra con il più lugubre dei presagi, fatti di uomini macchina mai fermi con il costante bisogno di riscrivere gli oggetti e i loro utilizzi a proprio piacimento. È una descrizione sufficientemente accurata dell’uomo nel mondo dell’internet 2.0?

In conclusione

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Tema trattato

Note negative

  • /

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